| Energia Nucleare | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Torcia al plasma per un riciclo completo
dei materiali |
Il petrolio e'
arrivato a 100 dollari al barile; I costi sempre piu'alti dell'energia stanno facendo cambiare l'opinione degli italiani sul nucleare? In questo inizio 2008 abbiamo rivolto quattro domande al Prof. Renato Angelo Ricci, decano dei fisici italiani. Il Prof. R.A. Ricci e' Presidente dell'Associazione Italiana Nucleare e Presidente Onorario della Societa' Italiana di Fisica Il nuovo anno è
iniziato con il petrolio a 100 dollari al barile. La
bolletta che le famiglie e le industrie pagheranno sarà
sempre più alta. Quanto ci costerà nel 2008 la rinuncia
all'utilizzo dell' energia nucleare?
Da più parti giungono
segnali che la maggioranza degli italiani sarebbe (Nota1) favorevole
oggi alla costruzione di centrali nucleari. Potrebbe
essere il 2008 l'anno della svolta per il rilancio del
nucleare? E un fatto accertato, ormai da qualche anno, che la maggioranza degli italiani ha capito che, senza riprendere il cammino per riportare il nostro paese nel novero di quelli (in Europa sono la stragrande maggioranza) che producono energia elettronucleare, è difficile affrontare seriamente il grave problema dei fabbisogni energetici. NellUnione Europea lenergia nucleare è la prima fonte primaria per la produzione di energia elettrica (33%) seguita dal carbone (30%); il resto è gas e petrolio e, in una misura non certo sostanziale, energie rinnovabili (tenendo presente che la frazione più importante di queste è data dallidroelettrico).In Italia, tanto per distinguerci, succede il contrario: nucleare (importato), carbone e idroelettrico incidono per circa il 13-14% ciascuno a cui si aggiunge una certa aliquota di geotermico (1,5%). Per il resto si va tutto a gas e petrolio, lasciando qualche briciola, malgrado propagande ed incentivazioni, alle altre energie rinnovabili (in particolare biomasse, eolico, solare). Difficile dire se il 2008 potrà essere lanno della svolta e personalmente non sono molto ottimista visto quel che succede nel Paese, data la scarsa cultura politica per ciò che riguarda le scelte che dovrebbero avere una base tecnico-scientifica, e la propaganda demagogica che tende a sobillare la gente comune, contro ogni soluzione ragionevole (vedi ciò che sta accadendo a Napoli per lo smaltimento dei rifiuti e quel che è successo a Scanzano per il deposito delle scorie radioattive). Cè solo da sperare in una svolta nellinformazione e nelleducazione e qui i mass-media così come le comunità e le istituzioni tecniche e scientifiche hanno le loro responsabilità. Gli ambientalisti di
fronte al nucleare paventano sempre il problema delle
scorie e dicono di voler aspettare la soluzione del
problema. Gran parte dei politici inoltre dice di volere
aspettare i reattori di IV generazione. Ma è giusto, in
questa situazione, aspettare? Quando si dovrebbe
aspettare inoltre per queste tecnologie? La storia delle scorie è ormai come la favola delluomo nero. Le soluzioni tecniche del problema esistono già almeno dal punto di vista della messa in sicurezza come è stato ribadito più volte e come esemplificato da ciò che avviene in altri paesi, anche per lo stoccaggio e la trasmutazione degli elementi a lunga vita media. Per paesi come lItalia lo smaltimento e limmagazzinamento dei residui radioattivi (non solo di quelli provenienti da centrali nucleare, ma anche quelli derivati da altre attività industriali, scientifiche e sanitarie) non è di difficile attuazione. Scanzano era una buona soluzione tecnica ma è stata gestita male politicamente e mediaticamente, lasciando via libera allambientalismo catastrofista che induce solo paura e non fa ragionare. Una buona informazione può significare molto in questi casi. Per quanto riguarda la tattica attendistasui reattori di nuova generazione in questo caso non può far gioco come negli espedienti militari e non è consigliabile. Aspettare i reattori di IV generazione (2030) che saranno costruiti e gestiti dai paesi che già utilizzano a pieno regime i reattori standard della II generazione e stanno già installando quelli di III (vedi Finlandia, Francia, ma ormai anche Cina, Giappone, Regno Unito e USA) più che sicuri, significa perdere definitivamente lultimo treno per un nucleare prodotto in Italia e per i vantaggi che ne potrebbero derivare. Vuol dire che, invece che produttori, con la sola possibilità di partecipare a imprese allestero, saremo ancora e sempre utilizzatori, ossia acquirenti sulla base di un mercato non controllato da noi e a noi poco favorevole. Se questa è politica lungimirante .! L'Italia con le sue
industrie e i suoi tecnici sarebbe pronta oggi a
costruire in modo efficiente le centrali nucleari di cui
ha bisogno in tempi brevi? Certamente la politica post-referendum non ha aiutato lo sviluppo delle istituzioni e delle competenze tecniche in campo nucleare. È questa una grande responsabilità che la classe politica italiana si è assunta dagli anni 90 in poi. LItalia negli anni 60 era allavanguardia in campo scientifico e tecnico nel settore dellenergia nucleare (siamo il paese di Fermi, di Amaldi, di Silvestri e di Ippolito). Tuttavia poiché tali competenze sono sempre state di primordine la base importante è rimasta ed è tuttora attiva sia in campo scientifico (Università ed Enti di Ricerca) che in campo tecnico industriale(ENEL, Ansaldo, SoGIN, Nucleco, Capozzi, ecc). Su questa base si può ripartire. Basti pensare alle attività allestero ed ai progetti internazionali cui tecnici italiani di elevata capacità partecipano. LENEL non potrebbe acquisire centrali nucleari in Slovacchia e partecipare ai programmi dellEdF in Francia per il nuovo reattore EPR né lAnsaldo potrebbe essere presente nei programmi nucleari nei paesi dellEst Europeo se tali basi non vi fossero. La questione di nuovo non è tecnica e non può essere accampata a scusante dellattendismo e del non fare nulla. È e rimane squisitamente politica, oltre che culturale. Per chi suona la campana? L'intervista e' stata condotta il dal Dott. Giuseppe Filipponi Direttore della Rivista Fusione Scienza e Tecnolgia http://fusione.altervista.org (07.01.2008) |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Nota
1
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| HOME |