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Capitolo 1
Dal
nucleare
l'energia più sicura e pulita
Capitolo 2
Vivere con le
radiazioni
Capitolo 3
L'incidente
di Cernobyl:
i danni maggiori vennero dai media
Capitolo 4
Le scorie nucleari non
rappresentano un rischio
Capitolo 5
Il
riprocessamento del combustibile nucleare
Capitolo 6
Le origini
aristocratiche dei movimenti verdi
Capitolo 8
Il WWF in Africa
Capitolo 9
Il mondo poco pacifico
di Greenpace
Appendice
Il rischio di
cancro per basse
dosi di
radiazioni
Una confutazione completa della "Linear no Threshold
Theory (LNT)"
Prof. Bernard L. Cohen
Una misura scientifica del
rischio nucleare
Prof. Bernard L. Cohen
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Dal nucleare l'energia più sicura e
pulita
La
mobilitazione contro luso pacifico
dellenergia nucleare
La
generazione di energia elettrica nucleare è la più
sicura e pulita al mondo
Il
timore dell'emissione di radioattività nell'ambiente.
l rischi
di un incidente nucleare
Il mito del sole
I
collettori solari: la storia di Solar one e two
I pannelli
fotovoltaici FV
I "parchi
eolici"
Le
nuove fonti di energia rinnovabili non sono alternative
realistiche
Confronto
tra nucleare e carbone
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nucleare, l'alternativa alla
"green economy".
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La
mobilitazione contro luso pacifico
dellenergia nucleare
Di tutte le applicazioni dell'energia nucleare, nessuna
ha generato più opposizione, isteria e nevrosi della
produzione di energia elettrica. Negli anni 60 e fino
allinizio degli anni 70 le centrali nucleari
suscitavano entusiasmo e sostegno anche da parte delle
organizzazioni ambientaliste come lAudubon Society
(fondata per proteggere le specie in via di estinzione) e
il Sierra Club (creato alla fine del secolo scorso a San
Francisco per preservare le foreste). Questo
atteggiamento cominciò a cambiare radicalmente
allinizio degli anni 70. Fino ad allora i gruppi
ambientalisti erano formati da pochi
eccentrici dedicati a svegliare le
coscienze con convegni e pubblicazioni come il
libro di Rachel Carson "Silent Spring" (1962),
la "Population bomb" di Paul Ehrlich , "The
closing circle" di Barry Commoner (il primo a
lanciare l'allarme contro le radiazioni nucleari),
I limiti dello sviluppo del 1972 di A.
Forrester e Meddows pubblicato dal Club di Roma di
Aurelio Peccei. Nel 1970 si tenne il primo "Earth
Day", la giornata dedicata alla protezione dell'ambiente:
venti milioni di persone sfilarono in tutte le città
americane. Nei vari testi di storia del movimento
ambientalista si dice che lumile attivista che lo
organizzò, Denis Hayes, cambiò per sempre la faccia
dell'ambientalismo spostando l'enfasi dalla conservazione
delle specie e delle materie prime allinquinamento.
In realtà l Earth Day fu organizzato con
centinaia di milioni di dollari spesi in una vasta
operazione di propaganda preparata dal WWF e da altri
gruppi per lanciare il movimento verde.L'Earth
Day fu infatti sostenuto finanziariamente dallUN
Atlantic Richfield, dalla Fondazione Ford e dalla
Fondazione Rockefeller, coinvolto fu anche lAspen
Institute for Humanistic Studies.
A convincere del tutto l'opinione pubblica fu in seguito
la propaganda incentrata sui disastri ambientali come
quello della Exxon Valdez in Alaska (1989, più di trenta
milioni di litri di petrolio versati in mare) e quello
della Union Carbide a Bhopal (India dicembre 1994), che
provocò un numero enorme di morti.
Dopo un incontro chiamato "Critical Mass",
promosso da Ralph Nader nel 1973, tutte le organizzazioni
ambientaliste si convertirono allantinuclearismo
che ebbe i punti di massima propaganda in occasione degli
incidenti di Three Mile Island (USA 1979) e Cernobyl (Ucraina
1986), e di massima spettacolarità mediatica quanto le
videocamere di tutto il mondo riprendevano gli assalti di
Greenpace contro le navi che trasportavano materiale
nucleare.
Nonostante tutto ciò che è stato scritto e gridato
lenergia elettrica prodotta nuclearmente è stata
un successo senza precedenti nella storia
dellumanità. L'unico fallimento che può essere
attribuibile al nucleare è il fallimento nelle pubbliche
relazioni.
La
generazione di energia elettrica nucleare è la più
sicura, pulita e economica
L'energia più sicura e pulita
Nella maggior parte dei 50 anni di esercizio nel mondo
occidentale delle centrali nucleari non ci sono stati
morti, non cè stata un significativa emissione di
radiazioni nell'ambiente, nessuno è stato esposto alla
radioattività al di sopra dei limiti di scurezza molto
stretti che hanno sempre caratterizzato l'industria
nucleare [1]. Lincidente più grave avvenuto in una
centrale nucleare è stato quello di Cernobyl (Ucraina)
del 1986 che abbiamo gia trattato ridimensionandone di
gran lunga gli effetti. Come mostreremo in un apposito
capitolo la centrale di Cernobyl era di un tipo molto
vecchio, progettata per produrre Plutonio ad uso militare,
priva dei minimi sistemi di sicurezza di cui sono fornite
oggi le moderne centrali nucleari. Nelle moderne centrali
nucleari in un simili incidente sarebbe praticamente
impossibile si verificasse.
L'elettricità prodotta nuclearmente inoltre è
realizzata senza emissione di biossido di carbonio
nellatmosfera, ne ossidi di zolfo, di azoto, fumi,
particelle nocive o prodotti cancerogeni, che sono in
genere immessi nellatmosfera quando si genera
energia elettrica mediante combustione di petrolio, gas o
carbone. Inoltre la quantità di rifiuti nucleari
prodotti è molto più piccola di quella che si ottiene
dalla combustione di carbone, e tali rifiuti non
contengono residui come ad esempio l'arsenico, piombo,
cadmio e mercurio, e altre sostanze molto tossiche.
Sappiamo che le centrale nucleari producono energia
elettrica a costi più bassi di quelle che usano petrolio
o gas. Il Kw /h elettrico è inoltre molto competitivo
anche con quello delle centrali che bruciano carbone.
I costi del Kwh nucleare
Le centrali nucleari sono caratterizzate da costi di
impianto più elevati di quelli tipici delle centrali
termoelettriche convenzionali. Ad esempio, la centrale
EPR da 1.600 MW in costruzione in Finlandia ha un costo
complessivo di circa 3,2 miliardi di euro. Gli alti costi
di impianto non costituiscono tuttavia un deterrente
economico per i paesi che non hanno fonti energetiche
proprie. Infatti, poiché l88% del costo del kWh
nucleare è dato dai costi di impianto e dai costi di
esercizio, questa componente rappresenta un investimento
nazionale. Viceversa, per il kWh di origine fossile il 72%
nel caso del gas e il 45% nel caso del carbone è dato
dal costo del combustibile, e quindi, per i paesi che
importano le fonti fossili come l'Italia, ciò
costituisce un esborso netto verso lestero.
Delle tre componenti del costo del kWh nucleare (capitale
investito, costi di esercizio e manutenzione, costo del
combustibile) il maggiore è il costo del capitale (58%).
In pratica, trascorso il periodo di ammortamento
dellimpianto (20-25 anni), il costo del kWh si
riduce del 58%. Vi è quindi un grande interesse a
prolungare la vita operativa dei reattori oltre i
30 anni inizialmente previsti. Per i vecchi impianti ciò
è possibile attraverso la sostituzione di alcuni
componenti, lammodernamento della strumentazione e
una verifica dello stato di conservazione
dellimpianto. Negli USA lautorità di
controllo nucleare (NRC) ha finora concesso un
prolungamento di 20 anni della licenza di esercizio alla
metà dei 104 reattori in funzione. Ricordiamo a questo
proposito che per gli impianti moderni di III generazione
come l'EPR la vita operativa è di 60 anni, praticamente
è raddoppiata rispetto alle normali centrali LWR.
Diversi studi sono stati fatti per calcolare il costo
complessivo del Kw-h elettrico di una centrale nucleare e
confrontarlo con quello delle altre fonti di energia. I
più recenti studi a cui facciamo riferimento sono i
seguenti:
2005: Studio congiunto OCSE-NEA / ONU-IAEA
2005: Business Case for Early Orders of New Nuclear
Reactors, OXERA
2006: Studio OCSE-NEA
2007: Studio della Commissione Europea
2007: Studio del World Energy Council
Considerando una vita utile dell'impianto di 60 anni,
cosa leggittimamente attribuibile ad un reattore moderno
come l'EPR (3° generazione) considerando che anche
quelli precedenti (2° generazione) hanno visto
prolungata la loro vita utile dai 20-30 anni di progetto
ai 40-50 anni. Il confronto con il gas e il carbone è
favorevole al nucleare.
| Costo medio per l'intera vita |
EPR Euro/MWh |
Gas Euro/MWh |
Carbone Eeuro/MWh |
|
| Ammortamento con Tasso 8% |
28,4 |
35,0 |
33,7 |
|
| Ammortamento con Tasso 11% |
37,0 |
36,9 |
38,5 |
|
| |
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Se si confrontano le varie fonti primarie tenendo
conto di tutti i costi, compresi quelli ambientali, si
trova che il costo totale per un impianto che produce
1000 MWe (MegaWatt elettrici) è realisticamente di 1400-1500
$/kWe per il nucleare, con un'area occupata di 15 ettari,
1770 $/kWe per il carbone (area occupata 30 ettari),
1500 per l'olio combustibile (20 ettari), 1200 $/kWe
per il gas naturale (12 ettari) mentre. Inoltre
escludendo gli impianti idroelettrici, per le cosiddette
nuove energie rinnovabili come il solare (fotovoltaico) e
l'eolico, si hanno rispettivamente costi totali di
impianto di 7.200 $ al kWe (area occupata 200 ettari) e 2.400
$ al kWe (12.500 ettari). Tenendo conto inoltre dei costi
di funzionamento e della effettiva disponibilità, si
ottiene che il costo del kWe è di circa 3 centesimi di
euro per il nucleare, 4 per il carbone, 7 per l'olio
combustibile, 6 per il gas a ciclo combinato, 55 per il
fotovoltaico e 11 per l'eolico.
I costi dello smantellamento dell'impianto a fine vita
e della gestione dei rifiuti nucleari
Per valutare la competitività dei costi dell'energia
nucleare, i costi dello smantellamento dell'impianto
"decommissioning" e lo smaltimento dei rifiuti
sono presi in considerazione, cosa che non avviene
totalmente per le altre fonti di energia.
Per quanto riguarda i costi relativi alla gestione dei
rifiuti radioattivi e allo smantellamento
dellimpianto al termine della vita utile, in
attuazione delle direttive emanate in ambito
internazionale, essi sono finanziati attraverso
laccantonamento di una quota parte del ricavato
dalla vendita dellenergia elettrica prodotta. Ciò
si traduce in un incremento del costo di produzione del
kWh da fonte nucleare quantificabile 0,1 c$/kWh per la
gestione dei rifiuti radioattivi (5%) e di altri 0,1-0,2
c$/kWh per lo smantellamento dellimpianto a fine
vita (10%). Non si tratta quindi di costi particolarmente
significativi.
Le paure e le bugie sul nucleare
E' opinione diffusa, propagandata dalle organizzazioni
ambientaliste, che i paesi del mondo stiano abbandonando
il nucleare, che le centrali nucleari stiano per essere
chiuse in tutto il mondo e che nuove centrali non saranno
più costruite perché pericolose. Questo è una delle
più grosse bugie che tutti i giorni sono diffusione
dalla stampa. E 'molto istruttivo conoscere quante sono
le centrali in funzione e in costrizione in tutto il
mondo. A questo proposito riportiamo di dati del 2007 del
World Nuclear
Association; International Atomic Energy Agency
Dell'energia elettrica prodotta al mondo, 1/6 proviene
dagli impianti nucleari. Se tale energia fosse stata
generata da combustibili fossili, avrebbe richiesto 72
milioni di tonnellate di petrolio o 143 milioni di
tonnellate di carbone ogni anno. Se si usasse solo
carbone, sarebbero rilasciate nellatmosfera circa
429 milioni di tonnellate di biossido di carbonio, 3
milioni di tonnellate di anidride solforosa e 1 milione
di tonnellate di ossidi di azoto ogni anno.
Perché c'è tanta opposizione alle centrali nucleari?
Le principali obiezioni sembrano essere quattro [2]:
1) Il timore dell'emissione di radioattività
nell'ambiente.
2) La paura delle conseguenze di un incidente.
3) La convinzione che ci sono più modi alternativi di
produrre energia elettrica.
4) Le preoccupazioni per il trattamento e lo smaltimento
dei rifiuti.
Ciascuna di queste obiezioni, merita di essere analizzata
attentamente. L'ultima è trattata in un apposito
capitolo: La misura
scientifica del rischio delle scorie nucleari.
Ci concentriamo sulle prime tre.
1 - Il
timore dell'emissione di radioattività nell'ambiente.
Per quanto riguarda il rilascio di radioattività nell'ambiente
le centrali nucleari sono strettamente controllate e
regolamentate da varie agenzie statali di ogni paese e
sono regolarmente controllate dalla Commissione di
Regolamentazione Nucleare Internazionale.
Le emissioni di una centrale elettrica nucleare
nellambiente circostante non dovrebbero superare il
5 millirem all'anno, la stragrande maggioranza delle
centrali nucleari non supera comunque un importo che va
da 1 a 3 mrem / anno.
Ricordiamo a questo proposito che l'esposizione alle
radiazioni naturali di fondo è in media 350 mrem / anno,
con una sola radiografia al torace si aggiungono 14 mrem
/ anno e fumando una sigaretta al giorno per un anno si
ricevono radiazioni dal Polonio-210 equivalenti a 15
radiografie al torace. (Nota 1)
Le persone che vivono nelle case moderne con pareti e
infissi ben sigillati ricevono molta più radioattività
a causa di Radon intrappolato nelle case delle persone
che vivono in prossimità di impianti nucleari in case
non perfettamente isolate. Per quanto
riguarda i rischi connessi a allassorbimento di
radiazione invitiamo a leggere il capito 3 Vivere con le
radiazioni
2 - l
rischi di un incidente nucleare
Per quanto riguarda gli incidenti nelle centrali nucleari
possiamo dire che ogni tipo possibile di incidente è
stato accuratamente analizzato da un punto di vista
probabilistico.
Lincidente più grave possibile è quello della
fusione del nocciolo del reattore , tanto pubblicizzato
nel celebre film con Jane Fonda La sindrome
Cinese. Un simile incidente può verificarsi quando
viene interrotto, in qualche modo, il raffreddamento del
reattore. Per questo motivo nelle moderne centrali
nucleari vi sono due diversi sistemi di raffreddamento in
parallelo, completamente separati, in modo che se si
blocca un sistema laltro, detto di emergenza,
inizia a funzionare raffreddando il nocciolo.
Diversi incidenti sono avvenuti nei reattori sparsi in
tutto il mondo. In questi incidenti la radioattività del
reattore è stata sempre contenuta dalle spesse mura
delledificio che lo contiene. Il risultato più
importante di questi incidenti è stato quello di
dimostrare che i sistemi di sicurezza delle centrali
nucleari hanno lavorato molto meglio del previsto. Non è
stata danneggiata alcuna creatura vivente
dallincidente, ne si sono avuti danni per l'ambiente.
Ci sono stati ovviamente danni materiali al reattore e
alledificio. Gli incidenti sono costosi, ma solo in
denaro. Negli ultimi anni sono stati fatti enormi
progressi tecnologici nella progettazione, il
funzionamento e la sicurezza degli impianti nucleari. Per
fare un esempio, il reattore nucleare EPR (European
Pressurized Reactor) da 1600 MW in costrizione a
Framaville in Francia, uno dei più moderni e
allavanguardia nei sistemi di scurezza, prevede
molteplici sistemi di protezione sia attivi che passivi
contro vari tipi di incidente :
*quattro sistemi indipendenti di refrigerazione d'emergenza,
ognuno capace da solo di refrigerare il nocciolo del
reattore dopo il suo spegnimento;
*un contenimento metallico attorno al reattore, a tenuta
per le eventuali fuoriuscite di materiale radioattivo in
caso di incidente con rottura del circuito primario;
*un contenitore (core catcher) ed un'area di
raffreddamento passivo del materiale fuso, nell'improbabile
evento che il nocciolo di combustibile nucleare
radioattivo fuso possa fuoriuscire dal recipiente in
pressione (vedere edificio di contenimento);
*doppia parete esterna in calcestruzzo armato, con uno
spessore totale di 2,6 metri, progettata per resistere
all'impatto diretto di un grosso aereo di linea.
Malgrado tutti i sistemi di sicurezza è possibile
immaginare un incidente nucleare, il più grave possibile.
Un incidente in cui tutto assolutamente va storto: si
blocca il primo sistema di raffreddamento del nocciolo,
si blocca anche il secondo, e anche un terzo e un quarto
(come nel caso dellEPR), si rompe
contemporaneamente il contenitore di acciaio che contiene
il reattore, si fessurano contemporaneamente anche le
spesse pareti in calcestruzzo delledificio della
centrale (calcolate per reggere lurto di un aereo
di linea), le sostanze radioattive fuoriescono quindi
allesterno in forma gassosa in una nuvola di vapore
(il caso peggiore) in unarea che deve essere pure
densamente popolata (10 milioni di persone). Le
probabilità che ciò accada sono 1 su 1000 milioni di
anni di funzionamento del reattore. Il Prof. L.Bernard
Cohen, che abbiamo gia citato e che è uno dei più
importanti esperti in analisi dei rischi al mondo, ha
detto che : "nessuno, sano di mente potrebbe
preoccuparsi di eventi tatto improbabili ".
Riportiamo di seguito una sua analisi del rischio di un
simile incidente.
The Nuclear Energy Option
Cap. 4 - The fearsome reactor meltdown accident
Prof. Bernard L. Cohen,
Dept. of Physics, University of Pittsburgh,
Pittsburgh, PA 15260
Telephone: (412)624-9245 , Fax: (412)624-9163, e-mail:
blc@pitt.eduDiversi
studi furono fatti per calcolare la probabilità
che avvengano diversi tipi di incidenti in una
centrale nucleare, tra cui quello più grave
possibile, la fusione del nocciolo del reattore,.
Lo studio più importante fu fatto
sullargomento da un team di specialisti
diretto dal Dr. Norman Rasmussen, del
Massachusetts Institute of Technology (MIT) di
Boston e sponsorizzato dalla US Nuclear
Regulatory Commission (NRC). Questo studio durò
diversi anni con un costo di 4 milioni di dollari
e vi lavorarono dozzine di ingegneri, fisici e
matematici. Il rapporto finale fu pubblicato nel
1975 con la sigla WASH-1400 e il titolo "Reactor
Safety Study" (RSS). Lo studio è una tipica
analisi probabilistica dei rischi "probabilistic
risk analysis" (PRA) basata sul metodo dei
diagrammi ad albero che era stato
sviluppato nell'industria aerospaziale. In
seguito la Union of Concerned Scientists (UCS)
pubblicò una critica di questo rapporto, con una
controanalisi dei rischi. La RNC commissionò
allora uno studio indipendete diretto dal Prof
Harold Lewis della University della California
per analizzare i due studi precedenti. Le
conclusioni di Lewis furono che le incertezze
nelle probabilità della RSS erano più grandi di
quelle affermate originariamente, ma che non vi
era ragione di credere che le probabilità
riportate dal rapporto RSS fossero più grandi o
più piccole. La NRC accettò le conclusioni
dello studio di Lewis nel 1979. In seguito ci
sono stati altri studi realizzati in Germania e
in Svezia basati sugli stessi metodi del rapporto
RSS, ottenendo gli stessi risultati. I movimenti
antinucleari hanno sempre contesto il rapporto
RSS e i media lo hanno sempre presentato come
"controverso". In seguito l'NRC ha
continuato a finanziare gli studi sui reattori
nucleari con la metodologia PRA; più di 12
studi furono fatti sui reattori PWR e BWR. Le
nuove tecnologie e i nuovi componenti che man
mano sono stati perfezionati e migliorati sono
stati così valutati nelle successive analisi PRA
Procedendo in questo modo la stessa definizione
di incidente nucleare con la "fusione del
nocciolo" fu sostituita con la denominazione
più generale "danneggiamento del nocciolo",
ci sono stati molti miglioramenti rispetto al
primo studio RSS anche se l'impostazione non è
mutata.
Lo studio RSS stimava che la fusione del nocciolo
del reattore poteva avvenire 1 volta su 20.000
anni di funzionamento del reattore. Per 100
reattori in funzione sarebbe avvenuto quindi un
incidente con fusione del nocciolo una volta ogni
200 anni. La contraoanalisi dell'Union of
Concerned Scientists (UCS), stimava invece che ci
sarebbe stata la fusione del nocciolo di un
reattore 1 volta su 2000 anni di funzionamento
del reattore. Considerando i reattori commerciali
come quelli americani del 1990, per reattori di
questo tipo ci sono già stati più di 2000 anni
di funzionamento complessivi in tutto il mondo, a
cui aggiungere più di 4000 anni di funzionamento
dei reattori nucleari nella Marina Americana.
Incidenti gravi con la fusione del nocciolo non
si sono avuti. Se la stima della Union of
Concerned Scientists (UCS) fosse stata corretta
avremmo dovuto avere almeno tre incidenti con la
fusione del nocciolo mentre secondo le stime del
rapporto RSS la probabilità che accadesse un
simile incidente era solo del 30%.
Nella maggior parte degli incidenti con la
fusione del nocciolo ci si aspetta (in senso
probabilistico) che le strutture di contenimento
del nocciolo del reattore rimangano integre per
il tempo necessario all'evacuazione dell'impianto
e dell'area circostante, cosi che non ci siano
direttamente dei morti. E' calcolata la
probabilità che 1/5 incidenti con fusione del
nocciolo comporti la morte di 1000 persone, in 1/100
incidenti confusione del nocciolo si avranno 10.000
morti, e in 1/100.000 incidenti 50.000 morti. (il
numero di morti annuali negli USA per incidenti
automobilistici). La media di questi tre tipi di
incidenti con fusione del nocciolo comporta 400
casi di morte per incidente nucleare di questo
tipo, la stima dell'UCS è invece di 5000 casi di
morte.
Il numero di morti sembra alto, ma ricordiamo
che stiamo considerando delle probabilità, per
far un paragone negli USA si stima che l'utilizzo
del carbone nelle centrali termiche produca un
inquinamento che causa 30.000 morti all'anno, per
uguagliare questo rischio si dovrebbero
verificare negli USA 30.000/400=71 incidenti
nucleari con fusione del nocciolo ogni anno, uno
ogni 5 giorni (stime RSS), mentre secondo le
stime dell'UCS si dovrebbe avere una incidente di
questo tipo ogni 2 mesi.
Si potrebbe arguire che i morti per l'inquinamento
dell'aria non ci allarmano perchè sono
difficilmente distinguibili dai casi di morte in
generale. Questo è però vero anche per il
nucleare. I decessi probabilmente causati dal
nucleare provengono dall'aumento dei casi di
cancro in un vasto strato della popolazione
esposto alle radiazioni dovute all'incidente. Nel
caso del peggiore incidente preso in
considerazione nel rapporto dalla RSS, la cui
probabilità di avvenire è 1/100.000 incidenti
con fusione del nocciolo, ci sarebbe un aumento
di 45.000 casi di cancro su una popolazione di 10
milioni di persone, in pratica un aumento dello 0,5%
del rischio di morte per cancro per ciascuno. Il
rischio normale di morire di cancro per una
persona è del 20-20,5%, le radiazioni assorbite
nel peggiore incidente possibile aumenterebbero
quindi tale rischio di molto poco, anche nelle
stime dellUCS solo del 5%. Il rischio
normale di morire di cancro varia molto negli USA
da stato a stato dal 17% del Colorado al 24% in
Connecticut e Rhode Island, una variazione dello
0,5% si perde in queste variazioni di fondo.
Da un punto di vista teorico non ci sono limiti
al danno che è possibile fare considerando un
incidente che avvenga con qualsiasi tecnologia.
Ovviamente più il danno è grave più sono
richieste circostanze improbabili, così la
probabilità dell'evento diventa sempre più
piccola. L'incidente più grande possibile quindi
in realtà è solo correlato ad una probabilità
molto bassa di avvenire.
Come per ogni tecnologia questo è vero anche per
il nucleare. Il peggiore incidente causato dal
nucleare considerato dalla RSS dovrebbe causare
50.000 mila morti. Poiché un incidente con
fusione del nocciolo, secondo il rapporto RSS è
stimato avvenire 1 volta su 20.000 anni di
funzionamento del reattore, e poiché la
probabilità che un incidente di questo tipo
causi la morte di di 50.000, sempre secondo
il rapporto RSS, è stimata essere 1 volta su 100.000
incidenti con fusione del nocciolo. La
probabilità che avvenga in una centrale nucleare
un incidente che causi la morte di 50.000 persone
è stimata, in modo conservativo dal rapporto RSS,
essere 1 volta su 1 miliardo di anni di
funzionamento del reattore (uno su mille milioni
di anni di funzionamento del reattore). Una
probabilità bassissima, 20.000 volte minore
della probabilità che una persona rimanga uccisa
da un fulmine e 1000 volte meno della
probabilità che sia uccisa da un aereo che cade
sulla sua casa.
|
Possiamo quindi dire che lenergia nucleare è
molto più sicura di quella prodotta con il carbone, il
petrolio e altri idrocarburi. Tuttavia, i leader e gli
attivisti di Greenpeace sono profondamente preoccupati e
chiedono contribuiti in denaro contro tali rischi
nucleari, raccogliendo circa 300 milioni di euro l'anno
esentasse. Soldi utilizzati non per ridurre i rischi del
nucleare e di altre industrie, ma per finanziare
consulenti e agenzie di pubblicità, programmi televisivi
e giornali, in pratica per nuove campagne di raccolta
fondi.
3 - Ci sono più modi alternativi di
produrre energia elettrica?
Il
mito del sole
Di tutte le proposte alternative per produrre energia
elettrica la principale è quella che fa ricorso all'energia
solare. Si sente spesso dire: il sole gratuitamente ci
invia di enormi quantità di energia ogni giorno. Perché
non utilizzarla?
Lutilizzo dellenergia solare comporta molti
problemi [3], il primo che non è uniforme, quando entra
nellatmosfera ha una intensità di 1360 watts/m2,
considerando poi che la Terra ruota in 24 ore e che alle
nostre latitudine durante il giorno i raggi del sole
arrivano con diverse inclinazioni e variano a secondo
della nuvolosità, l'energia che dal Sole che arriva
sulla superficie terrestre è mediamente di 200 watt/m2.
Poi c'è il problema che non è gratis, i pannelli
fotovoltaici FV costano e il loro rendimento è basso, ed
è cosi anche per gli impianti che utilizzarono specchi e
collettori (solare dinamico), il costo iniziale di
installazione è molto alto a cui occorre poi aggiungere
gli altissimi costi di manutenzione. Inoltre, è
esperienza comune, anche quando il calore del sole viene
utilizzato nei piccoli sistemi per riscaldare l'acqua ad
uso sanitario, dopo un paio di giorni nuvolosi occorre
accendere lo scaldabagno elettrico o a gas..
I sistemi per immagazzinare il calore del sole sono
costosi e inefficienti, nei paesi europei e negli USA
tali sistemi sono oggi acquistati e installati non per la
loro convenienza ma solo per un sistema fiscale
vantaggioso
Nella vita reale vi è un rapporto costi / benefici da
cui è difficile sfuggire. Come mostreremo in seguito
ciò non vuol dire che l'energia solare come l'eolica sia
totalmente inutile. Ci sono situazioni in cui è
conveniente il loro utilizzo, si tratta però di
situazioni circoscritte e mai per la produzione di grandi
quantità di elettricità come per gli impianti di
potenza. Nei programmi spaziali sia russi che americani
vi è un esempio corretto dell'utilizzo di energia solare.
I satelliti in orbita intorno alla Terra sono dotati di
enormi pannelli solari che forniscono lenergia. Per
la sonda Galileo e altre sonde che sono state inviate su
pianeti lontani dal Sole, Giove e oltre, sono stati
utilizzati invece piccoli reattori nucleari.
Non vi è alcun modo di raccogliere più energia dei 200
watt al metro quadro che arrivano a Terra, occorre quindi
una tecnologia in grado di concentrare questa energia.
Alcuni di questi sistemi sono stati sviluppati dalla
natura da miliardi di anni. Le piante con la fotosintesi
accumulano lenergia crescendo e producendo legna da
ardere, il calore del sole fa evaporare lacqua che
ricadendo nella forma di pioggia può essere raccolta in
bacini idroelettrici, il calore del sole crea differenze
di temperatura e di pressione nellatmosfera
generando venti che si possono sfruttare per produrre
elettricità e così via.
Lenergia solare può essere utilizzata direttamente
per la conversione in elettricità attraverso i pannelli
fotovoltaici (Fv) o utilizzata direttamente per scaldare
un fluido che circola in un collettore solare. Il Prof.
Franco Battaglia (Università di Modena) ha analizzato
questi processi è ha mostrato che: "ciascuno ha
unefficienza intrinseca bassa che malgrado gli
sforzi fatti negli ultimi venti anni non è stato
possibile modificare in modo significativo: i 200 W/m2
che arrivano sulla Terra diventano
0.5 W/m2 con lidroelettrico o la legna
da ardere (o anche meno se è biomassa coltivata), 1 W/m2
(0,5%) con leolico (per la produzione di
elettricità), 20 W/m2 (10%) coi moduli FV (
per la produzione di elettricità), e 100 W/m2
(50%) coi collettori solari (per la produzione di
acqua calda)(Il Giornale, 30 Ottobre 2005)
L'installazione di pannelli fotovoltaici ha avuto,
rispetto agli altri paesi, il massimo sviluppo in
Germania grazie ad una legislazione favorevole per la
quale chi produce energia in eccesso la rivende al
fornitore elettrico che l'acquista allo stesso prezzo per
Kwh. Una analoga legislazione è stata introdotta in
Italia il 19 Settembre 2005, il cosiddetto "conto
energia", DL 387/2003. Anche in Germania però il
solare è arrivato solamente a fornire lo 0.1% della
potenza prodotta. Leolico è meno costosa (per Kwh),
ma come il solare, non è in grado di coprire una quota
significativa del fabbisogno di energia. Attualmente in
Italia le cosiddette nuove fonti di energia rinnovabili (eolico,
solare termico, fotovoltaico, biomasse , biocombustibili)
coprono solo lo 0,09% del fabbisogno di energia elettrica;
lidroelettrico e il geotermico, le fonti
tradizionali di energie rinnovabili, coprono
rispettivamente il 15,7% e 1.9%.
Diversi sforzi furono fatti fin dagli anni '80 negli Usa
e poi anche in Spagna e Germania, per non parlare del
recente progetto del premio Nobel, Prof. Carlo Rubbia in
Italia, per sviluppare sistemi capaci di produrre grandi
quantità di energia da fonte solare. I progetti, in
parte realizzati, hanno solo dimostrato che le diverse
tecnologie adottate non sono assolutamente competitive
con le fonti tradizionali di energia [4].
I
collettori solari: la storia di Solar One e Two
Negli Usa, nel deserto della California a Barstow fu
costruita, nei primi anni 80, la centrale a specchi
e torre centrale, detta Solar One [5], da 1 MW elettrico
e non molto distante, a Kramer Junction, un impianto con
specchi paraboloidi lineari che progressivamente
raggiunse la potenza elettrica complessiva di 350 MW .
Quest'ultimo impianto è ancora in funzione, mentre Solar
One fu ricostruita dopo un incendio che la distrusse dopo
8 anni di funzionamento e trasformata in Solar Two con
una potenza di 10 MW elettrici. La centrale Solar One ha
concluso la sua vita facendo registrare
unefficienza media annuale pari allincirca al
7.5%. La sua versione successiva Solar Two è
arrivata a unefficienza di circa l8.5%. In
circa 10 anni di tentativi si è avuto quindi un aumento
dellefficienza di solo 1 punto.
Uno Solare, copriva unarea di 3,4 km2 su
cui erano collocati 92.900 m2 di specchi (esattamente
11.818 in totale), ogni specchio era gestito da un
computer in modo che fosse inclinato nel modo giusto per
riflettere i raggi del sole su una torre alta 100 metri
che conteneva un fluido che assorbiva il calore. Solar
One riuscì a generare 10 megawatt-h, ad un costo di 14.000
dollari per ogni kW di potenza installata, da 5 a 7
superiore agli impianti tradizionali.
Nei giorni di tempo buono Solar One funzionava a piena
potenza solo per 8 ore al giorno in estate, e 4 ore al
giorno in inverno. Questo quando tutto andava bene, cioè
gli specchi erano mantenuti puliti e perfettamente
allineati. Solar One ha prodotto in pratica l'1% di
energia elettrica di una centrale nucleare a olio
combustibile, occupando una zona cinque volte più grande,
con impianti che hanno funzionato mediamente solo 6 ore
su 24. Limpianto Solar One è stato 8 volte
più costoso di un moderno impianto nucleare di pari
potenza senza contare gli elevatissimi costi di
manutenzione (11.818 motori elettrici e il mantenimento
di 11.818 specchi puliti e allineati).
Gli stessi tecnici della stazione di Barstow rivelarono
che l'impianto Solar One, in base al rendimento annuale,
era un consumatore netto di energia elettrica, non
riusciva in altre parole a produrre energia elettrica
sufficiente al suo stesso funzionamento [6]. Il 31
agosto 1986 Solar One fu poi gravemente danneggiato da un'esplosione
e dal conseguente incendio che bruciò i 960.000 litri di
olio minerale dove i raggi del sole venivano concentrati.
Ironicamente era utilizzato olio minerale in quanto l'EPA
aveva vietato l'uso dei PCB, un prodotto sintetico più
vantaggioso dellolio minerale, sostenendo che il
PCB era cancerogeno [7].
Non megliori di Solar One sono state le prestazioni della
centrale a specchi di Almeria in Spagna che ha raggiunto,
con grande difficoltà sulla continuità di funzionamento,
un'efficienza di circa il 7%, poi lesperimento è
stato interrotto.
Meglio sono andate le cose per la centrale a specchi
paraboloidi lineari di Junction Kramer, che hanno fatto
registrare efficienze intorno al 12%.
Il progetto del premio Nobel Carlo Rubbia, un progetto a
specchi paraboloidi lineari che usa come fluido
termovettore una miscela di sali fusi (60% di nitrato di
sodio e 40% di nitrato di potassio) che permette un
accumulo di calore fino a temperature di 550 °C,
è stato avviato in Spagna nell'aprile 2008, il progetto
ha ricevuto il parere favorevole anche del governo
italiano (secondo governo Prodi) e dalla Conferenza Stato-Regioni,
è però rimasto solo sulla carta.
Riassumendo i risultati della sperimentazione avvenuta
negli ultimi 20 anni, si potrebbe dire che in nessun caso
si è raggiunta la competitività economica del costo di
produzione del kWh con le altre fonti tradizionali di
energia essenzialmente a causa dei bassi valori di
efficienza in rapporto ai costi degli impianti. Allo
stesso modo, lestrapolazione dei costi con
laumento delle dimensione delle centrali non porta
alla competitività senza ipotizzare un consistente
miglioramento dellefficienza (cosa estremamente
difficile). A titolo di esempio si può citare il
progetto del DOE (Departement of Energy degli USA) per la
costruzione della terza generazione della centrale a
specchi del tipo Solar Two. In questo progetto si
affermava che si sarebbe raggiunta la competitività
economica passando da un impianto di 10 MW (quello
attuale) a un impianto di 200 MW, il quale avrebbe
dovuto avere una efficienza media del 20%. Come
raggiungere tale efficienza non era e non è attualmente
chiaro a nessuno sul piano tecnico, tanto è vero che la
proposta è rimasta tale e non è stata finanziata.
I pannelli
fotovoltaici FV
La conversione della luce solare in energia elettrica
può avvenire direttamente per mezzo dei pannelli
fotovoltaici. Come per i collettori solari la superficie
richiesta è enorme. Per un impianto di 1.000 megawatt
sono necessari 129,5 km2. Se si confronta
questo dato con la superficie di 30 a 70 ettari necessari
per un impianto nucleare o a olio combustibile [8] ci si
rende conto che per fornire con i pannelli FV i
3500 Mw di energia elettrica necessari ad una grande
città di 4 milioni di persone come Roma, l'impianto
solare avrebbe bisogno di 350 Km2, una
superficie più grande della città stessa.
Anche se il costo delle celle fotovoltaiche è sceso dai
10 dollari per watt dei primi anni '80 ai 3 dollari per
watt, il costo resta elevato. Il costo unitario di un
impianto fotovoltaioco per una casa offerto dalla
Photocomm, Inc è di 7377 dollari, e prevede la fornitura
di una potenza di 4 Kw .
Dati i vantaggi fiscali può essere conveniente istallare,
in casi specifici, gli impianti fotovoltaici . Quello che
è escluso è che possano essere utilizzati per la
produzione di grandi quantità di energia elettrica.
Il componente base di un sistema fotovoltaico è la cella
solare che permette la trasformazione della radiazione
elettromagnetica in energia chimica e la successiva
conversione di questa in energia elettrica. Più celle
collegate elettricamente tra loro e assemblate fra uno
strato superiore di vetro ed uno strato inferiore di
materiale plastico costituiscono un modulo. Più moduli
collegati insieme formano un pannello. La principale
materia prima delle celle fotovoltaiche è il silicio
cristallino (monocristallino più efficiente e
costoso o multicristallino più economico
ma meno efficiente). Le celle sono nella gran parte dei
casi realizzate tagliando il silicio in sottili fette di
poco più di 2 decimi di millimetro (wafer).
In alternativa possono essere realizzate colando silicio
fuso in strati piani di silicio (ribbon):
questa tecnica non richiede il taglio del lingotto di
silicio (una delle operazioni più complesse
dellintera tecnologia fotovoltaica) e riduce al
minimo lo spreco di materiale. Una terza soluzione, la
meno diffusa, impiega il silicio amorfo o altri composti
che possono essere utilizzati in film sottili (thin
film) di pochi millesimi di millimetro, a basso
costo ed efficienza. In funzione dei materiali impiegati
e della tecnologia di realizzazione delle celle, i moduli
commercialmente disponibili presentano valori di
efficienza bassi (intorno al 15%). La scarsa efficienza
dei moduli è attualmente uno dei limiti principali che
rendono scarsamente competitiva la fonte solare rispetto
le fonti fossili.
I sistemi fotovoltaici si distinguono in: sistemi senza
accumulo di energia (più dell80% delle
installazioni nel 2005) e sistemi con accumulo, ovvero
provvisti di batterie per conservare l'energia elettrica
da utilizzare durante la notte e quando il sole è
coperto. Sono più costosi e sono impiegati nelle utenze
isolate dove gli utilizzatori non sono collegati alla
rete.
Ce da dire che ci sono molti impianti di energia
solare sparsi nelle case, ville e fattorie e vari edifici
pubblici e privati negli Stati Uniti e in Europa. Per la
maggior parte, questi impianti sono mantenuti spenti dai
loro proprietari in quanto i costi di manutenzione sono
molto ingenti.
Vè speranza che lefficienza dei moduli
fotovoltaici (FV) migliori significativamente?
Purtroppo, come dice il gia citato Prof. Franco Battaglia,
per ragioni proprie della tecnica FV, la risposta è
negativa (Il Giornale 30 ottobre 2005).
Prof.
Franco Battaglia, Università di Modena, (Il
Giornale 30 ottobre 2005)
Le migliori celle disponibili su larga
scala hanno unefficienza del 10%-15%. Se
volessimo coprire col solare FV l1% del
consumo elettrico italiano, dovremmo spendere,
oggi, più di 10 miliardi di euro solo in
pannelli FV (senza contare l'installazione, gli
accumulatori, i trasformatori). La stessa cifra,
se impiegata nelle centrali convenzionali (nucleari
comprese), coprirebbe più del 20% dei nostri
consumi elettrici. Si ribadisce che i costi del
FV possano diminuire, basta guardare come sono
diminuiti i costi dei computer. Effettivamente,
nei soli ultimi 15 anni il costo dei transistor
dei circuiti integrati si è abbattuto di un
fattore 100 perchè è stato possibile allocare
milioni di transistor sulla superficie di un
francobollo, circostanza che ha permesso di
aumentare la velocità e diminuire le dimensioni
dei computer. Negli ultimi 15 anni il costo dei
moduli FV, invece, è diminuito solo di un
fattore 2 (essenzialmente per la migliorata
efficienza della produzione) ed è destinato a
non mutare apprezzabilmente: le loro dimensioni
in termini di area devono essere, ovviamente,
massime perché massima è lenergia che
vogliamo catturare dal Sole. Al quale non
possiamo chiedere di brillare né più
intensamente né di notte". |
Questo non vuol dire che lenergia solare sia
totalmente da scartare. I problemi che abbiamo visto con
lenergia solare sono due. Uno è che il costo è
molto più alto di ogni altra fonte convenzionale,
laltro è che è intermittente, non può essere
generata quando il sole non ce.
Ci sono però delle situazioni dove questi problemi non
sono impostanti. Per esempio pompare acqua per
lirrigazione nelle zone rurali non servite dalla
rete elettrica nazionale, ovviamente ha poca importanza
se la pompa non funziona se piove. Nelle zone
sottosviluppate dellAfrica o nei deserti dove non
cè la rete elettrica, è un modo per risparmiare
il combustibile per i generatori di elettricità che
potrebbero così essere utilizzati solo di notte. Un
altro esempio pratico è luso dellenergia
solare per coprire i picchi di consumo elettrico nelle
grandi città durante i caldi pomeriggi d'estate dove i
sistemi di refrigerazione negli uffici e nelle case vanno
al massimo.
I "parchi
eolici"
Proprio come l'energia solare, l'energia generata dalle
turbine a vento, o energia eolica è importante solo per
alcune applicazioni, solo per determinati scopi. Per
secoli i mulini sono stati utilizzati per pompare acqua o
macinare il grano o nelle regioni con venti molto forti e
persistenti, come la costa olandese e il Midwest degli
Stati Uniti. Quando però si cerca di generare grandi
quantità di energia elettrica con questa tecnologia
sorgono i problemi. L'energia elettrica prodotta dalle
turbine a vento è modesta anche in presenza di venti che
soffiano in un modo continuo a 24 Km/h (9). Nella Pampa
Argentina le turbine a vento sono sempre state utilizzate,
in genere accoppiate con accumulatori montati sui tetti
delle case. I venti della Pampa sono l'ideale per questo
utilizzo. La corrente elettrica prodotta veniva
immagazzinata in batterie per auto.
Quando si è cercato di accumulare una quantità
maggiore di elettricità utilizzando questa
modalità, i costi sono subito saliti alle stelle.
Nel corso degli ultimi decenni, vi sono stati notevoli
sforzi per sviluppare la tecnologia eolica per
produrre elettricità fino a raggiungere i megawatt di
potenza. La maggior parte di questi sforzi, purtroppo,
benché infruttuosi, non sono stati abbandonati.
1° La Southern California Edison, letteralmente, gettò
via 30.000.000 di dollari dei contribuenti per costruire
un generatore eolico di 2 MW, con pale di 30 metri di
lunghezza. Questo generatore non ha funzionato quasi mai
e nel 1983 è stato venduto come rottame per 51.000
dollari [9]
2° Nella Contea di Alameda, in California, ad Altamont
Pass, sono stati costruiti 7000 generatori eolici (che
sono ora un punto di attrazione turistica e una fonte di
orgoglio per gli ambientalisti). Le poche volte che i
mulini sono azionati fanno un rumore grande e
fastidiosissimo, anche con frequenze subsoniche dannose
per la salute. Per far fronte alle cause legali dei
proprietari terrieri vicini agli impianti eolici gli
operatori del progetto hanno dovuto creare un fondo per
acquistare i terreni confinanti. Attualmente molti di
questi 7000 mulini a vento non funzionano da anni a causa
dei grandissimi costi di manutenzione.
Diverse fattorie hanno sperimentato generatori eolici
negli USA, in Nord Carolina e nel Vermont , anche qui gli
impianti sono stati chiusi a seguito di denunce da parte
di vicini per il rumore eccessivo. Malgrado queste
esperienze negative, lindustria privata ha avuto un
certo successo nei paesi in via di sviluppo con piccoli
generatori (da 17 a 60 Kw), affidabili ed economicamente
efficaci.
Nel maggio 2004 Greenpeace propose al Governo argentino
di utilizzare 480 milioni di dollari che erano
destinati alla costruzione della parte rimanente della
centrale nucleare di Atucha II (centrale bloccata dal 95
e che il governo aveva deciso di ultimare) per promuovere
un piano a breve termine per la generazione eolica di
elettricità. Tale piano avrebbe dovuto avere come
obiettivo la realizzazione di impianti eolici per 300 MW
entro il 2007 e 3000 MW per il 2013.
Come è riportato in seguito, anche in una regione come
la Patagonia, in cui i venti sono favorevoli alla
generazione di energia elettrica con turbine a vento,
secondo uno studio di Eduardo Ferreyra, riportato nel libro Ecologia:
Mitos e Foudes FARC , l'energia eolica non è
competitiva con lenergia prodotta nuclearmente.
| Dal
libro di Eduardo
Ferreyra, Ecologia:
Mitos y Fraudes, FARC "Le
centrali nucleari argentine di Atucha Atucha I e
II (da 350 e 692 MWh rispettivamente) sono
estremamente più competitive del parco eolico
proposto da Greenpace Argentina.
Queste due centrali occupano un'area di 20 ettari,
e dovrebbero produrre circa 1.000 MW per 24 ore,
giorno e notte, tutto l'anno (con pause di 30 a
40 giorni per la manutenzione ogni 18 mesi).
Utilizzando turbine eoliche, e considerando che
la loro capacità è ridotta del 30% a
causa della natura fluttuante della generazione
eolica, sarebbero necessarie ben 3555 turbine da
750 kW, o 2666 turbine da 1 MW ciascuna, o 1.333
turbine eoliche da 2 MW, per produrre la stessa
quantità di energia elettrica di Atucha I e II.
Qualunque siano le turbine scelte per il progetto:
da 3555 turbine, da 2666 o 1333, il degrado del
paesaggio sarebbe notevole. Si tratta di
strutture da 30 a 50 metri di altezza da
impiantare su un'area molto vasta. Un "parco
eolico" contiene in media 50 turbine. Per
produrre la stessa quantità di elettricità dei
reattori Atucha I-II, sarebbero necessari quindi
da 26 a 71 parchi eolici di 50 turbine
ciascuno, a seconda del tipo turbina utilizzata.
Le turbine eoliche moderne sono disponibili in
una vasta gamma di dimensioni; da piccole unità
di 100 watt progettato per fornire energia a case
e fattorie, fino a turbine giganti con pale con
più di 50 metri di diametro, che producono da 1
a 2 megawatt di energia elettrica. La stragrande
maggioranza delle turbine oggi sono del tipo a
tre pale con asse orizzontale, il diametro delle
pale va da 15 a 40 metri, ogni turbina produce da
50 a 350 KW di energia elettrica. La posizione
delle turbine a terra è un fattore molto
importante perchè la velocità del vento aumenta
con l'altezza. Questo è il motivo per cui le
turbine sono montate su una torre a un'altezza
che va da 30 a 45 metri. Nei parchi
eolici le turbine devono essere
intervallate. Tra due turbine ci deve essere una
distanza tra le 5 e le 15 volte il diametro delle
pale, questa distanza è nota come area o spazio
di "swept , che è in pratica l'area
del terreno intorno alla turbina che deve essere
lasciata libera. Questo spazio è essenziale per
evitare che la turbolenza di una turbina
influenzi il flusso di aria delle turbine eoliche
vicine il che produrrebbe una perdita notevole di
efficienza. Ciò significa che ogni parco
proposto da Greenpace in sostituzione delle
centrali di Atucha I-II occuperebbe 2.826 miglia
quadrate di territorio. Moltiplicando queste 2826
miglia quadrate per 71, il territorio occupate
dalle turbine sarebbe di 200.646 km2,
una superficie equivalente a un terzo della
Repubblica del Cile. E questo sarebbe solo il
territorio necessario per produrre con le turbine
eoliche l'energia che sarebbe fornita dai
reattori Atucha I e II che ricordiamo occupano 20
ettari di terreno.
Non è un caso che il più grande produttore di
turbine a vento del mondo, la Danimarca, che ha
sviluppato l'industria attraverso sovvenzioni e
sussidi statali, nel 2003 ha sospeso queste
sovvenzioni perchè aveva verificato la scarsa
efficienza di questo tecnologia che aumentava il
costo dellenergia elettrica per gli utenti".
|
Le
nuove fonti di energia rinnovabili non sono alternative
realistiche
E chiaro che malgrado la propaganda degli
ambientalisti attualmente le cosiddette nuove fonti di
energia rinnovabile, solare, eolica, biomassa, forniscono
meno dell' 1% dell'energia consumata a livello mondiale,
e queste cifre non potranno variare notevolmente in
futuro. Le nuove energie rinnovabili non sono quindi una
alternativa realistica alle fonti tradizionali di energia.
Ricordiamo che a livello mondiale, fonte IEA con l'energia
idroelettrica produce il 2,2% del totale
dellenergia mondiale, il 6, 5 % dellenergia
è prodotta dalle centrali nucleari, il 10,6% è prodotta
ancora con la legna da ardere, il 25% è prodotta
bruciando carbone, il 35% petrolio e 21 % gas naturale.
Secondo le previsioni dellInternational Energy
Agency (IEA World Energy Outlook 2007), il fabbisogno
mondiale di energia primaria aumenterà del 55% entro il
2030, con un tasso medio dell1,8% lanno. A
quella data i combustibili fossili continueranno a
rappresentare di gran lunga la principale fonte di
energia primaria e si ricorrerà ad essi per soddisfare
l84% dellaumento totale della domanda. In
particolare, il petrolio continuerà ad essere il
combustibile più utilizzato, ma con una significativa
flessione in termini di quota globale (dal 35 al 32%),
mentre sarà il carbone a far registrare il maggiore
incremento della domanda portando la propria quota sulla
domanda totale di energia dal 25% al 30%.
In relazione agli impieghi, il carbone ha mantenuto ben
salda la sua leadership nella produzione di energia
elettrica. Il 39% della domanda elettrica mondiale del
2007 è stata assicurata con il carbone, seguito da
nucleare e gas con quote, rispettivamente, del 20 % e 17%.
Tale primato è stato confermato anche nellUnione
Europea, sia pure con valori più contenuti. Nella UE,
infatti, il carbone ha coperto il 33 % della produzione
elettrica, contro il 32% del nucleare e il 17% del gas.
In futuro la vera competizione tra le fonti di energia
per soddisfare la domanda di energia elettrica in
particolare sarà quindi tra carbone e nucleare [10].
Confronto
tra nucleare e carbone
Quando si confrontano le acque reflue di una centrale a
carbone da1000 megawatt elettrici (MWe) con quelle di una
centrale nucleare della stessa potenza ci si accorge
della differenza
Una centrale a carbone produce biossido di carbonio (CO2)
con una velocità di 250 kg al secondo, o 7 milioni di
tonnellate l'anno. La centrale nucleare non produce nulla.
Una centrale a carbone produce ossidi di zolfo (SOx) al
tasso di 1 tonnellata al minuto, o 120.000 ton / anno. La
centrale nucleare, nulla. Il carbone produce ossidi di
azoto (NOx), per 20000 ton / anno. La centrale nucleare,
ancora una volta, nulla. Il carbone vegetale produce fumo
di cui le particelle più grandi vengono filtrate ma
quelle più piccole e più pericolose sono disperse nell'atmosfera.
L'energia nucleare non produce fumo. Il carbone produce
più di 40 diversi composti organici che sono immessi
nellatmosfera senza alcun controllo. La centrale
nucleare, ancora una volta, nulla. Infine, dato che il
carbone contiene uranio, torio e radio, rilascia una
radioattività nellambiente che non è
assolutamente monitorata
Andiamo ora alla rifiuti solidi: un impianto a carbone ne
produce 500 kg / minuto, o 750.000 ton / anno. Le ceneri
di carbone, oltre ad essere radioattive, contengono
sostanze tossiche come l'arsenico, piombo, cadmio e
mercurio e vengono rilasciate senza alcun controllo.
Il combustibile nucleare esaurito è collocato in
depositi dove è sottoposto a controlli severissimi. La
quantità di carbone richiesta da una centrale riempie
38000 vagoni ferroviari allanno, 3 milioni di
tonnellate. La centrale nucleare è rifornita con 6
autocarri, 50 tonnellate/anno. Che include anche il peso
dei contenitori di sicurezza usati per prevenire il
rilascio di radioattività nellambiente. Lassenza
di effetti ambientali delle centrali nucleari di potenza
è totale. Non ci sono reazioni chimiche, si opera
con cura e i rifiuti sono rigidamente controllati. Il
calore generato dalle centrali nucleari (noto come "scarico
termico ") può essere utilizzato immediatamente per
scopi utili, come ad esempio per le abitazioni o serre.
In Svezia questo calore è stato a lungo utilizzato per
riscaldare case e edifici. La Svizzera ha progettato un
nuovo tipo di reattore passivo, chiamato Geyser per il
riscaldamento delle case, i palazzi e gli uffici. In
Canada è stato proposto che il reattore Slowpoke
da 10 MWe sia utilizzato per produrre calore per il
campus della University of Saskatchewan. Le acque calde
che provengono dalla centrale nucleare immesse nei fiumi
e nei aghi, aumentando lievemente la temperatura
favorisce lo sviluppo dei pesci e altre forme di vita
acquatiche.
Lanalisi comparativa dei rischi ha mostrato negli
USA che gli effetti che si ottengono bruciando il carbone
provoca un inquinamento che potrebbe causare 30.000
decessi ogni anno, per uguagliare questo rischio si
dovrebbero verificare negli USA 30.000/400=71
incidenti nucleari con fusione del nocciolo ogni anno.
Sappiamo che un simile incidente non è ancora mai
avvenuto negli USA ne nell'Europa occidentale. Un
discorso a parte faremo per l'incidente di Cernobyl cui
è dedicato un apposito capitolo.
Perché allora è così precaria la situazione del
nucleare in alcuni paesi come gli Stati Uniti, la Svezia
la Germania, per non parlare dellItalia?
Il pubblico è informato costantemente che negli ultimi
dieci anni non sono state ordinate nuove centrali.
Curiosamente, non è stato informato del fatto che nuovi
impianti non sono stati ordinati anche a carbone, a
petrolio, né sono state costruite nuove dighe. Si è
costruito solo qualche impianto a gas naturale.
Grande enfasi viene data sui media a qualche problema
tecnico che di tanto in tanto capita in qualche centrale
nucleare sparsa per il mondo, ma niente viene detto al
riguardo delle centinaia di altri impianti che continuano
ad operare in modo efficace e sicuro.
Attualmente il problema per costruire reattori nucleari e
smaltire i rifiuti radioattivi non è assolutamente
tecnico ma burocratico, le vere difficoltà stanno
nellenorme procedura (battaglia) burocratica e
amministrativa che deve essere compiuta per costruire le
centrali e mantenerle in esercizio.
Note
1. Il Polonio 210 si trova in natura nelle rocce
contenenti pechblenda detta anche uraninite, è presente
quindi nei fertilizzanti del tabacco estratti da rocce
contenenti pechblenda.
"Non deve sorprendere la presenza di Polonio-210 nel
tabacco, quando i fertilizzanti fosfatici vengono
impiegati per la sua coltivazione", spiega Vincenzo
Zagà, pneumologo e vicepresidente della Società di
Tabaccologia, che lavora con Gattavecchia, della
facoltà di Scienze Chimiche, Radiochimiche e
Metallurgiche dell'Università di Bologna, sulle ricerche
della radioattività del tabacco. "La presenza di
Polonio-210 nel tabacco delle sigarette è noto ai
produttori fin dagli anni '60 ma e' stato tenuto nascosto,
nonostante le ricerche lo avessero evidenziato".
Infatti, fra gli oltre 35 milioni di documenti della
Philip Morris desecretati e resi pubblici per condanna
penale sul sito www.pmdocs.com
, vi sono almeno 50 documenti-memorandum confidenziali
sulla radioattività alfa da Po-210 del fumo di tabacco.
Uno di questi datato 1980, rivela che si era gia a
conoscenza che le sigarette contenessero Piombo e Polonio
radioattivo.
Come il Polonio 210 ad arrivare nel tabacco e poi nei
polmoni?
"Il tabacco trae gran parte del Polonio radioattivo
grazie alla enorme capacità di assorbimento delle sue
foglie, che lo trattengono. Quando poi viene seccato,
trinciato e fumato, alla temperatura di 900 °C il
Polonio passa allo stato gassoso e come tale viene in
gran parte inalato, un'altra quota viene veicolata nelle
vie respiratorie attraverso la componente corpuscolare
del fumo, che nel frattempo è diventata radioattiva".
"Da alcuni anni, assieme al prof. Gattavecchia della
facoltà di Scienze Chimiche, Radiochimiche e
Metallurgiche dell'Università di Bologna, e in
collaborazione con l' ENEA, si effettuano studi sulla
radioattività Alfa da Polonio 210 nel tabacco".
"Abbiamo riscontrato che il tempo medio di
permanenza nei polmoni del Po-210 e' di 53 giorni. L'azione
radioattiva continua per 138,38 giorni se i sistemi di
difesa broncopolmonari non riescono a rimuovere le
particelle radioattive in maniera efficiente. Perciò,
venendo meno i sistemi di depurazione broncopolmonare a
causa della bronchite cronica e l'enfisema, si instaura
nei fumatori, un bombardamento radioattivo che porterà
alla formazione di tumori soprattutto polmonari. Secondo
Everett Coop, gia' direttore del Surgeon General,
la radioattività Alfa da Po-210 presente nel tabacco e'
responsabile del 90% dei tumori fumo-correlati".
"Ma il dato più impressionante e' quando
consideriamo il rischio biologico da radioattività Alfa
in un fumatore paragonato alla emissione di radionuclidi
che si avrebbe in una comune radiografia del torace. Fumando
20 sigarette al giorno per 1 anno si riceve una dose di
radiazioni equivalenti a circa 300 radiografie al torace".
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Nota sull'autore:
Dott. Giuseppe Filipponi, fisico nucleare, docente,
direttore della rivista Fusione Scienza e Tecnologia
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