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Prof. Fausto Tapergi

Prof. Fausto Tapergi

La formazione e l’azione di quanto esiste


Fausto Tapergi, scienziato, filosofo e poeta

Il Prof. Fausto Tapergi è nato a Roma l'8 agosto 1909. Fin dall'adolescenza, c'era in lui una forte vocazione per le lettere e la filosofia. A 23 anni, aveva attratto l'attenzione di Alessandro Casati, già ministro dell'Istruzione, che gli presentò Benedetto Croce. Da allora il filosofo lo intrattenne a colloquio ogni volta che si recava a Milano dove Tapergi abitava. Tale frequentazione sarà di fondamentale importanza per il giovane Tapergi, egli però mostra subito di essere dotato di forte personalità quando, scrive il saggio “Critica alla filosofia di Benedetto Croce”. Nel dopoguerra, dopo aver combattuto in Russia e in Sicilia, è stato un imprenditore di notevole talento. Non ha mai abbandonato però lo studio, la ricerca, la lettura. Ha scritto e pubblicato saggi di filosofia, di letteratura e di scienza e una raccolta di poesie. Intensa la sua attività editoriale, su riviste e periodici e come conferenziere. I riconoscimenti sarebbero arrivati solo in età matura, quando in Russia vince un concorso internazionale con la splendida poesia “Trent’anni”. Si riveleranno fondamentali gli studi compiuti nel campo della Fisica e sul connubio fra questa e la Filosofia. La pubblicazione del rivoluzionario “I fenomeni fisici” e de “La conoscenza” finalmente a rettifica di Loke e Kant ne sono la più alta riprova. La Fondazionone Roerich di Mosca, per questa importante attività di innovazione, ha voluto premiare nel 2006 il Prof. Fausto Tapergi con un prestigioso riconoscimento, il Premio Y. N. Roerich, ”per i contributi sostanziali nella scienza del Cosmo, in particolare per le sue concezioni sulla formazione dell’Universo e del Cosmo”. Che è proprio l’oggetto del presente volume.


Avvertenza

            Il presente testo non muta in modo sostanziale il mio pensiero sull’essere e agire di quanto esiste dai punti di vista fisico e filosofico, ma è un rifacimento della sua esposizione per renderla, soprattutto, più agevole alla comprensione, più dimostrativa nei confronti di concezioni che mi sono risultate errate o addirittura prive di validità scientifica, e nei confronti delle mie stesse, che hanno retto ai miei e altrui meticolosi controlli.

            Il continuo scivolamento e allontanamento, lungo il secolo scorso, dal reperimento di ciò che realmente è, e di quanto realmente avvenuto per produrlo  rende assolutamente necessario che sia ripristinato il corretto e davvero valido metodo della ricerca, e del concetto stesso di verità, quale esposizione appunto della  realtà reperita, e non di vaneggiamenti immaginosi, privi d’ogni riscontro nella realtà di ciò che davvero è, e del come si è formato.

            Quest’ultimo e, purtroppo diffuso, ormai anche regge perché la sua correzione richiederebbe annullare quanto fino allora sostenuto, e compiere uno sforzo nuovo di osservazioni e di studi. Ma è proprio questo sforzo che la presente nuova stesura cerca di agevolare, perché sia riportata a più corretto e valido assetto la ricerca.

 

Prof. Fausto Tapergi,

Vicenza, 11. 09. 2007


Parte I

 

I maggiori errori e lacune nella Fisica

 

1 – I grossolani errori del “big-bang” e del “mondo bambino

 

Impavidamente si prosegue a conservare come base della presunta conoscenza fisica (ma certo non scienza), nell’incapacità sia intellettuale sia morale di riconoscerli come i due più grossi errori che sbarrano il cammino della realtà e verità scientifiche: la teoria del “big-bang” quale momento di partenza mediante scoppio di estensione universa, apportatore di quanto per esso  divenuto esistente; e il considerare del “mondo bambino” la fotografia presa con sofisticate apparecchiature di spazi lontanissimi dal sistema solare.

Non si vuole accorgersi che tutto ciò è inesorabilmente annullato, dal fatto che l’esplosione del big-bang risulterebbe di un universo privo di qualsiasi esistenza, così dimenticando un principio affatto elementare, che dal nulla non può sorgere esistenza alcuna (e altrettanto uno scoppio di qualsiasi portata); e che nessuna fotografia di un tempo passato può essere eseguita oggi, ma solo di come qualsiasi spazio è nel presente. Con tutto questo si rileva, pertanto, che il big-bang e il mondo bambino sono immaginazioni rimaste tali nella mente di chi continua a formularle, senza alcuna possibilità di trasformarle in esistenza reale, e quindi in verità scientifica.

E impone che la Fisica, perché sia davvero scienza, sia, o piuttosto torni ad essere, scoperta delle cose realmente esistenti, e dei loro modi di comporsi e di agire, e non una realtà di modi cerebrali senza consistenza e affatto inutilizzabili sia come conoscenza e sia come intelligenza, della quale è esplicita negazione.

 

2 – Le scoperte e i limiti di Newton

 

La grande scoperta per la quale Newton continua ad essere famoso ed esemplare è quella della gravitazione universale, mediante la quale le materie e cose di ciascun globo si attraggono fra di loro, e talmente da reggere qualsiasi proiezione e dilatazione verso l’esterno durante la formazione.

Però Newton non si avvide che, per l’equilibrio che ammiriamo tra i globi disseminati nello spazio, la gravitazione è essenziale ma non basta, poiché i suoi effetti attrattivi trascenderebbero quelli dei globi maggiori, per attrarre materie e cose dai globi minori, o addirittura interi questi ultimi, e l’equilibrio in atto cadrebbe in balia di eventi mutevoli ed anche improvvisi.

E’ perciò emersa l’occorrenza di una forza pari e contraria a quella attrattiva e che mi era già avvenuto di reperire in sede universale, come si vedrà più avanti.

Galilei non riuscì a spiegare perché degli oggetti di peso differente raggiungono il suolo nello stesso tempo, mancandogli l’unificazione impressa dalla gravitazione, poi stabilita da Newton. Però comprese e spiegò ben prima di Newton, che una biglia, fatta rotolare lungo un piano inclinato, aumenta uniformemente la velocità ad opera dell’attrazione crescente verso il centro della Terra: per cui fu poi agevole a Newton sostenere (o piuttosto confermare) che i corpi aventi massa si attraggono reciprocamente, e aggiungere: la forza di attrazione tra due corpi è proporzionale alla loro massa e a una costante universale, e inversamente proporzionale al quadrato della distanza che li separa.

Le leggi del moto di Newton, aggiunte a quelle di Galilei sono le seguenti:

a)      un corpo mantiene il suo stato di quiete, o di moto rettilineo uniforme, finché non viene accelerato da qualche forza esterna;

b)      l’accelerazione è proporzionale alla forza applicata, e la forza è pari alla massa moltiplicata per l’accelerazione;

c)      ogni azione corrisponde ad una reazione uguale e contraria. Se un cavallo trascina una pietra mediante una corda, la pietra riceve una spinta in avanti, il cavallo all’indietro;

d)      quando due oggetti entrano in collisione senza altra forza che agisca su essi, il momento totale prima della collisione è uguale al momento totale dopo la collisione (conservazione della quantità di moto).

 

3 – La luce e i colori secondo Newton

 

Invece sono stati e sono tuttora discutibili le esposizioni e sperimentazioni di Newton sulla luce bianca e sui colori che la compongono.

Quando Galilei si pose il problema, che già fece esistere ai suoi tempi, se la luce avesse velocità e quale, oppure no, egli dovette correttamente rinunciare per mancanza di altre adeguate conoscenze. Invece Newton non si pose per nulla il problema, che implicava se essa fosse costituita o no da radiazioni corpuscolari, accettando quale allora appariva emissione di radiazioni, e queste con propria velocità di percorrenza nello spazio. Delle quali radiazioni corpuscolari credé composte le colorazioni dello spettro solare ottenuto facendo passare i raggi del sole attraverso un prisma; come avviene in natura con l’arcobaleno, spettro delle radiazioni solari passanti attraverso la miriade di goccioline d’acqua rimaste sospesa nell’aria dopo un temporale. D’altra parte Newton diede una propria dimostrazione colorando un disco, in parti uguali,  nei colori dello spettro solare, e facendo girare rapidamente il disco si otteneva della luce con i colori mescolati negli occhi, un colore bianco-grigiastro.

Ma, come già nella gravitazione, anche nella luce Newton trascurò un notevole particolare, che più tardi fu ugualmente trascurato da Einstein; trascurò il fatto che i vetri alle finestre, che allora cominciavano ad essere impiegati (i vetri piombati),  per la loro estrema compattezza e impenetrabilità ai gas e ai liquidi, non avrebbero potuto lasciar passare le radiazioni di corpuscoli di luce, e ancor meno la visione, ormai affatto limpida e precisa, delle case, alberi e fiori, esseri umani e animali, al di là delle finestre, come se queste non ci fossero.

Gli effetti dei vetri alle finestre avrebbero impedito più che a Newton, ai suoi successori, di considerare possibili le concezioni sulla radiazioni della luce e dei suoi colori, e quindi di cercare la natura e origine di questi in altre direzioni.

 

4 – I quanti di Plank e l’elettromagnetismo di Maxwell

           

Tra le diverse linee di ricerca ebbe spicco, sul finire del  ‘900, la teoria dei quanti di Plank, nel tentativo di spiegare la formazione delle entità minori, che altrimenti, secondo lui, sarebbero rimaste inspiegabili.

Soprattutto la luce che, nella tecnica fotografica, era considerata un assiemamento di quanti luminosi che veniva impresso sulle carte sensibili attraverso procedimenti fisico-chimici. Concezione questa ripresa nel 1905 da Einstein, e come tale rimasta fino ad oggi. La vediamo infatti, tale e quale, applicata alla teoria delle cellule fotoelettriche degli ascensori: praticamente si divide in due un gruppo di “quanti luminosi”  che posti ai lati di un porta aperta fanno si che  questa non si chiude  se ambedue le parti non sono poste in contatto elettro-ottico. Rilevo che non occorreva affatto ricorrere all’invenzione dei quanti, perchè le adeguate normali particelle portatrici di carica elettrica e utilizzate in modo analogo a quanto sopra descritto sono esse a provvedere al contatto elettrico; mentre la teoria dei quanti, nella concezione originaria, è praticamente decaduta.

Nel XIX secolo, poco dopo Plank, Maxwell credette poter dimostrare che la luce fosse costituita da onde elettromagnetiche; e che esse non potessero esistere in uno spazio affatto vuoto, tando in moto quanto in quiete, bensì supportato da un etere, che non si è mai trovato; come non si è mai riconosciuto che la luce, a noi proveniente dal Sole, fosse data da onde elettromagnetiche.

Non essendo stato possibile rilevare le onde elettromagnetiche di etere, nel 1887 Albert Michelson e Edward Morley tentarono con un dispositivo ottico di rilevare la velocità della Terra rispetto a quella del presunto etere, senza alcun risultato.

 

 

 

5 – La relatività ristretta di Einstein

 

Per risolvere le incertezze e indeterminatezze in cui era caduta e immobilizzata la Fisica, Einstein pensò di avere un colpo di genio risolutore con l’affermare che nessun esperimento fisico poteva far distinguere due laboratori identici; e quindi che il moto della Terra era da considerare unico e assoluto.

Inoltre che l’aumento effettivo di una massa è proporzionale all’energia ad essa trasmessa. Da cui la formula E = MC2; Energia = Massa per la Velocità della Luce al quadrato. Pertanto, se di due veicoli A e B, quest’ultimo è oltrepassato con velocità inferiore alla metà di quella della luce, A osserva che B ha subito un accorciamento nella direzione del moto.

Einstein anche osservava che la velocità della luce non dipende dal moto dell’osservatore. Muta la massa e lunghezza di un oggetto con l’aumento della velocità rispetto quella della Luce. Le lunghezze parallele al moto di riducono e si contraggono mentre la massa aumenta. Ciò rende impossibile superare la velocità della luce.

Su queste concezioni, qui compendiate, sono da fare molte e importanti osservazioni, finora mancate.

 

6 – Osservazioni alla Relatività di Einstein

 

Il termine relatività viene dalla filosofia, e proprio allora era in auge e diffuso il relativismo filosofico, che affermava la relatività della conoscenza  e dei principi da essa affermati; che Einstein trasportò in campo fisico come relatività del moto. E comunque in un ambiente che contestava la rigorosa universalità del neoidealismo di Benedetto Croce, che stava allora emergendo, fu notevolmente facilitata la diffusione di quel termine, che per molti significava il trionfo della relatività, sia fisica sia filosofica, sull’idealismo crociano. Talmente, che quando Giolitti, Presidente del Consiglio, volle dare un riconoscimento ufficiale al primato filosofico che Croce stava dando all’Italia, lo nominò Senatore a Vita, non per meriti culturali, che avrebbero sollevato un polverone, bensì per censo, largamente palese.

Il prendere per base della velocità della luce i 299.792 Km/sec calcolati nel secolo XIX dal National Physical Laboratory di Londra, fu un grosso errore: l’elettromagnetismo dei risuonatori a cavità da cui venne il suddetto risultato, col suo potere attrattivo riduceva i risultati. Ma soprattutto la compattezza e assenza di porosità dei vetri alle finestre non avrebbe lasciato passare le immagini al di là di esse come regolarmente avviene, se la luce avesse avuto le radiazioni corpuscolari che invece non ha.

Le leggi del moto di Newton riguardano, non il moto universale, ma quello in generale che si verifica sulla Terra con effetti concreti. I corpi in quiete, in moto rettilineo uniforme, in accelerazione, non solo sono realmente visibili, ma hanno effetti variabili sia ai fini sperimentali che a quelli pratici. Realmente l’accelerazione richiede quella forza per attuarsi. Infine la resistenza esercitata dalla pietra sul cavallo che la deve trascinare, è estremamente reale, e preme sul cavallo in sforzo e sudore, e in tempi di trascinamento proporzionali al peso della pietra, agli attriti che subisce, e alla forza del cavallo.

Invece i tentativi di Einstein di considerare e spiegare il moto quali principi universali, lo porta a utilizzare come valide le impressioni visive, ma non la realtà dei loro effetti durevoli e pratici.

Egli spiega: due orologi sono stati portati intorno al mondo, ma in senso contrario. Al ritorno, quello che aveva viaggiato verso Est aveva subito un ritardo, l’altro era in anticipo, rispetto l’ora di Washington. Immaginiamo al Polo Nord un orologio fisso rispetto al moto rotatorio della Terra. L’orologio di Washington si muove rispetto questo orologio, e quindi in ritardo; l’orologio in volo verso Est subisce un ritardo maggiore; quello verso Ovest guadagna rispetto l’orologio di Washington.

Io mi sono chiesto che significato avesse tutto questo ai fini scientifici, in quanto non diceva nulla di nuovo, né pratico né teorico, poiché chi viaggiasse con aerei ben sapeva il ritardo con cui si procedeva seguendo la rotazione verso Est della Terra, e invece in anticipo andando verso Ovest.

 

7 – La quadridimensione spazio-tempo di Minkowski,

e la presunta curvatura della spazio

 

 Nel 1907 il matematico russo Hermann Minkowski credette che combinando le tre dimensioni dello spazio con quella del tempo, di poter asserire che tutti gli eventi dell’Universo avvengono entro una continua quadridimensione spazio-tempo. Che potrebbe essere accettata per determinare le posizioni e dimensioni dei globi del Cosmo, poiché quelle dell’Universo sono di unica infinità.

            Einstein invece credette accogliere il concetto spazio-tempo di Minkowski, che gli pareva si muovesse nella direzione innovatrice della sua ambiziosa relatività. Ma vi aggiunse la supposizione (che per lui voleva dire definita teoria, e tale fu interpretata) che lo spazio-tempo fosse curvo in presenza di una massa rilevante. Egli sosteneva, senza effettiva constatazione, che tutte le particelle, comprese quelle della luce, viaggiassero nel percorso geodetico più breve, e nei punti in cui lo spazio-tempo è curvo, sono curvi anche i loro percorsi; la massa produce uno spazio curvo che fa muovere le particelle come se subissero un’attrazione: la materia dice allo spazio come curvarsi, e lo spazio dice alla materia come muoversi.

 

8 – Il moto della Luce nello spazio, secondo Einstein

 

Secondo Einstein la luce viaggia sempre nel percorso più rapido. Pertanto nel presunto spazio-tempo curvo prossimo al Sole, la luce dovrebbe essere flessa di 0,00490 gradi. La gravitazione newtoniana prevede una flessione pari alla metà.

Nel 1919 l’astronomo britannico Arthur Eddingthon organizzò una spedizione in Brasile ed a Principe, isola del Golfo di Guinea, per misurare la deviazione della luce durante quella eclisse totale di sole. Si sostenne che i risultati, comunicati alla Royal Society di Londra, corrispondevano alla teoria di Einstein; come invece non poteva essere per diversi motivi contrari.

a)      Il rapporto era basato sulla presunzione generale, sostenuta allora, che la luce che si espande dal Sole fosse costituita dalle radiazioni dell’energia solare, che invece non esistono, ma siamo noi e i singoli oggetti ad avvertire quell’energia, dal  Sole emanata direttamente tutt’intorno a sé.

b)      Non si è mai trovato alcun spazio-tempo curvo, né col potere di flettere radiazioni luminose, di fatto inesistenti, né quindi possono verificarsi flessioni dell’energia solare, unica davvero esistente, ma variazioni nell’avvertirla, come avviene nei nostri occhi e lungo il nostro corpo.

c)      Questo spazio curvo, se esistesse, dovrebbe provocare un vuoto tra la posizione iniziale dello spazio e quella raggiunta dalla curvatura, e sarebbe  anche stato da stabilire se si tratti di un vuoto parziale permanente o da colmare successivamente. Di ciò non mi risulta sia mai stato scritto o parlato. D’altra parte le sonde inviate oltre il sistema solare non hanno mai rilevato curvature già in atto o in formazione; come la presenza o formazione di buchi neri.

d)      Una eventuale pur minima flessione dei bordi luminosi del Sole poteva essere stata avvertita dall’occhio o dallo strumento impiegato per coadiuvarlo, data la mobilità del disco d’ambra che scherma il sole, e la risultante frangiatura dell’energia colta dagli occhi: ma si tratta di fatto fisico umano, affatto privo di significato universale.

 

9 – Istantaneità del moto energetico

 

Un’ultima osservazione sull’impossibilità di una qualsiasi velocità del moto intrinseco all’esistenza  ed alla luce, dato che è perpetuamente istantanea, e quindi la massima in assoluto; come sarà dimostrato più avanti.

Molti sono stati gli scienziati che nei due ultimi secoli hanno avvertito che il fattore moto e la sua velocità fossero determinanti nell’essere e origine dell’energia, che sempre più si andava palesando componente o fattore della pur menoma esistenza e azione; per cui solo determinando quel moto e quella velocità era possibile capire e definire la reale e utilizzabile natura delle esistenze, dalle menome e pressoché impercettibili alle massime spazianti nel Cosmo.

Einstein fu il più fortunato tra questi scienziati, essendo riuscito a far propria la massima velocità naturale individuata ai suoi tempi. Il cui apprezzamento non venne meno quando Enrico Fermi dovette mettere da parte la nota e un pò troppo frettolosa e inutilizzabile formula dell’energia, per rintracciare e definire lui stesso quanto davvero era necessario ai compiti ben più realistici che aveva assunto.

Ma il colpo più rude a quanto d’improprio era nella concezione di Einstein venne da Hertz, che credè scoprire le onde con le quali allontanava la rigida velocità della luce di Einstein, per avvicinarsi, senza saperlo, ma di fatto, alla immediatezza, che altrettanto fu compresa e prontamente utilizzata da Marconi.

Nella realtà, e per logica naturale, neppure le onde esistono, che provocherebbero intorno alla Terra uno spazio colmo di interazioni, urti, contrasti di ogni genere e d’impossibile prosecuzione.

Concludo col rammentare che la seria e corretta verità ci viene soprattutto dal metodo di Galilei: attenta osservazione e scrupolosa riflessione. Con il quale ho potuto accorgermi dei grossi errori e lacune che stanno tuttora limitando e fuorviando lo sviluppo e il riconoscimento della vera scienza, e  ripulirla di quanto ancora la vizia.

 

 

 Parte II

 

L’Universo Creatore e il Cosmo Creato

 

1 – L’origine comune del tutto

           

Visti nella prima parte di questo libro i maggiori errori, lacune e sbandamenti che da oltre un secolo hanno invaso la Fisica, da gravemente deteriorarla anziché portarla a più valido strumento di verità perché corrisponda ai fini teorici e pratici di ogni scienza, si è presentato ovvio e immediato iniziare la necessaria correzione con l’abbattere intanto l’errore più grossolano e agevole del big-bang, esplosione di portata universa avvenuta nel vuoto assoluto, rammentando il principio di logica naturale: che dal nulla non può sorgere altro che nulla. E che per capire come l’esistenza sia iniziata occorre volgersi ad altra parte.

Cioè a riempire quel nulla con una entità eterna ed infinita, e come tale perpetuamente presente, e così antecedente a qualsiasi possibile esistenza. Anzi essa medesima costitutrice e formatrice  della corrispondente esistenza, come occorre che sia perché  esista unicamente l’infinità del tutto, nella assoluta inesistenza del nulla  poiché dal Tutto non può sorgere altro che il Tutto.

Vedremo più avanti l’importanza fondamentale di quest’unica esistenza infinita ed eterna che l’Universo Creatore, come è da chiamare, costituisce di sé per formare a suo volta il Cosmo Creato, appieno corrispondenti tra loro nelle rispettive entità.

 

 

 

2 – Caratteristiche essenziali dell’Universo Creatore

 

            Nel cercare frattanto di comprendere e definire i modi e caratteri con cui è e agisce l’Universo per creare e foggiare le materie e cose che si stendono nel Cosmo, rileviamo immediato il moto, poiché è esso a rendere evidente l’esistenza, e può quindi essere trasmesso alle materie, cose e fatti del Cosmo.

Questo moto, come occorrente per palesare e utilizzare la propria esistenza, è perciò da definire “moto ad essere”, e lo troviamo infatti in ogni materia, cosa e fatto esistente.

L’Universo Creatore è moto ad essere, e il Cosmo è appunto creato mediante la trasmissione del moto.

Ma come questo moto è azionato dall’Universo e trasmesso a azionato nel Cosmo? Certamente non in unica massa, che in se spegnerebbe ogni singola esistenza; ma necessariamente in singole unità infinitesime che  in tale stato sono in grado di costituire anche le minime, invisibili esistenze del Cosmo, come anche, con l’associarsi, i globi di massimo volume.

Ma se la spinta a unità infinitesime  del moto così restasse, provocherebbe un turbamento della massa da cui proviene, sia se volgendo a direzione costante portasse (o avesse portato) a un vuoto posteriore, sia se le singole infinità portassero alle più diverse direzioni.

Risulta infatti che la stessa logica naturale ha predisposto che, effettuata la spinta infinitesima in avanti, immediata la massa la riattragga per ricostituirsi: per cui la formazione degli infinitesimi e la ricomposizione delle masse avvengono mediante  una perpetua e celerissima vibrazione infinitesima avanti-indietro, respinta-attrazione, infinitesimo-infinito, che assicurano il costante mantenimento ed equilibrio di ambidue i movimenti in qualsiasi materia, cosa, fatto, circostanza, e l’estensione e infinità del Tutto nel suo insieme: singolarità fino agli infinitesimi; totalità fino all’infinito.

 

3 – Energia e intelligenza naturali

           

Questo moto ad essere in vibrazione infinitesima dell’Universo Creatore costituisce appunto l’energia che parimenti sostiene con la sua forza, tutte le materie e cose poi create, a così operare.

Ed eccoci a rilevare, per appieno definire l’essere e agire dell’Universo Creatore del Tutto, che è l’energia, che abbiamo visto costituirlo, non solo ad agire secondo la sua forza, che ci potrebbe apparire unicamente o almeno sostanzialmente materiale, ma anche secondo la sua intelligenza, intrinseca alla medesima energia.

Vedremo quando parleremo degli esseri viventi, e in specie degli animali superiori e degli uomini, che l’intelligenza specifica del cervello è data dall’importante insieme associato delle vibrazioni energetiche che riempiono i loro crani e si dirigono sia verso il pensare che l’agire, perché ambidue concorrono, nel solito costante equilibrio di conseguimento e di indirizzo, al migliore orientamento e compimento sia di agire secondo l’opportunità di fini e  di mezzi a conoscenza del cervello, e sia seconda la forza materiale propria o che notiamo disponibile a coordinarci.

Dunque, per riassumere, l’Universo Creatore è l’alto strumento con cui è possibile dare esistenza e movimento al Cosmo. E a tale fine è dotato di moto ad essere, che si determina in spinta e forza ad essere in infinitesimi perché il moto ad essere sia anche nelle sue entità minime ed a noi invisibili; ma, reinserito nella massa che lo ha espresso, immediata lo richiama attrattivamente: e in questo modo e nello stesso momento la forza e spinta  e moto che produce l’infinitesimo, anche provoca il mantenimento della massa allo stato infinitesimo nell’intera sua infinità ed eternità. Nella quale coi suoi costanti moti e forze esprime quella che è e chiamiamo energia: energia per agire costante come è necessario, e insieme per concepire e vigilare la costante occorrenza e misura dell’azione da eseguire.

 

4 – La costituzione del Cosmo Creato

 

Ho ripetuto a iosa, che senza un Universo antecedente, e costituito e operante come sopra descritto, del Cosmo non potrebbe esistere nulla, poiché esso, per sé medesimo, sarebbe assolutamente vuoto.

A costituire il Cosmo sono infatti le stesse vibrazioni infinitesime nelle quali abbiamo visto comporsi l’Universo: il quale è esso a fare di se medesimo le particelle o quant’altro troviam poi costrutto, materia, cosa e fatto, che si stende nello spazio.

Qui è bene constatare che delle vibrazioni dell’Universo non vediamo nulla data la loro riduzione all’infinitesimo; e se poi si formano, come avviene, delle associazioni vistose tra loro, esse ci risultano formazioni del Cosmo e non dell’invisibile Universo, che prosegue ugualmente non visto, ma costantemente presente e operante nella sua energia.

E’ anche da notare che la formazione delle particelle, e dei corpi elementari, o atomi, che le contengono, cioè del Cosmo, non è avvenuta in una sola volta, ma, con maggiore probabilità, in grandi gruppi. Per cui le singole formazioni hanno incontrato condizioni diverse, di densità, di pressione, di temperatura, che tuttora hanno condizionato, anche fortemente, forma, proprietà, caratteristiche, sia delle singole particelle, sia dei corpi elementari.

I grandi globi luminosi, e quelli privi di luce propria, sono tra le differenze più vistose di quelle formazioni secondo il grado di scopertura dell’energia verso l’esterno, specie degli atomi d’idrogeno, che più tendono a irradiarsi verso l’intorno, mentre gli atomi di materia liquida o solida, non raramente commisti, spesso rimangono chiusi in sé.

 

5 – Le singole particelle

 

Le diverse forme e i compiti specifici delle particelle che vado sotto elencando son dovuti all’intelligenza che guida l’operare dell’energia, perché esso corrisponda alle occorrenze che in modo generale, e talora in modo specifico, si rendono evidenti nel Cosmo in perpetua formazione.

Anche perché il farsi cosmico, secondo, come ho già posto in evidenza, i tempi, luoghi, circostanze e condizioni in cui avviene, può avere effetti diversi, taluni affatto imprevisti: e spetta all’energia, che ha in se equilibrati forza e intelligenza, ad avvertire, e in conseguenza provvedere e rilevare, che le alterazioni sono limitate e quindi riportabili alle forme ed esecuzioni generali; oppure variamente notevoli e perfino drastiche, e sia preferibile contenere gli adattamenti alla conservazione e al rafforzamento dell’equilibrio forza-intelligenza, infinitesimo-infinito, essenziali per la stabilità del moto ad essere del Tutto, e si limita a contenere nel restante le forme e i caratteri più prossimi ai normali.

Le particelle normalmente costituite, e che compongono in modo determinante i corpi elementari (atomi, molecole, gruppuscoli) sono le seguenti:

protoni, a elettricità positiva, che con le quantità in cui si associano, da 1 a 92, e rispettiva reciproca attrazione, e quindi grado e modo di compattezza e stabilità, determinano le proprietà e i caratteri fisici (se gas leggeri o pesanti, se liquidi, se pastosi, se solidi, e il rispettivo peso specifico), meccanici, chimici, elettrici; a parte i mutamenti che proprietà e caratteri possono assumere per le influenze termiche, di idratazione, di pressione, di dilatazione ed espansione, secondo la loro forza, intensità, distanza;

neutroni, di pochissimo più grandi poiché non contratti dalla reciproca attrazione, privi di elettricità, con la funzione di avvolgere il nucleo dei protoni per proteggerne le proprietà e caratteristiche; non raramente avviene che il prolungato continuo contatto scarichi in qualche neutrone l’elettricità di qualche protone, senza mutamento avvertibile delle proprietà e caratteristiche dell’insieme originario;

elettroni, con massa circa 1800 volte inferiore a quella dell’atomo più leggero, l’idrogeno (1 protone e 1 elettrone). Si collocano negli atomi in piccole quantità e ben distinti dai nuclei, intorno ai quali agiscono circolarmente molto veloci, secondo uno o più orbitali elettronici, che emettono o assorbono energia passando dall’uno all’altro in modo che non più di due elettroni passino nello stesso momento nello stesso orbitale con spin opposti ed effetti diversi: orbitale integro (s), principale (p), diffuso (d), debole (f). L’orbitale atomico è anche detto la densità di carica prodotta dagli elettroni intorno al nucleo. Gli orbitali in genere possiedono due lobi, e gli elettroni risiedono nell’uno o nell’altro. Con tali movimenti svolgono il compito di assecondare l’adesione degli altri atomi aderenti o almeno prossimi, senza penetrarli e così senza alterarli, ma cooperando con essi a costituire masse e corpi, e nel contempo a ricostituire la primitiva formazione singola.

 

6 – Altre particelle dubbie, alterate, difettose.

 

Le particelle dal fisico americano Murray Gell-Mann chiamate “Quark”, con parola priva di significato coniata da J. Joyce (fecondo di stranezze linguistiche) e che senza precisare luogo e compito di esse, risulterebbero sostanzialmente inesistenti; oppure potrebbero coincidere con i tre momenti della proiezione repulsiva (partenza, stacco, arrivo) e gli altrettanti del richiamo attrattivo (ritorno, moto al riattacco, ricongiunzione alla massa), nei quali ho visto ripartirsi l’energia esistenziale, di cui più sopra e con meglio adeguata aderenza all’avvenuto.

I “Fotoni”, nella realtà constatata con attenzione, non sono particolari particelle, bensì raggruppamenti in “effetti luce” conseguiti da convergenza di energia da una fonte luminosa sopra una ristretta superficie. Così è l’accentramento di energia allo stato di luce operato da una macchina fotografica verso una lastra o carta sensibile; così l’accentramento, e poi divisione in due parti, di energia luminosa, che opera integra quando le due parti sono poste in contatto, e che invece non opera quando il contatto è interrotto. L’energia così accentrata e posta, oppure no, entro sé in contatto, oppure interrotta, è sempre costituita delle stesse particelle, e corpi atomici,  che costituiscono ogni cosa, sia emittente luce, sia affatto priva di luminosità.

Col termine di “Mesoni”, sono distinte le particelle con massa intermedia tra protoni e elettroni, ovvero piccolissima e con spin intero. Comprende anche le particelle dette “Pioni”, (Mesoni Pi), tutte soggette all’interazione forte. Non si tratta di tipi particolari di particelle, che diano luogo a specifici corpi elementari, bensì di particelle normali (protoni, neutroni, elettroni), alterate e deformate da condizioni turbative durante la loro formazione, quali pressioni e urti tra masse e corpi già formati, sorgenti di calore molto vicine ed elevate, vuoti o addensamenti di materie e sostanze con cui venire in  interazione. Ciò spiega le notevoli disparità di massa e di comportamenti delle particelle irregolari e difettose.

Il nome di “Leptoni” è impiegato per considerare particelle d’incerta origine, proprietà e consistenza. In genere designa ogni particella elementare di spin 1/2 non soggetta a interazione forte (elettrone, neutrino, muone, tauone), ed anche atomi, molecole, ioni, loro gruppi non classificabili tra quelli regolari. Ripeto perciò che questi nomi collettivizzanti, di cui qualcuno abusa per sembrare un attento scopritore, possono sembrare, a scarsi discernimenti, scoperte di nuove particelle o di loro varietà, mentre sono, o deformazioni, o rielaborazioni di stati fisici, che di fatto confermano la realtà e sanità delle particelle che di sé danno più corretti e stabili comportamenti alla grande generalità delle esistenze.

Anche i Neutrini sono tra le particelle a carica nulla e massa  minima e non definita, rientrabili tra le formazioni occasionali e difettose. Di essi sono stati rintracciati e definiti tre tipi corrispondenti ai Leptoni carichi (con spin 1/2); neutrini elettronici, pressoché normali, con massa di 2,2 eV, ossia meno di 100.000 volte la massa dell’elettrone che è di 0,51 MeV, e inoltre soggetti all’interazione debole; neutrini muovici con massa minore di 0.17 MeV, e soggetti all’interazione debole; neutrini Tau con massa  minore di 23 MeV, e soggetti all’interazione debole.

In sostanza, le diversità di formazione e comportamenti (comprese altre molto più rare) corrispondono a casualità poco frequenti, e talora affatto accidentali di natura difettosa, da tenere ben presenti per non prendere per regolari e corrette le eccezioni e i difetti; come usiamo con gli esseri viventi, con i quali stiamo velocemente imparando a distinguere la sanità e regolarità nelle sue innumeri forme, specie e varietà, dai difetti e dalle malattie.

 

7 – I corpi elementari

 

Sappiamo, e comunque ho più volte ricordato, che le particelle, più sopra dettagliate, sono costituite delle medesime vibrazioni energetiche infinitesime prodotte dall’Universo per l’intera estensione della sua infinità; e che sono così foggiatesi, con l’ulteriore vicendevole associarsi e collegarsi a costituire i corpi elementari, o atomi, con le proprietà e caratteristiche  determinate dal numero dei protoni, dalla presenza protettiva dei neutroni, e il collegamento con altri corpi elementari mediante gli elettroni, e dall’intensità e stabilità associativa, salvo le eventuali interferenze di cui ho scritto più sopra.

E rammento che l’operare del mondo della Natura ha anche connessione con l’intelligenza, che insieme alla forza, è espressa dall’energia a regolatrice dell’operare secondo le circostanze.

Dell’infinita esistenza, di cui siamo tra i componenti, nulla è mai solo materia, ma partecipa dell’intelligenza dell’energia costitutiva del Tutto; al modo stesso, di cui tratteremo a suo luogo, che neppure l’intelligenza podrà mai essere solo intelletto, per la costante inscindibile connessione con la materia che la sostiene e nutre di sangue e conoscenze. E’ pertanto ovvio che se si trascura la costante presenza attiva e avveduta dell’energia esistenziale e dell’inerente intelligenza naturale, non saremo mai nella capacità di appieno comprendere la realtà propria e di qualsiasi esistenza.

 

8 – I più leggeri e diffusi atomi dell’idrogeno

 

Il più singolare atomo per composizione, leggerezza e diffusione, quello del gas idrogeno, richiede un’attenzione particolare. E’ costituito di un solo protone, a carica positiva, e un solo elettrone, a carica negativa, 1836 volte più leggero del protone.

Questo elettrone nell’atomo idrogeno si muove secondo  tre orbite rispettivamente perpendicolari; sicché l’idrogeno, oltre che essere di massima leggerezza, finché isolato sfugge agli strati superiori dell’atmosfera terrestre, come da quella di ogni globo emettente idrogeno, ed è anche infiammabile, conbinandosi facilmente con l’ossigeno.

L’Ossigeno sul nostro globo è molto diffuso e ben più pesante, con otto protoni ed inerenti neutroni ed elettroni; e quando s’incontra, come avviene facilmente, con adeguate quantità di atomi di idrogeno forma la diffusissima molecola dell’acqua (due atomi di idrogeno e uno di ossigeno); la parte di ossigeno che rimane libera si mescola con altri gas, e specie con l’Azoto, simile in  peso, di 7 protoni e inerenti neutroni ed elettroni, a costituire l’aria, ossia l’atmosfera mediamente appropriata agli uomini.

S’intende che gli strati superiori della nostra atmosfera si fanno man mano più poveri del più pesante Ossigeno e più ricchi del più leggero Azoto, e via via  col salire dei gas più leggeri e rarefatti; e col discendere si avverte il più moderato Azoto, e l’atmosfera a noi più abituale, e infine, al contatto vivo del mare, dell’Ossigeno, dello Iodio, con i sali di Sodio e di Magnesio; verso i quali estremi, superiore e inferiore, sono in genere preferiti da chi nato e formato nei rispettivi strati e ambienti climatici.

 

8 – Gli isotopi

 

Non è possibile trattare del più semplice, leggero e diffuso degli elementi, senza parlare dei suoi isotopi. I quali sono varianti dei corpi elementari più corretti e diffusi. Il numero dei neutroni che circondano  i protoni è normalmente maggiore di questi, come già sappiamo; ma può anche variare, mentre quello dei protoni è stabile. Ad esempio l’atomo del Cloro ha 17 protoni, ma può avere due isotopi con 18 e 20 neutroni e alcune caratteristiche chimiche differenti.

Gli isotopi dell’idrogeno e dell’acqua sono:

il Deuterio, con massa doppia dell’idrogeno da cui deriva; l’ossido di deuterio, o acqua pesante, che durante l’ultima guerra si è cercato di estrarre nelle sue minime percentuali dall’acqua marina per utilizzarlo nella produzione dell’esplosivo nucleare;

il Trizio, con atomi tre volte più pesanti di quelli dell’idrogeno, di formazione spontanea rara, e ancora più rara quella ottenuta per via radioattiva mediante reazioni nucleari.

Quando in un nucleo i neutroni sono 2; 8; 20; 28; 50; 82; 126, gli isotopi sono stabili. Quello del Piombo, con 82 protoni e 126 neutroni è di massima stabilità, e l’ultimo dei possibili decadimenti.

 

9 – Gli ioni

 

Gli ioni sono altre varianti da seguire, che si formano con la perdita o l’acquisto di elettroni da parte degli atomi, e così costituiscono cationi (ioni a carica positiva) o anioni (ioni a carica negativa). Che possono essere di carattere elettrostatico, nel quale caso si scambiano elettroni vincolati da un legame chimico.

Per esempio il legame tra Sodio e Cloro (NaCl) nel cloruro di sodio, o sale comune, è dato da scambio e legame ionico, determinato dalla reciproca attrazione elettrica.

I solidi ionici di riproducono in lunghe serie di ioni positivi  e negativi e le loro dimensioni anche determinano le forme geometriche della struttura. La quale si ha più stabile da ioni in stretto contatto e disposti simmetricamente, ed è determinata dal numero di ioni positivi o negativi che circondano, nelle tre dimensioni, lo ione centrale. Nel cloruro di sodio il numero di 6 di ciascuno degli ioni di Cloro e di Sodio, è disposto in forma ottoedrica intorno all’altro.

Nei cristalli di cloruro di cesio (CsCl) il numero sia degli anioni che dei cationi è di otto, disposti in forma cubica l’uno intorno all’altro.

Il solfuro di zinco (ZnS) cristallizza in due forme: Blenda e Wurtzite, e in entrambi il numero di anioni e di cationi è di quattro.

Il biossido di titanio (TiO2) e uno degli ossidi di piombo (PbO2), cristallizzano in reticolo, il cui numero di cationi è sei e degli anioni è tre. I quali ultimi sono disposti in forma ottoedrica attorno i cationi, mentre questi sono disposti trigonalmente attorno agli anioni.

L’energia elettrostatica che tiene uniti i solidi ionici, e in minore misura i liquidi ionici, è molto forte, per cui i loro punti di fusione e di ebollizione sono piuttosto alti.

Si sa che gli atomi possono associarsi in due o più molecole, specie quando entrano in composti ionici, o escono da composizione complesse e si associano tra loro, o sono disponibili per altre combinazioni. Quando le molecole associano in se molti atomi, si hanno i gruppuscoli. Tra i quali non è raro il netto emergere di un elemento, o anche di due, perché più compatti e solidi; specie nei metalli (quando dominati dal Ferro, Nichel, Cromo Tungsteno, Platino etc,); oppure per l’emergere di elementi poco stabili, con tendenze acide o alcaline, che intaccano e mutano le proprietà degli altri elementi con cui vengono in contatto.

 

10 – Il magnetismo

 

Abbiamo gia notato che l’energia universale, subito dopo essersi strutturata nelle vibrazioni infinitesime in distacco dalla massa, da questa è richiamata attrattivamente a se per ricomporsi. Questo alternarsi repulsivo-attrattivo, comporta un’attrazione magnetica in perpetua vibrazione rispetto la repulsione che la sospende; i quali ambidue entrano poi a costituire ed a far pulsare quanto vengono costituendo di particelle, atomi e loro agire.

In sostanza veniamo a constatare l’esistenza perenne di un pulsare magnetico che alterna la sua attrazione alla respinta con la quale avviene il moto ad essere dell’energia esistenziale, che senza quella naturale attrazione non potrebbe più durare a pulsare e così esistere, per l’infinito del tempo  e dello spazio.

La polarizzazione magnetica che si è determinata sulla nostra Terra ad opera della gravitazione, ossia attrazione su sé medesima, e rotazione su sé stessa ma leggermente spostata per effetto dell’inclinazione sul proprio asse, concorre ad altra dimostrazione: del richiamo magnetico che dà compattezza ai diversi stati fisici (solido, pastoso, liquido, gassoso) che compongono il nostro globo, e alla mobilità degli esseri viventi.

Questa magnetizzazione comune fa di ogni globo, luminoso o no (Terra compresa) disseminato nello spazio, un campo magnetico, attenuato dai gas leggeri che impediscono l’attrazione tra globi da parte del campo magnetico dominante, e provocano e spiegano i numerosi casi di comportamenti differenziati delle particelle e dei corpi elementari rispetto la loro composizione.

E’ inoltre da rilevare che un pezzo di ferro “dolce” è facile da “magnetizzare” e “smagnetizzare”, e pur staccato dall’insieme conserva il campo magnetico terrestre, ma è anche in grado, se avvicinato ad un magnete, di venire da esso magnetizzato “per induzione” anche in misura elevata ma di breve durata. Invece in un pezzo di acciaio duro, la magnetizzazione è difficile e lenta, ma molto durevole: da ciò per magneti permanenti si usa l’acciaio, e per quelli intermittenti il ferro.

 

11 – Elettricità ed  elettromagnetismo

 

Gia sappiamo che i protoni a carica positiva, i neutroni senza carica, e gli elettroni a carica negativa, all’interno dell’atomo vicendevolmente si neutralizzano, per cui esso è privo di elettricità esterna, e gli spazi sono altrettanto privi di elettricità.

Intorno al 1780 il fisico Charles Augustin Coulomb venne a dimostrare che il campo elettrico delle particelle è proporzionale alla forza della carica, e che diminuisce con il quadrato della distanza della carica, e che il medesimo campo elettrico delle particelle possiede una direzione e una forza.

Ma ciò può verificarsi finché protoni ed elettroni sono in attesa di essere completati da neutroni appunto in atomi neutri, cioè in via rapidamente transitiva. E nei casi ancora più rari e transitori in cui gli atomi, sotto varie pressioni ed erosioni, abbiano a spezzarsi, e le particelle portanti energia elettrica  rimangono vaganti per qualche rapido tempo nel ricostruirsi in atomo

Avviene anche una produzione naturale di elettricità e di elettromagnetismo, mediante addensamento ed urto di fitte masse di vapore acqueo generanti rapidissimi lampi tra esse, e tra esse e il suolo. La loro fortissima energia tende a staccare le particelle cariche degli atomi: ma di solito per tempi rapidi e spazi brevi, mentre l’infinito si ricompone celermente privo di elettricità.

Sulla Terra abbiamo inoltre la produzione elettrica ed elettromagnetica degli uomini, però sorvegliata da cavi ben dimensionati, a che non trascenda né sbordi a danneggiare l’energia vitale, specie quella accentrata nei sensibilissimi cervelli e loro dimensioni nervose.

 

Parte III

 

Formazione e azione della Vita e

degli Esseri viventi

 

1 – La predisposizione della Terra alla formazione della Vita

 

E’ ben noto che nei secoli in cui si credeva che la Terra fosse il centro immobile del Mondo infinito, e che pertanto fosse quest’ultimo a ruotarle intorno, anche si credeva, senza farne un motivo di ricerca e di verifica, che fosse altrettanto naturale e logico il sorgere e sviluppo della vita e degli Esseri viventi sulla medesima Terra,

Ma quando con gli occhi di Copernico e i cannocchiali di Galilei ci si accorse che i movimenti del sistema solare e degli astri, pianeti e galassie, non corrispondevano a quella che fino allora era stata ovvia realtà, si dovette cominciare a cercare e capire come si fosse costituita l’esistenza che si estendeva nello spazio, ricorrendo frettolosamente e contro ogni osservazione e logica al bing-bang; mentre la vita, e gli esseri viventi, conservavano l’andamento con il quale si erano sviluppati e proseguono a svilupparsi.

Ora però che mi è avvenuto di chiarire come l’inizio del Tutto, vita compresa, provenga dall’Universo Creatore, e precisamente dalle vibrazioni infinitesime in istantanei andata-ritorno, respinta-attrazione, occorre precisare in che modo e misura, e con quali effetti, le medesime vibrazioni infinitesime hanno anche potuto essere indirizzate alla formazione della vita e degli esseri viventi, inoltre così fortemente differenziati, in regni, classi, specie, varietà, e ciascuno di questi riparti notevolmente numeroso, soprattutto alcuni.

Il fatto è che i tre grandi movimenti eseguiti dalla Terra all’interno del sistema solare  - ellittico intorno al Sole con avvicinamenti e allontanamenti rispetto il suo calore; rotatorio di 24 ore sul proprio asse verticale con alternanza ineguale di innalzamento diurno e di abbassamento notturno del calore; inclinazione stagionale sul proprio asse equatoriale con ulteriori conseguenti variazioni climatiche stagionali – hanno prodotto un continuo alternarsi di indurimenti, ammollimenti, mutamenti di forme e di resistenze, nei corpi elementari in quello stadio dell’evoluzione terrestre dall’iniziale massa ardente, e così una notevole instabilità sulla superficie del nostro globo.

Instabilità che agiva soprattutto sulla formazione dei corpi elementari non ancora entrati in precise e stabili materie e cose, bensì in posizioni ancora incerte e indefinite, che si prestavano ad assumere tendenze e forme non solo diverse, ma mutevoli, per l’influire del frequente mutare dei climi.

Questi mutamenti forzati sono stati i primi e notevoli passi compiuti sulla superficie terrestre, frammezzo quelli più semplici, e per allora più numerosi, delle materie e cose fisiche, che hanno condotto parte delle creazioni energetiche elementari a un certo grado di elastico adattamento a quei mutamenti, finché l’insistere di questi attraverso i miliardi di anni, hanno condotto le diverse formazioni di particelle e di atomi a un qualche grado e modo di autonomia.

Sto cercando di spiegare che la vita sulla Terra non è sorta di colpo e uniforme, bensì attraverso un lungo e molto diversificato e diramato processo, che, forte dell’energia, intelligenza ed equilibrio propri delle particelle elementari e delle loro tendenze naturali, doveva inoltre impiegarle ad entrare in adattamento affatto diversi ed a rispettive tendenze autonome.

Tutto questo spiega la più immediata ma parziale autonomia del mondo vegetale e le stranezze delle differenziazioni del molteplice mondo tendente a compiutezza autonoma e così vitale, e il mantenimento, malgrado l’enorme varietà di forme, modi e numero delle differenziazioni, in tutte esse, dell’incidere dell’energia universale costitutiva. Il che è stato possibile attraverso l’opera lunga e paziente e innumerabilmente differenziata, e nel contempo unitariamente vigilata, dell’Universo Creatore,  del Cosmo fisico, e poi del mondo vitale.

 

2 – La formazione e le azioni degli organi neurocerebrali

 

In tutti gli esseri viventi è costantemente emersa una disposizione dei singoli organismi e rispettive funzioni, che sembrava rendere evidente la predisposizione e guida di una mente superiore, che per millenni siamo andati cercando. E non trovandola se non nelle favole mitologiche e religiose, per uscire da queste si è tentato ricorrere a invenzioni laiche, o di allontanare il problema. Nessuno ha mai pensato che tali predisposizioni e guida esistevano nell’Universo Creatore eterno e infinito, sotto forma di energia in costante vibrazione immediata repulsiva-attrattiva, infinitesima-infinita, da cui viene, come abbiamo visto, la formazione e azione delle materie e cose fisiche del Cosmo.

Ma è proprio quella medesima parte di energia in vibrazione infinitesima a costituire particelle e contenitori in forma sempre minime però allungate, che chiamiamo per diversità cellule, che si associano in tessuti, e questi in organi. I quali tutti, per la maggiore entità di energia associata che possiedono, e perciò di forza e intelligenza creativa che vengono ad acquisire, seguono la medesima impostazione cerebrale, nella quale è costantemente presente e agente la forza e intelligenza creativa e vigilante dell’energia, nella sua pur contenuta entità individuale.

La quale nei vegetali ha sede in parte nelle radici normalmente interrate, e in parte nelle esterne ramificazioni: da questo riparto viene il minore accentramento, ed anzi la diluizione della loro forza energetica, e riduzione al minimo della capacità intellettiva, che fa della vita vegetativa, loro tipica, una via organica intermedia tra lo stato fisico e quello appieno vitale.

Nel quale, dotato di mobilità, e così unificato e compiutamente efficiente il centro regolativo e direttivo di massima associazione tra gli infinitesimi dell’energia, esso è raccolto e protetto da apposito involucro osseo o cartilaginoso o il più consistente disponibile per gli esseri minimi. E tale involucro racchiude in sé anche gli organi sensori più pronti e importanti per l’avvertimento del circostante, quali vista e udito, olfatto, assaporazione. E gli altri organi sono disposti più indietro secondo occorre, cuore, polmoni, reni, milza, intestini ecc. come ben sappiamo. Ogni organo ben disposto e regolato secondo equilibrio interno ad opera del cervello, l’organo di massima struttura ed efficienza energetica venuto in possesso di ciascun individuo vivente.

3 – La trasmutazione ereditaria dei singoli esseri viventi

 

Altra caratteristica propria degli esseri viventi è, come ben sappiamo, quella di riprodurre se stessi, in modo di proseguire la vita di là della morte. E’ una delle facoltà che non esistono nel mondo fisico: in cui particelle e atomi esistono finché non si logorano (per temperatura, pressione, colpi e danni), o assorbiti integri o spezzettati in altri complessi. Invece la riproduzione di sé medesimi per via ereditaria è facoltà dei soli corpi viventi: e mentre in parte attenua la pena del morire, anche giova, attraverso questa trasmissione da una all’altra generazione, di affinare, completare, modificare, organi e sensazioni.

Per esempio gli occhi sono divenuti man mano più sensibili e penetranti, arrivando a vedere con prontezza e precisione ciò che  fino ad alcuni millenni addietro era difettoso; i timpani dell’orecchio si sono fatti più pronti, elastici e insieme meglio protetti da colpi troppo rudi e improvvisi. Si pensi poi ai numerosi adattamenti cui hanno dovuto provvedere gli organi, tessuti,  e funzioni dell’apparato digestivo, quando certi cibi più soliti e digeribili venivano a mancare, e si doveva frettolosamente provvedere con altri.

La storia della formazione umana, esposta a frequenti mutamenti di ambienti, climi, risorse, facilitazioni, avversità, ci fa comprendere le molte differenze che si sono venute costituendo in seno a popolazioni inizialmente affini e perfino omogenee. Come anche, all’inverso, tra gruppi di origini e formazioni diverse, che le vicende sono giunte ad avvicinare e ad ulteriormente formare  usi e culture a lungo perseveranti e uniformi, che in notevoli parte li accumuna, anche se in altre, più antiche, rimangono differenze notevoli. Un esempio è quello degli Stati Uniti, nelle cui popolazioni rimangono molte delle variatissime origini etniche, linguistiche, culturali, economiche: eppure, come pochissime altre, sono solidali e risolute nel difendere e riaffermare i principi e i metodi con i quali sono divenuti il più importante e prospero tra gli Stati della Terra.

 

4 – La formazione dei caratteri e proprietà delle specie vitali

 

Mentre le particelle e gli atomi del mondo fisico sono in sé piuttosto uniformi, e le innumeri diversità sono conseguite per via quantitativa, che non muta le basi formative, invece le cellule, i tessuti cellulari, gli organi e funzioni da loro conseguiti, sono notevolmente sensibili alle menome differenze, sia numeriche sia qualitative, che incontrano nel corso della formazione: per cui si verificano, sia affinità formative di interi gruppi esposti a simili insistenti influenze, sia differenziazioni per divergenti influenze subite da alcuni di essi; e poi le une e le altre ripetute, rafforzate, impresse da qualche longeva stabilità dalle ripetizioni ereditarie.

Si formano in tal modo le singole specie, e i mutamenti delle stesse, che possono sopravvivere nel tentativo continuo del loro migliore adattamento agli ambienti in cui di volta in volta vengono a trovarsi. Ciò potrebbe giustificare la teoria  con cui Darwin ha fatto derivare da una comune specie iniziale di scimmie evolute quella umana.

Effettivamente i resti ossei del cranio e delle altre parti dei nostri antichissimi progenitori, così simili a quelli attuali dei gorilla, orangutan, scimpanzé, sembrano dargli ragione; ma quei resti sono stati considerati, e sono da confermare, unicamente umani senza esitazione. E’ realtà che la specie superiore umana, pur nella varietà delle sue razze, ha conformazioni craniche, del cervelletto, della spina dorsale, del torace, perfino degli arti, nettamente distinguibili per l’evidente maggiore quantità di energia che hanno contenuto, unicamente dalla quale viene la capacità di avvertire, capire, volere, il proprio affinamento, che è andato accentuando il divario qualitativo iniziale con le scimmie.

 

Parte IV

 

Le cellule staminali

 

1 – Le cellule staminali formatrici della vita

 

Sulla metà del secolo scorso sono state scoperte nei corpi animali delle cellule,  in tutto simili a quelle che costituiscono i loro tessuti e organi e inerenti funzioni; però non altrettanto inserite e connesse come queste, bensì isolate e in piccole quantità, persino affatto singola. Sono state chiamate cellule staminali secondo i termini usati dagli inglesi, i primi a scoprirle e a valutarne la grande importanza.

La diffusione della scoperta e della sua importanza biologica e chimica fu rapidissima sull’intero piano internazionale, sia  per la speranza che apriva, di poter combattere in particolare i mali più resistenti alle cure, e sia perché permettevano di scoprire che proprio in alcune di esse era la causa maggiore, o peggiorativa, di alcuni di quei mali, col conseguente obbiettivo  da studiare e tentare di capire.

Questi studi e ricerche hanno avuto pertanto notevoli svolgimenti. Dei quali riferirò più avanti, mentre qui faccio notare che a dare avviamento alla vita sono state proprio le cellule staminali.

Le quali come già rilevato, differiscono da quelli normali e regolari per essere prive di inserimenti e funzioni precisi; che assumono, eventualmente, nel sostituire  cellule normali che decadono, per malattia, per colpi inferti, per forti pressioni, per eccessi termici. E per qualche tempo si è pensato che costituissero, appunto, depositi per eventuali sostituzioni, come in realtà anche è avvenuto.

Ma gia mi preme far notare che sono le cellule, dalle forme affatto diverse di quelle delle particelle e degli atomi del mondo fisico, e che, avendo subito continui movimenti dal variare dei climi e dei moti della superficie terrestre, come ben constatato agli inizi della parte precedente, hanno conseguito crescente elasticità; e così addirittura, prima parziale e poi un indiretto e alfine proprio automatismo. E perché queste cellule erano ancora prive di destinazioni, compiti, e associazioni in tessuti, a costituire tessuti, collocazioni e compiti, e così i complessivi esser viventi, sono state cellule staminali.

Credo si comprenda l’importanza di questo chiarimento, che pone le cellule staminali all’origine di sé stesse e della vita; e spiega la specifica facoltà creativa di sé e di specifiche loro funzioni quali sono poi state riscontrate in molte di loro. Ma anche le tendenze malefiche di molte altre in conseguenze ereditarie di quelle che isolate, e cioè restando staminali, sono entrate nei corpi viventi già malate per l’avvenuta loro più lunga e incidente esposizione a dannosi mutamenti climatici, e pressioni e contrasti.

 

2 – Le cellule staminali cerebrali

 

Mentre più avanti scriverò delle molteplici ricerche  svolte sulle staminali reperite in singoli organi e capaci di singole funzioni, qui richiamo l’attenzione, come già su quelle che hanno dato origine alla vita, su altre di provenienza cerebrale, la cui importanza è evidente.

La complessità e copiosità dei moti con i quali il cervello riceve informazioni dal suo sistema nervoso,  e con lo stesso trasmette le formali conoscenze e comandi ad azioni. In seguito a scosse improvvise, a distacco o mancato funzionamento della mielina, che normalmente avvolge le cellule nervose perché non abbiano contatti impropri, con cellule e tessuti non destinatari, questi contatti impropri avvengono, e si intersecano con quelli regolari, ad avviare difetti e mali di difficile interpretazione; e talora ibridi cellulari da attentamente studiare, anzitutto mediante cavie, nei loro eventuali effetti, sia benefici sia dannosi,

Ciò che si presenta diverso dal normale, più frequentemente lo danneggia. Ma può offrire spiragli a soluzioni fin allora insperate, che vanno rilevate e definite, ed anche ulteriormente studiate e sperimentate, prima di accettarle come utili, o respingerle definitivamente.

 

3 – La raccolta delle cellule staminali

 

Grazie alle diffuse molteplici ricerche medico-scientifiche sempre più attente e perfezionate, è possibile raccogliere le staminali utilizzando macchine computerizzate, dette separatori, che selezionano grandi quantità di sangue, e raccolgono le cellule deteriorate.

In pratica il sangue viene aspirato da una vena del braccio, e raccolto nella camera di separazione, dove una forza centrifuga permette una rapida stratificazione dei vari componenti, facilitando il prelievo differenziato delle staminali (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine, che infatti hanno un diverso peso specifico, e quindi reagiscono in modo diverso alla forza centrifuga). Infine le cellule staminali più una parte di plasma vengono messe in una sacca di raccolta. Con una seduta di leucaferesi (è il nome della tecnica di raccolta), della durata di circa 3 ore, si possono raccogliere diversi miliardi di cellule CD34.

Per ovviare al prelievo di sangue durante la seduta (che non supera in media i 150 ml), al paziente può essere somministrata una soluzione fisiologica (tipo Ringer Lattuto).

 

4 – Uso delle cellule staminali

 

I possibili beneficiari delle cellule staminali medicalmente sane ed efficienti sono i pazienti affetti da tumori, ulcere, e da malattie del sangue; qui dettagliatamente indico gli usi che ad oggi sono stati constatati validi.

Cellule Staminali del cordone ombelicale: cura della leucemia e dei tumori.

Cellule staminali da midollo osseo: autotrapianto delle cellule staminali ematopoietiche, in grado di far riprendere la formazione di diverse componenti del sangue distrutte a seguito di chemioterapia e radioterapia, varie forme di tumori e leucemie e dalla Talassemia  (malattia genetica del sangue).

Cellule staminali cutanee. Giovano per coprire anche in modo permanente lesioni estese della cute e della mucosa (bruciature, fistole diabetiche, epidermolisi callosa). Auspicabile anche nella terapia genica contro le neoplasie e le infezioni cutanee.

Agli impieghi già in atto si affiancano però delle serie di possibili applicazioni terapeutiche, tendenti a utilizzare staminali dello stesso paziente, e quindi col rischio di rigetto quasi nullo.

 

 

5 – Terapie cellulari

 

Le cellule staminali possono attualmente essere utilizzate nei seguenti scopi terapeutici:

a.       ricostruire il midollo spinale danneggiato da traumi fisici;

b.      nelle malattie neurodegenerative, quali morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer, malattia di Huntington, sclerosi laterale amiotrofica, malattie ecotossicologiche, post traumatiche, da abuso farmacologico, da danno ischemico;

c.       melle malattie muscolo-scheletriche (displasia ossea, malattie progressive delle giunzione ossee, osteogenesi imperfetta, miopatia primitiva);

d.      nelle malattie infiammatorie di natura sistemica (sindrome di Spugren);

e.       nelle malattie degenerative della retina, della cornea, dell’apparato uditivo;

f.        nella ricostruzione del tessuto cardiaco danneggiato da infarto anche del miocardio, e riparazione dei vasi sanguigni danneggiati da processi patologici progressivi come l’ arteriosclerosi e l’ipertensione;

g.       nella terapia cellulare sostitutiva contro malattie  metaboliche tipo lisosomiali;

h.       nella rigenerazione di cellule e tessuti in sostituzione del  trapianto di organo da cadavere.

 

6 – Terapia genica

 

Le cellule staminali sono in grado di accettare e tollerare, molto meglio di cellule mature, geni introdotti dall’esterno con tecniche di ingegneria genetica, mirate a correggere l’effetto patologico di geni difettosi  mutati mediante trasferimento genico.

 

7 – Per la cura di mancanza d’insulina

 

Stavo scrivendo quanto sopra quando leggo su un giornale un articolo dal ben rilevato titolo “Puntura di staminali e addio all’insulina”, che informa dei “risultati prelimina