Perché la filosofia di Benedetto Croce

Del Prof. Fausto Tapergi

Tra i danni più gravi prodotti dalle due più rovinose e sanguinose guerre succedutesi il secolo scorso, e dalle dittature fasciste, naziste e comuniste intercorse, è certamente lo sviamento dal processo culturale avviato agli inizi di quel secolo con la “Filosofia dello Spirito” da Benedetto Croce.
Non che allora questa filosofia risultasse affermata presso la maggioranza degli studiosi: tutt’altro; da obbligare Giolitti, allora presidente del Consiglio, per evitare la sollevazione di rettori e professori di filosofia degli Atenei, in maggioranza tenaci positivisti e relativisti, a riconoscere Croce degno per “censo” ad entrare nel Senato italiano e non per “chiara fama”, che in Italia e sul piano internazionale erano pur molti a riconoscere l’alta validità della concezione crociana, e citarla per avvalorare il solido principio di libertà che da essa scaturiva.
Il quale soprattutto era dovuto alla sua fondamentale identificazione dell’attività vitale umana con lo spirito creatore dell’intelletto, e questi articolato nelle quattro attività che sorgono l’una dall’altra a costituire l’effettiva pienezza della vita: estetica, o degli oggetti quali li avvertiamo attraverso i nostri sensi; logica, con la quale riflessione separiamo la parte soggettiva del nostro sentire da quella propria dell’oggetto, che così viene definito in sé medesimo; pratica, economica o utilitaria, con cui decidiamo le nostre azioni rispetto sé medesimi, e pratica morale o etica rispetto la restante esistenza e costituita dalla libertà, comprende quella espressa e praticata da Gesù mediante la più alta e involgente rivoluzione etica che sia mai stata compiuta, con diretto sacrificio di sé per meglio avvalorarla.
E’ inevitabile che il momento di questo necessario insegnamento alle giovani generazioni di possibili studiosi del periodo delle due guerre e delle dittature intercorse, ha addirittura impedito il suo incidere perché il già difficile e limitato processo formativo proseguisse; e man mano che i già non molti esponenti con Croce di quell’avvio intellettuale e morale uscivano dalla vita, sono rimasti sempre meno i proseguitori, finché io stesso che avevo ripreso, con qualche mia correzione, quel pensiero con la Filosofia come Scienza della Vita, mi sono trovato pressoché isolato e ignoto, e scuole, e giornali e riviste in balia del materialismo, positivismo, empirismo di vario genere, ignoranti del grosso errore che stavano compiendo col trascurare la filosofia di Croce, e le mia che la proseguiva.
Così non si è compreso che il rifiuto di Croce a tollerare che Gentile, che egli aveva aiutato anche economicamente a completare gli studi, divenisse addirittura il teorema della dittatura fascista; e che non fossero ragioni politiche, come ho letto sul “Corriere della Sera” del 15 Marzo 2008, a spezzare l’amicizia e l’apprezzamento tra Croce e il giovane storico Gioacchino Volpe all’adesione di questi al fascismo, ma propriamente scientifica, in quanto gli impediva la sicura valutazione storica fino allora avuta, intorbidita dagli stessi errori pratici e morali che erano nel fascismo.
Occorre fermamente comprendere che più si trascura ed abbandona, come avviene ora, la corretta e nitida visione dell’intelletto umano nel suo coerente essere e farsi, più ci è difficile rilevare gli errori che sorgono in ciascuno di noi, e tempestivamente correggerli.
Perché, se non è colpa degli uomini i limiti entro i quali l’intelletto di ciascuno può agire saggiamente, è certamente loro colpa non rendersi avveduti degli errori che facciamo col non riflettere, e così non poter avvertire chi sta invece esponendo concezioni sorte da evidenti accurate osservazioni e riflessioni, e poste regolarmente a confronto con la realtà che ci costituisce e circonda.
So, perché ne ho fatto diretta esperienza, che non è facile raggiungere detta capacità, e accorgersi di stare gradatamente per raggiungerla, ma solo l’effetto agire controllato costantemente dall’intelletto, è in grado di farci man mano più capaci: non certamente l’ignorare coloro che con l’operare, tenuto in costante contatto con la realtà, stanno dimostrando di percorrere la strada corretta, e i risultati concreti raggiunti, che reggono a qualsiasi critica e confronto.



Vicenza 24.3.08.
     
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