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Tecnologie
del 21mo secolo
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Parla il Prof. Renato Angelo Ricci, Presidente
dell'Associazione Italiana Nucleare (AIN) e Presidente
Onorario della Società Italiana di Fisica.
Intervista realizzata
il 05.01.2009 dal Dott. Giuseppe Filipponi Direttore di Fusione Scienza e
Tecnologia
Il "New Deal" italiano in campo energetico non
può passare che attraverso l'energia nucleare
Otto punti per un programma d'urto sull'energia nucleare
Il Governo Berlusconi sembra
avviato a varare un programma elettronucleare in Italia
dopo molti anni di abbandono, praticamente dall'inizio
degli anni 80. Quanto hanno pagato i cittadini italiani l'uscita
dal nucleare? Non solo in termini di maggior costo della
bolletta elettrica ma anche di una riduzione delle
capacità scientifiche e tecnologiche del nostro Paese.
Il costo
dell'uscita dell'Italia dal1a produzione di energia
nucleare ha aspetti molteplici. E' già grave da un punto
di vista puramente economico,ed è valutabile in più di
100 Miliardi di euro dal 1987 ad oggi(di cui circa 200
Milioni per lo smantellamento delle centrali chiuse)
oltre naturalmente all'elevato costo della bolletta
elettrica che è la più alta in Europa (circa il 60% in
più della media europea). Inoltre paghiamo tuttora per l'annullamento
dei contratti e indennizzi vari che appaiono come "tassa
su attività nucleari pregresse" (vedi ironia). Si
aggiunga che, per ridurre i costi di produzione, l'Italia
importa energia nucleare dall'estero per il 14-15% del
fabbisogno elettrico in media durante le 24 ore, e circa
il 20-25% di notte), e che siamo il paese europeo con
maggiore rigidità negli approvvigionamenti con una
dipendenza dall'estero per il nostro sistema elettrico di
circa l'85% (80% da idrocarburi, in particolare metano),
corrispondente ad un esborso annuo di 10 Miliardi di euro.
Diversi esponenti del governo
parlano di inizio dei lavori per costruire le nuove
centrali entro il 2012, poi altri 6 anni minimo per la
realizzazione. Oggi che si discute della necessità di un
nuovo New Deal per fronteggiare la crisi economica, non
pensa che sarebbe necessario accorciare, e di molto, i
tempi ?
Lo penso anche se, ovviamente, occorre essere
realisti e non si possono improvvisare investimenti,
sinergie tecnico-industriali, procedure amministrative e
campagne di corretta informazione allo scopo. Va detto
però che il vento è mutato da qualche anno sia perché
l'opzione nucleare non è più un tabù per l'opinione
pubblica (lo e' purtroppo ancora per certi ambienti
politici e intellettuali nonché centri d'informazione
che si rifiutano di superare vere e proprie barriere
ideologiche ormai obsolete), sia perché molte capacità
tecniche- industriali e competenze scientifiche sono
sopravvissute alla folle politica di abbandono e di
ostracismo, installatasi per decenni nel nostro Paese.
Perciò il Governo si trova nella condizione di chiamare
e, soprattutto trovare, le possibilità e i mezzi per
ripartire sollecitamente. Il traguardo del 2012 potrà
essere accorciato con atti legislativi rapidi e
appropriati e, soprattutto con una chiamata generale ad
un'impresa altamente significativa e non più
procastrinabile.
Potrebbe indicare sia da un punto
di vista normativo che tecnico-industriale come fare per
accorciare al massimo i tempi di costruzioni delle nuove
centrali nucleari?
Costituire una task force di esperti e di qualificate
competenze tecnico. industriali, adottare criteri
semplici e adeguati per snellire le procedure di
autorizzazione e di investimento. L'AIN ( Associazione
Italiana Nucleare) che ho l'onore di presiedere e che
rappresenta tutti i centri di competenza esistenti in
Italia (scientifici, tecnici, industriali) nel campo dell'energia
e delle tecnologie nucleari, ha individuato e posto all'attenzione
del Governo, anche recentemente in occasione della
Giornata di Studio tenutasi a Genova il 24 novembre u.s.,
alcuni punti chiave per rendere operativo un concreto
programma elettronucleare nel nostro Paese:
1- la revisione del sistema
normativo per dare certezza all'iter autorizzativo;
2- il recupero di efficienza operativa
dell'Autorità di controllo nucleare ;
3- far acquisire all'industria nazionale
lo status di Partner industriale dei costruttori di
reattori partecipando ai programmi nazionali e
internazionali
4-riattivare la ricerca attraverso l'istituzione
di Consorzi con la partecipazione dell'industria ;
5-avviare sollecitamente la realizzazione
di un deposito nazionale per i materiali radioattivi con
una attenta gestione politica fondata sulla ricerca del
consenso ,
6- varo di uno strumento di pianificazione
del sistema elettrico ("PIANO NAZIONALE PER L'
ELETTRICITA') ;
7- riqualificazione del Sistema formativo
in campo nucleare mediante una stretta interazione tra
università, ricerca e industria ;
8-ricostruzione del consenso di fondo sull'Energia
nucleare con una vasta e qualificata campagna d'informazione.
C'è un esempio in Europa, non necessariamente
riferito alla solita Francia: la Finlandia; il nostro è
il paese di Fermi; possiamo sperare di ricordarcelo e di
emulare un paese civile come la Finlandia?
Il governo varerà a giorni un
programma poderoso di lavori pubblici, si parla di 16-18
miliardi di Euro per la manutenzione delle strade,
costruzione di edifici scolastici etc., non sono apparse
chiaramente le priorità di tale investimento, se non un
generico "far presto". Molti, in particolare
gli ambientalisti) sostengono che il cuore di questo
programma dovrebbe essere la conversone verso uno "sviluppo
sostenibile" dell' economia: auto ecologiche,
pannelli solari, attività industriali a bassa emissione
di CO2, secondo i dettami del protocollo di Kyoto.
Sarebbe possibile e conveniente in Italia inserire subito
come primo punto dei programmi infrastrutturali da
finanziare, un "programma d'urto sul nucleare",
considerando anche che si tratta della produzione di
energia oggi meno inquinante che si conosca?
La questione dello "sviluppo sostenibile"
può avere un significato solo se accompagnata da una
visione chiara e realistica dei veri problemi. Occorre
avere il coraggio di non seguire mode ideologiche come le
teorie del riscaldamento globale di origina antropica e
almeno limitare i danni di decisioni inutili e costose
come il protocollo di Kyoto. Il nostro Governo ha avuto
questo coraggio nel denunciare i rischi economici del
famoso pacchetto 20-20-20 dell'U.E. e ottenere un
parziale ravvedimento al riguardo. Convincendo tra l'altro,
un paese come la Francia che può permettersi il lusso di
non ritenere rischioso tale pacchetto perchè va "a
tutto nucleare" nella produzione di energia
elettrica. Abbia quindi la cortesia semmai di aiutare l'Italia
ad accelerare i tempi per entrare nel novero dei paesi
produttori e non solo utilizzatori (acquistandola in gran
parte proprio dalla Francia ) di energia elettronucleare.
Ciò del resto è possibile, oltre che auspicabile, visti
gli eccellenti rapporti tra le Istituzioni tecniche,
scientifiche e industriali tra i 2 paesi. L'AIN ne è
testimone. Il programma d'urto o, se si vuole un "New
Deal" italiano in campo energetico non può passare
che attraverso l'energia nucleare, perché essa esiste,
si sta rinnovando celermente(i reattori di 3a generazione
sono sul mercato e l'Italia con le sue industrie e i suoi
tecnici è già inserita nel mercato internazionale) ed
è tuttora e sarà per molto tempo l'unica fonte di
energia che può competere SU LARGA SCALA con le fonti
fossili e addirittura sostituirle nella produzione del
carico elettrico di base
Penso che non sia più il tempo degli auspici ma del
passaggio ai fatti concreti.
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