Libro in formato elettronico Edizione rivista e corretta 05.10.2009    
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Prof. Fausto Tapergi

Prof. Fausto Tapergi

L'Esistenza


Fausto Tapergi, scienziato, filosofo e poeta

Il Prof. Fausto Tapergi è nato a Roma l'8 agosto 1909. Fin dall'adolescenza, c'era in lui una forte vocazione per le lettere e la filosofia. A 23 anni, aveva attratto l'attenzione di Alessandro Casati, già ministro dell'Istruzione, che gli presentò Benedetto Croce. Da allora il filosofo lo intrattenne a colloquio ogni volta che si recava a Milano dove Tapergi abitava. Tale frequentazione sarà di fondamentale importanza per il giovane Tapergi, egli però mostra subito di essere dotato di forte personalità quando, scrive il saggio “Critica alla filosofia di Benedetto Croce”. Nel dopoguerra, dopo aver combattuto in Russia e in Sicilia, è stato un imprenditore di notevole talento. Non ha mai abbandonato però lo studio, la ricerca, la lettura. Ha scritto e pubblicato saggi di filosofia, di letteratura e di scienza e una raccolta di poesie. Intensa la sua attività editoriale, su riviste e periodici e come conferenziere. I riconoscimenti sarebbero arrivati solo in età matura, quando in Russia vince un concorso internazionale con la splendida poesia “Trent’anni”. Si riveleranno fondamentali gli studi compiuti nel campo della Fisica e sul connubio fra questa e la Filosofia. La pubblicazione del rivoluzionario “I fenomeni fisici” e de “La conoscenza” finalmente a rettifica di Loke e Kant ne sono la più alta riprova. La Fondazionone Roerich di Mosca, per questa importante attività di innovazione, ha voluto premiare nel 2006 il Prof. Fausto Tapergi con un prestigioso riconoscimento, il Premio Y. N. Roerich, ”per i contributi sostanziali nella scienza del Cosmo, in particolare per le sue concezioni sulla formazione dell’Universo e del Cosmo”. Che è proprio l’oggetto del presente volume.


Avvertenza

            Il presente testo non muta in modo sostanziale il mio pensiero sull’essere e agire di quanto esiste dai punti di vista fisico e filosofico, ma è un rifacimento della sua esposizione per renderla, soprattutto, più agevole alla comprensione, più dimostrativa nei confronti di concezioni che mi sono risultate errate o addirittura prive di validità scientifica, e nei confronti delle mie stesse, che hanno retto ai miei e altrui meticolosi controlli.

            Il continuo scivolamento e allontanamento, lungo il secolo scorso, dal reperimento di ciò che realmente è, e di quanto realmente avvenuto per produrlo  rende assolutamente necessario che sia ripristinato il corretto e davvero valido metodo della ricerca, e del concetto stesso di verità, quale esposizione appunto della  realtà reperita, e non di vaneggiamenti immaginosi, privi d’ogni riscontro nella realtà di ciò che davvero è, e del come si è formato.

            Quest’ultimo e, purtroppo diffuso, ormai anche regge perché la sua correzione richiederebbe annullare quanto fino allora sostenuto, e compiere uno sforzo nuovo di osservazioni e di studi. Ma è proprio questo sforzo che la presente nuova stesura cerca di agevolare, perché sia riportata a più corretto e valido assetto la ricerca.

 

Prof. Fausto Tapergi,

Vicenza, 11. 09. 2007


 

Parte prima

L’essere e l’agire dell’Universo

1 – La Natura quale componente e fattrice d’ogni cosa ed essere

            Dal nome stesso che le diamo, la Natura è per noi l’insieme infinito e innumerevole di quanto esiste.

            Se non fosse la Natura nella sua infinita ed eterna estensione, e nell’altrettanto infinita duttilità formativa, non si saprebbe mai dove e come siano stati reperiti i materiali che la compongono, e il modo con cui ciascuno di essi opera, e così pure gli esseri viventi con i quali ci troviamo su questa Terra, e forse su altri globi chissà dove.

            Passo dopo passo, stiamo sempre più riempiendo il nostro cervello, e da esso il superiore e libero intelletto, della Natura nella sua integrità, che tende costantemente a diffondersi e ampliarsi secondo l’infinità stessa dello spazio, che asseconda le particelle, e gli atomi che esse compongono, a  ulteriormente dilatarsi nello spazio, e così identificare sé medesimi con la Logica Naturale.

            La quale spinge il medesimo operare di essa all’ulteriore sviluppo col creare le cose particolari che occorrono per dare esistenza e compiti a ciascuna; le inanimate e le animate, e che sono tutte costituite degli stessi elementi variamente utilizzati e disposti a costituire l’Universo.

2 -  La memoria e la conoscenza

E’ evidente che per conoscere l’essere e l’agire reale e integro della Natura quale si svolge ed è, occorre il debito supporto della memoria, di cui infatti siamo ben dotati, che consente l’accumulo delle successive conoscenze particolari, e con esse la formazione di una notevole conoscenza complessiva.

            Cioè non si può pretendere di conoscere ciò che prima è avvenuto realmente, e poi i modi particolari di questa estesa formazione, come ha preteso di fare Albert  Einstein attribuendosi il genio di poterlo fare, ottenendo invece di far cadere l’insieme da lui teorizzato, privo di rispondenza nella realtà. Solo le effettive constatazioni raccolte una dopo l’altra dal sottoscritto hanno potuto correggere la fisica secondo verità e quindi utilità.

            E’ ovvio che di quanto realmente constato una parte potrebbe andare rifuggita o dimenticata e così creare errori certamente non voluti, ma irrimediabili a una mente poco attenta: e probabilmente è in questa più scrupolosa e sensibile attenzione la virtù che chiamiamo genio.

In ogni caso si riscontra che noi sappiamo ciò che davvero ricordiamo e secondo lo ricordiamo: per cui non possiamo pretendere di sapere anche ciò che gradatamente si va attenuando nella nostra mente. Dal quale fatto sorge l’opportunità di scrivere, dattilografare, riportare su memorizzatori, stampare, disegnare, incidere, dipingere ad acquarello e ad olio, a pastello, scolpire in vari materiali e modi, e così via, nel fine di rivedere e far riemergere le cose e i vegetali e gli esseri e persone, che con fini differenti intendiamo ravvivare nel ricordo e quindi nella conoscenza. L’importante è sapere che la Natura si conosce e si ricorda, ma non s’inventa.

3 -   La Logica Naturale

            Ma la Natura per poter essere e dominare di fatto ogni parte si sé e l’intero Universo, deve essere e agire secondo un proprio modo, che costituisce la Logica Naturale.

            La quale coordina cose, esseri, fatti, secondo rapporti certi e concreti, che si svolgono costanti e quindi prevedibili, anche senza incertezze. E che perciò  va constata e valutata con molta attenzione la conoscenza in quanto si ripete costante in quell’unico modo e con gli stessi risultati.

Modo e risultati che comportano la stessa finitezza di svolgimento e di attribuzioni, che appunto costituiscono la Natura, con la pienezza dei suoi poteri e facoltà, che si ripetono e conservano nell’infinito dei tempi, dello spazio e delle differenze.

            Infatti tra gli attributi che la Logica impone alla Natura è il corrispondere alle condizioni che del luogo e momento in cui si determina un insieme di circostanze richiede e sostanzialmente impone  date consistenze e non altre.

            Con la Logica Naturale possediamo molti modi d’essere e farsi con differenze di forma, di grandezza, di facoltà, che altrimenti non riusciremmo mai a conoscere e capire.

            In precisa sostanza essa si identifica con la Natura nella sua integrità, senza menomazioni né accrescimenti, sempre artificiosi, ma quale è di fatto nell’essere e nel procedere della sua infinita estensione, che è quale la vediamo a noi circostante, come sarà sempre nella sua intera estensione senza fine

 

Parte Seconda

Il corpo che riempie lo spazio

4 -  Il gas più semplice e leggero dello spazio

Occorre ora considerare che lungo i tempi infiniti di cui è costituita la Natura, questa è andata componendosi nel modo più semplice col gas più leggero in grado di stendersi nello spazio, costituito di un protone con elettricità positiva, e di un elettrone a elettricità negativa e 1836 volte più leggero del protone, e che abbiamo chiamato Idrogeno.

Nello spazio e lungo i tempi possono essere avvenute diverse variazioni, di cui alcune affatto scomparse, altre tuttora esistenti. Per cui noi ci atterremo a quanto troviamo esistente, ed al perché di tale esistenza; tenendo per probabile la conservazione di quanto esiste secondo la sua più vasta e comprensiva esistenza.

Così il gas più leggero che abbiamo iniziato ad esaminare, notando che è immensamente il più diffuso, fino a costituire globi con consistenze anche notevoli, e sia a riempire lo spazio tra i globi con proprie minime associazioni di 2-3 atomi e restare praticamente invisibile.

Tra le associazioni di globi di varia grandezza e formazione, si possono reperire associazioni diverse: un neutrone negativo e un elettrone positivo; un protone e un elettrone privi di elettricità. I quali sono molto rari e in pratica occasionali e affatto temporanei.

Vorrei che si tenga presente che la loro limitata entità è dovuta soprattutto al premere incessante della Natura a dilatarsi, come dimostra il fatto stesso che anche le particelle isolate sono per lo più diffuse anche in quelle che non si addensano a costituire astri, ma ugualmente si estendono a costituire lo spazio.

5 -  Il gas più leggero creatore dell’esistenza

Questo pressoché impercettibile gas costituito di due particelle, protone ed elettrone, oppure protone, uno o due neutroni ed elettrone, proprio per la sua leggerezza risulta il più diffuso e attivo e così è ad esso che diamo attributo e nome di entità universale creatrice.

            Nel cercare poi di meglio comprendere e definire modi e caratteri con cui opera l’Universo per essere se medesimo e nel contempo foggiare le materie e cose che si estendono a costituire di sé il Cosmo, rileviamo immediato il moto, poiché è esso a rendere evidente l’esistenza, e poter quindi essere trasmesso alle materie, cose, esseri e fatti del Cosmo.

            Pertanto questo moto è da definire moto ad essere. Ed a sua volta l’Universo Creatore genera questo medesimo Cosmo mediante la trasmissione del moto.

            Ma come questo moto è azionato dall’Universo per essere trasmesso al Cosmo? Certamente non in unica massa, che in sé spegnerebbe ogni singola esistenza, ma necessariamente in singole minime unità infinitesime, che in tale stato sono in grado di costruire anche le minime invisibili esistenze del Cosmo, come con l’associazione di queste i globi di qualsiasi volume.

            La stessa Logica Naturale ha predisposto che, effettuata la spinta infinitesima in avanti, immediata la massa si ritragga per ricostituirsi: per cui la formazione degli infinitesimi e la ricomposizione delle masse avvengono mediante una perpetua e celerissima vibrazione infinitesima avanti-indietro, respinta-attrazione, infinitesimo-infinito, che avviene con il costante mantenimento ed equilibrio di ambedue i movimenti in qualsiasi materia, cosa, essere fatto, circostanza, e l’estensione a infinità del tutto nel suo insieme, singolarità fino agli infinitesimi, estensione fino all’infinito.

6 – Energia e intelligenza naturali

            Osserviamo ancora che questo moto ad essere in vibrazione infinitesima dell’Universo Creatore costituisce l’energia che con la propria forza sostiene tutta la materia poi creata a così operare.

            Ed eccoci a rilevare che è l’energia ad agire non solo secondo la sua forza, ma anche secondo la sua intelligenza, intrinseca alla medesima energia.

L’intelligenza specifica del cervello è data dall’importante insieme associato delle vibrazioni energetiche, che riempiono i crani e si dirigono sia verso il pensare che l’agire, poiché ambedue concorrono nel costante equilibrio di conseguimento e d’indirizzo, al migliore orientamento e compimento, sia di agire secondo l’opportunità di fini e di mezzi a conoscenza del cervello, e sia secondo la forza materiale propria disponibile a coordinarci.

Per  riassumere. L’Universo Creatore è l’alto strumento con cui è possibile dare esistenza al Cosmo, ed a questo fine è dotato di forza ad essere, che si determina in spinta e forza ad essere in infinitesimi perché il moto sia anche nelle entità minime ed a noi invisibili: ma, reinserito nella massa che ha espresso, immediata lo richiama attrattivamente: e in questo modo e nello stesso momento la forza, spinta e moto che produce l’infinitesimo, anche provoca il mantenimento della massa allo stato infinitesimo nell’intera sua infinità. Nella quale, coi suoi costanti moti e forze esprime quella che chiamiamo ed è energia, per concepire come necessaria, e vigilare la costante occorrenza e misura dell’azione da eseguire.

7 – La costituzione del Cosmo

Ho già rilevato che senza un  Universo antecedente  costituito e operante, del Cosmo non potrebbe esistere nulla poiché esso per se medesimo sarebbe affatto vuoto.

            A costituire il Cosmo sono infatti le stesse vibrazioni infinitesime nelle quali ultime abbiamo visto comporsi l’Universo, il quale da sé medesimo foggia le particelle o quant’altro troviamo poi costrutto, materie, cose, esseri, fatti, che si stendono nello spazio.

            Qui è bene constatare che delle vibrazioni universali non vediamo nulla data la loro riduzione all’infinitesimo: e se poi si formano, come avviene, delle associazioni vistose tra loro, risultano formazioni del Cosmo, e non dell’invisibile Universo, che prosegue ugualmente non visto, ma costantemente presente e operante nella sua energia.

E’ anche da notare che la formazione delle particelle e dei corpi elementari o atomi che le compongono, non è avvenuta in una sola volta, ma nella maggiore probabilità in grandi gruppi. Per cui le singole associazioni hanno incontrato condizioni diverse, di densità, di pressione, di temperatura, che hanno condizionato, anche fortemente, forme proprietà, caratteristiche, sia delle singole particelle, sia dei corpi elementari.

            I grandi globi luminosi, e quelli privi di luce propria, sono tra le differenze più vistose di quelle formazioni secondo il grado di scopertura dell’energia verso l’esterno, specie degli atomi di idrogeno, che più tendono a irradiarsi verso l’intorno, mentre gli atomi di materia liquida o solida, non raramente commisti rimangono chiusi in sé.

 8 – Le singole particelle

Mi è più volte avvenuto di citarle dato che sono esse a costituire la materia e i corpi esistenti, e perciò a doverle citare nell’affrontare qualsiasi problema dell’esistenza. Che ora intraprendo in modo sistematico, come necessario:

protoni, dotati di elettricità positiva, che secondo la quantità in cui si associano, da 1 a 92, e rispettivo grado e modo di compattezza e stabilità, concorrono a determinare le proprietà e i caratteri fisici, meccanici, elettrici, del proprio apporto, e le influenze termiche, di idratazione, di pressione, di dilatazione, di espansione, secondo la forza e intensità che con la loro associazione riescono ad esercitare, e la distanza cui arrivano ad esercitarla;

neutroni, privi di elettricità, di pochissimo più grandi dei precedenti, con la funzione di avvolgere il nucleo dei protoni per proteggerne le proprietà e caratteristiche; non raramente il prolungato contatto scarica in qualche neutrone l’elettricità di qualche protone senza mutamento avvertibile delle proprietà e caratteristiche.

Elettroni, con massa circa 1836 volte inferiore a quella dell’atomo più leggero. Si collocano negli atomi in piccole quantità e ben distinti dai nuclei, intorno ai quali agiscono circolarmente molto veloci, secondo uno o più orbitali elettronici, ed emettono o assorbono energia passando dall’uno all’altro in modo che non più di due elettroni passino nello stesso momento nello stesso orbitale, con spin opposti ed effetti diversi: orbitale integro (s), principale (p), diffuso (d), debole (f). L’orbitale atomico  è anche visto come la densità di carica prodotta dall’elettrone intono al nucleo. Gli orbitali in genere possiedono due lobi, e gli elettroni risiedono nell’uno o nell’altro. Con tali movimenti svolgono il compito di assecondare l’adesione degli altri atomi senza penetrarli e senza alterarli, ma cooperando con essi a costituire masse e corpi, e nel contempo a ricostruire la singola primitiva formazione.

9 – Altre particelle, dubbie, alterate, difettose

Quark, sono state chiamate dal fisico americano Murray Gell-Mann, con parola priva di significato coniata da J. Joyce, fecondo di stranezze linguistiche, e che, senza precisare luogo e compito di esse, ha attribuito a particelle di fatto inesistenti i tre movimenti attivi, partenza, stacco arrivo, della vibrazione infinitesima precedentemente descritta, e quindi di qualsiasi particella infinitesima.

Fotoni, che nella realtà constatata con attenzione non sarebbero particelle, bensì raggruppamenti di effetti luce, conseguiti da convergenze di energia da una fonte luminosa proiettata su una ristretta porzione di spazio: così come avviene dal proiettare l’accentramento luminoso di una macchina fotografica verso una superficie predisposta. (Per questo motivo sono chiamate Bosoni:  non vale per esse il principio di esclusione, cioè più fotoni identici possono convivere nello stesso luogo e nello stesso istante, esattamente come avviene con gli effetti luminosi).

            Il termine Mesone, distingue particelle con massa intermedia tra protoni ed elettroni, ovvero piccolissima e con spin intero. Comprende anche le particelle dette Pioni (Mesoni Pi), tutte soggette all’interazione forte. Non si tratta di tipi particolari di particelle che diano luogo a specifici corpi elementari, bensì di particelle normali (protoni, neutroni, elettroni) alterate e deformate da condizioni turbative durante la loro formazione, quali pressioni e urti tra masse e corpi già formati, sorgenti di calore molto vicine ed elevate, vuoti o addensamenti di materie, e sostanza con cui venire in interazione. Ciò spiega le notevoli disparità di massa e di comportamenti delle particelle irregolari e difettose.

            Il nome di Leptoni è impiegato per particelle di incerta origine, proprietà e consistenza. In genere designa ogni particella elementare di spin semi-intero non soggetta a interazione forte (elettrone, neutrino, muone), ed anche atomi, molecole, ioni, loro gruppi non classificabili tra quelli regolari. Ripeto perciò che questi nomi collettivizzanti, di cui qualcuno abusa per sembrare un attento scopritore, possono sembrare, a scarsi discernimenti, scoperte di nuove particelle, e loro varietà, mentre sono o deformazioni, o rielaborazioni di studi fisici, che di fatto confermano la realtà e sanità delle particelle che di sé danno più corretti e stabili comportamenti alla grande generalità delle esistenze.

            Anche i Neutrini sono delle particelle a carica nulla e massa minima e non definita, riconducibili tra le deformazioni occasionali o difettose. Di essi sono stati rintracciati e definiti tre tipi corrispondenti ai Leptoni carichi (con spin semi-intero); neutrini elettronici, pressoché normali, con massa di 2,2 eV, ossia meno di 100.000 volte la massa dell’elettrone che è di 0,51 MeV, e inoltre soggetti all’interazione debole; neutrini muovici con massa minore di 0.17 MeV, e soggetti all’interazione debole; neutrini Tau con massa  minore di 23 MeV, e soggetti all’interazione debole.

            In sostanza, le diversità di formazione e comportamenti (comprese altre molto più rare) corrispondono a casualità poco frequenti, e talora affatto accidentali di natura difettosa, da tenere ben presenti per non prendere per regolari e corrette le eccezioni e i difetti; come usiamo con gli esseri viventi, con i quali stiamo velocemente imparando a distinguere la sanità e regolarità nelle sue innumeri forme, specie e varietà, dai difetti e dalle malattie.

10 -  I corpi elementari

Sappiamo, e comunque ho più volte ricordato, che le particelle, più sopra dettagliate, sono costituite della stessa diffusione del gas idrogeno, che richiede una specifica attenzione, costituito com’è da un solo protone, a carica positiva, e di un elettrone, a carica negativa, e inoltre 1836 volte più leggero del protone.

Questo leggerissimo elettrone nell’atomo di idrogeno si muove alternativamente su tre orbite rispettivamente perpendicolari; sicché l’idrogeno, finché isolato, sfugge dagli strati superiori dell’atmosfera terrestre, come da quella d’ogni globo, emettendo idrogeno libero.

11 -  La formazione dell’acqua e dell’aria

            Però su questa nostra Terra esiste notevole diffusione del gas pesante Ossigeno, costituito di 8 protoni, adeguata quantità (intorno 9 – 10) di neutroni protettivi, e 8 elettroni, fortemente reattivo. Si rende perciò facilmente associabile, un atomo di ossigeno e due di idrogeno, nella formazione dell’acqua. La parte di ossigeno che rimane libera si ricombina e si mescola con gli altri gas, specie con l’Azoto, simile in comportamento e peso, formato da sette protoni e inerenti neutroni ed elettroni, a costituire l’aria o l’atmosfera mediamente appropriata agli uomini.

            E’ evidente che gli strati superiori dell’atmosfera si fanno più poveri del pesante Ossigeno e più ricchi del più leggero Azoto, e infine dominati dal leggerissimo Idrogeno; ma l’Ossigeno torna a dominare benefico vicino ai grandi laghi, mari, oceani dai quali emana col loro gigantesco respiro, come la montagna, che all’opposto, respira Azoto.

12 -  Gli isotopi

            Essi sono le varianti più corrette e diffuse dei corpi elementari. E sono in genere costituiti da un costante numero di protoni, e variabilità di neutroni ed elettroni con proprietà differenti.

            Il numero dei neutroni che circondano i protoni è in genere differenziato, mentre quello dei protoni rimane invariabile. Ad esempio, l’atomo di Cloro ha 17 protoni, ma può avere due isotopi on 18 o 20 neutroni  con alcune caratteristiche chimiche differenti.

            Gli isotopi dell’idrogeno e dell’acqua sono:
il Deuterio, con massa doppia dell’idrogeno da cui deriva; l’ossido di deuterio, o acqua pesante, che durante l’ultima guerra si è cercato di estrarre nelle sue minime percentuali dall’acqua marina per utilizzarlo nella produzione dell’esplosivo nucleare;

il Trizio, con atomi tre volte più pesanti di quelli dell’idrogeno, di formazione spontanea rara, e ancora più rara quella ottenuta per via radioattiva mediante reazioni nucleari. Quando in un nucleo i neutroni sono 2; 8; 20; 28; 50; 82; 126, gli isotopi sono stabili. Quello del Piombo, con 82 protoni e 126 neutroni, è di massima stabilità, e l’ultimo dei possibili decadimenti.

13 -   Gli Ioni

Essi sono altre variazioni che si formano  con la perdita o l’acquisto di elettroni da parte degli atomi, e così costituiscono cationi (ioni a carica positiva) e anioni (ioni a carica negativa). Gli ioni sono soggetti a forze di carattere elettrostatico, come avviene nel legame chimico nel quale si scambiano elettroni  Per esempio  nel Cloruro di Sodio o sale da cucina, il legame è dato da uno scambio o legame ionico, determinato dalla reciproca attrazione elettrica. I solidi ionici si riproducono in lunghe serie di ioni positivi  e negativi; e le loro dimensioni anche determinano le forme geometriche della struttura. La quale si ha più stabile da ioni in stretto contatto e disposti simmetricamente, ed è determinata dal numero di ioni positivi o negativi che circondano, nelle tre dimensioni, lo ione centrale. Nel Cloruro di Sodio ben 6 di ciascuno degli ioni di Cloruro e di Sodio è disposto in forma ottoedrica intorno all’altro.

Nei cristalli di Cloruro di Cesio (CsCl) il numero sia degli anioni che dei cationi è di otto, disposti in forma cubica l’uno intorno all’altro.

Il Solfuro di Zinco (ZnS) cristallizza in due forme: Blenda e Wurtzite, e in entrambi il numero di anioni e di cationi è di quattro.

Il Biossido di Titanio (TiO2) e uno degli ossidi di piombo (PbO2), cristallizzano in reticolo, il cui numero di cationi è sei e degli anioni è tre. I quali ultimi sono disposti in forma ottoedrica attorno ai cationi, mentre questi sono disposti trigonalmente attorno agli anioni.

L’energia elettrostatica che tiene uniti i solidi ionici, e in minore misura i liquidi ionici, è molto forte, per cui i loro punti di fusione e di ebollizione sono piuttosto alti.

Si sa che gli atomi possono associarsi in due o più molecole, specie quando entrano in composti ionici, o escono da composizione complesse e si associano tra loro, o sono disponibili per altre combinazioni. Quando le molecole associano in se molti atomi, si hanno i gruppuscoli. Tra i quali non è raro il netto emergere di un elemento, o anche di due, perché più compatti e solidi; specie nei metalli (quando dominati dal Ferro, Nichel, Cromo Tungsteno, Platino etc,); oppure per l’emergere di elementi poco stabili, con tendenze acide o alcaline, che intaccano e mutano le proprietà degli altri elementi con cui vengono in contatto.

14 – Il magnetismo

Abbiamo gia notato che l’energia universale, subito dopo essersi strutturata nelle vibrazioni infinitesime in distacco dalla massa, da questa è richiamata attrattivamente a se per ricomporsi. Questo alternarsi repulsivo-attrattivo, comporta un’attrazione magnetica in perpetua vibrazione rispetto la repulsione che la sospende; i quali ambedue entrano poi a costituire ed a far pulsare quanto vengono costituendo di particelle, atomi e loro agire. In sostanza veniamo a constatare l’esistenza perenne di un pulsare magnetico che alterna la sua attrazione alla respinta con la quale avviene il moto ad essere dell’energia esistenziale, che senza quella naturale attrazione non potrebbe più durare a pulsare e così esistere, per l’infinito del tempo  e dello spazio.

La polarizzazione magnetica che si è determinata sulla nostra Terra ad opera della gravitazione, ossia attrazione su sé medesima, e rotazione su sé stessa ma leggermente spostata per effetto dell’inclinazione sul proprio asse, concorre ad altra dimostrazione del richiamo magnetico che dà compattezza ai diversi stati fisici (solido, pastoso, liquido, gassoso) che compongono il nostro globo, e alla mobilità degli esseri viventi.

Questa magnetismo comune fa di ogni globo, luminoso o no (Terra compresa) disseminato nello spazio, un campo magnetico, attenuato dal gas leggero che impedisce l’attrazione tra globi da parte del campo magnetico dominante, e spiega i numerosi casi di comportamenti differenziati delle particelle e dei corpi elementari rispetto la loro composizione.

E’ inoltre da rilevare che un pezzo di ferro “dolce” è facile da magnetizzare e smagnetizzare, e pur staccato dall’insieme, conserva il campo magnetico terrestre, ma è anche in grado, se avvicinato ad un magnete, di venire da esso magnetizzato per induzione anche in misura elevata, ma di breve durata. Invece in un pezzo di acciaio duro, la magnetizzazione è difficile e lenta, ma molto durevole; da ciò, per magneti permanenti si usa l’acciaio, e per quelli intermittenti il ferro.

11 – Elettricità ed  elettromagnetismo

Gia sappiamo che i protoni a carica positiva, i neutroni senza carica, e gli elettroni a carica negativa, all’interno dell’atomo vicendevolmente si neutralizzano, per cui esso è privo di elettricità esterna, e gli spazi sono altrettanto privi di elettricità.

Intorno al 1780 il fisico Charles Augustin Coulomb venne a dimostrare che il campo elettrico delle particelle è proporzionale alla forza della carica, e che diminuisce con il quadrato della distanza della carica, e che il medesimo campo elettrico delle particelle possiede una direzione e una forza.

Ma ciò può verificarsi finché protoni ed elettroni sono in attesa di essere completati da neutroni appunto in atomi neutri, cioè in via rapidamente transitiva. E nei casi ancora più rari e transitori in cui gli atomi, sotto varie pressioni ed erosioni, abbiano a spezzarsi, e le particelle portanti energia elettrica  rimangono vaganti per qualche rapido tempo nel ricostruirsi in atomo

Avviene anche una produzione naturale di elettricità e di elettromagnetismo, mediante addensamento ed urto di fitte masse di vapore acqueo generanti rapidissimi lampi tra esse, e tra esse e il suolo. La loro fortissima energia tende a staccare le particelle cariche degli atomi: ma di solito per tempi rapidi e spazi brevi, mentre l’infinito si ricompone celermente privo di elettricità.

Sulla Terra abbiamo inoltre la produzione elettrica ed elettromagnetica degli uomini, però sorvegliata da cavi ben dimensionati, a che non trascenda a danneggiare l’energia vitale, specie quella accentrata nei sensibilissimi cervelli e loro dimensioni nervose

Parte Terza

Il sorgere e l’agire della vita e degli esseri viventi

15 - La predisposizione della Terra alla formazione della Vita

E’ ben noto che nei millenni in cui si credeva che la Terra fosse il centro immobile dell’Universo infinito, e che pertanto fosse quest’ultimo a ruotarle intorno; ed anche si credeva, senza farne motivo di ricerca e di verifica, che fosse altrettanto naturale e logico il sorgere e lo sviluppo della vita e degli esseri viventi sulla medesima Terra.

Ma quando con gli occhi di Copernico e i cannocchiali di Galilei  ci si accorse che i movimenti all’interno del sistema solare e degli astri, pianeti e galassie, non corrispondevano affatto a quello che fino allora era parsa realtà, e si dovette cominciare a cercare e capire come si fosse costituita l’esistenza che si estendeva nello spazio, mentre la vita e gli esseri viventi conservavano l’andamento con il quale si erano costruiti e proseguivano a svilupparsi.

            Ora però mi è avvenuto di chiarire come l’inizio del Tutto, vita compresa, provenga da   un Universo Creatore e precisamente dalle vibrazioni infinitesime istantanee andata e ritorno che abbiamo spiegato nelle parti precedenti di questo saggio, e come l’energia sia caratterizzata dall’intelligenza universale e dalla Logica naturale che riempiono lo spazio. Questo serve anche per poter contestare teorie come quelle del prof. Del Giudice e altri dell’Università di Milano che sostengono che le grosse molecole di acqua possono agire elettricamente per acquisire un capacità di memorizzare. Ciò non è possibile perché l’elettricità impedirebbe la vita ai pesci  e agli uomini e animali che vi si tuffano e vi si abbeverano.

Senza dimenticare i grossi errori come quello della teoria del Big-Bang, esplosione che avrebbe dato inizio all’Universo e poi alla vita sulla nostra Terra, teoria del tutto ipotetica, senza nulla che la rendesse giustificabile, se non l’ignoranza dei sistemi più coerenti con la Logica Universale che di fatto domina l’Universo.

16-    Filosofia, Fisica e Logica Universale

In sostanza occorre che la Filosofia e la Fisica siano viste unificate nella realtà del loro svolgimento che avviene nella Logica Universale che regola ogni fatto che si svolge  nell’infinito dello spazio e del tempo; evitando di cadere nelle assurdità di invenzioni che sorgono e muoiono solo nel nostro cervello, ma non hanno il necessario riscontro nell’esistenza concreta che forma noi come ogni cosa ed essere che costituisce l’esistenza; la quale è affatto simultanea in tutte le parti che la compongono.

            E’ purtroppo facile riconoscere che  l’attuale periodo è tra i peggiori che gli uomini abbiano potuto affrontare e sopportare nel corso della loro difficile storia.

            Chi si avvide per tempo delle cause di esso è stato Benedetto Croce che agli inizi del secolo scorso precisò in due momenti le cause determinanti di tale decorso che si stavano profilando e che poi raccolse sotto il titolo eloquente: “Perchè non possiamo non dirci cristiani”. Cioè intese e raccolse nell’opera dell’uomo Gesù quello che poteva davvero avvenire a redenzione degli uomini; e così far intravedere la tormentosa strada da percorrere per estendere il bene su questa Terra. Infatti nella sua filosofia sono due i punti salienti che occorre siano ritrovati in ogni azione umana affinché sia davvero utile e benefica: le quattro attività due teoriche e due pratiche; e le ultime di queste devono essere sempre impresse da un fine etico da estendere gradatamente a tutti gli uomini.

            La confusione  cui è attualmente colmata la filosofia è la causa maggiore della pochezza per non dire nullità, in cui essa è ridotta.

            Si aggiunge lo stato ancora peggiore della Fisica, abbandonata ai più diversi errori che si susseguono nelle menti e che hanno fatto perdere un orientamento minimamente corretto. Errori che si sono susseguiti affatto ingiustificati e dissennati e che hanno accontentato i faciloni, ma ovviamente al costo di errori e stranezze di ogni tipo.

In sostanza per riportare i giovani e le famiglie  ad un assennato ordine morale occorre che l’insegnamento faccia perno sulla filosofia di Benedetto Croce, eventualmente corretta da mio inserimento delle considerazioni sul sistema nervoso, senza il quale non si ricevono ne si trasmettono ne regolari conoscenze ne sensazioni, e tutto andrebbe alla ventura come sta oggi avvenendo, cioè in modo affatto privo di un minimo di chiarezza, precisione e di contenuti logici e morali: i soli con i quali può avvenire un miglioramento nel sentire, nel ragionare e nel fare.

La parte filosofica di origine crociata e cristiana è certamente la più importante e determinante ai fini del miglioramento umano e individuale e sociale: ma ad essa occorre affiancare la fisica del Cosmo, la quale comprende l’intera estensione della materia creata dall’Universo Creatore, e precisamente dalle vibrazioni infinitesime in un istantaneo andata - ritorno, attrazione - respinta, occorre anche precisare in che modo e in che misura e con quali effetti le medesime vibrazioni infinitesime sono state utilizzate per la formazione della vita e degli esseri viventi, inoltre così fortemente differenziati in Regni, Classi, Specie e Varietà,  e ciascuno di questi reparti notevolmente numerosi, soprattutto alcuni.

17 - I tre maggiori movimenti della Terra e la Vita

Il fatto è che i tre grandi movimenti eseguiti dalla Terra all’interno del sistema solare: ellittico intorno al Sole, con avvicinamenti e allontanamenti rispetto al suo calore, rotatorio di 24 ore suo proprio asse con alternanza ineguale di innalzamento diurno e abbassamento notturno di calore, inclinazione stagionale sul proprio asse equatoriale con ulteriori conseguenti variazioni climatiche stagionali, hanno prodotto un continuo alternarsi di indurimenti e ammorbidimenti, mutamenti di forme e di resistenze nei corpi elementari nello stadio iniziale dell’evoluzione terrestre, dall’iniziale massa ardente, e da ciò deriva anche una notevole instabilità sulla superficie del nostro globo.

            Instabilità che agiva soprattutto sulla formazione interna delle cellule e degli organi ad opera del cervello, l’organo di massima struttura ed efficienza energetica venuto in possesso di ciascun individuo vivente.

18 - La trasmutazione ereditaria di ciascun essere vivente

Una caratteristica degli esseri viventi è come sappiamo quella di riprodurre se stessi, in modo proseguire la vita al di la della singola morte. E’ questa una delle facoltà non esistenti nel mondo fisico in cui particelle e atomi proseguono finche reggono al tempo e all’usura.

            Gli occhi, per esempio divengono più sensibili e penetranti arrivando a vedere con prontezza e precisione ciò che alcuni millenni addietro era visto in modo difettoso. I timpani delle orecchie si sono fatti più pronti elastici e insieme meglio protetti da colpi troppi rudi e improvvisati. Si pensi poi ai numerosi adattamenti cui hanno dovuto provvedere i singoli organi e le funzioni dell’apparato digestivo quando i cibi più comuni e digeribili venivano a mancare e si doveva provvedere frettolosamente con altri.

Occorre ora che io faccia avvertiti i lettori e me stesso di un fatto notevole sfuggito finora all’attenzione di tutti compresa la mia: quando gli oggetti entrano nella nostra attenzione e penetrano in noi, attraverso i nostri accessi nervosi predisposti, in grandezza e modalità molto prossima a quella in cui essi si trovano, questi medesimi sono portatori delle proprie dimensioni e particolarità fisiche in cui esistono; cambiano però queste dimensioni e particolarità per potersi adattare alle grandezze e circostanze in cui vengono a trovarsi nel nostro cervello nel momento delle nostre osservazioni. Sono essi a dover mutare  per accordarsi con le particelle, gli atomi, i tessuti e umori cerebrali, quali sono in noi. L’evoluzione dell’ apparato sensoriale è quindi il lento miglioramento della corrispondenza alla realtà.

            Mi rendo conto che l’esposizione di cui sopra non è delle più chiare e semplici da intendere ma lo possiamo fare col porci ad utilizzarla.

            La storia della formazione umana esposta a frequenti mutamenti di ambienti climi, risorse, facilitazioni, avversità,  ci fa comprendere la molte differenze che si sono venute costituendo in seno a popolazioni inizialmente affini e perfino omogenee, come anche all’inverso in gruppi di origine e formazione diversa che le vicende sono giunte ad avvicinare e ulteriormente formare allo stesso modo,  sono le culture a lungo perseveranti e uniforme che nelle parti mutevoli li accomunano anche se in altre, più antiche, rimangono differenze notevoli.

Un esempio ci viene dagli Stati Uniti, nelle cui popolazioni rimangono molte delle svariatissime origini etniche, linguistiche, culturali, economiche, religiose; eppure come pochissime altre sono solidali e risolute nel difendere e riaffermare i principi e i metodi con i quali sono divenuti il più importante e prospero tra gli stati della Terra.

19 - La formazione dei caratteri e proprietà delle specie vitali

Mentre le particelle e gli atomi del mondo fisico sono in se piuttosto uniformi, e le in numeri diversità sono conseguite per via quantitativa che non muta le basi formative, invece le cellule, i tessuti cellulari, gli organi e funzioni da loro conseguiti, sono notevolmente sensibili alle minime differenze si quantitative che qualitative, che incontriamo nel corso della formazione: per cui si verificano sia affinità formative di interi gruppi a simili insistenti influenze, sia differenziazioni per divergenti influenze subite da alcuni di essi, e poi le une e le altre ripetute, rafforzate, impresse da qualche longeva stabilità dalle ripetizioni ereditarie.

Si formano in tal modo le singole specie, e i mutamenti delle stesse, che possono sopravvivere nel tentativo continuo del loro migliore adattamento agli ambienti di cui di volta in volta vengono a trovarsi. Ciò potrebbe giustificare la teoria con cui Darwin ha fatto derivare da una comune specie iniziale di scimmia evoluta quella umana.

Effettivamente i resti ossei del cranio e delle altre parti dei nostri antichissimi progenitori così simili a quelli attuali dei gorilla, orangutan, scimpanzé, sembrano fargli ragione; ma quei resti sono stati considerati, e sono da confermare unicamente umani senza esitazione. E’ realtà che la specie superiore umana, pur nella varietà delle sue razze, ha conformazioni craniche, del cervelletti, della spina dorsale, del torace, perfino degli arti, nettamente distinguibili per l’evidente maggiore quantità di energia che hanno contenuto, unicamente dalle quali viene la capacità di avvertire, capire, realizzare il proprio affinamento, che è andato accentuando il divario qualitativo iniziale con le scimmie.  Quella che ha operato in questo caso è stata la forza e intelligenza creativa e vigilante dell’energia e della sua più contenuta entità individuale

Nei vegetali essa ha sede in parte nelle radici normalmente interrate e in parte nelle esterne ramificazioni, dal quale riparto viene il minore accentramento, ed anzi la diluizione della loro forza energetica e riduzione al minimo della capacità intellettiva che fa della vita vegetativa, loro tipica, una vita organica intermedia tra lo stato fisico e quello appieno vitale. Che invece, dotato di mobilità e unificato e compiutamente efficiente il centro regolativi e direttivo di massima associazione tra gli infinitesimi dell’energia, è raccolto e protetto da apposito involucro osseo o cartilaginoso, il più consistente possibile per gli esseri umani. Tale involucro racchiude in sé anche gli organi sensori più pronti e importanti per l’avvertimento del circostante, quali vista e udito, olfatto, tatto, assaporazione. E gli altri organi sono disposti più indietro secondo l’occorrenza, cuore, polmoni, reni, milza, ecc. come sappiamo, ad opera del cervello, l’organo di massima efficienza energetica venuto in possesso di ciascun individuo vive

 

Parte Quarta

Le cellule staminali

20 – Le cellule staminali formatrici della vita

Sulla metà del secolo scorso sono state scoperte nei corpi animali delle cellule,  in tutto simili a quelle che costituiscono i loro tessuti e organi e inerenti funzioni; però non altrettanto inserite e connesse come queste, bensì isolate e in piccole quantità, persino affatto singola. Sono state chiamate cellule staminali secondo i termini usati dagli inglesi, i primi a scoprirle e a valutarne la grande importanza. La diffusione della scoperta e della sua importanza biologica e chimica fu rapidissima sull’intero piano internazionale, sia  per la speranza che apriva, di poter combattere in particolare i mali più resistenti alle cure, e sia perché permettevano di scoprire che proprio in alcune di esse era la causa maggiore, o peggiorativa, di alcuni di quei mali, col conseguente obbiettivo  da studiare e tentare di capire. Questi studi e ricerche hanno avuto pertanto notevoli svolgimenti. Dei quali riferirò più avanti, mentre qui faccio notare che a dare avviamento alla vita sono state proprio le cellule staminali. Le quali, come già rilevato, differiscono da quelli normali e regolari per essere prive di inserimenti e funzioni precisi; che assumono, eventualmente, nel sostituire  cellule normali che decadono, per malattia, per colpi inferti, per forti pressioni, per eccessi termici. E per qualche tempo si è pensato che costituissero, appunto, depositi per eventuali sostituzioni, come in realtà anche è avvenuto.

Ma gia mi preme far notare che sono le cellule, dalle forme affatto diverse di quelle delle particelle e degli atomi del mondo fisico, e che, avendo subito continui movimenti dal variare dei climi e dei moti della superficie terrestre, come ben constatato agli inizi della parte precedente, hanno conseguito crescente elasticità; e così addirittura, prima parziale e poi un indiretto e alfine proprio automatismo. E perché queste cellule erano ancora prive di destinazioni, a costituire tessuti, collocazioni e compiti, e così i complessivi esseri viventi, sono state cellule staminali. Credo si comprenda l’importanza di questo chiarimento, che pone le cellule staminali all’origine di sé stesse e della vita; e spiega la specifica facoltà creativa di sé e di specifiche loro funzioni quali sono poi state riscontrate in molte di loro. Ma anche le tendenze malefiche di molte altre in conseguenze ereditarie di quelle che isolate, e cioè restando staminali, sono entrate nei corpi viventi già malate per l’avvenuta loro più lunga e incidente esposizione a dannosi mutamenti climatici, e pressioni e contrasti.

21 – Le cellule staminali cerebrali

Mentre più avanti scriverò delle molteplici ricerche  svolte sulle staminali reperite in singoli organi e capaci di singole funzioni, qui richiamo l’attenzione, come già su quelle che hanno dato origine alla vita, su altre di provenienza cerebrale, la cui importanza è evidente. La complessità e copiosità dei moti con i quali il cervello riceve informazioni dal suo sistema nervoso,  e con lo stesso trasmette le formali conoscenze e comandi ad azioni. In seguito a scosse improvvise, a distacco o mancato funzionamento della mielina, che normalmente avvolge le cellule nervose perché non abbiano contatti impropri, con cellule e tessuti non destinatari, questi contatti impropri avvengono, e si intersecano con quelli regolari, ad avviare difetti e mali di difficile interpretazione; e talora ibridi cellulari da attentamente studiare, anzitutto mediante cavie, nei loro eventuali effetti, sia benefici sia dannosi. Ciò che si presenta diverso dal normale, più frequentemente lo danneggia. Ma può offrire spiragli a soluzioni fin allora insperate, che vanno rilevate e definite, ed anche ulteriormente studiate e sperimentate, prima di accettarle come utili, o di respingerle definitivamente.

22 – La raccolta delle cellule staminali

Grazie alle diffuse molteplici ricerche medico-scientifiche sempre più attente e perfezionate, è possibile raccogliere le staminali utilizzando macchine computerizzate, dette separatori, che selezionano grandi quantità di sangue, e raccolgono le cellule deteriorate. In pratica il sangue viene aspirato da una vena del braccio, e raccolto nella camera di separazione, dove una forza centrifuga permette una rapida stratificazione dei vari componenti, facilitando il prelievo differenziato delle staminali (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine, che infatti hanno un diverso peso specifico, e quindi reagiscono in modo diverso alla forza centrifuga). Infine le cellule staminali più una parte di plasma vengono messe in una sacca di raccolta. Con una seduta di leucaferesi (è il nome della tecnica di raccolta), della durata di circa 3 ore, si possono raccogliere diversi miliardi di cellule CD34. Per ovviare al prelievo di sangue durante la seduta (che non supera in media i 150 ml), al paziente può essere somministrata una soluzione fisiologica (tipo Ringer Lattuto).

23 – Uso delle cellule staminali

I possibili beneficiari delle cellule staminali medicalmente sane ed efficienti sono i pazienti affetti da tumori, ulcere, e da malattie del sangue; qui dettagliatamente indico gli usi che ad oggi sono stati constatati validi.

Cellule Staminali del cordone ombelicale: cura della leucemia e dei tumori.

Cellule staminali da midollo osseo: autotrapianto delle cellule staminali ematopoietiche, in grado di far riprendere la formazione di diverse componenti del sangue distrutte a seguito di chemioterapia e radioterapia, varie forme di tumori e leucemie e dalla Talassemia  (malattia genetica del sangue).

Cellule staminali cutanee. Giovano per coprire anche in modo permanente lesioni estese della cute e della mucosa (bruciature, fistole diabetiche, epidermolisi callosa). Auspicabile anche nella terapia genica contro le neoplasie e le infezioni cutanee. Agli impieghi già in atto si affiancano però delle serie di possibili applicazioni terapeutiche, tendenti a utilizzare staminali dello stesso paziente, e quindi col rischio di rigetto quasi nullo.

24 – Terapie cellulari

Le cellule staminali possono attualmente essere utilizzate nei seguenti scopi terapeutici:

a.  ricostruire il midollo spinale danneggiato da traumi fisici;

b. nelle malattie neurodegenerative, quali morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer, malattia di Huntington, sclerosi laterale amiotrofica, malattie ecotossicologiche, post traumatiche, da abuso farmacologico, da danno ischemico;

c. nelle malattie muscolo-scheletriche (displasia ossea, malattie progressive delle giunzione ossee, osteogenesi imperfetta, miopatia primitiva);

d. nelle malattie infiammatorie di natura sistemica (sindrome di Spugren);

e. nelle malattie degenerative della retina, della cornea, dell’apparato uditivo;

f.  nella ricostruzione del tessuto cardiaco danneggiato da infarto anche del miocardio, e riparazione dei vasi sanguigni danneggiati da processi patologici progressivi come l’ arteriosclerosi e l’ipertensione;

g. nella terapia cellulare sostitutiva contro malattie  metaboliche tipo lisosomiali;

h.  nella rigenerazione di cellule e tessuti in sostituzione del  trapianto di organo da cadavere.

25 – Terapia genica

Le cellule staminali sono in grado di accettare e tollerare, molto meglio di cellule mature, geni introdotti dall’esterno con tecniche di ingegneria genetica, mirate a correggere l’effetto patologico di geni difettosi  mutati mediante trasferimento genico.

26 – Per la cura di mancanza d’insulina

Stavo scrivendo quanto sopra quando leggo su un giornale un articolo dal ben rilevato titolo “Puntura di staminali e addio all’insulina”, che informa dei “risultati preliminari di uno studio realizzato in Brasile, a dimostrazione che il trapianto di cellule prelevate dal sangue di pazienti con diabete di tipo T, è in grado di preservare la funzionalità delle cellule beta pancreatiche”. Un’ulteriore articolo sul medesimo argomento, a firma Alessandro Terraghi, col titolo “Rinati liberi dall’insulina”, pubblicato dal Corriere della Sera del 15.04.2007, meglio chiarisce che un’equipe di medici è riuscita a san Paolo in Brasile a sottoporre quindici giovani diabetici, dell’età media di 19 anni, a un trattamento capace di far passare le cellule staminali dal midollo osseo nel sangue, dal quale sono state estratte e poi congelate. Hanno quindi somministrato dosi massicce di farmaci in grado di azzerare il sistema immunitario naturale, e iniettando infine nei malati le staminali del midollo prelevate in precedenza, esse hanno gradatamente ricostruito il sistema immunitario nuovo, che ha permesso di non somministrare insulina per 18 mesi, e in un caso anche per 3 anni. I risultati sono molto incoraggianti, anche se richiedono altri studi e prove per raggiungere l’occorrente estensione del tempo; e sono molti gli interrogativi ancora aperti. “Non è chiaro, per esempio, il meccanismo con cui l’insulina torna a livelli accettabili. E non si sa se il ripristino della capacità di produrre tale ormone sia merito delle cellule staminali iniettate, o conseguenza dell’immunosoppressione preliminare, afferma Antonio Secchi, professore di medicina interna dell’Università “Vita e Salute”, del San Raffaele di Milano, e responsabile del Programma Trapianti dell’Istituto. E’ gia stato dimostrato che la terapia immunosoppressiva, quando la diagnosi è recente, può portare ad un recupero della funzionalità ma transitoria, che svanisce appena cessa la cura. L’effetto con le staminali  d’altra parte sembra durare nel tempo”. Servono ora ricerche più ampie, su molti più pazienti,  per verificare se l’indipendenza dall’insulina sia davvero permanente oltre che per capire meglio come si arriva a questo risultato. Non solo, il prossimo passo sarà valutare se il trattamento è applicabile anche quando la malattia è avanzata. Da parte mia osservo che il sistema brasiliano è molto simile alla inoculazione parziale della malattia nell’organismo per renderlo predisposto a reagire quando sia  attaccato da essa. E così volendo fare è ovvio che si liberi l’organismo delle sue resistenze naturali  affatto inadeguate. Ma ho anche notato che molti dubbi esistono sulla reale durata dell’efficienza del sistema. I diabetici, tali per grave insufficienza della produzione d’insulina pancreatica, sono particolarmente esposti a subire la carenza d’insulina; e il sistema rischia che a un qualche momento l’organismo non sia più in grado di resistere a tale mancanza, sostituita da cellule staminali, cioè spesso (ricordiamolo) tendenzialmente difettose.

 

     Studi e progressi sulle staminali dal 2000

27 – Febbraio 2000. Staminali per i diabetici

A parte quanto sopra riportato, ma ancora non bene definito su questo argomento, rilevo opportuno riportare i risultati a quella data di ricerche della Università della Florida condotte da Ammon Perk. Che già a quella data risulterebbe abbiano dimostrato, su topi di laboratorio, che le staminali potrebbero anche intervenire nelle cure del diabete di topo 1 (o diabete giovanile, compare quando il sistema immunitario non riconosce più le cellule di insulina come elementi positivi, e  inizia a distruggerle). I ricercatori hanno isolato le staminali del pancreas di alcuni topi con tale diabete, e con sorpresa le staminali trapiantate hanno iniziato a produrre insulina, ottenendo una regressione del diabete, anche se per un breve periodo di tempo. I prossimi passi della ricerca volgeranno quindi a prolungare questi tempi, e all’analisi diretta dell’essere umano.

28 – Aprile 2001. Cellule staminali del tessuto adiposo residuo di interventi chirurgici

Le cellule adipose, che restano dopo un intervento di chirurgia estetica, potrebbero non andare perse: lo afferma un gruppo di studiosi della University of California di Los Angeles, che ha separato 4 diversi tipi di staminali dal grasso rimosso dopo una liposuzione. Quando una cellula staminali si trasforma in una cellula specifica (come un’adiposità, le cellule del grasso) i geni che le permettono di modificarsi si “disattivano”. I ricercatori, invece, sono riusciti a intervenire sulle cellule prima che questo avvenisse, trasformandola in cellule di cartilagine, ossa e muscolo. La scoperta, secondo More Hedrick, uno dei ricercatori, avalla sempre di più l’idea che esistono cellule staminali in ogni tessuto e organo del corpo umano. Se confermato, questo renderà non necessario l’utilizzo di embrioni, superando così i problemi di natura etica e le paure di chi sostiene che dalla clonazione terapeutica si possa passare alla clonazione riproduttiva. Da parte mia aggiungo, a seguito della mia scoperta che a costruire i primi esseri viventi sono state proprio le cellule staminali, che è pressoché sicuro che esse esistono in tutti i tessuti e organi del corpo umano e degli altri animali; ma che ciò non impedisce le precauzioni che sempre occorrono nel trattare le materie organiche perché queste non si alterino, e specie quando le clonazioni, anche se solo terapeutiche, si verificano fuori dal controllo cerebrale individuale, sia ai fini medico-pratici, sia a quelli etici, ambedue permanentemente necessari.

29 – Maggio 2001. Scoperta la supercellula staminale

Un gruppo di ricercatori americani, analizzando il midollo osseo dei topi di laboratorio, sembra essere riuscito a identificare le cellule staminali in grado di trasformarsi in cellule del polmone, della pelle, dell’intestino. Lo studio, condotto da Neil Theise della New York University School of Medicine, per la prima volta sembra aver dimostrato che le staminali del midollo osseo non solo si riproducono, ma possono anche riprodurre cellule di altri organi e tessuti del corpo. In particolare i ricercatori hanno sottoposto un topo femmina a radiazioni che hanno causato la distruzione del midollo osseo: successivamente nel topo femmina è stata trapiantata una supercellula staminali prelevata dal midollo di un topo maschio. Dopo 11 mesi (periodo lunghissimo per un topo, che vive in media 2 anni), grazie a un marcatore infallibile basato sul cromosoma maschile Y, si è arrivati alla ricerca della cellula del tipo maschile trapiantata, scoprendo che non si trovava più solo nel midollo osseo e nel sangue, ma anche nei tessuti dei polmoni, dell’esofago, dell’intestino, del fegato, dello stomaco e della pelle. La notizia, pubblicata dalla rivista Cell , rafforza l’idea che esiste una singola cellula in grado di creare tutti i tessuti dell’organismo umano. Teoricamente questo risulterebbe ancor più possibile riflettendo sul fatto che i primissimi organismi umani e animali sono stati formati da cellule indifferenziate, dapprima staminali, e poi definite come collocazione e compiti. Ma sarebbe un avvenimento portentoso se alcune di quelle primissime cellule staminali si ritrovassero ancora in qualche corpo mediante la via ereditaria.

30 - Giugno 2001. La cellula che produce sangue umano.

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), e precisamente il Laboratorio di Ematologia, sembra avere finalmente scoperto la cellula adulta capace di fabbricare il sangue  e le vene. Sembra quindi che i ricercatori abbiano scoperto l’emoangioblasto, cioè una cellula adulta capace di generare vasi venosi e sangue, eliminando così qualsiasi problema etico legato al possibile utilizzo di embrioni. La cellula viene prelevata dal cordone ombelicale, dal midollo osseo e dal sangue, poi purificata, riprodotta in vitreo, e infine inserita nei pazienti con malattie ischemiche al fine di creare nuovi tessuti a riparare quelli danneggiati. L’obiettivo è di identificare  nell’uomo la cellula adulta madre di tutti i tessuti e organi.

31 –  Aprile 2003. Le staminali cerebrali e la Sclerosi Multipla

Un recente studio condotto dai ricercatori dell’Istituto Scientifico S. Raffaele di Milano ha dimostrato che le staminali cerebrali, iniettate nel circolo sanguigno dei topi con la forma sperimentata di Sclerosi Multipla, possono accedere al sistema nevoso centrale e riparare la mielina danneggiata nelle aree infiammate. Lo studio è stato condotto con la guida di Gianvito Matino, in collaborazione con l’Unità Cellule Staminali Neurali dell’Istituto di Ricerca sulle Cellule Staminali guidato da Angelo L. Vescovi. La Sclerosi Multipla è una malattia neurologica cronica e grave, largamente diffusa nel mondo, e che in Italia attualmente colpisce oltre 50.000 pazienti, con circa 1800 casi ogni anno. Colpisce specialmente i giovani adulti, con alti costi sociali (circa 30.000-50.000 Euro l’anno per persona). Nella Sclerosi Multipla la grave infiammazione di origine ignota determina il danno della melina che avvolge le estensioni periferiche (assoni)  delle cellule nervose. Nel cervello i neuroni dialogano tra loro inviando specifici segnali elettrici dei quali risultano caricati attraverso queste estensioni. Le conduzioni elettriche possono diramarsi attraverso la mielina, un composto proteo-lipidico prodotto da cellule specializzate chiamate oligodendrociti che isolano gli assoni. Nei pazienti di Sclerosi Multipla la diemilizzazione si manifesta in modalità multifocale, coinvolgendo molteplici aree del cervello e midollo spinale, causando la distruzione anatomica  e del tessuto, risultante in lesioni irreversibili da cui dipende la progressione della  malattia e l’irreversibile disabilità clinica. Le terapie per la Sclerosi Multipla oggi consistono nei farmaci immunosoppressori eimmunomodulatori, che hanno un’efficacia limitata, principalmente ristretta alle fasi iniziali della malattia, quando l’infiammazione è meno pronunciata, e il danno e deficit neurologico è sostanziale.

32 – Gli Studi più avanzati sulle Cellule Staminali

Lo studio di Plachino e altri del San Raffaele di Milano, è stato sviluppato su topi effetti da encefalomielite sperimentale autoimmune, ed ha dimostrato che le staminali del cervello, quando somministrate per iniezione endovenosa o endocerebrale sono in grado di raggiungere le aree del cervello  e del midollo spinale danneggiate dalla malattia; e di riavvolgere gli assoni la cui guaina mielinea era stata distrutta e così da ripristinare le condizioni assonali. La novità di questo studio è la possibilità di indurre la riparazione della mielina in molteplici aree del cervello e del midollo spinale trapiantando staminali non solo direttamente nel sistema nervoso centrale ma anche nel circolo sanguigno. Dice Gianvito Martino, dell’Unità di Neuroimmunologia dell’Istituto Scientifico San Raffele: “la nostra scoperta apre nuove prospettive per i pazienti si Sclerosi Multipla, e potrebbe rappresentare un passo cruciale per lo sviluppo dei trattamenti neuroprotettivi da utilizzare nelle fasi successive della malattia”. Angelo Vescovi, coordinatore dell’Istituto di Ricerca sulle Cellule Staminali all’Istituto San Raffaele di Milano,  sottolinea. “La ragione per la quale le cellule staminali centrali mostrano questa straordinaria efficacia, va vista nella loro natura particolare. Mentre il cervello adulto contiene una piccola popolazione di staminali residenti, non è chiaro il perché esse non riescono a riparare lesioni deminielizzanti. Questo può essere dovuto alla natura cronica del processo infiammatorio nella Sclerosi Multipla che, dopo anni, determina l’esaurimento dei gruppi di cellule staminali endogene”. “Quantità virtualmente illimitate di staminali cerebrali possono essere ottenute in vitro coltura, dice Vescovi. Per questa ragione esse rappresentano una risorsa naturale da usare per la cura di diverse malattie neurologiche”. “La presenza di molecole specifiche (molecole di adesione) sulla superficie delle cellule staminali è la caratteristica principale: esse permettono alle staminali neurali di percepire segnali di pericolo, quali l’infiammazione nel cervello dei pazienti di Sclerosi Multipla, e per conseguenza esse entrano nel cervello e riparano le aree danneggiate restituendo loro il comportamento di percezione del pericolo. Infine le staminali trapiantate hanno anche la capacità di aiutare le cellule endogene produttrici di mielina a riparare le lesioni, per il fatto che le cellule staminali cerebrali anche inibiscono l’astroglisosis endogena, meccanismo fisiologico riparatore delle lesioni per Sclerosi Multipla, riabilitando per tal modo le cellule formatrici di mielina residenti a contribuire alla riparazione.

33 – Dal grasso staminali salvaneuroni

Sul Corriere della Sera del 28 ottobre 2007 leggo una articolo dal titolo qui riportato  a firma Elena Meli, di argomento molto interessante, in quanto mostra la possibilità di correggere i neuroni alterati che risultano come riferito nel paragrafo precedente. Giorgio Terenghi, direttore del Centro per la Rigenerazione dei Tessuti dell’Università di Manchester in Gran Bretagna, è riuscito a far ricrescere i nervi usando cellule staminali prelevate  dal grasso. Per ora sul topo. “Le abbiamo scelte, racconta Terenghi, perché crescono velocemente, e anche nell’uomo sono facili da estrarre: basta una liposuzione, procedura assai meno complessa della raccolta di staminali dal midollo osseo, dove peraltro sono meno numerose. Inoltre se esposte ai fattori di crescita dei nervi le staminali del grasso diventano simili alle cellule di Schwann, quelle che ricoprono i nervi e producono la mielina indispensabile per le trasmissioni nervose. Terenghi ha messo le cellule simil Schwann ottenute in contatto con i neuroni, e si è accorto che  queste, dopo un po’,  emettevano prolungamenti. L’ideale per creare un ponte fra le due estremità di un nervo reciso. Così il ricercatore sta facendo crescere e differenziare le staminali derivate dal grasso su fogli di polimero biodegradabile per ottenere un tutore bionico da arrotolare attorno al nervo da riparare. Le cellule che compongono il tutore producono i fattori necessari alla rigenerazione, mentre la forma tubolare sostiene e indirizza la crescita del nervo. Una terapia cellulare promettente. Oggi per riparare i nervi si riallacciano le estremità se l’interruzione è piccola, si inserisce un tratto di nervo del paziente prelevato altrove se la distanza fra i due monconi è maggiore. Ma la funzionalità non viene ripresa appieno, con questa nuova tecnica il recupero potrebbe essere completo perché è il nervo stesso a ricrescere. “In quattro o cinque anni il metodo potrebbe arrivare in clinica. Abbiamo già provato a inserire nei pazienti il biopolimero senza la cellula, e i primi dati saranno pronti per la fine dell’anno. Inoltre stiamo per iniziare i test su staminali umane estratte da volontari”, conclude Terenghi.

34 –  Le staminali e le diverse malattie più difficili

Sul finire del 2005 il gruppo di lavoro di Angelo Vescovi ha differenziato cellule muscolari a partire da staminali neuronali. Ed è evidente che l’arricchimento prodotto da queste differenziazioni apre nuove possibilità terapeutiche verso patologie ora poco trattabili, quali l’Alzheimer, il Parkinson, l’infarto, il diabete e molte altre, che potrebbero essere affrontate con maggiore successo grazie alla sostituzione dei tessuti danneggiati. Purtroppo le staminali adulte sono di difficile reperibilità, perché molto scarse; inoltre non possono essere coltivate a lungo poiché, dopo alcune divisioni cellulari, tendono a perdere le caratteristiche di pluripotenzialità.

Le staminali embrionali, invece, possono essere mantenute in coltura per moltissimi cicli di divisioni, addirittura per più di dieci anni, senza perdere di potenzialità Una via alternativa per ottenere staminali è il loro isolamento dal cordone ombelicale. Va comunque ricordato che la limitazione numerica e fisiologica si presenta anche in questo caso, pur in minore misura.

35 – La possibilità di cambiare programma

Negli ultimi tre anni è stata riscontrata la possibilità di cambiare il programma genetico delle cellule differenziate. Essa si è sviluppata a partire del 1997. Questi esperimenti hanno impiegato tecniche di trasferimento nucleare. I ricercatori  Willmud e Campbell nella pecora, e successivamente Yanagimachi e collaboratori nel topo, hanno stabilito con chiarezza che il nucleo di cellule somatiche differenziali può essere riprogrammato quando è trasferito nel citoplasma di una cellula uovo, dando così il via allo sviluppo embrionale e alla nascita di un nuovo individuo, esatta copia genomica del donatore della cellula somatica impiegata. Resta da scoprire il meccanismo e le molecole coinvolte in questo processo di deprogrammazione e riprogrammazione del genoma della cellula somatica. E’ però chiaro che nella riprogrammazione la cromatina si decondensa, la struttura a nucleosomi si destabilizza, e le proteine regolatrici si dissociano dal DNA, influendo così sull’espressione genica.

36 – Come si attiva il genoma embrionale

In tutti i mammiferi le prime fasi dello sviluppo embrionale a partire dallo zigote, avvengono grazie agli RNA messaggeri (M RNA) e alle proteine di origine materna presenti nel citoplasma dell’ovocita. Mentre con lo sviluppo embrionale questi elementi si esauriscono, inizia parallelamente la sintesi di M RNA da parte dell’embrione.

L’attivazione del sistema embrionale avviene durante lo sviluppo reimpiantato in momenti diversi nelle varie specie. Nel topo si verifica a partire dall’embrione a due cellule, nell’uomo a partire da quattro cellule, nel coniglio e nella pecora da 16/32 cellule. Se l’embrione non esprime i geni embrionali entro detti tempi, lo sviluppo non prosegue. Pertanto gli studi devono essere effettuati nelle primissime fasi dello sviluppo embrionale reimpiantato, immediatamente successive al trasferimento dei nuclei negli ovociti enucleati.

Tra i fattori coinvolti sono rilevanti il contenuto in DNA del genoma, e il momento del ciclo cellulare in cui si trova il nucleo trasferito. Il trasferimento dei nuclei in fase proliferativa facilita lo sviluppo e aumenta il numero dei blastocisti ottenibili

37 – Le modificazioni epigenetiche

Sebbene il contenuto e le sequenze di DNA rimangono invariati col procedere dello sviluppo embrionale, il repertorio di geni espresso in un dato tipo cellulare, e in dato momento del ciclo cellulare, è limitato e specifico. L’espressione del genoma embrionale viene regolata da una serie di meccanismi di tipo epigenico quali la metilazione del DNA, l’organizzazione della cromatina, e l’architettura nucleare. Questi meccanismi, attivi nella gametogenesi e nelle fasi preimpianto, sono coinvolti nel modellare e modulare le funzioni del genoma. Cambiamenti in uno o più di questi regolatori epigenetici determinano modificazioni nelle proteine prodotte dai geni..

38 – La metilazione del DNA

La regolazione dell’espressione di molti geni dipende dalla presenza/assenza di citosine metilate lungo la sequenza del DNA genico. La mutilazione è associata a importanti eventi dello sviluppo embrionale, quali l’inattività del cromosoma x nelle femmine di mammifero e il fenomeno dell’imprinting, processo  che consiste in una marcatura differenziale dei genomi  paterno e materno durante la produzione dei gameti, così che l’espressione di alcuni geni dipende dalla loro origine parentale.

I gameti maschile e femminile hanno una loro differente organizzazione della cromatina. I geni costitutivi di tutti i tessuti sono demetilati in entrambi i gameti, e si mantengono tali durante tutte le fasi dello sviluppo preimpianto; al contrario i geni tessuto-specifico sono fortemente meditali nello spermatozoo, e meno metilati nell’oocita e vanno incontro a una generale demetilazione durante lo sviluppo reimpianto, per venire di nuovo metilati successivamente. Il quale processo di demetilazione sembra necessario per ristabilire uno stato di pluripotenzialità prima dell’inizio della determinazione o differenziazione cellulare che prende il via dalla gastrulazione subita dall’impianto, ed è contemporanea ad una estesa rimetilazione. La presenza di citosina medilata è in grado di modificare la formazione della cromatina così da facilitare o impedire il legame con fattori o inibitori della trascrizione.

39 - L’organizzazione della cromatina

Nel gamete maschile gli istoni vengono sostituiti dalle protammine (necessarie all’alta condensazione della cromatina nella testa dello spermatozoo) fino a quando esso penetra nella cellula uovo. A questo punto e durante la decondensazione della cromatina e la formazione del pronucleo, le protammine sono a loro volta sostituite da proteine istoniche. Durante l’oogenesi, la cromatina si organizza secondo un’architettura ben precisa che organizza due tipi di oociti, denominati SN (Surrounded Nucleolus) e NSNNot Surrounded Nucleolus) per la presenza o assenza di un anello di cromatina attorno al nucleo, e per una cromatina fortemente condensata e dispersa nel nucleo. La differenza tra i due tipi è correlata a una diversa attività genica, e alla possibilità di proseguire nello sviluppo embrionale dopo la fecondazione (solo il tipo SN lo completa). Dopo la fecondazione, l’organizzazione della cromatina dei gameti va incontro a importanti fenomeni di rimodellamento. Nell’embrione preimpiantato la cromatina regola l’espressione genica, consentendo una prima ondata di attivazione di geni embrionali a partire dalla fase terminale del primo ciclo cellulare, e una espressione genica più consistente quando l’embrione è a due cellule.

40 – L’architettura del genoma

I cromosomi all'interno del nucleo occupano precise regioni che variano con il ciclo cellulare in un contesto dinamico che si ripete a ogni ciclo. Ciò è stato dimostrato utilizzando una tecnica di ibridazione in sito che permette di evidenziare un singolo cromosoma con sonde fluorescenti. Se un cromosoma o una sua porzione viene a essere spostato dal proprio dominio spaziale, anche l'espressione dei geni di quella porzione può cambiare. Che cosa accade a un nucleo di una cellula somatica quando viene trasferito all'interno del citoplasma della cellula uovo?
Le caratteristiche di metilazione, organizzazione della cromatina e architettura del genoma sono mantenute o variate?

Il confronto tra l’agire del genoma di uno zigote ottenuto dalla normale fecondazione tra uno spermatozoo e un oocita e quello di uno zigote ottenuto da trasferimento nucleare permette di stabilire i requisiti di metilazione, organizzazione della cromatina e architettura nucleare, necessari al corretto sviluppo dell'embrione, e quali siano le modificazioni “tollerate” o “tollerabili”, e così definire i possibili interventi sperimentali e terapeutici. In futuro sarà forse possibile prelevare da un adulto una cellula somatica e coltivarla in modo da farla tornare indifferenziata, per poi ottenere un tipo cellulare nuovo ritrasferibile nel corpo dell'individuo in grande quantità, oppure coltivabile fino alla produzione di nuovi tessuti o addirittura organi. La più promettente applicazione in ambito biomedico di queste tecniche è certamente quella della produzione di popolazioni cellulari o di veri e propri tessuti di trapianto. L'impiego terapeutico di questi tipi cellulari è però ostacolato da almeno due grandi difficoltà. La prima è posta dalla difficile reperibilità di  staminali nell'adulto, e perciò dal fatto che esse possono essere isolate solo da embrioni, con conseguenti problemi etici. La seconda è legata a eventuali incompatibilità immunologiche nei confronti dei nuovi tessuti. Impiegando staminali del paziente stesso, si potrebbe risolvere il problema, quando si riesca a ottenerle, oppure utilizzando le cellule del suo cordone ombelicale congelate alla nascita. Oppure associare le tecniche del trasferimento nucleare con quelle impiegate per il differenziamento delle cellule staminali. Che però richiede l’uso di oociti, e solleva problemi etici, legati sia all’impiego e donazione di gameti, sia alla salute della donatrice.

Tanja Dominko ha dimostrato che il citoplasma dell'oocita di bovino è in grado di determinare la proliferazione cellulare del nucleo di cellule somatiche di ratto, maiale, ariete e scimmia sino alla formazione della cavità del blastocele. Lo scopo di queste ricerche è quello di giungere a riprogrammare in vitro i nuclei delle cellule somatiche in assenza del gamete femminile impiegando citoplasti artificiali. Questa strategia è stata fortemente raccomandata dall’ex Ministro della Sanità Veronesi

41– Cellule staminali per guarire l’infarto

Ricercatori transalpini hanno usato staminali muscolari (dette mioblasti) prelevate dalla gamba di un paziente sopravvissuto a un infarto. Le hanno moltiplicate in provetta e poi inserite nell’area del cuore colpita dall’attacco cardiaco. Questa parte del cuore non era più capace di contrarsi in quanto la sue cellule erano morte perché colpite da infarto, ossia per insufficienza cardiaca cronica. Dopo il trapianto le staminali si sono trasformate in cellule cardiache perfettamente funzionanti. In tutte le cellule muscolari una proteina detta miosina, dà loro la capacità di contrarsi. La miosina delle cellule del cuore è “lenta”. Le staminali trapiantate possiedono grandi quantità di questa miosina lenta, avendo acquistato le caratteristiche dell’organo in cui inserite. Un solo caso non può dare conclusioni. Ma è imminente una ricerca internazionale che coinvolge più di 300 pazienti. Alla sua conclusione si vedrà se le staminali muscolari possono davvero curare l’infarto. Altri centri di ricerca stanno sperimentando se staminali di midollo osseo abbiano capacità di stimolare la nascita di una fitta rete di vasi sanguigni, che portino ossigeno e nutrimento al cuore, migliorandone il funzionamento.

42 – Le cellule staminali cancerose

Per comprendere qui chiaramente la formazione delle cellule staminali cancerose (CSC), come delle altre costitutive dei mali che risultano tuttora di difficile e sovente impossibile guarigione (Parkinson, AIDS, ecc.), occorre far riferimento al fatto, da me gia rilevato, che le cellule staminali sono le reali primissime formatrici degli esseri viventi. Così è avvenuto perchè, non essendo ancora stati costituiti compiuti esseri viventi, le cellule che hanno iniziato a costituirli non potevano possedere funzioni, e quindi destinazioni, determinate: bensì, ecco l’importante e rivelatore, qualsiasi destinazione e funzione venivano assumendo nell’associarsi tra loro a costituire esseri minori, o tessuti di organi specifici di esseri maggiori. E’ evidente che molte cellule staminali, mentre si associavano, o rimaste fuori delle associazioni immediate o rapide, venivano ostacolate e danneggiate dalle intemperie e loro troppo frequenti modifiche: e alcune di queste  penetravano tra gli organi e tessuti sani, che le contenevano entro limiti sopportabili, oppure venivano erose e indebolite. Ovviamente le attuali staminali non sono affatto quelle antiche e prime. Ma quanto è avvenuto allora tende a ripetersi al presente, sia nelle cellule normali e staminali sane, sia in quelle difettose e portatrici di mali molto gravi. Al proposito occorre avere presente, tenendo l’occhio particolarmente sull’uomo, che noi tutti siamo i discendenti di quelle prime speci umane nel riparto in organi e funzioni, e nelle collocazioni e nei reciproci rapporti entro il complessivo individuo; e in forza della ripetizione ereditaria da individuo a individuo. La ripetizione ereditaria tende a ricomporre quanto è come è, dei corpi, intelletti, sviluppi nervosi, conoscenze, capacità, sentimenti, tendenze, modifiche e affinamenti. Di essi ci sono perciò elementi che risalgono a tempi lontanissimi, forse ai primissimi: e sono proprio quelli che, pur di minore numero, sono di maggior vigore, sia in sanità, sia in difetti e mali che producono. Che fare per resistere a questi ultimi, quando se ne verifichi l’esistenza mediante le difficoltà curative dei gravi e inesorabili mali che producono, evitare il sorgere di forme cancerose, e di altre malattie, e concorrere a combatterle quando sorgono?

L’ho gia scritto e riscritto, e continuo a farlo finché abbia vita e forza adeguata. La vita individuale è data dall’equilibrio che si è venuto formando tra i tessuti e organi cellulari e le attività e forze di questi che ci compongono, e specie in quella cerebrale, destinata a tenere sotto controllo, e quindi equilibrio, l’intero individuo vivente. Il che non vuol dire sfuggire studi e addestramenti che arricchiscono, e giovano a consolidare, la nostra attività intellettuale, e la sua guida e rispondenza sul restante organismo. Anzi è prevalentemente questo sviluppo dell’attività intellettiva a contenere la crescita di quella ad essa avversa, e quindi malsana di qualsiasi tipo. Pertanto angoscia, ansia, irritazioni, rabbia, tensioni, eccessi in sforzi muscolari e cerebrali, passioni troppo intense, teorizzamenti tormentosi che spingono a direzioni estreme, e così verso continui squilibri, che, oltre a disconoscere le resistenze e le posizioni proprie, disconoscono le migliori funzioni dei singoli organi e loro parti e momenti. Ma altri squilibri vengono operati, col cibarsi troppo ingordo di difficile digestione, e di quantità non controllata, col bere vini e liquori e caffè senza moderazione, fumare troppe sigarette (tenendo presente che la parte divenuta carboniosa dei loro tubetti cartacei è più della nicotina nettamente cancerosa, e si deposita entro le ramificazioni polmonari e dei bronchi, e sulle mucose della faringe e laringe), non parliamo poi di droghe e loro succedanei. Se la maggior parte delle persone afflitte da tumori danno un’occhiata ai loro decorsi comportamenti si accorgerebbero a quali e quanti di essi devono la natura maligna e quasi o del tutto indomabile delle loro afflizioni; mentre una risoluta e costante attenzione a salvaguardare l’equilibrio del pensare, del sentire e dell’agire può molto, specie nei casi più scoperti e persistenti che non rare volte, purtroppo, sembrano persecutori di alcuni individui anche molto sagaci e diligenti. Ho già rilevato che il caso, che la fortuna, scompagina spesso le maggiori più avvedute capacità; ma se queste sono ridotte dalla nostra incuria, non facciamo che accrescere noi stessi le nostre avversità.

 


 

Centro Internazionale NK Roerich
Centro Riunito sui Problemi
della Scienza del Cosmo
119019, Mosca, Malij Znamenskij per., 3/, 8 ottobre 2006,

Viene Concesso il Diploma d’Onore
Con la Medaglia Y.N. Roerich
Al Prof. Fausto Tapergi

per i contributi sostanziali nella scienza del Cosmo, in particolare per le sue concezioni sulla formazione
dell’Universo e del Cosmo.


Presidente del Centro Internazionale Roerich
Accademia delle Scienze di Mosca
Dott. Prof. Ludmila Sciaposhnikova



Timbro e firma del CentroRoerich
(Associazione non governativa della Segreteria dell’ONU)


Appendice

La Biosfera e la Noosfera
Di
Vladimir I. Vernadsky

Articolo pubblicato sulla rivista statunitense “American Scientist” nel Gennaio del 1945.

La Biosfera

Ricordando la situazione della II guerra mondiale in Europa, essa iniziò nel 1939 dopo un periodo di pace di 21 anni, e investì prima l’Europa Occidentale e poi quella orientale.
Una guerra di tale potenza, durata e forza non si era mai vista nella storia dell’uomo. Essa fu anche preceduta dalla prima guerra mondiale che, anche se meno potente ha avuto una connessione di causa con quest’ultima.
Nel nostro paese la prima guerra mondiale sfociò in una nuova, senza precedenti storici, forma di stato, non solo nel campo dell’economia ma anche in quello delle aspirazioni nazionali. Dal punto di vista dei naturalisti (così come degli storici), un fenomeno storico di tale potenza dovrebbe essere esaminato come parte di un singolo grande processo geologico terrestre e non semplicemente come un processo storico.
Nel mio lavoro scientifico la prima guerra mondiale ha influito in modo decisivo. Essa ha cambiato radicalmente la mia idea geologica del mondo. E’ nell’atmosfera di questa guerra che mi sono avvicinato a un concetto di natura, a quel tempo dimenticato, e allora nuovo per me e per altri; una concezione biochimica e biogeochimica che considerava la natura non vivente e vivente dallo stesso punto di vista.
Ho passato gli anni della prima guerra mondiale in un ininterrotto lavoro scientifico che ho poi portato avanti sempre nella stessa direzione.
28 anni fa, nel 1915 una “Commissione per lo studio delle Forze produttive” del nostro paese, la così chiamata KEPS, fu formata presso l’Accademia delle Scienze. Questa Commissione di cui fui eletto Presidente svolse un lavoro importante durante la prima guerra mondiale. Ci si era accorti infatti, quando la Russia era gia in guerra, che nella Russia zarista non esisteva alcun dato preciso sulle cosiddette materie prime strategiche, e noi fummo chiamati a mettere insieme i dati disponibili (disparati e incompleti) per colmare tale lacuna. Sfortunatamente quando iniziò la seconda guerra mondiale, solo la parte burocratica di tale commissione era stata mantenuta, e fu necessario ricostruirla completamente.
Impostando lo studio dei fenomeni geologici da un punto di vista geochimico e biogeochimico possiamo comprendere l’unità dell’ambiente che ci circonda.
Nel 1917 - 1918 stavo in Ucraina e tornai a Pietrogrado solo nel 1921. Durante questi anni il mio pensiero era diretto verso le manifestazioni geochimiche e biogeochimiche dell’ambiente che circonda la natura, la biosfera.
Arrivai gradualmente a delle conclusioni attraverso letture e resoconti che studiavo in ogni città di residenza, Yalta, Poltava, Kiev, Sinferiopol, Novorossisks, Rostov, etc. Ovunque andassi leggevo tutto quello che era disponibile su questo argomento cercando sempre di tralasciare il più possibile gli aspetti filosofici e religiosi e concentrandomi solamente sui fatti scientifici stabiliti empiricamente e le loro generalizzazioni. Invece del concetto di “vita” introdussi quello di “materia vivente”, termine ora comunemente usato nella letteratura scientifica.
Per “materia vivente” si intende la totalità degli organismi viventi. E’ una generalizzazione di fatti empiricamente indiscutibili e osservabili facilmente e con precisione.
Il concetto di “vita” è al di fuori dei confini della “materia vivente”, si entra nel campo della filosofia, della religione e delle arti. Nella vita di oggi, intensa e complessa come è, una persona praticamente dimentica che egli, e tutta la specie umana da cui è inseparabile, sono inseparabilmente connessi alla biosfera, cioè con quella specifica parte del pianeta dove essi vivono. E’ costume di molti parlare dell’uomo come un individuo che si muove liberamente sul nostro pianeta, e liberamente costruisce la sua storia. Però ne gli storici, gli scienziati dell’umanità, ne per certi aspetti i biologi, hanno mai considerato le leggi della natura nella biosfera, l’inviluppo della Terra, che è il solo posto dove la vita può esistere.
L’uomo è elementarmente indivisibile dalla biosfera. Questa inseparabilità solo ora comincia a diventare chiara e precisa. In realtà nessun organismo vivente esiste allo stato libero sulla terra. Tutti gli organismi sono inseparabilmente e continuamente connessi, prima di tutto attraverso la nutrizione e la riproduzione, con il materiale energetico dell’ambiente. L’Accademico di Pietroburgo Caspar Walf (1733-1794) che passò tutta la sua vita in Russia, espresse brillantemente questo fatto nel suo libro pubblicato nel 1789, l’anno della rivoluzione francese, “Sulle forze peculiari ed efficienti, Caratteristiche delle piante e degli animali”. La specie umana, come parte della materia vivente, è inseparabilmente connessa con il resto della materia vivente, e questa è connessa all’inviluppo che racchiude la Terra, la biosfera. La specie umana non può essere fisicamente separata dalla biosfera per un singolo minuto.
Il concetto di “biosfera” cioè “il dominio della vita”, fu introdotto in biologia da Lamarck (1744- 1829) a Parigi all’inizio del 19° secolo e in geologia da E. Suess (1831 – 1914) a Vienna, alla fine del 1800.
Nel nostro secolo c’è una nuova comprensione della biosfera.
Dalla biogeochimica noi abbiamo appreso che gli organismi viventi non esistono solo sul nostro pianeta, ma anche in altri pianeti del sistema solare. Ciò è stato stabilito oltre ogni dubbio, almeno per tutti i così detti pianeti “terrestri” cioè Venere, Terra e Marte nel nostro sistema solare. Nel laboratorio di biogeochimica dell’Accademia delle Scienze di Mosca che è stato rinominato Laboratorio su Problemi di Geochimica, e in collaborazione con l’Istituto di Mineralogia dell’Accademia delle Scienze, noi abbiamo identificato la presenza della vita nel cosmo con ricerche che risalgono al 1940. Questo lavoro fu poi sospeso per la guerra e spero sia ripreso quanto prima.
L’idea della vita come fenomeno cosmico è stato preso in esame da diversi scienziati in passato. Alla fine del 1600 lo scienziato danese Cristian Huyghens (1629- 1695) nel suo lavoro “Cosmotheros” che fu pubblicato postumo, ipotizzò questo fatto molto chiaramente. Il libro fu anche pubblicato in Russia nel primo quarto del diciottesimo secolo su iniziativa di Pietro I. In questo libro Huyghens stabilì la generalizzazione scientifica che la “vita” è un fenomeno cosmico, in qualche modo distinto dalla materia non vivente. Io ho recentemente chiamato questa generalizzazione “Il principio di Huyghens”.
Se consideriamo il peso, la materia vivente rappresenta una minima quantità del pianeta. E’ stato così attraverso tutte le ere geologiche. La materia vivente è concentrata in uno strato sottile e più o meno continuo, dalla troposfera al terreno, in campi e foreste, inoltre permea interamente tutti gli oceani.
In quantità rappresenta circa lo 0.25% della biosfera. Sulla terra la massa continua di materia vivente raggiunge la profondità di circa 3 Km, in media.
Non esiste traccia di vita sulla Terra al di fuori della biosfera.
Nel corso delle ere geologiche la materia vivente è cambiata morfologicamente secondo le leggi della natura. La storia della materia vivente si esprime come una lenta modificazione delle forme di organismi viventi che, geneticamente, sono ininterrottamente connessi tra loro, da una generazioni a quella successiva. Questa idea si è affermata nella metà del 1800 e ha avuto solide fondamenta nei lavori di C. Darwin (1809- 1882) e Wallace (1822- 1913).
Il processo di evoluzione è una caratteristica solo della materia vivente. Non ci sono manifestazioni di evoluzione della materia non vivente sul nostro pianeta. Nell’era del Precambriano si sono formati minerali e rocce esattamente come si formano oggi. Le sole eccezioni sono i corpi naturali bio-inerti connessi con la materia vivente. I cambiamenti nella struttura morfologica della materia vivente, osservata nel processo di evoluzione, inevitabilmente porta a un cambiamento nella sua composizione chimica. Questa questione richiede verifiche sperimentali molto accurate. In collaborazione con l’Istituto di Paleontologia dell’Accademia delle Scienze abbiamo pianificato queste ricerche lo scorso anno, nel 1944.
Mentre la quantità di materia vivente è piccola rispetto alla massa della materia non vivente della biosfera, le rocce di origine biologica costituiscono una grande parte della sua massa e vanno ben oltre i confini della biosfera. Questo materiale, soggetto al fenomeno del metamorfismo, perde ogni traccia di vita, è convertito in granito e non fa più parte della biosfera. Secondo il libro di Lamarck ,“Hydrogelogia”, pubblicato nel 1802, e che contiene molte idee interessanti, la presenza di materia vivente può essere rilevata dalla creazione dei diversi strati di roccia sulla parte superficiale del nostro pianeta.
Il giovane contemporaneo di Darwin, J. D. Dana (1813-1895) e J. Le Conte (1823-1901), entrambi grandi geologi americani, anche prima del 1850 formularono la generalizzazione empirica che l’evoluzione della materia vivente, attraverso le ere geologiche, è andata avanti sempre in una direzione ben definita.
Questo fenomeno è stato chiamato da Dana “cefalizzazione”. Dana, come Darwin, fece una serie di viaggi intorno al mondo dal 1838 al 1842, e, in questo periodo, formulò la sua teoria.
La nozione empirica di una direzione definita del processo evolutivo, senza una formulazione convincente delle basi teoriche del fatto, erano radicate già nel secolo precedente. Buffon (1707-1788) parla dell’importanza geologica dell’uomo, ma rifiutò l’idea di evoluzione.
Le idee di Dana possono facilmente essere verificate sulla base di una moderno trattato di paleontologia. Il principio di Dana non solo riguarda il regno animale in generale, ma si applica ad ogni singola specie animale, incluso l’uomo.
Dana affermò che nel corso delle ere geologiche, da circa 2 milioni di anni fa, sono avvenuti processi non lineari di crescita e perfezionamento del sistema nervoso centrale in tutte le specie viventi. Egli studiò questo fenomeno in modo dettagliato nei crostacei, e trovò che la stessa cosa era avvenuta anche nei molluschi, quindi nelle varie specie di rettili e di mammiferi. Chiamò questo fenomeno “cefalizzazione”. Il cervello, una volta che ha raggiunto un certo stadio di evoluzione, non è più soggetto ad una retrocessione, può solo crescere e perfezionarsi ulteriormente per raggiungere uno stadio più evoluto, e questo fenomeno avviene passando da una generazione ad un’altra.
Procedendo dalla nozione di ruolo geologico dell’uomo il geologo A.P. Pavlov (1854-1929) negli ultimi anni della sua vita parlò di “era antropogenica in cui noi ora viviamo”.
Egli non prese in considerazione il fatto che i valori materiali e spirituali dell’uomo potevano essere distrutti, cosa di cui noi siamo oggi ben coscienti dopo che abbiamo visto le barbarie della seconda guerra mondiale, teorizzò quindi che l’uomo era diventato senza dubbio una forza geologica del nostro pianeta.
Questa forza geologica dell’uomo si è formata in modo impercettibile attraverso un lunghissimo periodo di tempo. Ciò ha anche coinciso con il cambiamento della posizione dell’uomo nel nostro pianeta (prima di tutto da un punto di vista materiale). Nel XX secolo l’uomo, per la prima volta nella storia della Terra, conosce e opera su tutta la biosfera, completa le mappe geografiche e colonizza tutta la superficie del pianeta. Oggi è possibile soggiornare anche al Polo Nord e, con la radio e la televisione, si può comunicare con ognuno in ogni angolo della Terra. Tutto questo è il risultato della “celafilizzazione”, la crescita e il perfezionamento del cervello dell’uomo, e quindi del lavoro generato da questo cervello. L’economista L. Brentano, ha illuminato questo fenomeno con un semplice calcolo: se fosse assegnato un metro quadrato ad ogni uomo e se gli uomini presenti sul pianeta (1945) fossero messi tutti vicini, l’uno all’altro, essi non occuperebbero una superficie superiore al lago di Costanza in Svizzera. Ciò ricorda che di fatto la Terra è vuota di uomini. La totalità della specie umana, dal punto di vista della massa, è una quantità insignificante della massa del pianeta. La sua forza non deriva dalla massa ma dal cervello. Se l’uomo comprende questo e non usa la sua forza e il suo cervello per l’autodistruzione si apre un immenso futuro di fronte a noi nella storia biologica della biosfera.
Il processo di evoluzione biologica mostra l’unicità e l’uguaglianza di ogni uomo. L’uomo sapiens, i suoi avi e la sua progenie, bianca, rossa , gialla o nera, si è evoluta continuamente in innumerevoli generazioni. Questa è una legge della natura. Tutte le razze umane sono infatti capaci di fertilizzarzi vicendevolmente e produrre discendenti fertili. Quindi secondo questa legge della natura, generazione dopo generazione, il cervello e il sistema nervoso degli individui, cresce e si perfeziona.
Ciò non avviene tra specie diverse, anche se molto simili. Il cavallo e l’asino possono infatti anche accoppiarsi, ma il loro figlio, il mulo, è sterile e interrompe quindi la catena della crescita e del perfezionamento del cervello.
Questa legge della natura è fondamentale. Era infatti chiaro fin dall’inizio che nella guerra terribile, che è appena terminata, avrebbe vinto chi seguiva questa legge naturale.
Non è possibile opporsi impunemente al principio dell’unità e dell’uguaglianza di tutti gli uomini secondo la legge naturale.
A questo proposito io uso il termine “legge naturale” con lo stesso significato che si da alle leggi della fisica e della chimica, nel senso di una generalizzazione stabilita con precisione (matematica) di fenomeni fisici empiricamente osservati e analizzati.
Il processo storico è stato radicalmente modificato sotto i nostri occhi, per la prima vota nella storia della specie umana gli interessi dei popoli e il libero pensiero degli individui determinano il corso della specie umana e forniscono gli standard per un’idea di giustizia. La specie umana presa come un intero sta diventando una potente forza biologica. Questo solleva il problema della ricostruzione della biosfera secondo gli interessi e il libero pensiero dell’umanità come una totalità.
Questo nuovo stato della biosfera chiamiamo “noosfera”.


La Noosfera

Nelle mie presentazioni alla Sorbona di Parigi (1922-23), affermai che i fenomeni biogeochimici fossero la base della biosfera. Parti di queste presentazioni sono state pubblicate nel libro “Studi di Geochimica” che fu prima pubblicato in francese nel 1924 e quindi in russo nel 1927.
Il Matematico francese Le Roy (un filosofo bergsoniano) accettò l’idea delle fondamenta biogeochimiche della biosfera come punto di partenza e nelle lezioni che tenne al College de France a Parigi, introdusse, nel 1927, il concetto di “noosfera” come lo stadio attraverso cui la biosfera sta passando nell’odierna era geologica.
Egli disse che era arrivato a questa nozione in collaborazione con il suo amico Teilhard de Chardin, grande geologo e paleontologo.
La noosfera è quindi il nuovo periodo geologico del nostro pianeta. In esso per la prima volta l’uomo diventa una forza geologica su larga scala, è cioè in grado di modificare, radicalmente e secondo il suo volere, la biosfera. Con il suo lavoro e pensiero può ricostruire la “provincia” della sua vita.
Una nuova questione potrebbe venir qui sollevata.
Il pensiero non è una forma di energia, come può allora cambiare i processi materiali?
Che io sappia la questione non è stata ancora ben risolta. Fu posta per la prima volta del matematico e biofisico americano Alfred Lotke. Come ha detto Goethe (1740-1832), che oltre essere un grande poeta era anche un grande scienziato,: “la scienza spesso spiega solo come avvengono le cose, ma non ci dice il perché”.
Così per la noosfera, noi vediamo intorno a noi e ovunque i risultati empirici di questo processo. Minerali che erano rarissimi allo stato puro, come il ferro e l’alluminio, sono ora prodotti a miliardi di tonnellate. La stesa cosa possiamo dire dei prodotti delle sintesi chimiche. Chimicamente la superficie della Terra, la biosfera, sta rapidamente cambiando, sia consciamente che inconsciamente, da parte dell’uomo. L’atmosfera, l’acqua sta cambiando sia da un punto di vista fisico che chimico. I mari e gli oceani vicino le coste stanno cambiando. L’uomo deve prendere le misure per salvaguardare i mari e l’atmosfera, e questo implica a sua volta un ulteriore intervento sulla biosfera, per soddisfare le sue necessità.
Molte specie di animali e piante sono gia state create dall’uomo. L’uomo sta inoltre per emergere oltre i confini del pianeta nello spazio cosmico e, sicuramente, presto ci riuscirà in modo permanente.
Nella grande tragedia storica che si è appena conclusa noi abbiamo scelto di stare dalla parte giusta della direzione dello sviluppo della noosfera.
Anche W. Churchill, in un discorso che fece nel 1942, si espresse in questi termini in modo molto interessante.
La noosfera è attualmente l’ultimo dei molti stadi di evoluzione della biosfera nella storia geologica del pianeta. Il corso di questa evoluzione diventa chiaro se analizziamo alcuni aspetti del passato del pianeta.
Alcuni esempi:
Cinquecento milioni di anni fa, nel periodo Cambriano, la formazione dello scheletro degli animali, ricco di calcio, è apparso per la prima volta nella biosfera, quello delle piante era apparso 2 miliardi di anni prima. Questo calcio, utilizzato dalla materia vivente fu uno dei più importanti fattori di evoluzione della biosfera. Un altro cambiamento importante si è avuto tra i 110 e i 70 milioni di anni fa, nel periodo del Cretaceo, specialmente nel Terziario. In quell’epoca si formarono per la prima volta le nostre foreste verdi, in queste foreste è apparso l’uomo tra i 20 e 15 milioni di anni fa.
Ora noi viviamo nel periodo di un nuovo cambiamento nella biosfera. Stiamo entrando nella noosfera. Il fatto importante è che le nostre idee di democrazia, uguaglianza e libertà sono “intonate” con questo processo, con le leggi della natura che governano anche la noosfera.
Affrontiamo quindi il futuro con fiducia. Esso è nelle nostre mani.

   
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