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Capitolo 1
Dal
nucleare
l'energia più sicura e pulita
Capitolo 2
Vivere con le
radiazioni
Capitolo 3
L'incidente
di Cernobyl:
i danni maggiori vennero dai media
Capitolo 4
Le scorie
nucleari:
il è rischio inesistente
Capitolo 5
Il
riprocessamento del combustibile nucleare
Capitolo 6
Le origini
aristocratiche dei movimenti verdi
Capitolo 8
Il WWF in Africa
Capitolo 9
Il mondo poco pacifico
di Greenpace
Appendice
Il rischio di
cancro per basse
dosi di
radiazioni
Prof. Bernard L. Cohen
Una misura scientifica del
rischio nucleare
Prof. Bernard L. Cohen
|
Il rischio di
cancro per basse dosi di radiazioni
Prof. Bernard L. Cohen,
Dept.of Physics, University of Pittsburgh, Pittsburgh, PA
15260
Telephone: (412)624-9245 , Fax: (412)624-9163, e-mail: blc@pitt.edu
Introduzione
Critica
alle basi della Linear no Threshold Theory
Sfide
sperimentali dirette alle basi della LNT
Effetti
delle basse dosi di radiazioni sui meccanismi di difesa
biologica
Risposta adattativa
Stimolazione
del sistema immunitario
Andamento
del rischio di cancro in relazione alla dose assorbita:
dati sugli animali
Andamento
del rischio di cancro in relazione alla dose assorbita:
dati sugli esseri umani
I
dati citati in sostegno alla teoria LNT
I
dati che contraddicono la teoria LNT
Conclusioni
Introduzione
E' affermato comunemente che ogni dose di radiazione, per
quanto piccola, può causare il cancro. La base per
questa affermazione è la linear-no threshold theory (LNT),
letteralmente teoria lineare senza soglia, usata per
calcolare il rischio di cancro in base alla dose di
radiazione ionizzante assorbita. Secondo questa
impostazione se 1 Gy (100 Rad) di esposizione da un
rischio R, allora 0,01 Gy di esposizione da un rischio R/100,
e successivamente 0,00001Gy da un rischio R/10000 e cosi
via. In pratica non esiste, secondo tale teoria, la dose
minima oltre la quale si ha rischio zero.
La comunità scientifica, in primis quella USA, non ha
mai accettato questa impostazione. Nel 1996 più di 600
scienziati della Helth Physic Society, la principale
associazione americana di protezione radiologica, fecero
un documento (HPS 1996) in cui si affermava che
sotto i 10 Rad il rischio di cancro era o
inesistente o troppo basso da essere osservato. Una
simile affermazione fu fatta anche dalla American Nuclear
Society. Inoltre quando la Newsletter della Health
Physics Society richiese ai soci un commento sulla
validità della LNT ci furono 20 commenti negativi e 1
solo positivo. In una simile discussione pubblica
promossa dalla associazione professionale degli operatori
di radiologia americani (RADSAFE) si ebbero 118 prese di
posizione contro la LNT e 12 a favore.
Anche fuori dagli USA la teoria LNT è stata apertamente
criticata. In un rapporto del 2001 della Academy of
Medicine francese si concluse che la teoria del LNT era
senza validità e in uno studio congiunto tra la French
Academy of Medicine and the French Academy of Sciences (Aurengo
et al 2005) si condannò apertamente l'utilizzo della LNT.
Le agenzie governative e professionali USA sono state
più lente a rifiutare questa impostazione. LU.S
National Council on Radiation Protection and Measurements
(NCRP) affermò, nella pubblicazione NCRP No. 121 del
1995, " Pochi studi sperimentali e nessuno sugli
esseri umani vanno a sostegno della teoria LNT",
e nella NCRP No.136 del 2001, "E' importante
notare che il tasso di cancro misurato nella maggior
parte della popolazione esposta a basse dosi di
radiazioni non è in aumento e in molti casi appare in
diminuzione".
Attualmente è stata creata anche unassociazione,
la International
Hormesis Society che sponsorizza una conferenza
scientifica ogni anno e pubblica regolarmente una rivista
scientifica e una newslletter. Lo scopo delle
pubblicazioni è di analizzare le basi della teoria LNT e
presentare i più recenti studi sullargomento.
Possiamo dire che questi studi insieme a quelli di (Feinendegen
2005) e (Tubiana 2005) hanno provocato una caduta
notevole della credibilità della LNT.
Come mostreremo, oltre che la poca validità della teoria
LNT, questi studi evidenziano anche che basse dosi di
radiazioni non solo non aumentano il rischio di cancro ma
sono protettive rispetto al suo insorgere.
Critica
alle basi della Linear no Threshold Theory
Le basi per la Linear no Threshold Theory ( LNT),
come essa emerse alla metà degli anni sessanta, sono
molto semplici. Una singola particella della radiazione
ionizzante può colpire il nucleo di una singola cellula
del corpo umano e può iniziare il cancro. La
probabilità di questo evento è misurabile e è
proporzionale al numero delle particelle che colpiscono
le cellule che è proporzionale alla dose assorbita. Il
rischio è quindi sempre proporzionale alla dose secondo
la teoria LNT.
Non viene quindi considerato un fattore cruciale. Il
corpo umano possiede meccanismi di difesa biologica che
non permettono alla maggioranza di questi eventi iniziali
di trasformarsi in cancro (Pollycove 2001). Riassumiamo
in una lista gli esempi più importanti di questo
fenomeno e in particolare come funziona quando il corpo
umano è irraggiato con basse dosi di radiazioni (Feinendegen
2005):
*Il nostro corpo produce enzimi che riparano il DNA
danneggiato in modo molto efficiente e bassi livelli di
radiazioni stimolano la produzione di questi enzimi
riparatori.
*L'apopatosi è un processo attraverso il quale le
cellule danneggiate praticamente "si suicidono"
per evitare che riproducendosi il danneggiamento si
trasmetta formando un cancro. Basse dosi di radiazioni
favoriscono questo processo.
* Il sistema immunitario è importante per prevenire lo
sviluppano del cancro. Ci sono molte prove che il sistema
immunitario è stimolato da basse dosi di radiazioni, è
invece depresso da alte dosi di radiazioni.
* I più importanti danneggiamenti al DNA sono dovuti ad
agenti chimici ossidanti (reactive oxygen species -ROS);
ci sono processi che eliminano questi agenti ossidanti
dalle cellule e bassi livelli di radiazioni favoriscono
questi processi (Kondo 1993).
* La radiazione può anche prolungare il tempo di vita di
una cellula, tempo tra la creazione di una cellula
tramite la mitosi e la successiva divisione della cellula
stessa. I processi di riparazione dei danneggiamenti del
DNA possono quindi avere più tempo per realizzarsi e
possono anche essere utilizzati una maggiore varietà di
processi chimici a questo scopo (Boothman 1996).
* Vari altri effetti delle basse dosi di radiazioni sulla
sopravvivenza delle cellule sono stati osservati come la
" ipersensitività a basse dosi", "aumento
della radioresistenza " e "effetti che inducono
alla morte" (Bonner 2004).
E' ormai riconosciuto che lo sviluppo del cancro è un
fenomeno molto più complesso di quanto si pensasse. Il
ruolo di "un effetto colletivo", dovuto alla
comunicazione tra cellule vicine che avviene quando
alcune di esse subiscono radiazioni è riconosciuto come
un fattore importante, anche se ancora poco conosciuto e
compreso. Recenti studi mostrano che in realtà sembra
debba essere presa in considerazione la risposta alle
radiazioni da parte dei tessuti, e anche dall'intero
organo, piuttosto che delle cellule (Aurengo et al 2005).
Ci sono anche ovvie evidenze del fatto che la LNT non
funziona.
Per esempio quanto un corpo viene irraggiato il numero
delle cellule colpite è proporzionale alla sua massa. Il
rischio di cancro secondo la teoria LNT è lo stesso sia
per i 20 g di un topo che per i 70 Kg di un essere umano.
Un sistema per valutare la validità della LNT è quello
di considerare, come comunemente si fa nella comunità
scientifica, che una doppia rottura del filamento del DNA
(double strand breaks - DSB) sia l'evento principale che
causa il cancro. E noto che la DSB è causata da
agenti chimici ossidanti endogeni (reactive oxygen
species - ROS). Il danneggiamento del DNA dovuto alle
radiazioni è infatti causato principalmente dai ROS che
provengono in grande quantità dalla ionizzazione dell'acqua
presente nelle cellule e nei tessuti durante l'irraggiamento.
E' stimato che i ROS endogeni causano lo 0,1 di DSB per
cellula al giorno, considerando quindi che 100 mSv (10
rem) di radiazione, che è il limite superiore delle
cosiddette basse dosi di radiazioni, causi 4 DSB per
cellula (Feinendegen 2005), e assumendo che il numero di
casi di cancro sia proporzionale al numero di DSB, allora
100 mSv dovrebbero aumentare il rischio di cancro nella
vita media di un individuo (28.000 days x 0,1 DSB/day=
2800) di solo (4 / 2800)x100 = 0,14%, mentre la teoria
LNT prevede un aumento dell'1%
Sfide
sperimentali dirette alle basi della LNT
Una dimostrazione diretta del fallimento delle concezioni
di base della LNT viene dagli studi che analizzano gli
effetti della radiazione sulla regolazione "up"
e "down" dalla cellula.
L'up regulation di una cellula è l'aumento del numero
dei suoi recettori per un particolare tipo di ormone in
risposta a una diminuzione della sua concentrazione
extracellulare o ad altri fattori esogeni. La down
regulation invece è il processo inverso, cioè la
diminuzione del numero di recettori per l'ormone in
risposta alla persistenza dell'ormone nel liquido
extracellulare. La cellula può così "regolare"
l'entità della risposta all'ormone.
E' stato rilevato che insiemi diversi di geni reagiscono
maggiormente ai bassi livelli di radiazioni piuttosto che
a alte dosi. Per esempio in uno studio sul cervello dei
topi (Yin et al 2003), 191 geni furono irradiati con una
dose di 0,1 Sv, 213 geni con una radiazione di 2,0 Sv e
213 geni prima con una radiazione di 0.1 Sv e poi con una
da 2 Sv. La dose di 0,1 Sv indusse i geni colpiti verso
funzioni di riparazione e protezione modulando in questo
senso anche i geni che operavano in processi diversi.
In uno studio simile con radiazioni a basse dosi su
cellule umane fibroplastiche (Golder-Novoselsky et al
2002) fu trovato che una dose di 0,02 Sv causò il
cambiamento dell'espressione di più di 100 geni, mentre
una dose di 0.5 Sv non determinava alcun cambiamento.
Diversi altri studi hanno poi mostrato che le alte dosi
di radiazioni, che in genere sono usate per calibrare le
applicazioni della LNT, non sono equivalenti alla somma
di basse dosi di radiazioni che numericamente gli
equivalgono (Tubiana 2005).
Esprimenti sofisticati sono anche stati studiati per
osservare gli effetti su una singola particella alfa che
colpisce una singola cellula (Miller 1999). E' stato
trovato che la probabilità della trasformazione in
cancerosa di una cellula quando N particelle colpiscono
una cellula era molto più grande delle N volte la
probabilità di trasformazione cancerosa di una singola
cellula colpita da una particella. C'era quindi una
diretta violazione della linear no threshold theory.
E' quindi sbagliato assumere che il rischio di cancro di
una dose alta di radiazioni ( N particelle che colpiscono
una singola cellula) può essere estrapolato per
calcolare il rischio a basse dosi di radiazioni (1
particella che colpisce una singola cellula).
Una chiara dimostrazione dell'esistenza di una soglia
nella risposta alle radiazioni, in contrasto con la LNT,
è stata trovata nei tumori indotti dalle radiazioni
sulla pelle dei topi (Tanooka 2001). Per tassi di
radiazioni di 1,4 Gy/settimana, 2,2 Gy/settimana e 3Gy/settimana;
la percentuale di topi che sviluppavano un cancro era
rispettivamente dello 0%, 35% e 100%.
Effetti
delle basse dosi di radiazioni sui meccanismi di difesa
biologica
Risposta adattativa
Ci sono molti esempi su come bassi livelli di radiazioni
possono rafforzare i meccanismi di difesa biologica.
Poiché un cancro parte sempre dal danneggiamento
genetico del nucleo di una cellula, un tipo di
danneggiamento studiato a lungo, è quello
dellaberrazione o mutazione cromosomica, un'alterazione
nella struttura dei cromosomi. Queste alterazioni
normalmente sono una conseguenza di un errore durante la
divisione cellulare, da tempo è riconosciuto che una
alta dose di radiazione aumenta queste aberrazioni. Studi
fatti da (Shadley e Dei 1992-1993) Tabella
1, mostrano che il numero delle aberrazioni
cromosomiche causate da una alta dose di radiazione
veniva ridotto in modo significativo se poche ore prima
le cellule erano irradiate con una bassa dose di
radiazione. In un esperimento (Cai e Liu 1994) è
riportato che esponendo cellule di topo a 65 cGy (1cGy=10^-2
Gy = 1 rad) si provano aberrazioni cromosomiche sul 38%
delle cellule del midollo osseo e sul 12,6% degli
spermatozoi. Se tale esposizione veniva preceduta tre ore
prima da una esposizione di 0,1 cGy la percentuale di
aberrazioni veniva ridotta del 19% e del 8,4 %
rispettivamente.
Molti esperimenti di questo tipo sia in vivo che in vitro
sono riportati nella letteratura scientifica e sono
spiegati con il risultato della stimolazione della
produzione di enzimi riparatori delle cellule da parte
delle radiazioni a basso dosaggio.
Questo fenomeno è anche chiamato risposta adattativa. Il
corpo si adatta agli effetti delle radiazioni sviluppando
una risposta protettiva.
Esponendo infatti i linfociti dei residenti in
unarea con unalta radiazione di fondo (1cGy/anno)
con quelli relativi a unarea con una radiazione di
fondo normale (0,1cGy/anno) a una radiazione di 1,5 cGy (150
rad) si osserva che la frequenza delle aberrazioni
cromosomiche risulta essere di 0,098 ± 0.012 per cellula
nel primo gruppo e dello 0,176±0,017 per cellula nel
secondo gruppo (Chiassi-Nejad M. Mortasavi SMT, Cameron
JR, Niroomand RadA, Karam PA. 1993). Una differenza
causata dalla risposta adattativa indotta dalle
radiazioni presenti nellarea con una maggiore
radiazione di fondo.
In uno studio sulle cellule umane linfoblastoidi (Coleman
et al 2005), fu investigato il processo della risposta
adattativa. Le cellule furono irradiate con una dose di 0.05
Sv che fu fatta seguire da unaltra dose di 2Sv, la
riposta adattativa fu misurata dalla riduzione delle
aberrazioni dei cromosomi. Lo scopo era quello di
identificare i geni implicati nella riposta adattativa e
determinare come i loro stadi di attivazione fossero
determinati dalla radiazione iniziale. 143 geni furono
attivati dalla dose iniziale, geni regolati in modo
up per la sintesi delle proteine, un elemento
chiave per la riparazione del DNA, e regolati in
modalità down per la traduzione del segnale
e per il metabolismo, probabilmente per conservare le
risorse da devolvere alla riparazione del DNA. Molti geni
associati alla riparazione del DNA, alla risposta allo
stress, al controllo del ciclo cellulare e
allapoptosi furono attivati dalla radiazione
iniziale. Le caratteristiche di questo processo sono
sembrate molto complesse e rivolte anche verso diverse
direzioni. Per esempio il gene TP53 che può agire o come
promotore o come soppressore di un tumore svolge un ruolo
importante anche se ancora non ben definito.
In un altro esperimento in vitro è stato trovato che
lesposizione di linfociti a raggiX di 300cGy induce
una frequenza di mutazioni genetiche di15,5 10^-6 per
hprt (hypoxanthine-guanine phosphoribosyltransferase ),
ma se questa esposizione è preceduta di 10 ore da
unesposizione di 1cGy, la frequenza si riduce a 5,2
10^-6 (Kelsey KT, Memisoglu A, Frenkel A, and Liber HL,1991)
In un esperimento in vivo è stato trovato che la
percentuale di mutazioni letali dovute ad una esposizione
di 200 cGy di raggi X su drosophila femmina (moscerino
della frutta) era ridotta notevolmente se preceduta da
una dose di 2cGy. Per i ceppi diversi di drosophila e
differenti livelli di maturità dellovocita le
percentuali andavano dal 42 al 27%, dall11 al 4,5%,
dal 40 al 36%, dal 32 al 12,5%, dal 42 al 30 %, dal 51 al
22%. (Fritz-Niggli H and Schaeppi-Buechi 1991).
E stata studiata una tecnica per osservare come il
corpo umano ripara il DNA danneggiato. Tali ricerche
mostrano che facendo precedere a unesposizione di 2
Gy di radiazioni gamma una radiazione di 0,25 Gy , 4 ore
prima, il tempo di riparazione del DNA passa da 100 a 50
minuti, una riduzione del 50%. Figura 1
Sono stati fatti anche studi sugli effetti delle basse
radiazioni sugli ossidanti che normalmente causano le
mutazioni del DNA che portano allo svilupparsi del cancro
e sugli agenti antiossidanti che eliminano tali
ossidanti dalle cellule. Uno studio sulle cellule dei
ratti indica che 50 cGy di raggi X aumenta la quantità
degli antiossidanti (superossido dismutasi) di circa il
25 % e fa diminuire il perossido lipidico(sostanza
ossidata della cellula) del 20% (Yamaoka K , 1991).
Dai dati discussi si potrebbe arguire che la risposta
adattativa ad una bassa dose di radiazioni è solo in
grado di proteggere da alte dose di radiazione
successivamente somministrate. Ci sono dati però che
dimostrano che tale risposta è efficace anche contro la
formazione spontanea di un tumore da parte di cellule con
una predisposizione a tale trasformazione. In uno studio
(Azzam 1996) è stato mostrato che esponendo cellule di
topo C3H 10T1/2 a basse dosi di radiazioni il giorno dopo
si riscontrava una riduzione della formazione spontanea
di trasformazioni neoplastiche del 78%. In un esperimento
simile con le HeLa (cellule umane immortalizzate usate
nella ricerca) (Redpath 1998), la riduzione fu del 55%.
E stata sollevata la questione su quanto a lungo la
risposta adattava persiste dopo lirraggiamento
delle basse dosi iniziali. In un esperimento in vivo (Zaichkina
et al. 2003) è stato misurato il danneggiamento dei
cromosomi nelle cellule del midollo osseo dei topi, dopo
essere stati irraggiati con una bassa dose di radiazione,
sia spontaneamente che irraggiando in seguito con una
dose molto più alta. E stato verificato che
cè stata una risposta adattativa efficace dopo 1,
3, 6, 9. e 12 mesi dopo la dose iniziale di 0,1 e 0,2 Gy.
Una certa protezione contro linsorgere di tumori
spontanei era riscontrabile anche dopo 20 mesi.
Il funzionamento della risposta adattativa contro
linsorgere spontaneo del cancro può essere
compreso dagli effetti che hanno le basse dosi di
radiazioni sugli agenti chimici ossidanti (ROS). Poiché
i ROS sono la causa dominante dei cancri spontanei che
iniziano con un danneggiamento del DNA, riducendo la
quantità di ROS e aumentando la quantità degli agenti
antiossidanti SOD che eliminano i ROS dalle cellule, si
ottiene una protezione contro linsorgere spontaneo
dei tumori. I risultati di uno studio sulle cellule dei
topi (Yamaoka 1991) sono mostrati nella Figura 2.
Si può constatare che 50 cGy di raggi X fanno diminuire
la quantità di perossido lipidico ossidante del
20 % e fanno aumentare la quantità di antiossidanti SOD
del 25 %. Questi effetti benefici sono apprezzabili per
irraggiamenti a basse dosi fino a 100cGy. Altri studi
simili sono riassunti nei rapporti di Yamaoka del 1991 e
Yukawa ed al. del 2005.
Stimolazione
del sistema immunitario
Gli effetti di una bassa dose di radiazioni sul sistema
immunitario sono rilevanti. Essa distrugge le cellule che
nella mitosi (riproduzione cellulare) riproducono il DNA
danneggiato, prevenendo in questo modo il cancro. In un
lavoro di (Liu S.J., 1992) sono riportate le risposte del
sistema immunitario alle radiazioni Tabella
2, dove di può vedere che tale risposta
aumenta per dosi di radiazioni almeno fino a 7,5 cSv.
In un lavoro del 1992 di (Makinodan T , 1992) Figura 3
si sono avuti aumenti della risposta immunitaria
dell80% in vitro e del 40% in vivo a 20 cGy e una
rapido decremento di questa, ben al disotto delle cellule
non irradiate, per dosi di 60cGy.
In un lavoro successivo (Liu S.J., 2003) furono
analizzati ben 52 parametri della risposta immunitaria
irraggiando a 10 livelli diversi il corpo di un topo allo
scopo di determinare la relazione tra due diversi gruppi
di parametri e lirraggiamento. Il primo gruppo
consisteva nei 20 parametri che indicano una diminuzione
dellattività del sistema immunitario (parte
superiore della Figura
4, il secondo gruppo comprendeva i 32
parametri che indicano l'aumento dellattività del
sistema immunitario (parte inferiore della Figura 4
), Si può constatare che una bassa dose di
radiazioni regola verso il basso i parametri che indicano
la diminuzione dellattività del sistema
immunitario e verso lalto i parametri che indicano
un aumento della riposta immunitaria. In entrambi i casi
questi effetti sono rovesciati da un irraggiamento ad
alte dosi di radiazioni ionizzanti. Il fatto che basse
dosi di radiazioni aumentano la risposta immunitaria e
alte dosi la fanno diminuire è in accordo con quanto
visto nella Figura
3.
Contrariamente a quanto afferma la teoria LNT, secondo la
quale il rischio di cancro dipende solo dalla dose totale
assorbita, gli effetti sul sistema immunitario sono molto
diversi se la stessa dose è assorbita a un basso tasso (velocemente)
o a un tasso minore (lentamente).
In uno studio sugli indicatori della risposta immunologia
all'irraggiamento di diversi ceppi di topi (Ina and Sakai
2005), irradiando lintero corpo con 1,2 mGy per un'ora
si è avuta una stimolazione della risposta del sistema
immunologico, Figura
5. La stessa dose di radiazioni data ad un
tasso più alto ha avuto un effetto opposto.
Ulteriori informazioni sulla dipendenza dal tasso di
radiazione assorbita sono state riportate in uno studio
sul linfoma timico dei topi (Ina et al 2005). Alte dosi
di 7.2Gy velocemente assorbite inducevano tumori nel 90 %
dei topi. Se invece i topi venivano esposti
a radiazioni ad un tasso di 1,2mGy all'ora per 285 giorni
(che fanno in totale 7.2Gy, uguale alla dose precedente),
e successivamente veniva loro somministrata la dose
massiccia di 7.2Gy, solo il 43% dei topi sviluppava
tumori. Questo può essere considerato come un caso
estremo di risposta adattativa. La dose iniziale a basso
tasso in realtà raddoppia la dose totale perché si
aggiunge a quella che viene data in seguito ad un tasso
più alto. Quasi tutti gli indicatori di una risposta
immunitaria positiva venivano aumentati
dallirraggiamento a basse dosi, e a basso tasso, su
tutto il corpo dei topi.
Il sistema immunitario si oppone al cancro e alle
metastasi. In uno studio effettuato inserendo cellule
tumorali nellinguine di un topo, osservando
landamento delle metastasi (Sakamoto 1997) si è
constatato che le metastasi nel polmone si riducevano
praticamente della metà irraggiando il corpo totale del
topo con 16-20cGy per 15 giorni dopo linserimento
delle cellule maligne. Al contrario irraggiando con 50
cGy si riduceva la risposta immunitario e le metastasi
aumentavano
Figura 6.
In uno studio sui topi (Hashimoto 1999) ) fu mostrato che
lirraggiamento del corpo totale, ma non dei tessuti
tumorali, con basse dosi di radiazioni riduceva il tasso
di crescita delle metastasi e aumentava
linfiltrazione nel tumore di agenti del sistema
immunitario (Makinodan and James 1990).
Tale irraggiamento riduceva inoltre anche la grandezza
del tumore (Hashimoto 1999) (Makinodan and James
1990).
Andamento
del rischio di cancro in relazione alla dose assorbita:
dati sugli animali
Ci sono stati molti studi per testare la validità della
teoria LNT usando come cavie animali che sono stati
esposti a varie dosi di radiazioni. Un esempio di questi
studi sono gli esperimenti effettuati allOak Ridge
National Laboratory con animali trattati con diverse
esposizioni ai raggi gamma. I risultati di uno di questi
(Ullrich and Storer 1979) sono riportati nella Figura 7.
Si può notare che il rischio di cancro a basse dose di
radiazioni non segue affatto landamento lineare
prescritto dalla teoria LNT. In questi esperimenti gli
animali esposti vivevano molto più a lungo (il 40% in
più) del tempo in cui si protraevano i controlli. Altri
esperimenti furono effettuati presso lArgonne
National Laboratory negli anni 50 e 60 con
iniezioni di materiale radioattivo (Finkel and Biskis
1962,1969). I risultati di uno di questi studi sul cancro
alle ossa dei topi ai quali erano stati iniettati isotopi
radioattivi di Calcio e Stronzio (Finkel and Biskis1968)
sono riportati nella Figura
8. Questi studi, di alto valore statistico,
indicano cha la LNT sovrastima il rischio di cancro per
basse dosi di radiazioni e suggeriscono lesistenza
di una soglia minima di sicurezza. Analizzando più di
100 di questi esperimenti (Duport 2001), in cui furono
effettuate un totale di 85000 esposizioni di animali a
vari tipi di radiazioni con 45000 gruppi di controllo (non
irradiati), furono rilevati 60000 casi di cancro negli
animali irradiati e 12000 nei gruppi di controllo. Nei
casi dove fu rilevato il cancro nei gruppi di controllo
non fu osservata una riduzione del rischio di cancro nel
40% degli animali esposti ai neutroni, nel 50% esposti ai
raggi X, nel 53% esposti ai raggi gamma, e nel 61%
esposti alle particelle alfa.
Andamento
del rischio di cancro in relazione alla dose assorbita:
dati sugli esseri umani
I
dati citati in sostegno alla teoria LNT
I dati riportati dai sostenitori della linear no
threshold tehory provengono in genere da studi sui
tumori solidi (tutti tranne la leucemia) sui giapponesi
sopravvissuti alle esplosioni nucleari. I dati di (Pierce
e altri del 1996) sono mostrati nella Figura 9,
dove sono riportati anche gli intervalli di errore delle
misure effettuate. Se gli intervalli di errore sono
ignorati i punti tracciati suggeriscono lesistenza
di una relazione lineare che arriva alla linea di dose
zero delle radiazioni. Si può notare però che tali dati
non sono indicativi per dosi di radiazioni al di sotto di
25 cSv. Queste conclusioni valgono sia per la probabile
incidenza del cancro sia per la mortalità (Heidenreich
1997). E stato anche dimostrato da Cohen (1998) che
prendendo in considerazione solo i primi tre punti del
grafico (sotto i 20 cSv) landamento ha una
probabilità del 20% di essere negativo (cioè il rischio
decresce con laumentare della dose di radiazione).
Sono stati pubblicati dati aggiornati del 2004 sui
sopravvissuti alla bomba-A (Preston 2004), ma anche i
nuovi dettagli non fanno che confermare le conclusioni
prima riportate.
I dati sulla leucemia dei sopravvissuti alla bomba-A (Pierce
1996) sono riportati nella Figura 10.
Il grafico suggerisce chiaramente lesistenza di una
soglia intorno ai 20 cSv, e questo fatto è ampiamente
riconosciuto dallautore e da altri osservatori.
Gli altri dati citati dai sostenitori della teoria LNT
sono quelli della IARC (International
Association for Research on Cancer) che provengono
dallosservazione dei lavoratori del settore delle
radiazioni. Lo studio più completo (Cardis 1995) fu
quello relativo a 95673 lavoratori degli USA del Canada e
dellInghilterra. Per tutti i casi di cancro,
eccetto la leucemia, furono riscontrati 3830 casi di
morte, esattamente uguale ad un gruppo campione di
lavoratori che non era esposto professionalmente alle
radiazioni. Il livello di rischio è stato -0,07%/Sv con
un intervallo di confidenza (o di fiducia) che va da -0,4/Sv
a +0,3/Sv. Il che non va a favore della teoria LNT.
I dati dell IARC relativi ai 146 morti di leucemia
mostrano un rischio crescente in relazione alla quantità
di dose assorbita, e ciò è stato utilizzato più volte
per sostenere la teoria del LNT. I dati sono riportati
nella Tabella 3
dove si può notare che non cè un eccesso di
rischio al di sotto della dose di 40 CSv e anche per
valori al disopra dei 40 cSv il rischio è basso. Le
conclusioni del sostenitori della LNT si basano su una
relazione di linearità tra casi di decessi e aumento
della dose di radiazioni deducibile solo se si scartano
arbitrariamente i primi tre punti del grafico della
Tabella 3 (in
pratica occorre scartare 3 punti su 7).
Uno studio successivo dell IARC effettuato su
407000 lavoratori in 154 enti o ospedali in 15 paesi
presenta dati non dissimili da quelli della Tabella 3. Di
questi dati non vengono poi date le percentuali dei
soggetti fumatori, un importante fattore di rischio per
il cancro. Non venivano poi fornite informazione
sullesposizione di questi lavoratori al di fuori
della loro professione. La media dellesposizione di
questi lavoratori, dovuta solo alla professione, era di 2cSv
e il 90% di essi era sotto i 5cSv. La media
dellesposizione normale nella vita è di 25 cSv per
le persone non occupate professionalmente nel settore
radiologico, con variazioni dellordine dei 10 cSv
che dipende dallarea geografica e dai trattamenti
medici. Le radiazioni in eccesso dovute alla professione
rispetto alla media di quelle assorbite dai cittadini si
confonde ampiamente con le variazioni naturali di fondo.
Ci sono poi considerazioni da fare sulla combinazioni di
dati che provengono da fonti diverse su gruppi di persone
diverse per etnia e per condizioni socioeconomiche. Se
dei 15 paesi da cui provengono i dati se ne elimina 1, il
Canada, leccesso di rischio dei lavoratori diventa
statisticamente uguale a zero.
In risposta alla campagna mediatica contro luso
pacifico dellenergia nucleare fu fatto uno studio
di 10 milioni di dollari (Matanoski 1991) da parte del U.S.
Center for Disease Control and Prevention sui lavoratori
che operavano in 8 cantieri navali USA dove venivano
rifornite le navi e sottomarini mossi da reattori
nucleari. Lo studio è stato effettuato su 28.000
lavoratori di età intorno a 33 anni, comparandolo con un
simile gruppo di controllo che lavorava nel rifornimento
e manutenzione di navi non nucleari.. Il primo gruppo
aveva unesposizione superiore di 0.5 cSv rispetto
ad una media di 5 cSv. Il tasso di mortalità per cancro
del primo gruppo è stata l85% di quella del gruppo
di controllo. Le condizioni sanitarie, il tipo di lavoro,
cosi come altri fattori come larea di residenza e
le condizioni socioeconomiche erano le stesse per tutti e
due i gruppi, lo studio era stato progettato proprio per
eliminare ogni tipo di cofattore differente nel rischio.
Diversi altri studi sono stati fatti e pubblicati sul
tasso di cancro sulle persone il cui impiego implica
unesposizione alle radiazioni.
*Uno studio sui radiologi britannici comparati con medici
che non operavano nella radiologia (Berrington 2001) ha
mostrato che i radiologi che iniziavano a lavorare nei
primi anni di questa tecnica sanitaria, quando le
restrizioni allesposizione erano molto minori di
quelle di oggi, avevano una mortalità per cancro
maggiore rispetto alla media. Ma per il personale che ha
iniziato a lavorare dopo, tra il 1955 e il 1979, la
mortalità per cancro era solo lo 0.71 % (con un
intervallo di confidenza del 95/%, 0,49 - 1,00) quello
dei medici che lavoravano in settori non radiologici e
che quindi avevano un livello di esposizione normale, non
dipendente dal lavoro.
* Uno studio sulla incidenza dei casi di cancro rispetto
ai casi di morte per cancro, sui medici addetti ai raggi
X in Cina (Wang 2002), studio effettuato con un gruppo di
controllo formato da medici che non lavoravano nello
stesso settore, ma negli stessi ospedali, ha dato i
seguenti risultati. Il rischio relativo per il primo
gruppo, la cui esposizione in media era di 55 cGy era di
2,4 per la leucemia e 1,2 per cancri solidi, mentre per i
medici del gruppo di controllo la cui esposizione media
era di 8,2 cGy il rischio risultò di 1,73 per la
leucemia ( 11 casi) e 1,06 per cancri solidi (252 casi).
La differenza di 1% non è statisticamente significativa.
*Negli USA uno studio su 146.000 tecnici di radiologia (Mohan
2003) in cui fu usato il totale della popolazione USA
come gruppo di paragone, riportò un SMR (Standard
Mortalità Ratio) dell 0,82% per tutti i tipi di
cancro, ma cera un aumento significativo tra i
medici che avevano iniziato a lavorare prima del 1940
rispetto a quelli che avevano iniziato dopo il 1960.
Le stesse conclusioni furono tratte con uno studio del
2004 su 270.000 medici e tecnici del settore radiologico
di vari paesi (Yoshinaga 2004).
*In uno studio su 22.000 lavoratori del settore nucleare
effettuato dallindustria nucleare francese (Rogel
2005) fu trovato che la mortalità per il cancro era solo
il 58% (90% confidence interval 0.49 to 0.68) della
mortalità per il cancro della popolazione in generale
della Francia.
Cè da dire, in questi casi, che occorre tenere
presente anche il noto Healthy Worker Effect HWE,
effetto salutare del lavoro. Negli Studi in
cui si compara la mortalità di un settore dei lavoratori
con la popolazione in generale invariabilmente il tasso
di mortalità dei lavoratori è minore di quello della
popolazione. Questo fatto avviene perchè nella
popolazione in generale sono conteggiate anche le persone
che non lavorano proprio a causa delle malattie che
provocheranno la morte anticipata. Le percentuali possono
essere confrontate in modo relativo con altri settori di
lavoratori. Tale fenomeno però non si dovrebbe applicare
ai casi delle morti per cancro che avvengono molto tempo
dopo linizio del lavoro perché le cause che
portano poi al cancro non appaiono negli esami medici
fatti prima dellimpiego (Monson 1986).
I
dati che contraddicono la teoria LNT
Un esempio sono i dati che vengono dalle donne canadesi
esposte frequentemente ai raggi X nei sanatori per la
tubercolosi (Miller 1989). I dati sono riportati nella Figura 11
dove sembra esserci una decrescita del rischio fino ad un
aumento della dose di 25 cSv. I dati sul cancro al
polmone tra queste donne canadesi (Howe 1995) insieme a
quelli di uno studio su 10.000 individui del
Massachusetts (Davis 1989) sono mostrati nella Figura 12.
Anche qui vediamo che il rischio si abbassa nella zona
delle basse radiazioni fino a 100cSv.
Nella Figura
12 questi dati sono comparati con quelli del
cancro al polmone dei giapponesi sopravvissuti alla bomba-A.
Si può notare una differenza tra i gruppi di dati molto
significativa. I sopravvissuti alla bomba-A mostrano un
rischio molto più alto a qualsiasi dose dispetto agli
altri gruppi. Questo può essere spiegato dalla
differenza tra il tasso della dose ricevuta dai
sopravvissuti alla bomba-A (il breve tempo
dellesplosione e le ore o giorni rimasti
nellarea contaminata) e il tasso delle radiazioni
assorbite con i raggi X (ripetute radiografie effettuate
nel corso di diversi anni). Questi dati in ogni caso
dovrebbero farci riflettere prima di usare la teoria LNT
applicando i dati dei sopravvissuti alla bomba-A per
prevedere il rischio di una basso livello di radiazione
assorbita ad un basso tasso. Gli studi di (Tubiana
2005) confermano limportanza del tasso della dose
assorbita piuttosto che lammontare totale della
dose.
Nel 1957 ci fu unesplosione (non nucleare) in un
deposito di bombe nucleari a Mavak in Siberia e ciò
causò lesposizione a una notevole dose di
radiazioni delle persone nei villaggi vicini. Fu
effettuato uno studio seguendo una popolazione di 7852 di
abitanti di questi villaggi (Kostyuchenko 1994) e fu
trovato che la mortalità per cancro risultò molto più
bassa di quella dei villaggi non esposti alle radiazioni
della stessa aerea. Il rapporto dei casi di cancro
mortali tra la popolazione esposta e quella non esposta
risultò 0,74 ±
0,07 per 4cGy e 0,61 ±
0,07 per 12 cGy e
0,72 ± 0,12
per 50 cGy. Sono stati fatti studi anchesui lavoratori
che stavano nel complesso di Mavak (Koshurnikova, 2002),
ma i dati riportati si riferivano a esposizioni molto
alte e erano poco significativi per valutare la relazione
dose-risposta a basse dose di esposizione.
La stimolazione del sistema immunitario attraverso basse
dosi di radiazioni è usata su basi sperimentali per
trattamenti medici del linfoma non-Hodgkin, sia con
lesposizione di tutto il corpo del paziente che
esponendo solo la metà. Un simile trattamento fu
effettuato su un gruppo di pazienti approntando un gruppo
di controllo (non irraggiato) simile al primo. I due
gruppi avevano ricevuto, prima dellirraggiamento,
gli stessi trattamenti di chemioterapia con o senza
irraggiamento ad alte dosi sui tumori, (Sakamoto,1997).
Dopo nove anni il 50% del gruppo di controllo e
solo il 16% del gruppo irraggiato erano deceduti. In un
altro studio dello stesso periodo (Choi,1979) effettuato
usando tecniche chemioterapiche avanzate, risultò una
sopravvivenza dopo 4 anni per il 74 % del gruppo
irraggiato e del 52% del gruppo non irraggiato. Le
informazioni riportate dalla letteratura scientifica
sostengono luso dellirraggiamento
dellintero corpo o della metà del corpo del
paziente a basse dosi di radiazioni per stimolare la
risposta immunitaria. I medici americani usano raramente
questa tecnica che invece è applicata comunemente in
Giappone.
Gli studi su questo argomento sono ancora in fase
preliminare ma il risultati (Chen, 2004) sembrano essere
molto promettenti. A Taipai e in altre aree di Taiwan,
1700 appartamenti furono costruiti usando acciaio
contaminato con Colbato-60. Per 20 anni 10.000 abitanti
furono così esposti in media a 40 cGy di radiazioni in
eccesso rispetto alla radiazione di fondo dellarea.
Dalle statistiche nazionali di Taiwan ci si doveva
aspettare normalmente per questi abitanti 320 casi
di morti per cancro e, secondo la teoria LNT, si
sarebbero dovuti verificare almeno altri 70 casi in più
dovuti alla radiazione in eccesso. Si sono avuti invece
solo 7 casi in totale di morte per cancro tra queste
persone. Stime preliminari indicano che la riduzione dei
casi di cancro rispetto a quelli previsti potrebbe essere
del 20%, un dato molto significativo. Sarebbe importante
investigare molto più precisamente su questo caso, ma le
autorità locali non stanno cooperando malgrado la
pressione della comunità scientifica.
Gli studi riportati fin ora riguardano esposizione dei
sopravvissuti alla Bomba-A, ai raggi X, ai raggi gamma e
ai neutroni. Ci sono anche dati importanti su casi di
esposizioni dovute radiazioni di particelle alfa (due
protoni e due neutroni).
In uno studio (Evans, 1974) sul cancro alle ossa e alla
testa tra chimici e altri lavoratori professionalmente
esposti a ingerire Radio, è stata riscontrata
lassenza di tumori per esposizioni sotto i 1000cGy.
Per dosi intorno ai 1800, 3500, 7500 e 20.000cGy sono
stati registrati invece aumenti dal 25% al 38% per ogni
categoria di tumore sviluppato. Analisi elaborate di
questi dati mostrano che un andamento secondo la teoria
del LNT non è assolutamente sostenibile mentre occorre
prendere il considerazione lesistenza di più di
una soglia.
Diversi studi hanno poi riportato che i lavoratori che
hanno inalato Plutonio, esponendo così i loro polmoni,
hanno poi uguale o poi bassa mortalità per il cancro ai
polmoni di quelli che non sono stati esposti (Tokarskaya,
1997; Voeltz, 1983; Gilbert, 1989).
Studi che contraddicono fortemente la teoria LNT sono
quelli molto approfonditi effettuati sui tassi di
mortalità per cancro in relazione allesposizione
del Radon nelle case. Tali studi sono stati effettuati su
1729 contee americane, più della meta di tutto il
territorio USA dove vive il 90% della popolazione (Cohen,
1995, 2005).
Nei grafici delle Figure
13a e 13c invece di mostrare un singolo
punto per ogni contea, queste sono raggruppate in
intervalli di esposizione al Radon (sulla linea di base
è riportato poi il numero delle contee) il grafico passa
per il valore medio di ogni contea. Le Figure 13b e
13d mostrano questi grafici corretti dalla
presenza dei fumatori di sigarette. Da notare che se è
grande la numero delle contee in un intervallo la
deviazione standard è piccola.
E possibile vedere in tutte le Figure 13, una
chiara tendenza alla decrescita del cancro ai polmoni,
con o senza la correzione dei fumatori, associata alla
crescita dellesposizione al Radon. In netto
contrasto con la teoria del LNT, rappresentata nel
grafico dalla linea chiamata Theory.
Questi dati sono stati analizzati e depurati da 500
possibili cofattori inclusi quelli socioeconomici,
geografici, ambientali e etnici (Cohen, 2000- 2005), le
conclusione rimangono che la teoria LNT è troppo
grossolana e non è in grado di spiegare landamento
del rischio di cancro per basse dosi di radiazioni.
Quelli che sono stati interpretati come risultati
contradditori, derivati da una serie di sette studi con
gruppi di controllo (Krewski, 2005), sono mostrati nella Tabella 4.
Si può vedere che statisticamente non sono riscontrabili
aumenti di rischio significati tranne che per il cancro
al polmone. Landamento in questo ultimo caso
suggerisce un aumento di rischio per lesposizione
al Radon, si può notare però che questo rischio non
aumenta aumentando lesposizione almeno per i 4
punti più bassi delle Figure 13, cioè a basse dosi di
radiazioni.
Uno studio multiplo include molti aggiustamenti per le
differenze tra gli studi del gruppo e i potenziali
cofattori. Se cè una contraddizione con le Figure 13
ognuna delle spiegazioni date a proposito sembra essere
non plausibile (Cohen, 2005). Le Figure 13
non sono uno studio sulla dose - risposta
sullesposizione al Radon ma unosservazione
sperimentale con un grande valore statistico che può
essere comparata con le previsioni della teoria LNT. La
comparazione mostra che la teoria non funziona. La
Tabella 4
invece non può essere considerato un test per la teoria
LNT.
Conclusioni
Le conclusioni dai dati riportati ci portano ad affermare
che la teoria LNT non è valida nella regione di basse
dosi di radiazioni e che quindi non può essere usata per
le previsioni dei rischio dei casi di cancro ne dei morti
per questa causa. Questo significa che il rischio di
cancro per la grande maggioranza della popolazione che
normalmente è soggetta allesposizione di basse
dosi di radiazioni è molto più piccolo di quello che
normalmente viene calcolato e che può anche essere
negativo.
Tabella
1 Effetti della preesposizione a 5cGy su
due tipi di abberrazioni di cromosomi delle
cellule dei linfociti umani indotte da dosi di
400cGy 6 ore dopo (Shadley 1992)
| |
dicentrics & rings
|
deletions
|
|
|
|
donor
|
400
cGy
|
(5
+ 400) cGy
|
400
cGy
|
(5+400)cGy
|
|
|
1"
|
136
|
92
|
52
|
51
|
|
|
2"
|
178
|
120
|
62
|
46
|
|
|
3"
|
79
|
50
|
39
|
15
|
|
|
4"
|
172
|
42
|
46
|
34
|
|
|
5"
|
134
|
106
|
58
|
41
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
| |
Tabella
2: Effetti della radiazione
sulla risposta immunologica. Le differenti
colonne mostrano la risposta del sistema
immunologico di cavie (topi) esposte alle
radiazioni di 2,5; 5 e 7,5 cGy, in percentuale
rispetto a cavie (topi) non esposte a radiazioni
(Liu 1992)
PFC =
plaque forming cell; MLC = mixed lymphocyte
culture, used as test of T-cell function;
Con A = concanavalin-A, lectin that
stimulates T-lymphocytes; NK = natural killer
cells which recognize and kill tumor cells; ADCC
= anti-body dependent cell mediated cytotoxicity,
which assists NK activity.
Test
|
2,5cGy
|
5cGy
|
7.5cGy
|
|
PFC
Reaction
|
110
|
143
|
174
|
|
MLC
Reaction
|
109
|
133
|
122
|
|
Reaction
to Con A
|
191
|
155
|
530
|
|
NK
activity
|
112
|
109
|
119
|
|
ADCC
Activity
|
109
|
128
|
132
|
|
| |
|
|
|
|
|
Tabella
3.
Morti per leucemia Studio dell'International Association
for Research on Cancer (IARC) (Cardis 1995). La colonna
finale riporta il rapporto tra casi osservati /casi
aspettati (O/E)
| Dose (cSv) |
Observed |
Expected |
O/E |
|
| 0-1 |
72 |
75.7 |
0.95 |
|
| 1-2 |
23 |
21.2 |
1.08 |
|
| 2-5 |
20 |
21.8 |
0.92 |
|
| 5-10 |
12 |
11.3 |
1.06 |
|
| 10-20 |
9 |
7.8 |
1.15 |
|
| 20-40 |
4 |
5.5 |
0.73 |
|
| >40 |
6 |
2.6 |
2.3 |
|
| |
Tabella
4. Odds ratio del cancro al polmone
in relazione all'esposizione del Radon
residenziale in sette studi con gruppo di
controllo ( Krewski 2005).
(L'odds, corrisponde al rapporto fra il numero
di volte in cui l'evento si verifica ed il numero
di volte in cui l'evento non si verifica. L'Odds
ratio e il rapporto tra l'Odds del gruppo esposto
al Radon e l'Odds del gruppo di controllo non
esposto)
| Radon level (Bq/m3) |
Odds ratio (95% C.I.) |
|
| <25 |
1,00 |
|
| 25-49 |
1,13 (0.95-1.35) |
|
| 50-74 |
1,09 (0.89-1.34) |
|
| 75-99 |
1,16 (0.91-1.48) |
|
| 100-149 |
1,24 (0.96-1.60) |
|
| 150-199 |
1,22 (0.87-1.71) |
|
| >199 |
1,37 (0.98-1.92) |
|
C.I. Intervallo di Confidenza
|
Grafici (da
Figira 1 a Figura 14)
Notazioni
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Traduzione a
cura del Dott. Giuseppe Filipponi, fisico nucleare,
docente, direttore della rivista Fusione Scienza e
Tecnologia
Ringraziamo il Prof. Bernard L.
Cohen per aver gentilmente concesso gratuitamente la traduzione e la
pubblicazione del suo saggio su questa rivista
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