L'opzione nucleare e la"green economy"                          Appendice

     
 

Capitolo 1
 
Vivere con le radiazioni
 

 Capitolo 2
L'opzione nucleare e la "green economy

Capitolo 3
L'incidente di Cernobyl:
i danni maggiori  vennero dai media

Capitolo 4
Le scorie nucleari non rappresentano un rischio

Capitolo 5
Il riprocessamento del combustibile nucleare

Capitolo 6
Le origini aristocratiche dei movimenti verdi

Capitolo 8
Il WWF in Africa

Capitolo 9
Il mondo poco pacifico
di Greenpace

 

Appendice

Il rischio di cancro per basse
dosi di radiazioni
Una confutazione completa della "Linear no Threshold Theory (LNT)"
Prof. Bernard L. Cohen


Una misura scientifica del rischio nucleare
Prof. Bernard L. Cohen

   

Una misura scientifica del rischio nucleare
Prof. Bernard L. Cohen,
Dept.of Physics, University of Pittsburgh, Pittsburgh, PA 15260
Telephone: (412)624-9245 , Fax: (412)624-9163, e-mail: blc@pitt.edu

Introduzione
La misura del rischio attraverso la LLE  (loss of life expectancy- riduzione dell'aspettativa di vita)
Il catalogo dei rischi
Rischi dovuti agli stili di vita
Rischi dovuti alle malattie
Uno dei rischi maggiori  è quello di rimanere scapoli o nubili
.
Il maggiore tra tutti i rischi è quello di essere povero, non specializzato, e/o a basso livello di istruzione
Incidenti automobilistici
Incidenti a casa e sul posto di lavoro
Il rischio nel rimanere disoccupato è superiore a quello dovuto agli incidenti sul lavoro
Le più importanti categorie di rischio
La misura del rischio relativo all'uso dell' energia nucleare
I media danno un'idea completamente sbagliata dei rischi
I rischi del nucleare e quelli dell'uso del carbone, del petrolio del gas e al risparmio energetico
Per ridurre i rischi occorre spendere denaro
Solo nel nucleare si spende per la sicurezza
Nota

 


Introduzione

Uno dei principali vantaggi di cui godono gli ideologi dell’ambiente è che la maggioranza delle persone non comprende e non è in grado di quantificare il rischio cui è soggetta.
La maggior parte di noi pensa e agisce come se la propria vita fosse esente da rischi. Consideriamo l’assunzione dei rischi come qualcosa di sbagliato, da evitare assolutamente. Consideriamo in genere inaccettabili i rischi imposti su di noi da altri. Educare i bambini ad evitare il rischio è un dovere importante dei genitori.
Sfortunatamente, qualunque cosa noi facciamo implica un rischio. Ci sono pericoli in ogni tipo di viaggio e c’è pericolo anche a rimanere a casa, il 25% degli incidenti mortali avviene entro le mura domestiche. C’è pericolo nel mangiare, il cibo è una delle principali cause del cancro e di diverse altre malattie, ma benché ne siamo coscienti mangiano più del necessario. Ci sono pericoli nel respirare, l’inquinamento dell’aria uccide probabilmente 100.000 americani ogni anno, l’inalazione del radon e dei suoi prodotti di decadimento è stimato uccida 14000 americani ogni anno, molte malattie come l’influenza sono contratte semplicemente inalando i germi. Questi pericoli potrebbero facilmente essere evitati respirando attraverso maschere filtranti, ma nessuno lo fa.
Ci sono pericoli nel lavorare, 12000 americani muoiono ogni anno in incidenti sul lavoro, il numero dei morti per malattie collegate al lavoro è inoltre almeno 10 volte più grande. In ogni caso la maggior parte delle alternative al lavoro sono ancora più pericolose.
Questo non significa che non dobbiamo cercare di minimizzare il rischio ma che per farlo occorre procedere con criteri scientifici, come prima cosa occorre una procedura per quantificare il rischio.
Non si evita il rischio semplicemente evitando quello che ci appare più evidente. Per esempio se uno pensa di fare un viaggio alla guida di un’auto può evitare il rischio di guidare decidendo di andare a piedi, questa decisione spesso gli causa l’assunzione di un rischio spesso maggiore.
Il problema è che seguendo un approccio istintivo i rischi a cui si pensa sono sempre quelli più pubblicizzati dai media, e ciò assolutamente non è una buona guida per evitare e ridurre il rischio.
La procedura logica per minimizzare il rischio è quella di quantificare tutti i rischi e assumere quelli minori invece che i maggiori.
Il nostro obiettivo è quello di fornire una procedura per questa misura del rischio e di applicarla poi anche al caso dei rischi connessi con la produzione della corrente elettrica, inclusa quella per via nucleare.

La misura del rischio attraverso la LLE
(loss of life expectancy- riduzione dell'aspettativa di vita)


Ci sono molti modi per quantificare il rischio noi usiamo la Riduzione dell’Aspettativa di Vita o LLE (loss of life expectancy). La LLE dovuta ad un certo rischio è la quantità media di cui è diminuita l’aspettativa di vita di una persona che assume il rischio in considerazione.
Per chiarire il concetto facciamo qualche esempio. Dalle analisi statistiche sappiamo che un persona di 40 anni ha una aspetta di vita di altri 37,3 anni (USA 1990). Se questa persona assume un rischio che ha la probabilità dell’1% di essere immediatamente fatale, tale rischio causa una LLE = (aspettativa di vita)x Probabilità del rischio di essere fatale) cioè LLE = 37,3 x 0,01=0,373 anni.
Prendiamo quindi un altro esempio, il rischio (immediatamente fatale di giocare alla Roulette Russa con una pistola a tamburo di 6 colpi). La probabilità del rischio è 1/6. La LLE per una persona di 40 anni che gioca alla Roulette Russa quindi è LLE = 37,3 x 1/6= 6,2 anni.
Deve essere chiaro che ciò non significa che, nel primo caso, l’individuo che ha assunto il rischio morirà 0,375 anni prima della media nazionale. Ma se, nel primo esempio, 1000 persone della stessa età (40 anni) prendono tale rischio, 10 moriranno subito avendo la loro vita ridotta di 37,3 anni, le altre 990 vivranno invece senza ridurre la loro vita futura. Nel secondo caso invece saranno 1000 x 1/6 = 166,6 le persone che moriranno immediatamente. In ogni caso la riduzione dell’aspettativa di vita media per le 1000 persone è di 0,373 anni nel primo esempio e di 6,2 anni per il secondo.

Il catalogo dei rischi

Rischi dovuti agli stili di vita.
Un rischio largamente riconosciuto è quello del fumo di sigarette. Un pacchetto (20 sigarette) al giorno corrisponde ad una LLE di 6,4 anni per l’uomo e 2,3 anni per la donna. Nel caso dell’uomo ciò equivale ad una LLE di dieci minuti per ogni sigaretta fumata.
Per chi fuma senza inalare, il rischio di un pacchetto al giorno è si 4,5 anni per l’uomo e 0,6 anni per la donna. Per chi inala profondamente si ha invece 8,6 anni per l’uomo e 4,6 anni per la donna.
La differenza tra uomo e donna può dipendere da quanto profondamente essi inalano, o differenze nello stile di vita e nella fisiologia.
Smettere di fumare riduce il rischio, dopo 5 anni esso è ridotto di 1/3, dopo 10 anni di ½.
I sigari e l’uso della pipa non implicano un grande rischio se non sono inalati. Se sono inalati si ha una LLE di 1,4 per la pipa e 3,2 anni per i sigari.
Una comprensione ulteriore del rischio del fumo può venire dall’esame delle malattie di cui i fumatori muoiono più frequentemente.
Consideriamo ora il tasso di mortalità tra chi fuma 1-2 pacchetti al giorno nell’età 35-84 anni e calcoliamo il rapporto di questo tasso tra i fumatori e i non fumatori. Esso è 17 per il cancro al polmone (cioè i forti fumatori muoiono di cancro al polmone 17 volte maggiormente dei non fumatori), 13 per il cancro alla laringe e all’esofago, 6 per il cancro alla bocca, 11 per bronchiti e enfisema, 4 per ulcere allo stomaco, 3 per cirrosi al fegato, 2 per influenza e polmonite, 1,8 per malattie cardiovascolari (la malattia killer principale considerando le cause di morte), tra 1,5 e 2 per leucemia e cancro allo stomaco, pancreas e alla prostata.
Molta attenzione viene oggi data anche al rischio di fumo “passivo”.
Il rischio aggiunto per il cancro al polmone per i non fumatori che sono sposati ad un fumatore corrisponde ad una LLE di 50 giorni.
Un altro grande rischio su cui è possibile avere un controllo personale è quello di essere soprappeso. Per ogni “pound”= 453,6 grammi di peso in eccesso rispetto al nostro peso forma si perde 1 mese di aspettativa di vita (LLE = 1 mese), nel caso quindi di un individuo soprappeso di 30 “pound” = 13,608 Kg la sua aspettativa di vita si riduce di 30 mesi, 2,5 anni.
Per chiarire gli effetti dell’essere soprappeso notiamo che il nostro peso aumenta di 7 pound = 3,175 Kg i n un anno, per ogni 100 calorie in più nella media del cibo che mangiamo al giorno. In pratica una persona che è gia in soprappeso se non cambia le sue abitudini alimentari e in relazione all’esercizio fisico, ma ingerisce ogni giorno solo un fetta extra di pane e burro (100 cal) in un anno aumenterò il peso di 7 pound = 3,175 Kg, e la sua riduzione di aspettativa di vita per questo fatto (LLE) sarà ridotta di 7 mesi.

Rischi dovuti alle malattie
Tra i rischi maggiori ovviamente dobbiamo includere le malattie.
Le malattie cardiache guidano tale categoria, esse causano una riduzione della aspettativa di vita nell’americano medio (LLE) di 5,8 anni, seguite dal cancro con una LLE di 2,7 anni, da ictus con una LLE di 1,1 per l’uomo e 1,7 per le donne, polmonite e influenza con una LLE di 4 mesi, cirrosi al fegato e diabete con LLE di 3 mesi ciascuna, la cirrosi più nell’uomo che nella donna con una rapporto di 3 a 2.

Uno dei rischi maggiori  è  quello di rimanere scapoli o nubili
.
Le statistiche mostrano che in media un uomo bianco single ha 6 anni di vita in meno rispetto ad un bianco sposato, il che vuol dire che il fatto di rimanere scapoli comporta una LLE di 6 anni. Questi dati si riferiscono inoltre a periodi precedenti alla comparsa del virus dell’HIV per cui tale malattia non può assolutamente incidere sui dati statistici. Si potrebbe arguire che questa differenza così grande sia dovuta al fatto che le persone malate si sposano con più difficoltà. Le cose però non vanno in questo modo perché i vedovi e i divorziati hanno tassi di mortalità ancora più elevati ad ogni età. La LLE di un maschio bianco (i dati relativi alle femmine sono tra parentesi) che non è sposato all’età di 55 anni e non lo sarà in futuro è di 3,2 (1) anni, per i vedovi è di 3,9 (2,7) anni, per i divorziati è 6,2 (2,5) anni. Per i maschi negri LLE è 3,5 (4,1) per i single, 6,2 (6) per i vedovi, 6 (4) per i divorziati. Da notare che il maschio soffre più della femmina nel rimanere non sposato e i negri più dei bianchi. Le persone non sposate soffrono maggiormente di diverse malattie, e in generale i vedovi e i divorziati della stessa età ne soffrono più di quelli che non sono mai stati sposati. Per esempio, rispetto agli sposati della stessa età i vedovi maschi muoiono più frequentemente di tubercolosi del 117%, per il cancro allo stomaco e all’intestino del 26%, del cancro all’apparato genitale del 23 %, di cirrosi al fegato del 142%, di incidenti automobilistici del 127%, di suicidio del 139%, di omicidio del 69%. Rispetto ad un uomo sposato della stessa età un uomo divorziato muore 6,1 molte maggiormente di tubercolosi, 2,1 volte in più di cancro al fegato, 6,2 volte in più di cirrosi, 3,8 volte in più di incidenti automobilistici, 4,2 volte in più di altri incidenti, 4,1 volte in più di suicidio e 7,1 volte in più di omicidio.

Il maggiore tra tutti i rischi è quello di essere povero, non specializzato, e/o a basso livello di istruzione.
Persone che ricoprono il ruolo di manager, professionisti, tecnici, e personale amministrativo, vivono in media 1,5 anni in più rispetto alle persone impegnate nelle vendite e gli operai specializzati e semi specializzati, e questo secondo gruppo vive in media 2,5 anni in più dei lavoratori non specializzati.
I dirigenti delle grandi corporation vivono inoltre in media almeno 3 anni più del gruppo più longevo tra quelli precedentemente descritti, quindi ben 7 anni in più rispetto agli operai non specializzati.
Un simile studio condotto sui lavoratori in Inghilterra mostrava differenze anche maggiori, simili differenze sono riscontrabili anche tra le moglie dei lavoratori. In media la moglie di un professionista vive 4 anni più della moglie di un operaio non specializzato. Ciò indica che i problemi non sono dovuti all’esposizione dei lavoratori al tipo di lavoro ma di carattere socioeconomico.
Per cercare di comprendere le ragioni di queste differenze, è interessante considerare le cause della morte. Se compariamo le cause di morte degli operai non specializzati con quelle dei professionisti, tecnici, del personale amministrativo e fra manager negli USA, il rischio di morire prematuramente di tubercolosi è 4,2 volte più grande per i primi, di morire per incidente è 2,9 più alto, per influenza e polmonite 2,8 maggiore, di cirrosi al fegato 1,8 e di suicidio 1,7 maggiore. Il rischio è anche il 30% maggiore per il cancro e il 13% in più per le malattie cardiovascolari, è invece l8% minore per l’arteriosclerosi e il diabete.
Queste differenze sono ovviamente in gran parte dovute a condizioni di vita non ottimali da un punto di vista sanitario: accesso limitato alle cure mediche, trascuratezza nelle cure, cause che possono tutte essere notevolmente ridotte con un’adeguata prevenzione.
Un simile comportamento appare in correlazione tra l’aspettativa di vita e il livello di istruzione.
Persone che hanno frequentato il College (laureati) vivono 2,6 anni in più della media degli americani, le persone che hanno abbandonato la scuola vivono 1,7 anni in meno della media, un differenza di 4,3 anni. Le differenze sono le stesse per l’uomo e la donna. Abbandonare la scuola ad un’età troppo giovane e contemporaneamente cominciare a fumare è uno dei comportamenti più rischiosi, un atto paragonabile all’andare volontario in tempo di guerra. La LLE di un giovane che veniva mandato in Vietnam durante la guerra era di 2 anni nei marines, 1,1 anni nell’esercito, 0,5 anni nella marina e 0,28 anni nell’aeronautica.
In uno studio, l’area di Cicago fu divisa in sezioni definite da livelli socioeconomici. La differenza nell’aspettativa di vita tra quella più alta e la più bassa era di 9 anni nei maschi bianchi e 7 anni per le femmine bianche e 10 anni per non bianchi di entrambi i sessi. Il servizio di sorveglianza della pubblica sanità trovò che in 18 città americane i tassi di mortalità nelle aree povere erano normalmente del 70 % superiori rispetto alle aree ricche, il che corrispondeva a 10 anni nell’aspettativa di vita.
Questi dati sono confermati anche da studi fatti all’estero. In una ricerca fatta a Montreal la città fu divisa in sezioni di classi socioeconomiche, la differenza nell’aspettativa di vita tra la più alta e la più bassa era di 10,8 anni per l’uomo e 7,9 per la donna. In una ricerca del ministero della sanità canadese in 21 città la popolazione fu divisa in 5 classi a secondo del reddito, fu trovata una differenza tra l’aspettativa di vita tra la più alta e la più bassa di 6 anni per l’uomo e 3 anni per la donna. In una ricerca in Finlandia la popolazione fu divisa in 4 gruppi sociali e fu trovata la differenza di 7 anni nell’aspettativa di vita tra la più alta e la più bassa. Una ricerca in Francia trovo che i maschi professionisti e manager vivono 4 anni in più dei lavoratori con i “ colletti bianchi” (impiegati), 9 anni in più rispetto agli operai specializzati e ben 13 anni in più rispetto agli operai non specializzati.
Nelle nazioni tecnologicamente avanzate ci sono programmi di welfare per garantire anche alle persone povere cure mediche e un’alimentazione corretta. A livello internazionale specie per i paesi in via di sviluppo questi programmi sono molto meno efficienti. Ciò comporta una variazione molto grande nell’aspettativa di vita in relazione al PNL delle varie nazioni. Nei paesi come gli Stati Uniti e quelli dell’Europa occidentale, in Australia e Giappone l’aspettativa di vita e mediamente superiore ai 75 anni (1990), in altri paesi come la Polonia, la repubblica Ceca, la Romania è di poco inferiore (72 anni); per il Messico e i paesi dell’America Centrale è 67 anni, per la Turchia, Brasile, Tailandia 64 anni, per India, Iran, Egitto 59 anni, Per i paesi dell’Africa centrale l’aspettativa di vita media è di solo 45 anni, 38 anni per l’Afganistan e Zambia. Queste differenze non dipendono da fattori razziali, il Giappone ha 10 anni di vita media in più di tutti i paesi dell’estremo oriente e i neri americani hanno una vita media più lunga di 20 anni dei neri africani. La storia della vita media dei bianchi rispetto a quella dei neri negli Stati Uniti è indicativa al riguardo. Nel 1900 c’erano 18 anni di differenza (50 contro 32), attualmente (1990) la differenza è di 6 anni, il che mostra l’aumento che c’è stato dei livelli di vita e di istruzione nella popolazione nera americana in questi anni, e ciò mostra a sua volta quanto lavoro debba ancora essere fatto in questo senso.
Ogni azione che va nella direzione di ridurre la ricchezza nazionale, o di una parte della popolazione è quindi pericolosa. La LLE di cui stiamo parlando (la riduzione dell’aspettativa di vita dovuta a condizioni di povertà) in questo caso è di circa 10 anni negli USA e di 20 a livello internazionale.
Negli Stati Uniti l’aspettativa di vita varia anche considerevolmente con la geografia con modalità che non è spiegabile solamente con le condizioni socioeconomiche.
Per i bianchi in media l’aspettativa di vita è maggiore di un anno rispetto la media nelle zone rurali del Nord e del Centro, Nord e Sud Dakota, Minnesota, Iowa, Nebraska, Kansas e Wisconsin (tutti questi stati hanno un reddito medio minore della media nazionale), è invece un anno minore della media negli stati rurali del Sud Est, Carolina del Sud, Georgia, Alabama, Mississipi, Luisiana. E’ ipotizzato che la causa di tale differenza può essere la presenza di tracce di differenti elementi nel terreno. Zone che hanno una maggiore altitudine hanno una aspettativa di vita maggiore di quelle a livello del mare. Le differenze sono notevoli specie per i casi di cancro. Da notare che l’esposizione alle radiazioni aumenta con l’altitudine, il che dovrebbe avere un effetto contrario. Le rocce delle zone montagnose in genere contengono molte più sostanze radioattive. Questa è un’altra dimostrazione che la radiazione non è una causa importante per il cancro.

I rischi dovuti agli incidenti
I rischi più evidenti e anche più pubblicizzati dai media sono quelli di rimanere vittime di incidenti. Se misuriamo però i rischi connessi con i vari tipi di incidenti ci rendiamo conto che i pericoli sono in questo caso ben al di sotto di quelli discussi precedentemente.

Incidenti automobilistici
In genere circa la metà degli incidenti mortali che avvengono sono dovuti a incidenti automobilistici per i quali negli USA (1990) c’è una LLE di 170 giorni. Usando piccole automobile piuttosto che automobili medie o grandi il rischio praticamente raddoppia (nel causo tutti usassero piccole auto). La differenza tra l’usare una piccola auto piuttosto che una media è una LLE di 60 giorni la stessa LLE che c’è tra l’usare un’auto media e una grande.
Riducendo i limiti di velocità nelle autostrade dai 65 a 55 migli/h nel 1974 si è aumentata l’aspettativa di vita di 40 giorni, il ritorno successivo alle 65 miglia/h sulle autostrade interstatali in qualche stato ha comportato praticamente l’effetto contrario.
In genere guidare per un miglio un’automobile e attraversare la strada come pedone hanno la stessa LLE di 0,4 minuti. In pratica la pericolosità di queste due azioni è equivalente ad una “tirata” di sigaretta (assumendo che una sigaretta è completamente consumata con 25 “tirate”, oppure è equivalente al fatto che una persona già soprappeso assume tre calorie in più. Da notare che se uno deve percorrere a piedi un miglio in città e deve attraversare nel percorso più volte varie strade ciò è più pericoloso che fare lo stesso percorso con l’automobile.

Incidenti non automobilistici
La LLE per gli altri incidenti non automobilistici è di 40 giorni sia per le cadute (specie per le persone anziane) che per gli annegamenti, 27 giorni per gli incendi, 17 giorni per gli avvelenamenti, e 13 giorni per i soffocamenti, 11 per le uccisioni con le armi da fuoco (incluso gli incidenti), 7 giorni per le morti per asfissia. Gli uomini muoiono per incidenti più del doppio delle donne, negli incidenti automobilistici il rapporto maschio /femmine è 2/1, negli annegamenti è 5/1.
Il tasso di mortalità degli incidenti varia notevolmente con la geografia, è di 4 volte più alto nel Wyoming rispetto che a New York, considerando i due estremi possiamo dire che il Nord Est è l’area più sicura e le Montagne Rocciose quella meno sicura.
Noi passiamo gran parte del nostro tempo a casa e al lavoro per cui la maggior parte dei nostri incidenti non sono collegati agli spostamenti.

Incidenti a casa e sul posto di lavoro
La LLE per gli incidenti che avvengono entro le mura domestiche è di 95 giorni (1990) e quelli che avvengono al lavoro di 74 giorni. In quest’ultimo caso ci sono variazioni notevoli a secondo del tipo di lavoro si va da una LLE di 300 giorni per le costruzioni e le miniere ai 30 giorni per i lavoratori del commercio.
La metà di tutti lavoratori operano nel manifatturiero e nei servizi all’industria, per loro la LLE è di 45 giorni. Per i lavoratori del settore radiologico e del settore nucleare, l’esposizione alla radiazione causa una LLE media di 20 giorni.
Questi dati statistici coprono diverse categorie di rischio connesse con le attività lavorative, in pratica rappresentano la media che include tutti i lavoratori del settore anche gli impiegati e altri tipi di lavori che sono relativamente privi di rischi.
I dati sugli incidenti sul lavoro del Canada (1990) sono molto più dettagliati e chiariscono diversi punti.
1) Per chi svolge un lavoro effettivamente all’interno delle miniere la LLE è di 660 giorni mentre per chi è occupato nel settore commerciale e nei servizi la LLE è di 65 giorni.
2) Nell’industria la LLE per i lavoratori che operano sulle linee di potenza nella trasmissione dell’elettricità la LLE è di 820 giorni contro i 65 giorni del settore meccanico e del montaggio.
3) Nel settore del legno la LLE per chi effettivamente taglia gli alberi è di 1560 giorni contro i 54 giorni di chi opera nel settore delle segherie.
4) Nelle costruzioni la LLE per i lavoratori delle demolizioni è di 1560 giorni (più di 4 anni) contro i 34 giorni di chi lavora nell’idraulica e degli elettricisti.
Alcune attività spettacolari sono altamente pubblicizzate come molto pericolose ma confrontando i dati statistici si vede che i pericoli sono esagerati. Lavorare professionalmente come trapezisti e acrobati comporta una LLE di 5 giorni per anno di attività o 100 giorni per 20 anni di attività. Il rischio à simile a quello dei corridori automobilistici professionisti. Per queste professioni il rischio di incidenti mortali è minore di quello dei lavoratori delle miniere e delle costruzioni. Una delle professioni più pericolose è quella che comporta immersioni in profondità che causa una LLE di 40 giorni per ogni anno di lavoro.
Oltre agli incidenti il lavoro causa anche malattie che in molti casi sono più gravi degli incidenti. I minatori del carbone, in media, muoiono 3 anni prima delle persone che hanno lo stesso stato socioeconomico. I dati statistici sono sfavorevoli allo stesso modo per i camionisti, i pescatori e i marinai, i montatori di strutture in acciaio, per attori e musicisti (probabilmente a causa del lavoro non regolare), per i poliziotti e i vigili del fuoco. Ci sono poi lavori per i quali si vive più a lungo per un anno o più rispetto alla media dei lavoratori dello stesso status socioeconomico, sono i lavoratori delle poste, funzionari governativi, insegnati universitari, giardinieri. La scelta dell’occupazione può quindi avere una grande influenza sull’aspettativa di vita, aumentandola o riducendola di diversi anni.

Il rischio nel rimanere disoccupato è superiore a quello dovuto agli incidenti sul lavoro.
Usiamo per analizzare il fenomeno lo studio di Ray Marshall, ex Segreatario al Lavoro e ora professore universitario dell’Università del Texas (1990). La disoccupazione non solo colpisce i lavoratori ma anche le loro famiglie, i loro amici e anche quelli che rimangono occupati perché aumenta la loro preoccupazione di perdere il lavoro. La LLE per un anno di disoccupazione è di circa 500 giorni. E’ uguale al rischio di fumare 10 pacchetti di sigarette al giorno per il tempo che si rimane disoccupati.
Spesso razionalmente il tasso di disoccupazione aumenta o diminuisce di uno o più punti percentuali. Negli Stati Uniti l’aumento dell1% del tasso di disoccupazione per un anno è stimato è stimato comportare un aumento di mortalità di 37.000 unità; includendo in questi 20000 dovuti all’acutizzarsi di problemi cardiovascolari, e 500 dovuti alla cirrosi a causa dell’abuso di alcool, 900 suicidi, 650 omicidi (dati del 1990). Oltre ai morti ci sono poi 4200 ricoveri negli ospedali e 3300 persone che finiscono in prigione.
Chiaramente ogni azione o inazione che può portare ad un aumento della disoccupazione è molto pericolosa. Importare petrolio invece che produrre energia all’interno del paese è un’azione di questo tipo, avere un inadeguato rifornimento di elettricità o permettere che i costi dell’elettricità aumentino è un’azione molto pericolosa.
Le cure mediche sono un ovvio fattore che influenza le aspettative di vita.
Se fosse reso disponibili l’uso completo delle tecnologie mediche è stimato che potrebbero essere evitati negli Stati Uniti ogni anno (1990) 75000 morti per cancro e 125000 morti per malattie cardiovascolari. Il fatto che il sistema sanitario americano non riesce a raggiungere tale obbiettivo determina che l avita media degli americani si abbassa di un LLE pari a 1,4 anni. Se tutte le tecnologie mediche oggi disponibili fossero usate per salvaguardare la vita, includendo anche la prescrizione di diete adeguate, appropriate attività fisiche e appropriate pratiche e analisi preventive di routine, si calcola che la vita media degli americani aumenterebbe di 9,5 anni. Il 20 percento di tale aumento si avrebbe semplicemente abolendo l’uso di sigarette.
Anche in questo caso alcune malattie la cui pericolosità è stata molto pubblicizzata, analizzando i dati statistici si può constatare che implicano un rischio non molto elevato. L’AIDS per esempio implica una riduzione dell’aspettativa di vita sul cittadino medio USA di 70 giorni. Questa malattia è infatti facilmente controllabile usando precauzione e appropriate pratiche sessuali.
L’omicidio e il suicidio sono rischi importanti con una LLE di 134 giorni ciascuno per l’uomo mentre per la donna si ha rispettivamente una LLE di 43 e 65 giorni
Giudicando dalla copertura dei media si potrebbe pensare che le grandi catastrofi siano una minaccia importante, ma non è così.
Uragani e tornadi combinati danno una LLE per il cittadino medio USA di 1 giorno. La stessa LLE delle catastrofi aeree. Gli incendi e le esplosioni più grandi (quelli con almeno 8 morti) danno una LLE di 0.7 giorni, e la LLE dovuta a incidenti con il rilascio di grandi quantità di prodotti chimici danno una LLE di 0,1 giorni.
Specie nel settore alimentare i media spesso pubblicizzano i pericoli di varie sostanze che spesso, dati statistici alla mano, non solo risultano poco dannose ma il cui non utilizzo implica un rischio ben maggiore. E’ noto ad esempio che nella carne abbrustolita alcune sostanze sono convertite in componenti che hanno effetti carcinogeni così come il carbone usato nei barbecue. Mangiare mezzo pond (250 gr) di una bistecca ai ferri la settimana per tutta la vita implica una LLE di 0,15 giorni. Il burro di arachidi contiene aflotoxin che causa il cancro al fegato, un cucchiaio al giorno da una LLE di 1,1 giorni. Anche il latte contiene aflotoxin da causare una LLE di 1 giorno se se ne beve un bicchiere al giorno. La clorazione dell’acqua potabile comporta un rischio cancerogeno, a Miami e New Orleans dove i livelli di cloro sono particolarmente alti danno una LLE di 0,6 giorni. Ovviamente il mangiar carne, e il bere latte così come la clorazione dell’acqua da dei benefici che di gran lunga superano i rischi che abbiamo riportato.
Ci sono poi evidenze che il caffè può causare cancro al pancreas, bevendo due tazza di caffè al giorno ( la media USA) si ha una LLE di 26 giorni. Le pillole anticoncezionali possono causare flebiti il che comporta una LLE di 5 giorni per chi le usa.
Bevande dietetiche come la saccarina è provato causano il cancro alla vescica per cui si ha una LLE di 2 giorni se se ne consuma 1-2 once al giorno (28,35 -57 grammi). Ciò è comunque centinaia di volte meno pericoloso dell’aumento di peso (anche di pochi grammi) di un individuo che è gia in soprappeso.
Oltre che il fumo e l’esser soprappeso un altro importante e grave fattore di rischio per la popolazione è l’alcool. Si stima che negli Stati Uniti (1990) 100.000 persone muoiono ogni anno a causa dell’alcool: per gli incidenti stradali ( la metà degli incidenti mortali è dovuta all’alcool), per la cirrosi al fegato, per la psicosi e per omicidi e suicidi, Il che comporta una LLE per cittadino medio USA di 230 giorni.
Anche rischi molto piccoli spesso ricevono molta pubblicità. L'esempio migliore fu l’uscita dalla propria orbita e la caduta sulla Terra del satellite Sky-lab nel 1979, il rischio per gli abitanti della terra comportò una LLE di 0,002 secondi. Grande clamore viene fatto in genere quando c'è qualche fuga radioattiva in qualche deposito di scorie anche se la LLE che ciò comporta non ha mai superato i 10 secondi.
Come sarà mostrato (NOTA), nel famoso incidente alla centrale nucleare di Three Mile Island del 1979 il rilascio di radioattività comportò una LLE due minuti per il cittadino medio residente nell'area di Harrisburg (0,0015 giorni). Per fare un paragone il rischio di essere colpiti da un fulmine comporta una LLE di 20 ore.
Il footboll americano sembra uno sport molto pericoloso, ma il rischio di essere uccisi per ogni anno di attività degli atleti è solo 1 su 81.000 nella scuola superiore e 1 su 33.000 al college, corrispondenti ad una LLE di 0,3 e 0,6 giorni rispettivamente. Molti altri sport sono più pericolosi. La LLE per ogni anno di partecipazione è di 8 giorni per la boxe professionale, 25 giorni per chi pratica il deltaplano, 110 giorni per gli alpinisti (10 giorni per tutti gli scalatori), 0,9 giorni per gli escursionisti in montagna, 25 giorni per il paracadutismo, 9 giorni per il volo a vela, 7 giorni per le immersioni subacquee amatoriali, 2 giorni per la motoslitta e 0,5 giorni per chi pratica attività sportiva con gli sci.

Riduzione delle aspettative di vita - "Loss of life expectancy" (LLE)
per le più importanti categorie di rischio
negli USA

Attività o rischio *                                                                       LLE (giorni)
Vivere in povertà 3500
Essere maschio (invece che. femmina) 2800
Fumatore (maschio) 2300
Malattia cardiaca * 2100
Essere celibe 2000
Essere negro (invece che bianco) 2000
Basso livello socioeconomico 1500
Lavorare nelle miniere di carbone 1100
Cancro * 980
30-lb sovrappeso 900
Abbandono scolastico 800
Cure mediche non ottimali  * 550
Colpo Apoplettico (iktus) * 520
15-lb sovrappeso 450
Tutti gli incidenti * 400
Vivere nel Sud-Est (SC,MS,GA,LA,AL) 350
Minatore (solo incidenti) 320
Abuso di alcool * 230
Incidente automobilistico 180
Polmonite, influenza * 130
Abuso di droghe * 100
Suicidio * 95
Omicidio * 90
Inquinamento atmosferico * 80
Incidenti sul lavoro 74
AIDS * 70
Piccole automobili (rispetto alle medie e grandi ) 60
Sposato a un fumatore 50
Annegamento * 40
Limiti di velocità: 100 invece che 88 Km /ora * 40
Cadute * 39
Avvelenamento + soffocamento + asfissia * 37
Radon nelle case * 35
Fuoco, incendi * 27
Caffè: 2 tazze/giorno 26
Lavoratori nel settore delle radiazioni, età 18-65 25
Vigili del fuoco* 11
Uso delle piccole per il controllo delle nascite 5
Se tutta l'elettricità fosse prodotta con il nucleare (UCS)* 1.5
Uso del burro di arachidi (1 cucchiaio/giorno) 1.1
Uragani, tornadi * 1
Incidenti aerei* 1
Rottura di una diga * 1
Vivere vicino a una centrale nucleare 0.4
Se tutta l'elettricità fosse prodotta con il nucleare (NRC)* 0.04

- * l'asterisco si riferisce alla media della popolazione USA, altrimenti ci si riferisce al numero di individui esposti

- UCS (Union of Concerned Scientists);  NRC, U.S. Nuclear Regulatory Commission

La misura del rischio relativo all'uso dell' energia nucleare

Sulla base di quanto abbiamo esposto possiamo ora tornare ai rischi dell’energia nucleare e valutarli. Partiamo nel calcolarli dal punto di vista che tutta l’energia elettrica prodotta negli Stati Uniti venga prodotta per via nucleare (praticamente come avviene oggi in Francia a parte la percentuale che viene prodotta per via idroelettrica 9% e con combustibili fossili (carbone) 9%) I calcoli vengono effettuati nella NOTA, qui riportiamo e commentiamo i risultati
Secondo una ricerca sulla sicurezza del reattore della Nuclear Regulatory Commission (NRC) degli USA nell’ipotesi prima menzionata il rischio di incidenti nei reattori ridurrebbe l’aspettativa di vita del cittadino medio USA (LLE) di 0,012 giorni o 18 minuti. Secondo la più importante organizzazione antinucleare americana la Union of Concerned Scientists (UCS) la stima sarebbe invece di 1,5 giorni. Poiché attualmente sommando tutti i possibili tipi di incidenti che possono colpire il cittadino medio americano si arriva ad una LLE di 400 giorni, produrre tutta l’elettricità americana per via nucleare farebbe aumentare il rischio per il cittadino medio solo dello 0,003% secondo le stime dell’ NRC e dello 0,3 % secondo l’UCS.
Ciò rende gli incidenti nelle centrali nucleari migliaia di volte meno pericolosi della decisione di trasferirsi dal Nord Est degli Stati Uniti verso la Costa Occidentale dove gli incidenti sono molto più frequenti, un’azione intrapresa negli ultimi 20 anni da milioni di americani senza badare minimamente a questo tipo di rischio. Nondimeno, lo sappiamo, il rischio connesso agli incidenti nei reattori nucleari è quello che la popolazione teme maggiormente.
Un altro pericolo è quello connesso con il rilascio di radioattività nell’ambiente circostante durante le operazioni di routine di una centrale nucleare. Stime tipiche sono che la realizzazione di un pieno programma elettronucleare potrebbe comportare il rilascio di radiazioni con una media annuale di 0,2 rem = 0,002 Sv (attualmente 1990, è meno di 1/10 di questa quantità), che ridurre l’aspettativa di vita del cittadino medio di 37 minuti. Ciò porta il dotale della LLE, secondo l’NRC a circa 1 ora e secondo l’UCS a 1,5 giorni.
Se paragoniamo tali rischi a quelli della Tabella 1 ci accorgiamo che realizzare un pieno programma elettronucleare comporterebbe lo stesso rischio che assumerebbe un fumatore che fumasse una sigaretta in più ogni 15 anni (tre mesi secondo l’UCS) o per una persona soprappeso che aumentasse il proprio peso di 0,012 once = 0,34 grammi o 0,8 once = 22,7 grammi, oppure nell’aumentare i limiti di velocità delle autostrade americane da 55 miglia/h a 55,06 miglia/h (55,4 miglia/h secondo l’UCS). Si tratta di un rischio 300 volte minore (30 secondo l’UCS) di quello che si assume un individuo che passa dall’uso di un’auto media ad una piccola.
Ho presentato queste comparazioni per diversi anni in molte occasioni e spesso sono stati interpretati come opinioni di un sostenitore dell’energia nucleare. Ciò non è assolutamente vero, non si tratta di opinioni personali. Queste comparazioni provengono da semplici calcoli matematici che ognuno può fare e sono incontestabili. Ho pubblicato questi dati su molte riviste scientifiche e nessuno ha mai avuto niente da ridire a proposito.
Ho anche fatto molti dibattiti con i principali leader dell’UCS e nessuno di loro ha negato questi dati. Se c’è qualcuno che qualche dubbio su queste comparazioni e crede non siano corrette è pregato di informarmi urgentemente.
Mi sembra che queste comparazioni possano essere messe alla base di tutto il dibattito sul nucleare.
L’energia nucleare è stata rifiutata perché è stata considerata dalla popolazione troppo pericolosa, sappiamo che il modo migliore per comprendere il rischio è quello di paragonarlo con altri rischi a noi più familiari. Queste comparazioni sono il modo migliore per comprendere il rischio connesso all’uso dell’energia nucleare. Tutte le spiegazioni tecniche e anche economiche sul nucleare sono in definitiva meno importanti e non necessarie se sono ben comprese queste comparazioni dei rischi.
Questo in effetti è tutto quello che la gente vuole sapere sul nucleare e purtroppo è proprio quello che viene spiegato più raramente. I media non ne parlano mai e anche i sostenitori del nucleare spesso non ne parlano preferendo dilungarsi sui dettagli tecnici e scientifici che quasi mai sono compresi e servono solo a preoccupare la gente.
Per essere sicuro che questa importantissima questione sia ben compresa la ricapitoliamo brevemente.
Secondo le stime degli scienziati  americani della Nuclear Regulatory Commission (NRC), realizzare un pieno programma elettronucleare,  per cui la produzione di energia elettrica negli USA avverrebbe totalmente per via nucleare, comporterebbe per il cittadino medio americano:
1) lo stesso rischio che assumerebbe un fumatore che fumasse una sigaretta in più ogni 15 anni
2) lo stesso rischio che sarebbe assunto da una persona in sovrappeso che aumentasse il suo peso di 0,012 once = 0,34 grammi
3) lo stesso rischio dovuto all’aumento dei limiti di velocità sulle autostrade da 55 a 55,06 miglia/h
4) tale rischio è 2000 volte minore di quello che assumerebbe un individuo che passasse dall’utilizzo di un’auto media ad una piccola
Se non ci si fida degli scienziati e i tecnici dell’NRC e si preferisce l’opinione di quelli aderenti all’Union of Concerned Scientists (UCS), il gruppo antinucleare più importante negli USA, consigliere di Ralph Nader, allora la realizzazione di un pieno programma nucleare negli USA comporterebbe un rischio:
1) uguale a quello assunto da un fumatore che fumasse una sigaretta extra ogni 3 mesi
2) uguale a quello assunto da una persona sovrappeso che aumentasse di 0.8 once = 22,7 grammi il suo peso
3) uguale a quello che si avrebbe portando i limiti di velocità delle autostrade USA da 55 a 55,4 miglia/h
4) un rischio 30 volte minore di quello che assumerebbe un individuo che passasse dall’utilizzo di un’auto media ad una piccola

Qualcuno potrebbe anche pensare che i rischi connessi con le radiazioni siano differenti dagli altri tipi di rischi. Alcuni non credano che gli scienziati comprendono chiaramente gli effetti delle radiazioni o perché considerano il morire a causa delle radiazioni peggiore di altri modi di morire. Per queste persone è utile comparare il rischio dell’energia nucleare con i rischi dovuti ad altre fonti di radiazioni, per esempio la presenza di un gas radioattivo, il Radon, nelle case. Mediamente la presenza del Radon nelle case degli americani comporta una LLE di 35 giorni, ben 800 volte più grande di quello dovuto alla piena realizzazione di un programma elettronucleare (23 volte secondo l’UCS). L’esposizione al Radon può essere fortemente ridotta aprendo le finestre e stando spesso all’aperto. In pratica la realizzazione di un pieno programma elettronucleare comporterebbe un rischio equivalente a quello di stare a casa 8 ore in più in un anno o a quello che si avrebbe tenendo le finestre chiuse in media 2 minuti in più al giorno. Ci sono semplici accorgimenti per ridurre i livello di Radon nelle case: aprire due finestre che sono a pianoterra o mettere un aspiratore in una di queste, anche nelle zone con il clima freddo ciò può essere fatto facilmente per 6 mesi l’anno. Ciò eliminerebbe il rischio dovuto alle radiazioni 10 volte in più rispetto alla riduzione del rischio che si avrebbe se si abbandonasse completamente il nucleare a livello nazionale (stime UCS). Ben 400 volte in più secondo le stime degli scienziati dell’NRC. Diversi milioni di americani vivono in case in cui il livello di Radon è 10 volte superiore alla media. Per queste persone il rischio dovuto alla realizzazione di un programma elettronucleare è uguale a quello di passare 45 minuti in più a casa all’anno o di tenere chiuse le finestre 12 secondi in più al giorno.

I media danno un'idea completamente sbagliata dei rischi

Alcuni dicono che il rischio di incidenti che si verificano di frequente, ma per i quali muoiono solo una o poche persone alla volta, sono molto meno importanti di catastrofi che avvengono raramente,ma sono di grandi dimensioni e per le quali muoiono lo stesso numero totale di persone. Questo è l'atteggiamento di base dei mezzi di comunicazione in quanto la copertura delle grandi catastrofi è sicuramente molto maggiore. Sulla base di questo punto di vista alcune persone attribuiscono maggiore importanza ad un incidente molto raro come quello della fusione del nocciolo di un reattore nucleare, un incidente raro e sicuramente catastrofico, minore importanza viene invece dato all'inquinamento atmosferico, l'inquinamento uccide un numero molto maggiore di persone però agisce lentamente, come se morisse una persona alla vota. I dati anche in questo caso parlano chiaro. Anche nel caso si verificasse il peggior incidente possibile come quello relativo alla fusione del nocciolo del reattore, secondo gli studi sulla sicurezza del reattore "Reactor Safety Study (RSS)" sarebbe causato un numero di tumori non superiore a quelli che si verificano ormai per l'inquinamento atmosferico. Aumenterebbe il rischio di cancro per le persone esposte solo dello 0,5 per cento, su un rischio totale per il cancro a causa dell'inquinamento e di altri fattori genetici e relativi allo stile di vita, intorno al 20%, con variazioni di diversi punti percentuali a secondo delle zone geografiche, la razza, il sesso e lo stato socioeconomico. Una notevole quantità di morti è prevista per solo il 2% degli incidenti causati dalla fusione del nocciolo di un reattore nucleare, e anche in questo caso peggiore trattato dalla RSS Vittime di rilievo sono attesi solo nel 2% di tutti i crolli, e anche il crollo peggiore trattate in RSS sono previste solo alcune migliaia di morti. Vi è già stato un disastro paragonabile causato dalla combustione del carbone che inquinò l'aria a Londra nel 1952 per cui per pochi giorni ci furono 3.500 morti in più di quanto normalmente ci si sospettasse. Occorre tenere presente che gli incidenti causati dalla fusione del nocciolo di un reattore nucleare, sono incidenti solo potenziali dal momento che non si sono mai verificati se non al cinematografo (il famoso La Sindrome Cinese con J. Fonda) essi possono essere confrontati quindi solo con altri incidenti potenziali. Ci sono dighe il cui cedimento potenziale potrebbe causare più di 200.000 morti in poche ore e la probabilità che questo avvenga è molto più alta della fusione del nocciolo in una centrale nucleare. Ci sono poi altri tipi di incidenti che potrebbero avvenire causando un numero considerevole di morti. Il crollo del livello superiore di uno stadio, un incendio in un teatro affollato, un gas tossico che penetra in un sistema di ventilazione di un edificio di grandi dimensioni (alcuni edifici ospitano 50.000 persone) sono solo alcuni degli esempi possibili. Uno solo di questi incidenti è di gran lunga più probabile di tutti i possibili incidenti nucleari con la fusione del nocciolo che potrebbe causare la perdita un numero considerevole di vite. L'idea che l'incidente potenziale della fusione del reattore sia una fatto unico e super catastrofico è grossolanamente errata.
Ma ho una obiezione più importante rispetto alla considerazione che un evento catastrofico sia più importante di un gran numero di persone che muoiono senza fare notizia. Per illustrare la questione supponiamo che ci siano due tecnologie, A e B, per la produzione di un prodotto desiderato. La tecnologia A potrebbe provocare un incidente di grandi dimensioni ogni anno, diciamo che in questo caso 100 persone potrebbero rimanere uccise,la tecnologia B invece uccide 1.000 persone ogni anno una alla volta e in modo "coperto", senza fare notizia. Se viene scelta la tecnologia B per evitare gli incidenti catastrofici della Tecnologia A, 900 persone in più moriranno inutilmente ogni anno. Come spiegare a queste 900 persone ai loro cari perchè queste persone sono morte, perché il pubblico è più interessato alle catastrofi di grandi dimensioni? Inoltre, chiunque di noi potrebbe essere uno di questi 900 che muoiono inutilmente ogni anno. E' ovvio, anche se non sempre viene fatto, che nella scelta tra le tecnologie gli effetti sulla salute, il numero totale di morti in caso di incidenti e la LLE che questa causa sulle persone che sono esposte, devono essere la considerazione prioritaria. Se siamo spinti ad accettare l'importanza esagerata degli incidenti catastrofici, dobbiamo riconoscere in ultima analisi che il sensazionalismo dei media, praticato senza alcun tentativo di mettere nella giusta prospettiva i rischi è responsabile di un gran numero di morti inutili.
Decidere quali sono i rischi accettabili, non è una questione scientifica, io come uno scienziato posso solo dire la mia opinione. In questo scritto ho solo cercato di rappresentare i rischi come sono nella realtà, spero in modo comprensibile. Dopo di che ogni cittadino può decidere per proprio conto. Può decidere che i benefici dell'energia elettrica prodotta da centrali nucleari non vale la pena il rischio. Non vale cioè il rischio paragonabile a quello che corre un fumatore fumando una sigaretta in più ogni anno, o di una persona in sovrapeso di ingrassare di qualche decina di grammi, o di elevare il limite nazionale di velocità da 55 a 55,1 miglia per ora. Ognuno ha il pieno diritto di pensarla in questo modo tuttavia, poiché non è un problema personale, ma che riguarda tutta la comunità, ha anche l'obbligo di proporre un sostituto per l'elettricità di origine nucleare.

I rischi del nucleare e quelli dell'uso del carbone

Tutti gli esperti concordano sul fatto che la migliore alternativa al nucleare sono le centrali termoelettriche a carbone. nella Nota 3 abbiamo stimato che l'inquinamento atmosferico provoca circa 100.000 morti ogni anno (USA 1990). Queste sono in genere persone già malate o anziane che probabilmente sarebbero morte entro pochi anni anche senza inquinamento atmosferico. D'altra parte l'esposizione all'inquinamento atmosferico in tutta la loro vita ha contribuito alle loro malattie. Possiamo dire che l'esposizione permanente all'inquinamento atmosferico ha ridotto la durata della vita di una di queste vittime di circa 7 anni. Su questa base calcoliamo che l'inquinamento determina una LLE, cioè una riduzione dell'aspettativa di vita del cittadino americano medio (USA 1990), di circa 80 giorni.
Al fine di determinare quale frazione di questa LLE sia dovuta alla combustione del carbone delle centrali elettriche, dobbiamo esaminare le componenti dell'inquinamento atmosferico. Le due principali fonti di inquinamento atmosferico sono la combustione del carbone e i gas di scarico delle automobili. Questi ultimi sono importanti soprattutto in aree con molta luce del sole, la luce infatti converte gli ossidi di azoto e degli idrocarburi in sostanze dannose, come l'ozono e i PAN (perossiacetilnitrati). Questo vale in particolare per città come Los Angeles o Phoenix,. in questi luoghi in genere è poco importante per l'inquinamento atmosferico la combustione del carbone.
Tutti gli episodi killer riportati nella nota 3 sono avvenuti in aree dove l'inquinamento atmosferico è dominato dalla combustione del carbone, lo stesso vale per gli studi sulle serie temporali sulle quali si basa la stima dei decessi. In realtà, non ci sono prove che lo smog di Los Angeles, malgrado tutti i disagi che comporta, sia responsabile di decessi. Ci sono quindi pochi dubbi, la combustione del carbone è responsabile per la maggior parte dei 100.000 decessi all'anno dovuti all’inquinamento atmosferico. Dal momento che un po’ più della metà della combustione del carbone avviene nelle centrali elettriche, si stima che l'inquinamento atmosferico dovuto alle centrali a carbone è responsabile di circa 30.000 decessi all'anno. Ciò significa che la riduzione dell'aspettativa di vita (LLE) per l'americano medio dovuta alla combustione del carbone nelle centrale elettriche è di circa 30 giorni. Il che equivale a dire che una grande centrale a carbone provoca qualcosa come 70 morti l'anno, o 3.000 morti durante la sua vita operativa (40 anni).
Questa stima è estremamente incerta. Si potrebbe facilmente calcolare un numero più alto del doppio o di un terzo. Gli oppositori dell'energia nucleare hanno sempre utilizzato l'incertezza dei rischi delle radiazioni nucleari per dire che le cose possono andare molto peggio di quanto in genere si creda, non mi piace ragionare in questo modo speculativo, ma le incertezze degli effetti sulla salute da parte dell'inquinamento atmosferico provocato dalla combustione del carbone nelle centrali termoelettriche potrebbe portarci ad una stima molto maggiore di decessi.
In ogni caso la riduzione dell'aspettativa di vita (LLE) dovuta all'inquinamento atmosferico a causa della combustione del carbone è notevolmente più grande di quella dovuta alle radiazioni di tutti gli incidenti delle centrali nucleari, anche accettando le stime degli avversari del nucleare, cioè una LLE di 30 giorni invece che 1,5 giorni. In genere si stima che il rapporto tra la LLE dovuta al carbone e quella dovuta al nucleare, per produrre la stessa quantità di elettricità, è di 30 giorni contro 1 ora. Più di 700 volte.
Durante il 1970, ci sono stati numerosi studi che hanno messo a confronto degli effetti sulla salute del nucleare e del carbone. A quel tempo, gli effetti dell'inquinamento atmosferico furono stimati poco gravi e facili da ridurre semplicemente riducendo le emissioni di biossido di zolfo dalla combustione del carbone. Inoltre a quel tempo non era ancora provata l’efficacia del sistema di raffreddamento per prevenire la fusione del nocciolo del reattore e i progetti sulla sicurezza erano ancora non verificati da indagini indipendenti. Tuttavia tutti questi studi conclusero che l'energia nucleare era meno nociva per la salute del carbone. Non esiste alcuno studio che sia giunto alla conclusione opposta. Nel 1981 lanciai pubblicamente una sfida offrendo una ricompensa di 50 dollari per ogni informazione sull’esistenza di un tale studio, l’offerta è stata ripetuta più volte in varie pubblicazioni e oltre un centinaio di volte in dibattiti pubblici. Qualcuno avrebbe potuto rivendicare il premio e farmi sapere come ottenere una copia di tale studio. Tuttavia, non ci sono stati rivendicazioni. Posso solo concludere che non ci sono studi che concludono che l'energia nucleare è più dannosa della combustione del carbone.
Il fatto che l'energia nucleare è meno dannosa per la salute della combustione del carbone è stato ammesso in una relazione della Union of Concerned Scientists, la principale organizzazione di opposizione all’energia nucleare, e precisamente dal suo presidente, Henry Kendall, in un seminario scientifico presso la Carnegie-Mellon University. Quando riferii a Ralph Nader questo fatto, la sua risposta fu "forse non dovremmo bruciare anche il carbone." Egli non offriva un'alternativa. Forse pensava che non avremmo avuto bisogno di energia elettrica.

I rischi connessi all'uso del petrolio, del gas e al risparmio energetico

Oltre la combustione del carbone le alternative principali all'energia nucleare sono il petrolio, il gas, l’energia solare e, molti dicono, la conservazione, ad esempio ridurre il nostro consumo di energia. Consideriamo ora solo il loro impatto sulla salute anche se questo impatto non è, per questo tipo di energie, lo svantaggio principale.
Bruciare petrolio produce l’inquinamento dell’atmosfera, anche se non tanto quanto la combustione del carbone, inoltre è anche responsabile di incendi, globalmente determina una LLE di 4 giorni. Il gas naturale provoca inquinamento dell’aria, meno del carbone e petrolio, provoca incendi e anche esplosioni e morte per asfissia, determina globalmente una LLE di 2 giorni. L'impatto principale sulla salute dell’energia solare è il carbone che dovrebbe essere bruciato per produrre la quantità di acciaio, vetro e cemento necessari per produrre e installare i collettori solari o i pannelli fotovoltaici, si tratta di circa il 3% del carbone che sarebbe necessario bruciare per produrre la stessa energia utilizzando però direttamente la combustione del carbone, gli effetti sulla salute sarebbero quindi il 3% di quelli che si avrebbero usando il carbone direttamente del secondo, Nel caso tutta l’energia elettrica degli USA fosse prodotta per via solare, solo la produzione dei collettori e dei pannelli FT comporterebbe una LLE di 10 giorni, o un LLE di 1,0 giorni. Ciò rende l'elettricità solare molto più pericoloso per la salute dell'energia nucleare. I quantitativi di materiale utilizzato per le altre tecnologie sono molte volte inferiori a quelli previste per le tecnologie solari.
Tutte le tecnologie di produzione e consumo di energia elettrica comportano il rischio di rimanere fulminati, tale rischio comporta per l’americano medio una LLE di 5 giorni. Si noti che si tratta di una LLE di gran lunga superiore a quello degli effetti della produzione di energia elettrica nucleare, anche se accettassimo le stime degli oppositori dell'energia nucleare. Se l'elettricità solare fosse generata e distribuita direttamente nelle case e nei condomini delle case, ciò comporterebbe un aumento del rischio di rimanere fulminati di diverse volte.
L'alternativa finale all'energia nucleare è la conservazione, cioè risparmiare l’energia. Miglioramenti in termini di efficienza sono, ovviamente, sempre benvenuti, ci sono stati molti progressi in questo campo. Ma al contrario di quanti pensano che utilizzare meno energia è la strategia più sicura, questo è probabilmente il modo di agire più pericoloso. Una strategia basata sulla conservazione dell'energia è quella di produrre e utilizzare le autovetture più piccole, ma abbiamo dimostrato che questo comporta una LLE di 60 giorni, molte volte superiore a quella di qualsiasi tecnologia energetica. Il pericolo sarebbe un leggermente ridotto se tutti usassero auto piccole, ma la maggior parte degli incidenti mortali sono dovuti alle collisioni con oggetti fissi, come alberi o muri, oppure a collisioni con grandi camion e autobus. In questo caso il pericolo di rimanere uccisi in un incidente aumenta notevolmente se si utilizzano automobili di piccole dimensioni .
Se si conservasse il carburante raddoppiando le biciclette in circolazione, la LLE risultante per l’americano medio sarebbe di 10 giorni. Le biciclette infatti sono molto più pericolose delle piccole autovetture, la stessa cosa vale per le mote e gli scooter, si risparmia carburante ma si rischiano più incidenti. Un'altra strategia di conservazione dell'energia è quella di isolare termicamente gli edifici per ridurre le fughe di calore, <in questo caso però le case e gli uffici diventano delle trappole per il radon che fuoriesce dal sottosuolo. Le normative in questo senso, raccomandate dal governo USA determinano per l'americano medio una LLE di circa 20 giorni a causa di una maggiore esposizione al radon. Ciò rende di gran lunga la conservazione dell’energia la strategia più pericolosa dal punto di vista dell’esposizione alle radiazioni!
Un'altra strategia di conservazione è quella di ridurre l'illuminazione. Noi stimiamo che ciò comporti una LLE di non meno di 39 giorni. Facciamo solo alcuni esempi: una riduzione dell’illuminazione pubblica comporta un aumento di cadute del 5%, e quindi una LLE aggiuntiva di 2 giorni, un aumento del numero di omicidi del 5%, con una LLE supplementare di 4,5 giorni. Inoltre la maggior parte degli incidenti dei veicoli a motore si verificano durante la notte, anche se si viaggia molto di più durante il giorno, se l'illuminazione stradale venisse ridotta gli incidenti aumenterebbero anche del 2%, il che comporterebbe un aumento della LLE dovuta agli incidenti di 4 giorni. Si noti che ciascuna di queste LLE è più grande di quella relativa all’energia nucleare, anche accettando le stime dell’UCS.
Il vero rischio connesso ad una politica di risparmio energetico è che può ridurre la nostra ricchezza riducendo la crescita economica. Solo per stare al passo con la nostra popolazione in aumento, senza far aumentare la disoccupazione, occorre che vengano creati più di un milione di nuovi posti di lavoro all'anno per il prossimo futuro. Per molti anni siamo riusciti a tenere questo ritmo, ma ciò richiede di aumentare le forniture di energia elettrica. Il tragico impatto sulla salute della disoccupazione sono stati illustrati in precedenza in questo saggio.
Abbiamo anche notato gli effetti sulla salute della ricchezza di una nazione. In genere, l'aspettativa di vita è di 75 anni nei paesi economicamente avanzati rispetto a 45 anni nei paesi poveri, con una differenza di 30 anni. Da ciò è evidente che riducendo la ricchezza nazionale si producono effetti disastrosi sulla salute, che ammontano a centinaia di giorni di LLE. Il rischio maggiore dell’eccessivo risparmio energetico è che ci può portare verso il basso nella crescita economica e farci diventare una nazione più povera. Dal momento che abbiamo valutato la LLE dovuta alla combustione del carbone di solo 30 giorni, possiamo dire che questa tecnologia è molto meno rischioso rispetto ad una politica che punta a ridurre l’utilizzo dell'energia elettrica. La combustione del carbone è quindi un metodo accettabile per la generazione di energia elettrica, ma è di gran lunga inferiore rispetto all’uso dell’energia nucleare. Alcune persone credono che ridurre il nostro consumo di energia è inevitabile perché le scorte di petrolio a livello mondiale stanno finendo, ma ciò sicuramente non è vero. Sappiamo che la fissione nucleare può fornire facilmente tutte l’energia di cui il mondo avrà bisogno, senza alcun aumento dei costi. Ma non vi è alcun motivo oggi per negarci ogni comodità, comfort o piacere che l'energia può portarci, finché siamo disposti a pagare un prezzo equo di mercato per essa.

Per ridurre i rischi occorre spendere denaro

Ci sono diversi altri programmi di screening di massa su vari tipi di cancro che potrebbero essere realizzati. Test di massa sul sangue nelle feci possono individuare il cancro al colon o al retto salvando molte vite umane al costo di 20.000 dollari ciascuna. Molti tumori potrebbero essere individuati in uomini nell'età critica tra 55 e i 65 anni con questo tipo di esami svolti annualmente. In questo modo si potrebbero salvare molte vite umane al costo di 60.000 dollari ciascuna, attualmente però solo 1 uomo su 8 in età critica fa questo tipo di esami regolarmente. Il cancro al polmone può essere individuato con la citologia dell'espettorato e da un esame con i raggi x; la Mayo Clinic fa questo tipo di esami per forti fumatori salvando vite al costo di 130.000 dollari ciascuna. Due programmi simili a Londra hanno salvato vite umane con un costo dimezzato.
Nondimeno solo una piccola frazione degli adulti americani fanno questi screening ogni anno, c'è anche poco entusiasmo per programmi governativi di massa di questo tipo. I costi stimati per vita salvata sono simili a quelli degli screening per il cancro al seno, la causa principale di morte per cancro nelle donne, che è facilmente curabile se individuato nella fase iniziale. Ma solo la metà delle donne fa simili analisi regolarmente e non ci sono programmi di screening di massa da parte del governo.
Test per misurare l'ipertensione è diventato abbastanza comune in America, il problema però va oltre l'individuazione della malattia. Il trattamento è indispensabile e funziona, però poiché non minaccia direttamente la vita del paziente, molte persone non vi si sottopongono. Un programma ben organizzato per il trattamento dell'ipertensione potrebbe salvare vite umane al costo di 115.000 dollari investiti, ma tali programmi non sono portati avanti.
Un approccio particolarmente efficace per salvare vite umane con le cure mediche è quello di utilizzare unità mobili di terapia intensiva (Micus); si tratta di approntare ben attrezzate ambulanze con personale medico e paramedici addestrato pronto a rispondere rapidamente a una richiesta di aiuto. Circa un terzo di tutti i decessi negli Stati Uniti sono da attacchi di cuore (un terzo di questi sono di persone con meno di 65 anni) e in due terzi di questi casi morti il paziente muore prima di raggiungere l'ospedale.
Il MICUS è stato originariamente concepito come un metodo per combattere questo problema fornendo un rapido monitoraggio, sul posto, della situazione delle coronarica e i servizi di defibrillazione: Ora il servizio è stato ampliato per fornire un trattamento anche per le ustioni, i traumi e altre situazioni di emergenza. Le esperienze nelle grandi città hanno mostrato che con il Micus è possibile salvare vite umane ad un costo medio di circa 24.000 dollari, di conseguenza, tutte le grandi città sono dotate di tale servizio. Per le città più piccole il costo aumenta. Quando raggiunge i 60.000 dollari per ogni vita salvata - il costo relativo ad una città con una popolazione di 40.000 abitanti - il MICUS viene spesso considerato troppo costoso. Ciò equivale a decidere che salvare una vita non vale più di 60.000 dollari.
Per riassumere i nostri esempi, ci sono diversi programmi che potrebbero salvare un gran numero di vite a costi inferiori a 100.000 dollari ciascuno, e molti di più per costi fino a $ 200.000 per ogni vita salvata. Queste naturalmente sono vite di americani, con qualche probabilità che una di essa possa essere la nostra.
Ci sono numerose opportunità per un elevato rapporto costi-efficacia salvavita nei paesi sottosviluppati. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che più di 5 milioni di morti infantili potrebbero essere evitate ogni anno dai programmi di immunizzazione a un costo che va da 50 dollari per ogni vita salvata, come è il caso del morbillo in Gambia e nel Camerun ai 210 dollari per ogni vita salvata, utilizzando una combinazione di immunizzazioni, in Indonesia. Questi costi sono relativi a programmi completi che forniscono dottori e infermieri, forniture mediche, trasporti, comunicazioni, e così via. L'OMS stima inoltre che circa 3 milioni di morti infantili ogni anno potrebbero essere evitati con la terapia di reidratazione orale (ORT) per la diarrea. Questa terapia è costituita da una miscela di alimentazione operata con scadenze precise che comprende sale, zucchero, bicarbonato di sodio e sale "privo di sodio" sciolto in acqua. Il costo per ogni vita salvata va dai 150 dollari in Honduras ai 500 dollari in Egitto.
Altri approcci a basso costo per salvare vite nel Terzo Mondo sono quelli che puntano al controllo della malaria (550 dollari/vita salvata), una migliore assistenza sanitaria (1.930 dollari), miglioramento nelle reti idriche e fognarie (4.030 dollari) e supplementi nutrizionali per diete di base (5.300 dollari).
L'assistenza sanitaria non è il solo mezzo che può usare il governo, spendendo soldi, per salvare vite umane. Oltre 35.000 americani muoiono in incidenti automobilistici ogni anno e oltre un milione ne rimane ferito gravemente. Ci sono molti modi in cui questi numeri potrebbero essere ridotti, per esempio investendo denaro nel miglioramento delle autostrade o rendendo obbligatori i dispositivi di sicurezza nelle automobili.
In qualche misura questo è stato fatto. Una serie di nuovi dispositivi di sicurezza nelle automobili sono stati resi obbligatori per via legislativa tra il 1965 e il 1974, uno studio del General Accounting Office statunitense ha mostrato che ciò ha salvato 1 vita per ogni 280.000 dollari spesi. Nel periodo 1970-1973, 16 nuove misure sulla sicurezza delle automobili sono stati rese obbligatorie, ma come già osservato, il requisito dell'air-bag, che sarebbe costato 600.000 dollari per ogni vita salvata, non fu reso obbligatorio in quel periodo ma solo successivamente.
Ci sono molte misure da adottare nella costruzione di strade che potrebbero salvare vite umane. Per esempio, circa 6.000 americani muoiono ogni anno in caso di collisioni con il guard-rail, e ci sono dei miglioramenti nella costruzione dei guard-rail che potrebbero salvare la maggior parte di quelle vite. Ma torniamo ora al costo per ogni vita salvata.
Secondo un recente rapporto del Dipartimento dei Trasporti statunitense, i programmi attuali prevedono di salvare 79 vite all'anno semplicemente con segnaletica migliore, ad un costo di 31.000 $ per ogni vita salvata; 13 vite all'anno con illuminazione migliorata, per 80.000 $ per ogni vita salvata; 119 vite umane ogni anno con guard-rail migliorati, per 101.000 $ per ogni vita salvata; 28 vite all'anno con le barriere mediane, per 163.000 $ per ogni vita salvata; 11 vite all'anno salvate semplicemente dipingendo la striscia bianca al centro della strada, per 181.000 $ per ogni vita salvata. Presumibilmente, questi programmi potrebbe essere estesi con un costo complessivo di qualcosa come 150.000 $ per ogni vita salvata.
Si stima che i corsi nelle scuole superiori di educazione stradale potrebbero prevenire circa 6.000 morti all'anno ad un costo di 180.000 $ per vita salvata, anche se essi comprendono un costo di 100 € da parte di ogni studente, l'equivalente per il tempo e fatica. Eppure ci sono indicazioni recenti che tali programmi sono tagliati.
Prima di lasciare l'argomento della sicurezza nelle strade si deve rilevare che per ogni morto in un incidente stradale ci sono ben 40 feriti gravi. Le misure che abbiamo discusso ridurrebbero sia i morti che il numero dei feriti. Abbiamo quindi commesso un errore nel calcolare i costi di ogni vita salvata, considerando che anche il numero dei feriti viene notevolmente ridotto i costi complessivi sono molto più bassi.

Solo nel nucleare si spende per la sicurezza

Abbiamo visto che molte agenzie governative spesso rifiutano l'opportunità di salvare vite umane a costi inferiori a 50.000 dollari ciascuna, e raramente sono disposte a spendere più di $ 200.000 per vita da salvare. Ma questo non vale per l'Environmental Protection Agency (EPA) che si occupa di tutelare i cittadini dall'inquinamento. Come da statuto l'EPA si occupa degli equipaggiamenti che dovrebbero ridurre l'inquinamento atmosferico dovuto alla combustione del carbone nelle centrali termoelettriche. L'Epa ha richiesto in ogni centrale di questo tipo l'installazione di depuratori di zolfo, che corrisponde a spendere una media di 1 milione di dollari per ogni vita salvata. Dobbiamo considerare inoltre che l'inquinamento atmosferico generalmente colpisce le persone anziane con una media di 7 anni di aspettativa di vita, mentre invece gli incidenti automobilistici in generale uccidono i giovani la cui vita media di aspettativa è di almeno 40 anni.
Quando poi si ha a che fare con radiazioni nucleari l'EPA va molto oltre. Il radio è un elemento che si trova in tutte le acque naturali. E' sempre stato così e sempre sarà così. Tuttavia l'EPA ora richiede che, nei casi in cui i contenuti di radio siano anormalmente alti nell'acqua potabile, siano adottate misure speciali per abbassarne la percentuale. Questo, si stima, corrisponda a spendere ben 5 milioni dollari per ogni vita salvata.
L'EPA non è il solo ente pubblico pronto a spendere molto delle finanze pubbliche per ridurre l'esposizione alle radiazioni. Nel 1972, l'Office of Management and Budget raccomandò che i sistemi di sicurezza dei reattori nucleari fossero installati dove potessero salvare almeno una vita per ogni 8 milioni dollari spesi. L'NRC richiedeva una spesa 4 milioni dollari per ogni vita salvata nell'approntare sistemi per il controllo delle normali emissioni di radioattività da parte delle centrali nucleari (vedi Nota). La NRC ha regole particolari per ogni prodotto radioattivo - le norme sul controllo delle emissioni di iodio radioattivo fanno si che si debbano approntare equipaggiamenti per una spesa di 100 milioni di dollari per vita salvata.
Nel capitolo 3 si è visto che i programmi di gestione dei rifiuti radioattivi costano milioni di dollari per ogni vita salvata. Probabilmente il costo minore della sicurezza del nucleare è proprio quello relativo alla sicurezza dei reattori. Il programma dell'NRC per migliorare la sicurezza dei reattori ha fatto aumentare il costo di una centrale nucleare, al di sopra dell'inflazione, di 2 miliardi di dollari. Questo programma è stato realizzato a seguito del Reactor Safety Study dell'NRC, che stima che oltre la sua durata operativa, un reattore causerà una media di 0,8 morti. Quindi, 2 miliardi di dollari vengono spesi per scongiurare questi 0,8 morti, il che corrisponde a 2,5 miliardi DI dollari per ogni vita salvata.
Da questa discussione si ha l'impressione che gli americani siano disposti a spendere denaro senza limiti per la protezione contro le radiazioni. Si ha invece una impressione contraria se se consideriamo il caso di radon nelle nostre case. La politica del governo è quella di fornire informazioni e direttive per aiutare i cittadini a proteggersi dal radon, utilizzando i servizi del settore privato. Il costo per il cittadino nell'attuazione questa protezione è di circa $ 25.000 per la vita salvata. Molta pubblicità è stata data a questo problema, ma il pubblico ha mostrato poco interesse. Solo il 2% degli americani hanno fatto solo il primo passo, cioè hanno misurato il livello di radon nelle loro case, misura che costa circa 12 dollari.
Un tipico atteggiamento è quello che si richiede di obbligare gli altri a spendere ingenti somme di denaro per evitare di danneggiare noi, ma poi noi non siamo disposti a spendere neanche piccole somme di denaro per proteggere noi stessi dallo stesso tipo di danno. Non abbiamo ancora imparato che non esiste niente gratis in questa come in altre situazioni, si finisce sempre per pagare. I costi dei programmi per fornire una super sicurezza vengono poi scaricati nelle nostre bollette dell'energia elettrica, o nei prezzi che paghiamo per i beni e servizi che richiedono energia elettrica per la loro produzione.
Il 2,5 miliardi dollari che spendiamo per salvare una sola vita rendendo più sicura l'energia nucleare potrebbe salvare migliaia di vite umane, se spesi per programmi di riduzione del radon nelle case, di screening dei tumori, o la sicurezza nelle strade. Ciò significa che molte migliaia di persone muoiono inutilmente ogni anno, perché stiamo spendendo questi soldi nel modo sbagliato.
Chiaramente abbiamo una situazione altamente irrazionale. Come si è arrivati a tanto? E' facile scoprirlo. Basta chiedere ai funzionari del governo che prendono decisioni di questo tipo quali siano i requisiti di sicurezza degli impianti nucleari. Si scopre che almeno alcune di queste persone capiscono i problemi di cui stiamo discutendo. Ma sono incapaci di comportarsi in modo razionale. La ragione è che la principale priorità di tali funzionari del governo è quella di rispondere alle preoccupazioni dell'opinione pubblica. Questo è il modo in cui funziona la democrazia, e questo è il modo in cui vogliamo operare. Chiunque con un alto grado di responsabilità nel governo deve rispondere alle preoccupazioni dell'opinione pubblica o sa che non rimarrà a lungo in carica. Il nostro problema, quindi, non è il comportamento irrazionale dei funzionari del governo, piuttosto il fatto che il pubblico non è informato in modo adeguato sui rischi delle radiazioni e del nucleare.
In realtà i danni causati da questi comportamenti irrazionali dovuti a queste preoccupazione fuori luogo sul nucleare sono ancora più gravi di quelli che abbiamo descritto. Il costo aggiuntivo delle misure di sicurezza di un impianto nucleare, destinate a salvare una media di meno di una vita, ha fatto si che un impianto a carbone risulti talvolta un po’ meno costoso, e quindi spesso si scegliere l'alternativa più economica degli impianti termoeletrici che utilizzano la combustione del carbone invece di impianti nucleari.
Ricordiamo allora, come discusso in precedenza, che un impianto termoeletrico a carbone provoca circa 3.000 morti durante la sua vita operativa. Ogni volta che la costruzione di una centrale elettrica a carbone sostituisce quella di una centrale nucleare, circa 3.000 persone sono condannate ad una morte precoce; il tutto nel tentativo di salvare meno di una vita. In aggiunta, ci sono i costi indiretti sulla salute. L'aumento del costo delle centrali elettriche rappresenta una perdita di ricchezza. Poiché abbiamo dimostrato che la ricchezza crea salute, questa ricchezza perduta si traduce immediatamente in un aumento della mortalità.
Molti economisti ritengono che il principale motivo del successo economico americano è stato l'energia a basso costo. Storicamente, l'energia in generale e l'energia elettrica in particolare, sono state più economiche in america che in altri paesi. A causa però degli aumenti dei costi che abbiamo discusso, la situazione è cambiata. Se non realizziamo presto un pieno programma elettronucleare, l'energia elettrica sarà presto molto più costosa negli Stati Uniti che in Europa occidentale o in Giappone. Questo potrebbe facilmente avere gravi conseguenze sul nostro tenore di vita e, soprattutto, aggraverebbe i nostri problemi di occupazione. Ricordiamo che un aumento dell'1% della disoccupazione è stimato causare 33.000 decessi all'anno negli USA.
Il fallimento del pubblico americano nel capire e quantificare i rischi deve essere considerato come uno dei problemi più gravi della nostra nazione. Questo capitolo rappresenta il mio tentativo di contribuire alla sua risoluzione.

Nota

Calcoliamo inizialmente la riduzione dell’aspettativa di vita (LLE) dovuta agli incidenti in una centrale nucleare secondo le stime della Nuclear Regulatory Commission USA (NRC).
La NRC prevede un incidente con la fusione del nocciolo ( il più grave possibile) ogni 20.000 anni di funzionamento operativo e una media di 400 morti per ogni incidente di questo tipo.
Considerando che l’attuazione di un programma elettronucleare su larga scala negli usa comporti che tutta l’energia elettrica venga prodotta nuclearmente, si dovrebbero costruire almeno 250 centrali nucleari (1990). Ogni anno si avrebbero quindi 259 anni di funzionamento operativo di un reattore nucleare. Dovremmo quindi aspettarci una media di 1 incidente con la fusione del nocciolo ogni 20.000/250 = 80 anni. La media dei decessi annuale sarebbe quindi di 400/80 = 5 morti l’anno. Considerando che la popolazione non diminuisca e che attualmente si hanno 3.000.000 di morti ogni anno negli Stati Uniti si tratta di 5/3.000.000 = 1,7 10-6, cioè ogni milione di morti negli USA 1,7 sarebbero causati da un simile incidente nucleare. Le vittime di incidenti nucleari mediamente perdono 20 anni di aspettativa di vita poiché i tumori dovuti all’esposizione delle radiazioni si sviluppano dopo 10-50 anni. Quindi moltiplichiamo 1,7 10-6x 20 = 34x10-6 anni, e moltiplicando successivamente questo numero per 365giorni x 24ore x 60minuti si ottiene una LLE media per la popolazione americana di 18 minuti.
Le stime dell’Union of Concerned Scientists (UCS), l’organizzazione più importante negli USA che si oppone al nucleare, sono di 1 incidente con fusione del nocciolo del reattore ogni 2000 anni di esercizio e una media di 5000 morti per ogni incidente di questo tipo. Si tratta di stime rispettivamente 10 e 12,5 volte maggiori di quelle dell’NRC quindi portano ad una LLE più grande di un fatto 10x12,5 volte. Quindi moltiplicando la LLE di 18 minuti per 10x12,5 si ottiene una LLE di 18x10x12,5 = 2250 minuti = 1,5 giorni.
Calcoliamo poi la LLE dovuta all’esposizione di 0,2 mrem all’anno che per la durata di una vita media di 70 anni è di 0,2x70 = 14 mrem. Supponendo che il rischio di cancro per ogni mrem è di 290.10-9 (la probabilità di contrarre un tumore per ogni mrem di esposizione), si ottiene che il rischio di cancro per un’intera vita dovuto alle radiazioni di una centrale nucleare è di 14x290.10-9 = 3,66. 10-6. Poiché sappiamo che mediamente una vittima perde 20 anni di aspettativa di vita la LLE risulta di 20x3,66. 10-6 = 7.10-5 anni = 37 minuti. In pratica si ha una LLE di 2,6 minuti per ogni mrem di esposizione (37/14 = 2,6). Ricordiamo che l’esposizione media nell’incidente di Three Mile Island per le persone che vivevano nell’area fu di 1,2 mrem. La LLE dovuta a questo incidente fu quindi di 1,2x2,6= 3,12 minuti.
Le stime dei rischi possono essere fatte comparando le rispettive LLE. Per esempio, nel caso fosse realizzato un pieno programma elettronucleare negli Stati Uniti, per un americano medio l’aumento di peso di 1 pound = 0.45359237 kg equivale a ridurre la sua aspettativa di vita (LLE) di 30 giorni; secondo le stime dell’UCS, poiché gli incidenti più gravi delle centrali nucleari danno una LLE di 1,5 giorni, l’aumento di peso di 1 pound è 30/1,5 = 20 volte più pericoloso di un incidente in una centrale nucleare con fusione del nocciolo del reattore. Oppure ingrassare di 1 Pound/20 = 0,8 once = 22,68 grammi è pericoloso come i più pericolosi incidenti nucleari.
Come un esempio di calcolo del costo di una vita salvata, consideriamo l'utilizzo degli air-bag nelle auto. Secondo Allstate Insurance Company l'air-bag riduce il tasso di mortalità del conducente di 1,4 morti ogni cento milioni di miglia percorsi. Quindi, se gli air-bag sono montati su una macchina che è guidata per 50.000 miglia, probabilità di salvare una vita è di 1,4 x (50.000 / 100.000.000) = 1 / 1, 500, o una possibilità su 1.500. Questo air-bag costa circa 400 dollari, quindi il costo per ogni vita salvata è 400 dollari diviso per 1 / 1, 500, ovvero 600.000 dollari. Un altro modo di fare il calcolo è quello di considerare che per ogni 1.500 veicoli dotati di air bag che percorrono 50,000 miglia, si sarebbe salvata in media di una vita, e il costo sarebbe poi (1.500 x 400 dollari) = 600.000 dollari per salvare una vita.
Come altro esempio, si consideri la Nuclear Regulatory Commission degli USA che richiede in un impianto nucleare l'installazione di qualsiasi apparecchiatura in grado di ridurre l'esposizione totale a tutti i lavoratori e il pubblico fino a un minimo di 1 mrem per ogni dollaro speso. È stato dimostrato in precedenza che possiamo aspettarci uno cancro mortale per ogni 4 milioni mrem: così il regolamento prevede una spesa di 4 milioni di dollari per ogni morte evitata
.

Traduzione a cura del Dott. Giuseppe Filipponi, fisico nucleare, docente, direttore della rivista Fusione Scienza e Tecnologia

Ringraziamo il Prof. Bernard L. Cohen per aver gentilmente concesso gratuitamente la traduzione e la pubblicazione del suo saggio su questa rivista

     
         
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