| |
Si punta sul
reattore EPR di terza generazione:
subito 4 centrali per un totale di 6000MW, il 10% del fabbisogno
Il piano dell'ENEL per il ritorno
del nucleare in Italia
Quattro centrali di terza generazione
destinate a coprire almeno il 10% dei consumi di energia
in Italia, vale a dire 6000 megawatt, più il sito per lo
stoccaggio delle scorie radioattive. Un progetto gestito
o dalla sola Enel o da un consorzio guidato dal gruppo
pubblico e composto dalle altre aziende produttrici (Edison,
Eni, Sorgenia, e da altre aziende come la A2A. Il tutto
in un quadro normativo certo e definito.
La "ricetta" dell'Enel per il ritorno al
nucleare è ormai pronta: l'amministratore delegato del
colosso elettrico, Fulvio Conti, ha consegnanto un piano
articolato al governo al quale i tecnici del gruppo
lavorano ormai da qualche mese e che, ora, si inserirà
nel solco dell'accelerazione impressa dal ministro dello
Sviluppo Economico, Claudio Scajola. "Entro cinque
anni la prima pietra delle nuove centrali nucleari
italiane", è l'impegno del ministro annunciato
giovedì all'assemblea di Confindustria, e il progetto
dell'Enel stima una tabella di marcia teorica che si
spalma su nove anni: due per l'allestimento del contesto
normativo, due per l'iter delle autorizzazioni, quattro
per la costruzione e uno da conteggiare per eventuali
ritardi in corso d'opera.
La tecnologia indicata è quella del nucleare di "terza
generazione migliorata"; verrebbe sfruttata al
meglio, inoltre, la competenza tecnologica acquisita
dagli uomini del gruppo nel corso degli ultimi anni al di
fuori dall'Italia, ovvero in Slovacchia attraverso la Slovenske Elektrarne, in Spagna attraverso l'Endesa e in
Francia con la partecipazione al progetto Epr.
Il piano si dispiega su tre livelli. Innanzitutto quello
normativo, con la previsione di una legge delega che
fissi il contesto nel quale poi collocare singoli
provvedimenti su autorizzazioni e controlli. "Una
legge - è la tesi espressa a più riprese da Conti - che,
modificando il titolo V della Costituzione (ripartisce le
competenze tra Stato ed enti locali, ndr) presenti a
Comuni e Regioni un percorso ben definito. Si tratterebbe,
in sostanza, di riportare le scelte strategiche al
livello più alto della politica, cioè al Parlamento e
non alla singola amministrazione locale, completando
inoltre la filiera del nucleare con il collegamento a
università e alla ricerca".
Il secondo livello del progetto riguarda l'identificazione
delle zone del Paese dove dislocare le centrali e il sito
per lo stoccaggio delle scorie radioattive. Enel nel
documento non fa nomi, lasciando la scelta ad una parte
terza - dunque, governo e Parlamento - alla quale vengono
comunque sottoposti i criteri classici di valutazione
utilizzati a livello internazionale (rischi sismici e di
esondazione, densità abitativa). In questo senso, la
pole position spetterebbe ai territori che già ospitano
impianti nucleari (quelli realizzati e poi disattivati
dal referendum del 1987 - Latina, Trino, Garigliano,
Caorso - o bloccati in corso d'opera, come Montalto),
mentre per quanto riguarda il sito di stoccaggio delle
scorie, i ragionamenti dei tecnici non escludono la
scelta di un impianto provvisorio, lasciando inoltre sul
tavolo sia l'opzione dell'interramento che quella del
deposito in superficie.
|
|
|