Il Piano Desertec, l'ultima follia del Club di Roma         

     
 

 

Ogni contributo è ben accetto. Grazie!
 

Inserisci la tua enail per ricevere gratuitamente la newsletter
"Illusioni verdi"


 


 


 

 

Il Piano Desertec, l'ultima follia del Club di Roma.
Un piano faraonico da 400 miliardi di euro in dieci anni per investire nel solare termodinamico nel Nord Africa.
Commento del Prof. Franco Battaglia
Controversia Rubbia-Battaglia sulla validità del progetto Archimede (solare termodinamico)

Un superconsorzio di 20 grandi imprese dell'energia, investimenti complessivi per 400 miliardi di euro con l' obiettivo di arrivare a soddisfare entro il 2020 il 15% della domanda energetica dell'Unione Europea oltre a coprire il fabbisogno dei Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente.
E' questo il progetto DESETEC promosso dal Club di Roma, ovvero la costruzione di una rete di centrali che sfruttano il solare termodinamico, un letto di specchi per centinaia di chilometri quadrati nel deserto del Sahara, esattamente 114,090 km2, per trasformare l'energia solare in energia elettrica e trasportarla nei paesi del Nord Africa e in Europa.
Anche se la tecnologia viene presentata come innovativa, il solare termodinamico, tipo il progetto  Archimede del Nobel Prof. Carlo Rubbia, non è una novità. Con questa tecnologia fu realizzato, nei primi anni '80, il progetto Solar One negli USA, nel deserto della California, che doveva produrre 10MW elettrici e che poi fu distrutto dall'incendio del fluido collettore. Segui Solar Two  che non ha mai mostrato un rendimento superiore  al 11% nella trasformazione della radiazione solare in elettricità, valore che, pur in quelle condizioni climatiche ottimali, non ha mai raggiunto la competitività economica del costo del kWh.

Malgrado le premesse negative, come annunciato da Der Spiegael del 16 giugno, per realizzare il progetto sarebbe stato formato un consorzio guidato dal Club di Roma e comprendente 20 società (tra le quali il colosso assicurativo tedesco Munich Re, la Siemens, la Deutsche Bank e la società di energia elettrica RWE). Il materiale promozionale che si trova sul sito web della Fondazione Desertec, 
www.desertec.org, gestito sempre dal Club di Roma, non fornisce alcun dettaglio sulle dimensioni e particolarità tecniche degli impianti solari, né sul numero di impianti che servirebbero per raggiungere lo scopo dichiarato di fornire almeno il 15% del fabbisogno dell’energia elettrica europea.
All’iniziativa sembra anche aderire con entusiasmo il Ministero dell’Ambiente del governo italiano. "Costruire centrali elettriche che funzionano con le energie rinnovabili nei Paesi dell' Africa settentrionale avrà diverse ricadute positive - spiega il direttore generale del ministero dell' Ambiente, Corrado Clini, che è anche presidente della Commissione per lo sviluppo sostenibile nel Mediterraneo -. Innanzitutto la riduzione della dipendenza dal petrolio e dai combustibili fossili e quindi la promozione del cosiddetto sviluppo sostenibile in Paesi in cui la domanda di elettricità è in forte crescita. Inoltre c'è la convenienza economica per le imprese italiane e internazionali che hanno aderito all' iniziativa poiché, potranno usufruire dei certificati verdi e di altri incentivi economici previsti dal Protocollo di Kyoto".

Interpellato sul progetto in questione il Prof. Franco Battaglia dell'Università di Modena autore del Libro L’illusione dell’energia dal sole, ha commentato piuttosto negativamente.

"Basta un po’ d’aritmetica per comprendere quanto l’intero progetto sarà un fallimento, ha detto il prof. Franco Battaglia. Bisogna capire, naturalmente, chi paga. Perché, vede, se io vado dalla cartomante per curarmi una malattia, la cartomante sicuramente fa un affare. Veniamo all’aritmetica, quindi. Ci dicono che con 400 miliardi di impianti-archimede nel Sahara si dovrebbe coprire il 15% del fabbisogno elettrico europeo. Questo ammonta a 400 GW e il 15% è 60 GW: 50 reattori nucleari, quindi il cui costo è circa 200 miliardi di euro. Cioè, con  metà impegno economico si raggiunge lo stesso obiettivo. Solo che il nucleare dà la certezza di funzionare, come di fatto funziona nel mondo (massime in Europa, ove copre 1/3 della domanda elettrica); il solare termodinamico... beh, a giudicare dagli impianti già costruiti (solar-1, solar-2, SEGS) potremmo dire di avere la certezza che non funziona. Rimango anche molto curioso di sapere come verrebbe azionata una lavatrice a Milano da un impianto nel Sahara... Ad ogni modo: anche se il sistema funzionasse, significherebbe un costo dell’energia doppio, cioè significherebbe maggiore povertà. Potrei consigliare la lettura del mio recente “L’illusione dell’energia dal sole” (21moSecolo editore) o del mio imminente
“Energia nucleare? Sì, per favore...” (stesso editore).

Il Prof. Franco Battaglia ebbe una nota controversia con il Premio Nobel Prof. Carlo Rubbia del quale ha contestato la validità del progetto Archimede.
E' utile oggi di fronte alla riproposta su larga scala di questa tecnologia, ricordare la controversia e il fatto che alla fine Rubbia non volle/potè  rispondere più alle contestazioni.

Controversia Rubbia-Battaglia sul solare termodinamica (progetto Archimede)

Lettera di Battaglia a Rubbia
di Franco Battaglia - mercoledì 21 febbraio 2007, 07:00
Caro professor Rubbia, l’ultima volta che Le scrissi da queste pagine fu il 3 agosto 2003 in conseguenza di un Suo intervento sul Corriere della Sera in cui Lei magnificava le prospettive dell’idrogeno quale carburante del futuro. «Energia dall’acqua!» titolava il Corsera,
facendo sorridere i più paciosi di noi e sganasciare dalle risate i più sanguigni. Noi, da queste pagine, sommessamente osservammo, non senza meraviglia, la natura utopica delle Sue affermazioni. A suggerire l’idrogeno per la prima volta fu un futurologo, tale Rifkin, che riuscì ad ammaliare, prima, il presidente americano Bush, il quale lanciò la speranza della «freedom car», l’auto che, alimentata dall’idrogeno, avrebbe liberato gli americani dalla schiavitù del petrolio; poi Romano Prodi, che dai vertici europei sperperò miliardi di denaro pubblico su quell’insana
speranza. Nel suo recente discorso alla nazione, Bush non l’ha neanche nominata, la freedom car: l’idrogeno è morto. Oggi, martedì 20 febbraio leggo, sempre sul Corsera, il Suo articolo
secondo cui il sole, in particolare il solare termodinamico, sarebbe un’opportunità per l’Italia. Comincia col volerne rimarcare le differenze rispetto al fotovoltaico (FV) «nonostante quest’ultimo
rappresenti una validissima nicchia». Siamo seri professore! Una validissima nicchia? Quanto dovrebbe essere grande una nicchia per essere validissima? L’un per cento? Le va bene l’un per cento dell’energia elettrica di cui l’Italia ha bisogno prodotta col FV? Li ha fatti i calcoli? Direi di no, sennò non darebbe alla Sua reputazione un colpo così grande e che non merita. Ebbene, per produrre l’un per cento dell’energia elettrica di cui il Paese ha bisogno bisogna fare ciò che Pecoraro Scanio intende fare, cioè installare 3 GW di FV: peccato che costerebbero 20 miliardi, quanti ne bastano per installare 6 reattori nucleari del tipo di quello che stanno installando in Finlandia e produrre così il 25% dell’energiaelettrica che ci serve.
E veniamo al solare termodinamico. Secondo Lei, da 16 kmq di specchi (che sono 16 milioni di metri quadrati di specchi da lavare frequentemente per mantenerne alta l’efficienza) si ottiene - uso il Suo curioso linguaggio - una potenza accumulata di 1000 MW, pari a quella di una grossa centrale convenzionale. Ora, l’insolazione mediaannua in Sicilia è di 200 W/mq, e su 16 kmq si hanno 3200 MW, ma di radiazione solare incidente, non di potenza elettrica prodotta. I suoi specchi hanno un’efficienza, se va bene e se li si lucida bene e frequentemente, dell’80 per cento; e il suo fluido di sali fusi (che, con spesa d’energia, dovranno essere mantenuti a 240 gradi sennò
solidificano) avrà un’efficienza termica, a essere generosi, dell’ordine del 50 per cento; infine, c’è l’efficienza della conversione dell’energia termica accumulata in energia elettrica e che Lei stesso, correttamente, dice essere del 40 per cento (in condizioni ottimali).
Alla fine, quei 3200 MW dal sole diventano 500 MW elettrici: per uguagliare una centrale convenzionale, quindi, di specchi ce ne vogliono 32 milioni di metri quadri (da - non smetterò mai di ripetere- lavare frequentemente).
I costi? L’ingegner Vignolini, responsabile del progetto del solare termodinamico dell’Enea si guarda bene dal darci i costi, ma ci ha dato l’obbiettivo che ci si illude di voler raggiungere: 160€ per metro quadrato di specchi, pari - sempre come obbiettivo - a oltre 5 miliardi, il doppio di un reattore nucleare.
Cinque miliardi di euro per 32 milioni di metri quadrati di specchi (da lavare frequentemente) per un impianto. E di tali impianti lei fantastica di una «produzione in massa»? Sia serio, Professore e,
soprattutto, se posso avere l’ardire di un suggerimento, torni nell’ovile della comunità scientifica e lasci perdere Pecoraro Scanio e Beppe Grillo: proprio non ce La vedo accanto a costoro.


La replica di Rubbia
"Non so arrampicarmi":
Desidero replicare all'articolo di Franco Battaglia sul solare termodinamico( ...)
* Battaglia afferma correttamente che in Sicilia, su 16 kmq di specchi si raccoglie in media una potenza termica annua dell’ordine di 3.200 MW.
* Per arrivare alla potenza elettrica egli assume in maniera conservativa un’efficienza dell’80% nel passaggio dalla radiazione solare ai sali fusi con un’efficienza di conversione in energia elettrica del 40%.
* Ma egli indica un’efficienza termica del 50% per il liquido a sali fusi, quando in realtà l'efficienza è vicina al 100%. Quindi i suoi 500 MW elettrici sono in realtà i 1000 MWatt da me indicati. Con questa necessaria correzione siamo dunque in perfetto accordo. Dov’è il problema?


La controreplica di Battaglia
"Domande mie senza risposte: sue".
* La questione è solamente tecnica: in base a quale principio della fisica l'efficienza di trasferimento d'energia dagli specchi al fluido sarebbe senza dispersioni, cioè vicina al 100 per cento?
* Io, senza bisogno di conoscere i dettagli tecnici del progetto Archimede ho sottinteso nel mio articolo un'efficienza totale del 16% (80%x50%x40%), confortato dal fatto che impianti simili in Usa hanno un'efficienza ben inferiore.
* Ma è lo stesso responsabile Enea del progetto, il competente ingegner Vignolini, a dichiarare, in un suo articolo di «sostegno» al progetto stesso, un rendimento non del 32% come allude Rubbia, ma del 17% (di cui parte serve a mantenere allo stato fuso il fluido suggerito dal prof. Rubbia).
A parte ciò, il professore non risponde alle vere domande che si evincono dal mio articolo:
1. È vero o no che per soddisfare col FV l'1% del nostro fabbisogno elettrico bisognerebbe spendere 20 miliardi?
2. È vero o no che con 20 miliardi si installano 6 reattori nucleari (10.000 MW) del tipo di quello che stanno installando in Finlandia soddisfacendo così il 25% del nostro fabbisogno?
3. Quanto costa la realizzazione, recentemente programmata, dell'impianto dimostrativo da 5 MW? Quanto costerebbe il suo ipotetico impianto di solare termodinamico da 1000 MW? Crede realmente, in scienza e coscienza, nella possibilità di realizzare la «produzione in massa» di tali impianti?
In scienza e coscienza.

A questo punto non c'è una controreplica di Rubbia e la controversia termina

     
Home