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Una risposta alla
"green economy":
l'opzione nucleare

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"Abbiamo
apprezzato molto l'impegno del sen. Menardi, così come
di altri politici
e rappresentanti di istituzioni a favore del nucleare in Italia"
Intervista al Prof.
Renato
Angelo Ricci:
Urgente una campagna di informazione
istituzionale sul nucleare
Il Prof. Renato Angelo Ricci è
Presidente dell'Associane Italiana
Nucleare e
Professore Emerito dell'Università di Padova. L'intervista è stata condotta, il
30.05.2009, dal
Dott
Giuseppe Filipponi
direttore della rivista Fusione
Scienza e Tecnolgia
Dopo che il governo ha
annunciato il programma per la costruzione di
4 centrali elettronucleari (EPR da 1600 MW ciascuna), con
la prima
centrale cantierabile entro il 2011, ha ripreso vigore
una forte
campagna contro il nucleare in Italia. Sui media, come dimostra il
servizio di
Report (RAI 3) del 20.03.09; anche nella campagna
elettorale per le europee molti
sono i
candidati che si dichiarano apertamente contro il nucleare.
Come rispondere a questi attacchi al nucleare che da 20
anni sono
concentrati sempre intorno ai soliti 4 argomenti
1) Il problema delle scorie, che non sarebbe risolto.
Il problema è invece ampiamente risolto in tutti i paesi
che fanno uso
dell'energia nucleare. Bisogna anzitutto ricordare che,
contrariamente
ai rifiuti industriali di diversa origine, i materiali
radioattivi
perdono gradualmente la loro attività fino diventare
innocui. Tutti i
materiali radioattivi sono raccolti, trattati,
condizionati e confinati
all'interno di contenitori di sicurezza e avviati al
deposito.
I materiali più comuni e più abbondanti hanno un tempo
di decadimento
non superiore a circa 300 anni. È quindi sufficiente
isolarli dalla
biosfera per questo periodo. Si usano a questo scopo
depositi
controllati di tipo superficiale o sotterraneo. Depositi
di questo tipo
sono stati realizzati in quasi tutti i paesi industriali
e non destano
alcuna preoccupazione.
I materiali di più lunga vita media conservano invece la
loro
pericolosità ,se anche l'attività è alta, per migliaia
di anni Per
questi materiali è allo studio lo smaltimento definitivo
in formazioni
geologiche stabili ad alta profondità. Data le modeste
quantità finora
prodotte, questi materiali sono normalmente conservati
presso gli stessi
impianti nucleari, in attesa che la realizzazione di un
deposito
definitivo sia giustificata. Anche in questo caso non ci
sono problemi
tecnici particolari da risolvere.
In prospettiva il problema dei materiali ad alta
attività e a lunga vita
media è in via di soluzione definitiva tramite processi
di trasmutazione
ossia di trasformazione,tramite reazioni nucleari all'interno
dgli
stessi reattori,dei residui a lunga vita in nuclidi a
vita più breve.
I ricercatori francesi stanno mettendo a punto una
tecnica che prevede la loro utilizzazione come
combustibili all'interno
dei reattori della quarta generazione, attualmente in
fase di ricerca.
In tal modo si riuscirà a distruggere definitivamente
circa il 99% di
questi materiali, rendendo minima la quantità dei
materiali da avviare
al deposito geologico.
La cosa sorprendente è che ci si continui a preoccupare
per un problema
che non esiste mentre ci si dimentica dei problemi veri,
legati ad
esempio alla produzione termoelettrica.
Un impianto nucleare della potenza di 1.000 MW produce
annualmente circa
2 tonn. di materiali ad alta attività e circa 20 tonn.
di materiali a
bassa attività. Si tratta di quantitativi molto piccoli.
Se si confronta l' impatto ambientale di una centrale
nucleare con una
termoelettrica equivalente , non c'è
propriostoria. per quel che riguarda sia
le
emissioni di CO2 che di gas o prodotti inquinanti e tossici. I materiali
emessi
dalle centrali
termoelettriche hanno inoltre una pericolosità
intrinseca molto
elevata rispetto all'ambiente, al clima e alla
biosfera in generale.
Pensi che anche la radioattività scaricata nell'ambiente
da una centrale
termoelettrica è alquanto superiore a quella prodotta da
una centrale
nucleare.
2) Rischio di incidente nelle
centrali nucleari con danni insostenibili
I dati parlano da soli. Dagli anni Cinquanta ad oggi
nessuna centrale
elettronucleare di tecnologia occidentale ha mai prodotto
danni
all'ambiente o alla salute della popolazione. Il grave
incidente di
Chernobyl (tecnologia sovietica, intesa in modo forzato)
rappresenta un
caso più unico che raro I reattori attualmente in
costruzione nel mondo hanno una probabilità di incidente
con fuoriuscita
di radioattività nell'ambiente pari a 1 su 10 milioni
per anno di
funzionamento. Nessun altro settore industriale ha
parametri di
sicurezza altrettanto elevati. Le altre forme di
produzione elettrica
hanno prodotto negli ultimi 50 anni decine di migliaia di
morti, a
fronte delle 65 vittime accertate (secondo l'ONU, non
secondo la "lobby
nuclearista") causate dal disastro di Chernobyl.
3) La radioattività delle centrali
nucleari è pericolosa per le
popolazioni vicine anche durante il loro normale
esercizio
Una centrale nucleare emette nell'ambiente debolissime
tracce di
radioattività (meno di 2 GBq/anno) che rappresentano una
piccolissima
frazione della radioattività naturalmente presente nell'ambiente.
Le
emissioni radioattive di una centrale nucleare sono
inferiori anche a
quelle di una centrale termoelettrica (fino a 50 GBq/anno
se si utilizza
il carbone). Non mi sembra che ci sia da preoccuparsi.
4) E' meglio usare altre fonti
rinnovabili come il sole e il vento.
Il sole e il vento possono aiutare come fonti
complementari di nicchia
ma non sono certamente in grado di risolvere il problema
generale
della produzione elettrica di un paese industriale. Il
loro contributo è
forzatamente molto limitato e molto costoso. I limiti
sono di tipo
fisico-termodinamico, oltre che economico. Un esempio
eclatante è dato
dalla tanto citata Germania, che negli ultimi anni ha
installato 18 mila
MW eolici accanto ai 18 mila MW nucleari di cui dispone,
col risultato
che, a parità di potenza installata, il parco nucleare
fornisce il 26%
dell'energia elettrica tedesca, quello eolico solo il 4%.
Sono
investimenti che la Germania ha potuto fare grazie al
basso costo
dell'elettricità, che in quel paese è prodotta
prevalentemente con il
carbone e con il nucleare. Nell'Unione europea la fonte
nucleare è la
prima per la produzione di energia elettrica (mediamente
il 30%),seguita
dal carbone. In Italia abbiamo il problema di ridurre il
costo dell'elettricità, visto che usiamo quasi
esclusivamente petrolio e
gas. Non possiamo certo farlo utilizzando l'eolico (che
costa il triplo
del nucleare) e il solare (che costa 10 volte il nucleare).
2) Fortunatamente ci sono anche
politici come il Sen Giuseppe Menardi,
candidato per le europee nella circoscrizione del Nord
Est, che cercano
di spiegare l'importanza di questa scelta energetica per
il nostro
paese, sostenendone la necessità, anche a livello locale.
Però la loro
voce stenta ad apparire sui grandi media.
E' più di moda
parlare della
"green economy".
Le campagne elettorali sono un buon modo per far
conoscere le idee. Non
pensa che dovrebbero far sentire la loro voce anche
le associazioni ,
le aziende , i tecnici e gli scienziati italiani, e
che sia un loro
dovere parlare su questo argomento e informare
adeguatamente la
popolazione?
Come associazioni scientifiche ci battiamo da oltre vent'anni
perché il
paese recuperi un minimo di razionalità in questo campo.
Abbiamo
apprezzato molto l'impegno del sen. Menardi, così come
di altri politici
e rappresentanti di istituzioni, oltre ovviamente alle
scelte e decisioni
dell'attuale Governo in materia. E non solo da oggi, come
è ben noto.
Crediamo comunque che sia necessaria una campagna di
comunicazione di tipo istituzionale sulle tematiche dell'energia,
dell'energia elettrica e dell'energia nucleare in
particolare. Negli
ultimi vent'anni abbiamo assistito ad una comunicazione a
senso unico
fatta esclusivamente dal mondo ambientalista e non solo, purtroppo, nelle
sue forme più radicali. mentre il Ministero dell'Industria
abdicava al
compito istituzionale di informare correttamente la
popolazione
italiana.
Credo che in questo campo ci sia molto da fare ed auspico
che alle buone
intenzioni che ora emergono seguano fatti concreti.
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