L'ideologia ambientalista

     
   

Le contraddizioni
degli ambientalisti
 
   

Dopo il colonialismo arrivò l’ambientalismo, lo sviluppo sostenibile, i programmi per la riduzione della popolazione e la salvaguardia degli animali selvaggi. L'arretratezza del continente africano è frutto di queste politiche imposte con ricatti finanziari, militari e  corruzione.

Il WWF in Africa

Il World Wildlife Fund (WWF) è la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura. Nel 1948 Sir Julian Huxley, famoso biologo, istituì l’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e delle Risorse Naturali). L’IUCN ha sempre avuto relazioni molto strette con il Foreign Office inglese. Per tutta la vita Huxley ha lavorato su progetti di conservazione della natura. Nel 1960, fece un viaggio attraverso le Colonie Inglesi che stavano per ottenere l’indipendenza.

Sir Julien Hukley

Il suo ruolo fu quello di accertarsi

che il governo inglese fosse in grado di mantenere la gestione delle riserve naturali situate nei paesi del Commonwealth. Un anno dopo il viaggio, l’11 settembre 1961 lo stesso Julian Huxley fondò ufficialmente il WWF, insieme al principe Bernardo d’Olanda e al Principe Filippo di Edinburgo, con il solo scopo di raccogliere fondi per l’IUCN. In realtà dopo la nascita del WWF l’IUCN passò in secondo piano, ed a 30 anni dalla sua fondazione, il WWF controllava gia, attraverso l’istituzione di parchi nazionali che gestiva direttavamente, il 10% della superficie mondiale. Ad esempio, controlla il 40% della Tanzania. All’inizio degli anni ‘70 fu istituito, sempre dal Principe Filippo e da Bernardo d’Olanda, un club con lo scopo di generare fondi per il funzionamento del WWF. Tale club prese il nome di Club 1001. Il WWF fu fondato in Svizzera e oltre ai gia citati  Sir Julian Huxley, il Principe Bernardo d'Olanda, il principe Filippo d'Edimburgo, consorte della regina d'Inghilterra, parteciparono come  fondatori anche Max Nicholson e il naturalista e pittore Sir Peter Scott, che disegnò il logo originale, con il panda gigante bianco e nero, su sfondo bianco.
Il WWF ha uffici in quasi sessanta paesi e la sua sede centrale si trova a Gland, in Svizzera. Ufficialmente il WWF si batte per:
conservare la biodiversità del pianeta;
assicurare che l'uso di risorse naturali rinnovabili sia sostenibile;
promuovere misure per la riduzione dell'inquinamento e degli sprechi di risors
e.
Attualmente il WWF gestisce oltre 1200 progetti di conservazione all'anno della fauna e flora selvatica in tutto il mondo. I progetti hanno inoltre la peculiarità di coinvolgere le popolazioni locali. Per individuare le aree in cui agire il WWF ha adottato una strategia ecoregionale: sono state selezionate 200 ecoregioni, grandi aree geografiche, preservando le quali, secondo il WWF, si potrebbe salvare gran parte della biodiversità del pianeta.

I Presidenti del WWF international sono stati:

1962-1976: Bernardo di Lippe-Biesterfeld, Principe Consorte dei Paesi Bassi
1976-1981: John H. Loudon
1981-1996: Filippo d'Edimburgo, Principe Consorte del Regno Unito
1996-1999: Syed Babar Ali
2000-2000: Ruud Lubbers
2000-2001: Sara Morrison
2002-present: Emeka Anyaoku

Molti hanno sollevato dubbi riguardo alla moralità del fondatore Bernardo d'Olanda, che è risultato tra i responsabili dello scandalo Lockheed e con dichiarate simpatie naziste negli anni trenta e alla passione per gli animali del Principe Filippo d'Inghilterra, noto cacciatore. Altri motivi di contestazione derivano dal fatto che spesso nel board del WWF ci siano dirigenti di grandi compagnie chimiche, multinazionali e gruppi bancari, anche di compagnie multinazionali responsabili dei più gravi disastri ambientali del pianeta.

Le critiche al WWF non sono infondate.

Come ha mostrato coraggiosamente il giornalista Kevin Bowling nel suo documentario “Ten Pence in the Panda” trasmesso dalla TV inglese nella serie di programmi investigativi ``The Cook Report”, nel luglio 1990, il modo giusto di vedere il WWF è di considerarlo uno strumento di un potente gruppo formato dai principali esponenti delle famiglie reali europee e delle più grandi compagnie, specialmente anglo-olandesi, come la Britsh Petroleum, la Royal Dutch Schell, i Lloyds di Londra, la Unilever, Rio Tinto Zinc, l'Anglo American DeBeers e altri, tutti soci del gia citato Club dei 1001. Un gruppo importante nel mercato del petrolio, in quello dell'oro, dei diamanti e di molte altre materie prime vitali . Una delle sue principali preoccupazione è infatti che la lo sviluppo industriale e tecnologico e quindi l’aumento della popolazione, in particolare nei paesi in via di sviluppo, consumi le riserve di materie prime mondiali, e distrugga la flora e la fauna del pianeta. Il suo principale obiettivo quindi è quello di creare oasi e parchi nazionali, e ideare e applicare, specialmente nei paesi del Terzo Mondo, politiche di “sviluppo sostenibile”; agricoltura e altre attività economiche a basso contenuto tecnologico nonché politiche di controllo demografico. Questi obbiettivi sono stati ben espressi dal principe Filippo di Moutbatten, Duca di Edimburgo, consorte della Regina Elisabetta II, fondatore e poi Presidente del WWF. Nel suo libro del 1986, If I where a Animal, scrive: "vorrei essere reincarnato in un animale la cui specie è in via di estinzione. Quale sarebbe il suo sentimento verso la specie umana che gli sta negando di esistere.... Devo confessarlo, sarei tentato di essere reincarnato in un virus particolarmente mortale".


Il Il Principe Filippo, il primo a destra, durante una battuta di caccia alla tigre


Propio perchè l ’intendo dichiarato del WWF è di proteggere le specie di animali in via di estinzione,  il principe Filippo d’Edinburgo nel 1961 dovette rinunciare alla presidenza del WWF, appena fondato, perché aveva suscitato notevole scandalo in Inghilterra la sua partecipazione, pochi mesi prima, ad una battuta di caccia alla Tigre del Bengala, su invito del Raja di Jaipur, e successivamente in Africa aveva ucciso una femmina di rinoceronte, condannando i suoi piccoli alla morte per fame. Fu quindi nominato come Primo Presidente del WWF suo cugino, il principe Bernardo d’Olanda, anche perché come affermo Sir Peter Scott, uno dei fondatori del WWF, "cominciare con un Presidente del WWF inglese sarebbe stato troppo da colonialisti”.
Come riporta Kevin Bowling, nel 1972 Peter Scott commissionò a Alan Parker, un grande cacciatore ”legale” che viveva a Nairobi, di indagare sul commercio illegale di avorio, corna di rinoceronte, pelli e commercio illegale di animali selvaggi. Tra le altre cose Parker scoprì che la famiglia del Presidente del Kenya, Jomo Kenyatta, era coinvolta ampiamente in questi traffici illeciti, sua figlia Margharet era alle dipendenze di una società che vendeva corna di rinoceronte e zanne di elefante in MedioOriente. Un commercio che ha decimato le mandrie di grandi animali del Kenya. Parker accusò inoltre nella sua relazione molti dei principali sostenitori in Kenya delle politiche di conservazione della fauna selvaggia. Poche ore dopo aver consegnato la sua relazione a Sir Peter Scott Parker fu rapito e malmenato per tre giorni e gli fu intimato di non rivelare mai i contenuti della sua relazione. La relazione di Parker fu ampiamente ripresa dal documentario di Dowling.
Dowling  riferì anche che alla fine del 1989 John Phillipson, docente all’università di Oxford fece un’inchiesta, sempre su ordine del WWF, sull’efficacia dell’organizzazione nel salvaguardare le specie in via di estinzione. Lo studio di Phillipson è una severa condanna al WWF. La conclusione finale è che il WWF, malgrado la grande capacità nella raccolta di fondi, era stato del tutto incapace di salvaguardare le specie di animali che si era prefisso di proteggere. Dopo 30 anni di campagne di raccolta fondi per un totale di 4.493.021 franchi svizzeri, investiti poi in ben 8 progetti specifici, lo stesso Principe Filippo fu costretto a riconoscere nel 1990 che il Panda era ormai destinato a scomparire.

Lo sterminio degli elefanti

L’ecologo E. Caughey, in uno studio del 1980 riporta che  vi erano in Africa circa 3 milioni di elefanti nel 1950.  Nel 1976, quando fu fatto il primo censimento degli elefanti da Doughas Hamilton, un conservazionista residente del Kenia, furono censiti solo 1.300.000 elefanti. Il WWF aveva sostenuto in tutti gli anni 70 e per buona parte degli anni 90’ che gli elefanti non erano in pericolo di estinzione e non aveva appoggiato i governi africani che si opponevano al commercio di avorio. Nel 1988 l’ex presidente del FFW francese Pierre Pfeifer rivelò che gli elefanti rimasti non superavano i 400.000. Il 1989 fu dichiarato improvvisamente dal WWF“ l’anno dell’elefante” e Pierre Pfeifer fu costretto a dimettersi.
Nel 1963 lo stesso Peter Scott, capo del WWF International, aveva raccomandato agli amministratori del Parco Nazionale dell’Uganda di eliminare 2500 elefanti. A questo scopo era stato assunto Ian Parker, un noto cacciatore, che oltre agli elefanti sterminò anche diverse migliaia di ippopotami. La motivazione ufficiale era che occorreva ridurre la popolazione animale diventata troppo numerosa per gli equilibri dell’ecosistema. Però da questa riduzione della popolazione di animali selvatici trassero profitto solo le aziende che producevano il pregiato legno di mogano. Nel 1975 lo stesso Parker fu assunto da Russel Train capo dell’African Worldlife Foundation per eliminare una gran numero di elefanti in Ruanda, il motivo era che il Ruanda non era in grado di salvaguardare contemporaneamente gli elefanti e i gorilla di montagna e quindi occorreva eliminare i primi. Nel 1986 l’allora Direttore del WWF Charles de Haes personalmente consegnò una medaglia di onorificenza al cacciatore rodesiano Clem Coetzer per aver diretto la campagna di caccia dove furono eliminati 44.000 elefanti nello Zimbabwe. L’anno dopo fu lanciata una campagna strappalacrime per salvare l’elefantino Nell. Con i soldi raccolti fu istituito un parco del WWF per il salvataggio dei grandi animali africani in Uganda, ai confini con il Ruanda. Come vedremo in seguito fu proprio dai campi del WWF che il Fronte Patriottico Ruandese lanciò i suoi attacchi contro le forze governative del Ruanda causando una delle più grandi tragedie del continente africano. Nota 1

 Save Gertie

Nel 1961 il WWF iniziò, con una campagna stampa sul Daily Mirror, la mobilitazione per la salvaguarda del rinoceronte nero. “Salvate Gertie, il rinoceronte adorabilmente brutto”, furono raccolte immediatamente più di 45.000 sterline. Le campagne per salvare il “rinoceronte nero” sono andate avanti per più di 20 anni e sono stati raccolti fondi per 110 milioni di sterline. Però il WWF ha speso solo 118.000 franchi svizzeri per i rinoceronti, Non è un caso infatti che popolazione di rinoceronti neri alla fine degli anni 80’ era diminuita del 95%. Quando finalmente il WWF si decise ad intervenire, i pochi esemplari rimasti furono "salati" portandoli nei giardini zoologici o nelle aziende agricole private dell’Africa e dell’Australia. Oggi il rinoceronte nero è quasi del tutto scomparso in Africa.
Le due operazioni principali per la salvaguardia del rinoceronte  furono l’operazione Strongold e l'operazione Lock. La prima fu finanziata con un milione di franchi svizzeri per mettere in grado il Dipartimento dei Parchi Nazionali dello Zimbabwe di ospitare almeno 700 rinoceronti neri provenienti dalla valle dello Zambesi. Il capo dei ranger di questi parchi Glen Tatham, in un viaggio negli Stati Uniti per raccogliere fondi, annunciò che "sarebbe stata dichiarata guerra contro i bracconieri che attraversavano le frontiere dello Zambia”. Nel maggio 1988 Glen e due suoi aiutanti furono accusati di aver preparato agguati e di  aver ucciso diversi cacciatori di frodo. In un dibattito al Parlamento fu segnalato che più di 70 bracconieri erano stati uccisi dai ranger di Glen. e sotto la pressione del Forein Office inglese il governo dello Zimbabwe votò, in tutta fretta, una legge per dare l’impunità ai ranger dei parchi nazionali nell’assolvimento dei loro obblighi. Uno degli oppositori a questa legge il parlamentare Bhebe Mica riferì che dal 1974 al 1991 furono uccisi più di 150 “bracconieri”. Molti nella valle dello Zambesi furono attaccati addirittura con elicotteri armati pesantemente. Secondo il gia citato documentario Ten Pernice in to Panda di Kevin Bowling, in realtà moti di questi bracconieri erano militanti dell’African National Congress (ANC), l’associazione di Nelson Mandela che combatteva contro le politiche di Apartheid nel Sud Africa. Nota 2
L’operazione Stronghold in pratica doveva riposizionare i rinoceronti neri catturati nella valle dello Zambesi in luoghi sicuri. Molti di questi rinoceronti finirono nelle aziende agricole dei latifondisti dello Zimbabwe, della Rodesia e del Sud Africa e anche in Australia, praticamente fu dispersa l’unica mandria di rinoceronti neri esistente al mondo.
Come riferisce il documentario di Kevin Bowling si voleva ridurre drasticamente la fauna selvatica dalla valle dello Zambesi perchè il governo dello Zimbabwe , su indicazione del Fondo Monetario Internazionale, preoccupato per l’enorme debito, stava accelerando la ristrutturazione economica. Questo comprendeva la creazione di una serie di Ranch nella valle dello Zambesi per fornire carne ai paesi della Comunità Economica Europea, gli accordi e i contratti erano gia stati fatti. Dopo che gli ultimi rinoceronti neri furono portati via  nella valle entrarono cacciatori e in poco tempo abbatterono più di 5000 bufali, elefanti e altri animali.
Quando divenne ovvio nel 1980 che il sistema dell' apartheid in Sud Africa era destinato al fallimento, furono utilizzati veterani ex appartenenti alle SAS britanniche per contrastare i movimenti abrogazionisti, in particolare l'ANC di Mandela. David Stirling, fondatore dell'SAS, fu messo a capo della KAS Enterprises, una agenzia privata di sicurezza che operava nella zona, e quando Sterling mori nel 1990 fu sostituito da Sir Jemes Goldsmith. Ufficialmente la KAS doveva proteggere elefanti e rinoceronti dai cacciatori di frodo in Sud Africa, per far questo erano autorizzati dal governo ad usare la forza. Presto si venne a saper che mote persone uccise dai ranger della KAS erano attivisti dell'ANC. Fu fatto anche il tentativo di destabilizzare il paese in modo giustificare da parte del governo in carica pro-apartheid di dichiarare la legge marziale. Il piano era quello di organizzare scontri tra militanti dell'ANC , in maggioranza Bantu, con quelli del Freedom Party di Inkatha a maggioranza Zulu. Avvenero così attentati e scontri tra gruppi di neri dove morirono diverse migliaia di africani fino a quando nel 1994 l'apartheid finì. Nota 3

Il ruolo dei Parchi Nazionali

Riferisce Kevin Dowling:" Scoprii che i cosiddetti Parchi nazionali per la fauna selvaggia erano estremamente repressivi. Le persone che vi vivevano non avevano diritti, era vietato lavorare nel modo tradizionale. Non potevano cogliere un fiore senza rischiare di essere ammazzati. Allo stesso tempo i Parchi funzionavano da rifugio per tutti i tipi di mercenari. Il governo del Sud Africa accampò in questi parchi le sue truppe segrete che poi attaccavano le città e gli stati alle frontiere. Cosi facevano anche i terroristi del Renamo e dell'Unita..... Ho avuto informazioni, dai miei contati in Africa, sull'Operazione Lock. Ho scoperto che il comandante dell'operazione era un militare, il Colonnello Ian Crooke, ex secondo in comando alle forze speciali britanniche SAS, c'era anche Gordon Shepard un esperto dei servizi segreti britannici che ha lavorato a lungo nell'Irlanda del Nord. Questi erano soci della Kroll Associates, una agenzia privata di sicurezza e intelligence con sede a Wall Street. In pratica un gruppo di "old boys" dell' MI5 e SAS. La parte pubblica dell'operazione Lok era invece svolta dal braccio destro del Principe Bernardo, John Hanks". Nota 4
Il giudice olandese J.Wilgers, che riprese il  lavoro di Kevin Dowlind, raggiunse le stesse conclusioni: "So che ex esponenti delle SAS britanniche sono arrivati in Sud Africa e si sono istallati in territori controllati dal WWF allo scopo di condurre operazioni paramilitari. In queste zone hanno anche svolto attività di addestramento. Nella valle dello Zambesi sotto la copertura di contrastare il bracconaggio molti attivisti dell'ANC furono uccisi con esecuzioni sommarie, senza processo. Ci sono due tipi di parchi, parchi naturali e quelli strategici. Lo scopo ufficiale dei primi è di proteggere la natura. Spesso però contengono anche miniere di importanti materie prime: oro, diamanti, rame, uranio. La popolazione locale, in vari modi, è incoraggiata ad andarsene. I parchi del secondo tipo sono collocati nelle aree utili per osservazioni militari, per esempio quelli al confine tra il Sud Africa e il Mozambico. Questi corridoi sono stati concepiti per salvaguardare la natura, ma anche per avere vantaggi da un punto di vista politico e militare". Nota 5
Dal 1990 il WWF aveva stabilito il Gorilla Protection Program nel Gorilla Park in Uganda, vicino al confine con il Ruanda e lo Zaire e adiacente al Parco dei Vulcani, sul versante del Ruanda, e al Parco Vircunga nello Zaire. Tutti questi parchi nazionali furono utilizzati come basi per le forze "ribelli" del Ruanda, che poi in realtà erano in gran parte soldati e ufficiali delle Forze Armate dell'Uganda guidato allora dal Premier Yoweri Museveni. L'uso dei parchi nazionali, gestiti direttamente dal WWF o da enti internazionali ad esso collegati, come zone franche al di fuori del controllo dei governi nazionali in cui istallare basi per operazioni di sovversione e guerriglia si è ripetuto per varie volte come è avvenuto anche in Kenia e nel Sudan. Attualmente due milioni di Km quadrati, l'8,2 % dell'intero territorio dell'Africa sub sahariana è convertito in Parchi o Riserve naturalistiche.
Negli ultimi decenni il ruolo ufficiale dell'AWF (African wildelife fund) che ha sede in Washington DC, è stato quello di gestire i principali Parchi Nazionali e le Riserve faunistiche in netto contrasto con le attività agricole è industriali che i vari governi nazionali stavano cercando di sviluppare. Quando l'11 giugno del 1999 cominciarono ad apparire i primi resoconti sui media degli assassini di massa nel Congo/Zaire, suscitò scandalo il comunicato dell’l'AWF che denunciava la "tragedia" di 4 gorilla di montagna uccisi nel Parco Nazionale del Vircunga. Gli animali furono uccisi perché si trovarono in mezzo agli scontri tra le forze dell'Alleanza Democratica per la liberazione del Congo di Kabila e le milizie ribelli.
Un simile scandalo era avvenuto pochi anni prima. Mentre migliaia di Hutu del Rowanda morivano ogni giorno nei campi profughi dello Zaire di fame e malattie, l'AWF protestava perché i rifugiati dei campi profughi "distruggevano l'ambiente", andando nelle foreste a raccogliere la legna per far bollire l'acqua prima di poterla bere, e rovinavano così "l'habitat dei gorilla e di altre specie animali". Nota 6
Negli ultimi decenni l'AWF ha reclutato migliaia di africani di vari paesi che ha poi selezionato nel College of Wildlife Menagement dell'AWF a Moshi in Tanzania. Riportati poi nei paesi d'origine questi "quadri ambientalisti" hanno svolto e svolgono tuttora  un ruolo chiave per far accettare ai rispettivi governi e alle popolazioni l'arretratezza economica derivante dall'uso di "tecnologie appropriate" nel quadro pei progetti di "sviluppo sostenibile" , cioè adatti a  salvaguardare la vita selvaggia. Molti di questi quadri sono oggi i dirigenti di Parchi nazionali e Riserve faunistiche.Nota 7


Mappa dei parchi del WWF del  2001. Nel frattempo nuovi parchi sono stati creati.

Riferimenti

Algemeen Dagblad (giornale olandese)
Monday, January 17, 2000.
di Gerard Rigter
(tradotto dall'olandese all'inglese)

WWF loses from attorney

The World Wide Fund for Nature is a criminal enterprise that should be abolished by the justice system. Chances are slim that the judicature will do this out of its own, because its ties to the WWF are too strong.

This is what mr. J. Wilgers says, attorney in Goes. Last week, the WWF failed in its effort to silence the attorney, after he first called the WWF a criminal enterprise two years ago. The Council of Discipline, the disciplinary organ of the Dutch Bar Association, judged that the WWF didn't prove that Wilgers knowingly spoke untruths.

The Dutch branch of the WWF systematically perpetrates criminal offences in our country and the World Wildlife Fund is criminally active worldwide, said Wilgers on Saturday. "For the misdeeds of the World Wildlife Fund we can also accuse the Dutch Branch of the WWF."

It happened before that the Dutch Bar Association lost a case against Wilgers. At the Council of Discipline he disputed the words that it didn't fit an attorney to "falsely blame a well respected organization as the World Wildlife Fund." In appeal, the Bar lost again, because it couldn't make clear why Wilgers knowingly was saying things that were wrong.

The WWF, says the excited attorney, walking through large piles of dossiers, is guilty of deceiving the public by exagerating the illegal trade in endangered species. Trusting people that donate money for this purpose are the victims.

"It's complete disinformation. Huge numbers are shown, but for the most part these are related to the legal trade. Every 10 minutes, another species would die out. They started with the Panda, but today we have hundreds of thousands of species that supposedly need protection. Legitimate merchants, who have never been convicted, even have never been suspects, are publicly criminalized.

Traffic, the 'intelligence service' of the WWF, violates the 'Law on the police & military units' (very rough translation) by conducting its own investigations, proceeds Wilgers. In collaboration with the justice department Traffic doesn't shy away from 'provoking' and 'spy operations', illegal methods the justice department normally wouldn't perform.

It worries Wilgers that "already ten percent of the world's surface" is under the control of the WWF. According to him, the role of the organization in South-Africa is troubling, where in the late 1980's, in name of fighting the poachers, 1.5 million ANC members [anti-apartheid] and civilians have been murdered. To support this claim he refers to a 1989 report of the Commonwealth.

"I call that genocide. And still, in other third world countries, environmental protectors of the West just shoot so called poachers without any form of trial. In South-Africa, Mozambique, and Irian Jaya, we see that the WWF officially protects the environment, but in reality uses the money to safeguard western strategic and economical interests. The organization is interwoven with the elite of Europe and America through obscure societies like the 1001 Club and the by Prince Bernhard erected Bilderberg club, in which prominent citizens of the world are united. It is no coincidence that these protected areas are often rich in valuable minerals as gold, precious stones, and uranium. The local population is robbed from a normal existence by unreasonably severe environmental laws. That has happened around the American Freeport-MacMoRan-mine on Irian Jaya, where the WWF has even deforested the area. After the WWF-staf was kidnapped, the Papuas were chased away or murdered."

Wilgers thinks it's unheard of that WNF representative mr W. Wabeke is a superior officer at the District Attorney's office. Wabeke is a director at the Dutch WWF. Wilgers: "It didn't surprize me then that the justice department in Breda, in the investigation of a case of non-threatened lizards, in the report falsely labeled as threatened, eagerly shared the results of the investigation with collegues in America. The reward soon came. With the two American suspects a remarkable arrangement was made in which they had to pay 500 thousand dollars. This had to be paid to the WWF, who used it to pay for a natural resort right next to the Freeport-mine. "The WWF didn't give a reaction. The Justice Department says that Wilgers "has to be taken with a grain of salt" in his crusade against the WWF. Wabeke will be leaving his post at the WWF soon, because his term is coming to an end.

1. http://www.mitosyfraudes.org/INDICE/Cap12-WWF.pdf

2. January 31, 1997, The Guardian, 'SAS linked to rogue force in South Africa': "The SAS has been linked to violence by a 'third force' that threatened to undermine South Africa's transition to majority rule, in a report considered so explosive it was suppressed by Nelson Mandela... It confirms the involvement of commando units in random violence, the use of poison - supplied by the Seventh Medical Division - by hit squads, and the supply of arms and training to the Zulu-dominated Inkatha movement... The truth commission document says evidence was given to Gen Steyn that destabilisation of the government and neighbouring countries was planned 'to enable the military to step in credibly to create order'. Preparations for this allegedly involved stockpiling arms in countries which included Kenya, Zambia, Mauritius and Portugal, to create 'springboards' for possible military action. It said there was 'a suggestion that there was close contact with the British SAS'... As reported by the Guardian, a group of SAS officers working for a private security firm in Britain [KAS] were hired by wealthy conservationists in the late 1980s to come to South Africa to fight elephant and rhinoceros poachers. They became involved with local intelligence agencies and reportedly took part in paramilitary training. The British security firm, Kas Enterprises, was owned by Sir David Stirling, the founder of the SAS, and taken over after his death by Sir James Goldsmith. The security firm's SAS mission to South Africa was headed by Ian Crooke, who led the SAS..."

3. September 24, 1999, Kleintje Muurkrant, '"People have been murdered under the cover of nature protection" - Attorney severely criticises the World Wide Fund for Nature' (translated from Dutch to English): "It looks like the WWF to a large degree is responsible for several projects, especially in South Africa, where in two fases respectively one and a half million people and subsequently ten thousand people were killed. In the first phase it was about the battle in the frontline states against the ANC [the major anti-apartheid movement], especially against the military wing. The war has been waged under the cover of nature protection and while protecting nature these people have lobbied the legislator to adopt a "shoot to kill" policy, whereby it became legal to shoot poachers in the field before arresting them. Afterwards you have to say that among the victims were quite a lot of ANC members... After 1990 the struggle shifted to the territory of South Africa [instead of the whole of southern Africa]. During that time these people trained a number of elite black units in the wildlife parks [of the WWF], like the anti-cattle thieves brigade and the crowbar-unit that turn out to responsible for the murder of several ten thousand inhabitants of the townships. This was part of the plan to create a civil war between the Bantus and the Zulus, that is to say that the ANC had to be set up against Inkatha [of Inkatha Freedom Party, the second largest anti-apartheid movement which mainly represented the Zulus] and that operation has been conducted with the intention of destabilizing southern Africa."

4. November 5, 1997, De Groene Amsterdammer (magazine), 'The World Nature Army', con una intervista a  Kevin Dowling
http://www.groene.nl/1997/45/rz_wnf.html

5. September 24, 1999, Kleintje Muurkrant, 'dvocaat levert felle kritiek op Wereld Natuurfonds' (Dutch - traduzione usata per l'articolo
http://www.stelling.nl/kleintje/336/Wilgers.htm

6. The African Wildlife Foundation:
Study In British Counterinsurgency by EIR's Special Correspondent
http://members.tripod.com/~american_almanac/afwild.htm

7. Washington Monthly, May 1993 v25 n5 p60(2) At the Hand of Man: Peril and Hope for Africa's Wildlife. Ann O'Hanlon.

Raymond Bonner moved to east Africa in 1988 to write for The New Yorker, neatly in time to watch the 1989 global ban on ivory take effect. Enchanted by the continent's peoples and wildlife, Bonner explored the interplay of the two as they relate to wildlife conservation. He discovered that American wildlife organizations such as the World Wide Fund for Nature (WWF) and the African Wildlife Federation (AWF) pay scant attention to local peoples while establishing wildlife policy and distort facts when it is conducive to fundraising. The case in point is, of course, elephants and the argument for a total ban on ivory. Both WWF and AWF paid exaggerated attention to the case of the elephant (elephants have never been doomed to extinction; in fact, several countries had to stabilize their elephant populations well before the 1989 ban) once they discovered this was a fool-proof recipe for fundraising. Bonner himself was seduced into focusing on pachyderms, and he serves up some juicy reporting on the politics of elephants. However, if his topic is "Peril and Hope for Africa's Wildlife," as the subtitle promises, Bonnet falls short.
The ban on ivory, announced in 1989 at the initiation of WWF and AWF, was an abrupt reversal of both organizations' prior position of allowing the sale of some ivory. The wisdom of allowing ivory sales is at least threefold. First, elephant populations outgrow their habitat's support capacity and therefore must be kept from trampling the forest and farmland around them and dying of starvation. The tusks from these elephants, and from elephants who die natural deaths, should not go to waste. Second, putting a value on the elephants-outside of the western aesthetic value that many Africans don't have the luxury to share--is the best way to ensure that those peoples work for the survival of the species. Finally, the African people who cope with these dangers should be the people setting and implementing policy, both because it is their land and resource, and because their involvement is a fundamental precursor to caring for the survival of the species. No foreign government that pushed for the ban on ivory ever compensated local populations for their loss of income from ivory sales, nor included any Africans in policy making, an attitude Bonner refers to as "eco-colonialist."
Though Bonner is critical of a number of conservation organizations, he serves up a particularly thorough indictment of WWF. The organization provided the Zimbabwean Department of National Parks and Wildlife Management with a helicopter used to gun down poachers on sight, killing a total of at least 57 men. A lifelong conservationist working in Namibia described the average poacher as "an average, normal guy, a poor farmer who is trying to feed his family." There were in-house arguments at WWF over the project, but it later denied knowing how the helicopter was being used.
WWF's " 1001 Club ," a fundraising gimmick conceived by South African tobacco businessman and WWF boardmember Anton Rupert, is made up of 1,000 individuals who have given $10,000 to the WWF, the 1001st being Prince Bernhard of the Netherlands, a former WWF president. The secret list of members includes a disproportionate percentage of South Africans, all too happy in an era of social banishment to be welcomed into a socially elite society. Other contributors include businessmen with suspect connections, including organized crime, environmentally destructive development, and corrupt African politics. Even an internal report called WWF's approach egocentric and neocolonialist. (The report was largely covered up.)
The neocolonialist charge gets at a number of uncomfortable truths. The United States and other western nations have helped create a demand for ivory--thus contributing directly to elephant poaching and the ivory trade--and supported many a politically corrupt African government that was tied to the ivory trade. Once it became politically or financially expedient for those who had hunted African wildlife to skip the hunt, they did so and asked the rest of the world to go along. Africans were not included in such decisions.
The Africa section of the U.S. office of WWF hired its first black professional in 1991, and WWF International has yet to hire a single black in its 30-year history. And, if it's possible to rate such overt racism, the African Wildlife Federation is worse due to its name and mission: In its 30 years, it has yet to have a single black on its board of trustees or in its Washington headquarters.
Sorely missing from At The Hand of Man is an analysis of why none of the successful small-scale efforts to control elephant populations has been attempted or even proposed at the national level in Africa. What are the hurdles that might obstruct such plans? Not one of the wildlife experts proposes a national or continent-wide strategy for keeping elephant populations in check while simultaneously respecting local cultures and allocating tourist dollars. Nor does Bonner, despite his criticism of the ivory ban. Such may not be a reporter's responsibility, but his omission both of alternative strategies and of obstacles prohibiting such strategies is frustrating. Bonner claims the western approach to African wildlife management is racism and nothing else. In fact, if racism disappeared tomorrow, Africa's wildlife woes would remain. Topics critical to wildlife management yet barely touched upon in the book--crippling population growth, political corruption, and unstable governments throughout the continent --are as African as elephants and daunting obstacles in the execution of complex policy. And they were, perhaps, factors in the decision to implement the more simplistic ban on ivory than a more complex policy that, no doubt, would have been fairer to the Africans. If Bonner had yielded to his obvious urge to write exclusively about elephants and the ivory trade, perhaps he would have addressed these issues. Instead, he paints a picture that is compelling but incomplete.

Nota sull'autore

Dott. Giuseppe Filipponi, fisico, docente, Presidente della Fondazione per l'Energia di Fusione negli anni '80, direttore della rivista Fusione Scienza e Tecnologia