| Energia Nucleare | LItalia torna al nucleare |
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Intervista al Prof.
Renato Vives les Nuke ! Vives les Nuke ! |
Il Politecnico di Milano
è oggi il crocevia di una serie di interessi, economici e industriali per il rilancio del nucleare in Italia Diventa concreto il ritorno al nucleare dell'Italia Enel e
Ansaldo Nucleare stanno assumendo a decine i neoleaureati
in ingegneria nucleare. La maggior parte di quelli
assunti dall'Enel andrà in Francia a seguire lo sviluppo
di quello che è considerato uno dei modelli di punta dei
nuovi reattori di terza generazione: l'Epr. Il resto
sarà dirottato nelle nuove centrali nucleari che l'Enel
sta costruendo e progettando in Slovacchia, Bulgaria e
Romania e in Spagna. Il Politecnico di Milano è oggi un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale di una serie di interessi, economici e industriali, e anche politici, che puntano sul ritorno dell'energia nucleare nel nostro paese. Se fino a due anni fa l'Italia era l'esempio a livello europeo dell'antinuclearismo, ora gli orientamenti sembrano essersi ribaltati, specie nell'ultimo anno. A marzo del 2007, un rilevamento effettuato da Observa mostrava che la percentuale di favorevoli al nucleare era identica ai contrari, con 37 per cento a favore e 38 contro. A distanza di pochi mesi, un sondaggio voluto dal 'Financial Times' ha evidenziato il sorpasso. Gli italiani favorevoli al nucleare sono passati in maggioranza: il 58 per cento. La causa del cambiamento è stata il continuo rialzo del prezzo del petrolio, che ha superato i 120 dollari al barile, e che si traduce in un continuo rincaro delle bollette di gas e luce e anche della benzina. Insomma per gli italiani è arrivato il momento di rivedere la scelta antinucleare. Per Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini il ritorno al nucleare è un cavallo di battaglia. Il Partito democratico, è ancora tiepido ma non fa mistero di essere favorevole a un rilancio del dibattito. "Nei nostri due anni di governo", spiega Pier Luigi Bersani, "abbiamo cercato di fare in modo che il paese, in tempi ragionevoli, fosse nelle condizioni di poter decidere davvero se tornare al nucleare e su quale tipo di tecnologia puntare". Lazienda A2A, la nuova società nata dalla fusione dell'Aem di Milano con l'Asm di Brescia, guidata da Giuliano Zuccoli ha commissionato a un gruppo di ricercatori delle università milanesi uno studio di fattibilità su un ritorno dell'Italia alnucleare. Marco Ricotti del Politecnico di Milano, spiega: "stiamo prendendo in considerazione l'ipotesi di un presidio nucleare strutturato su almeno 4-6 impianti con una capacità installata di 10 o 15 mila megawatt elettronucleari. Dietro l'iniziativa di A2A ci sono i grandi consumatori di energia elettrica, in particolare gli industriali di Federacciai, che vedono con interesse un ritorno del nucleare in Italia attraverso la creazione di un consorzio di imprese che metta insieme produttori e consumatori. Un po' come sta avvenendo in Finlandia per la nuova centrale di Olkiluoto, interamente finanziata dalle industrie della lavorazione del legno. Anche Enel, sta studiando quale sia il modo migliore per un ritorno del nucleare in Italia. "Se si dovesse decidere di riaprire la partita", dice Giancarlo Aquilanti, direttore dell'Area Tecnica Nucleare di Enel, "è evidente che dovremmo ricostruire ex novo tutta la filiera industriale e cercare, per quanto possibile, di fare sistema". Lidea è di puntare su una sola tecnologia dislocata in diversi impianti con una capacità di 20-25 megawatt. In pratica il modello francese. Per la tecnologia nucleare da adottare il consenso unanime va al cosiddetto 'nucleare di terza generazione'. In questo settore esistono attualmente sul mercato solo due piattaforme tecnologiche: quella franco-tedesca dell'Epr e quella nippo-americana Toshiba-Westinghouse dell'AP1000. Si tratta di nuovi reattori con caratteristiche di maggiore efficienza rispetto a quelli tradizionali e che hanno anche adottato misure di sicurezza intrinseca. Sono impianti progettati per lavorare per almeno 60 anni con potenze enormi: anche 1.600 Megawatt per ogni reattore. Sei reattori di questo tipo produrrebbero più di 70 miliardi di chilowattora all'anno. Più o meno il 20 per cento della produzione elettrica nazionale. I tempi di realizzazione non superano i dieci anni, se si potesse partire subito.. Il grande interesse del mondo delle imprese nei confronti del nucleare è motivato, come nel caso dell'opinione pubblica, dai continui rincari della bolletta energetica nazionale, legata al prezzo del petrolio e del gas. Con l'aumento del prezzo del greggio, ormai stabile sopra i 120 dollari al barile, il nucleare sta infatti diventando una fonte energetica a basso costo. Uno studio realizzato da Alessandro Clerici per il World Energy Council mette a confronto i costi di produzione dell'energia in una centrale nucleare francese con quelli di una turbogas italiana. Non c'è battaglia: il nucleare, compresi i costi di smaltimento del combustibile e di smantellamento dell'impianto, non supera i 55 euro per megawattora. Il gas supera i 75 euro; se si aggiunge anche la carbon tax che pesa sui combustibili fossili, per il gas arriviamo a sfiorare i 100 euro a megawattora. |
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