|

Sicilia, la mafia nei parchi eolici
Arrestati imprenditori e
funzionari pubblici
|
La Danimarca che copre il 20 % del
fabbisogno elettrico coi i parchi eolici sta tornando indietro, il loro utilizzo
ha spinto in alto il costo dell'elettricità e la
popolazione protesta.
In Italia i venti come il libeccio, la tramontana, il
maestrale, il grecale, e lo scirocco soffiano per 2000
ore l'anno contro le 6000 ore dei venti danesi e olandesi. I parchi eolici da noi
servono quindi a ben poco. Come si vede spesso dalle autostrade le pale
dei generatori sono ferme,
addirittura ci sono torri staccate dalla rete
elettrica, tanto...
E' solo un modo per spillare denaro ai
contribuenti.
«Entro il 2010 leolico
produrrà 5-7 volte lenergia nucleare. E già oggi
ne produce il doppio»,è stato riferito
trionfalmente al convegno «Dopo il petrolio lera
delle nuove tecnologie»,promosso dalla Regione Lazio
nel dicembre 2006.
La realtà dopo tre anni anni appare ben diversa e i motivi
sono evidenti:
1) Installare 1000 MW (megawatt) nucleari significa avere
1000 MW di potenza elettrica disponibile per 365 giorni
lanno. Installare 1000 MW eolici significa avere
1000 MW disponibili per il 25% dei giorni di un anno,
ovvero una potenza reale disponibile di 250 MW su base
annua.
2) La potenza nucleare in funzione nel mondo alla fine
del 2005 era di 365.000 MW,disponibili 365 giorni
lanno. La potenza eolica alla stessa data era di 53.000
MW, che corrispondono a poco più di 13.000 MW
disponibili su base annua.
3) Linvestimento necessario per realizzare un
impianto da 1000 MW del primo tipo non è nemmeno
lontanamente paragonabile con uno del secondo tipo, né
in termini economici (il costo finale di un kilowattora
nucleare è di 40 delle vecchie lire, di un kilowattora
eolico di 250 lire, cioè il 525% in più) né in termini
ambientali (una centrale atomica da 1000 MW occupa 15
ettari, una eolica ben 12.500).
4) Linvestimento in impianti eolici presuppone,
inoltre,un impegno parallelo in impianti convenzionali
che devono fornire energia elettrica quando non cè
vento. Si tratta, dunque,di una spesa aggiuntiva.
Se tanto ci dà tanto, erano soliti concluderei nostri
vecchi... Ma poiché è di salvaguardia della natura che
qui stiamo parlando, mi chiedo se i verdi nostrani
abbiano mai visto lo scempio dei mulini a vento, mostri
dacciaio tuttaltro che donchisciotteschi,
piantati a Campolieto, sui contrafforti di Campobasso, o
ai margini della Réserve Africaine di Sigean, il parco
zoologico situato nel Sud della Francia, fra Narbonne e
Perpignan. O se abbiano mai udito il mostruoso ronzio dei
39 impianti eolici (contati con i miei occhi) che
sfregiano il cielo in prossimità dello Stretto di
Gibilterra, deturpando il paesaggio di Tarifa, uno degli
angoli più suggestivi dEuropa. Ah già, ma loro
non usano lauto e a Tarifa il treno non arriva.
Nessuno ha il coraggio di denunciare che, dopo pochi anni,
queste pale metalliche si fermano, perché i rotori si
usurano. Non per nulla le ditte le garantiscono solo per
un ventennio. I patiti degli alisei citano sempre alla
Danimarca come esempi da imitare perché trae dal vento
oltre il 20% dellenergia elettrica che consuma. Il
governo danese sta però oggi togliendo gli incentivi
fiscali ai "mulini a vento" perché la loro
costruzione ha portato ad un notevole aumento il costo
dell'energia elettrica e alle conseguenti lamentele della
popolazione. I Verdi si guardano bene
dallaggiungere inoltre che, se le turbine eoliche
danesi venissero collocate in Italia agli 80 metri
regolamentari luna dallaltra, formerebbero
una cicatrice di 1330 chilometri da Bolzano a Reggio
Calabria. E non spiegano nemmeno che la popolazione
danese è meno di un decimo di quella italiana. Di
conseguenza, per emulare la Danimarca dovremmo prevedere
un numero di turbine eoliche almeno dieci volte maggiore.
Con unulteriore, non trascurabile complicazione:
tramontana, maestrale, grecale, scirocco e libeccio dalle
nostre parti soffiano per 2000 ore lanno, contro le
5000-6000 ore di correnti daria dei Paesi più
ventosi.
È vero: l85% dellenergia che consumiamo
proviene dai combustibili fossili, quasi la metà dal
petrolio, che è in via desaurimento. Ma far
credere alla gente
che zefiro possa rappresentare una valida alternativa è
lultima delle follie.
Sono gli stessi che teorizzano di far marciare le Fiat (BMW
e Audi mai e poi mai!) con il bioetanolo. Senza dire che,
siccome lItalia consuma ogni anno per autotrazione
circa 40 miliardi di litri di carburante, per rimpiazzare
con lalcol etilico ricavato da materie prime
vegetali il 10% di questi consumi dovremmo coltivare a
mais 4 milioni di ettari del Belpaese. Lintera
Pianura Padana, cioè più della metà dei terreni
seminativi di cui disponiamo.
è scontro frontale
Ripreso da Quattroruote dicembre
2008
|
|
|
|