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Le contraddizioni degli
ambientalisti
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Il 2008
sarà ricordato come l'anno in cui la teoria del
Riscaldamento Globale di origine antrapica è stata
smentita. Proprio quando i politici in Europa e in
America stavano per adottare le più costose misure
contro questa presunta minaccia, le temperature sono
andate giù in modo del tutto imprevisto dai modelli
computeristici dell'IPCC. Nell'inverno 2008 - 2009 e'
caduta una quantità di neve che non si era vista per
decenni. Tutto il Canada e metà degli Stati Uniti e l'Europa
sono sotto la neve. Dopo diversi anni le temperature
globali sono scese bruscamente e in modo sufficiente da
annullare gran parte del loro aumento durante il 20 °
secolo.
Il riscaldamento globale
che non cè mai stato

Introduzione
Il clima fatto al computer
Aumento
della temperatura e del livello di CO2:
il
grafico rimaneggiato di Mann,
Bradley e Hughes
Considerazioni preliminari sul ruolo
della CO2 nel determinare l'effetto serra
E' l'aumento o la diminuzione della
temperatura dell'atmosfera che determina
l'aumento o la diminuzione della concentrazione di CO2 e
non il contrario
Le misure della CO2 fatte sui
campioni di ghiaccio geologico riportate da Mann
nella celebre figura a mazza da Hokey non
sono affidabili
Relazione del Prof. Z. Jaworowski al Senato
USA, 19 marzo 2004
E la variazione dell'attività
del Sole che fa variare la temperatura della Terra
La
storia del clima sulla Terra
La sciocchezza
dellinnalzamento del livello dei mari e degli
oceani
Introduzione
Negli ultimi anni siamo stati bombardati da notizie che
hanno provocato paure e ansie, si è affermato che la
Terra si sta riscaldando e che ciò avrà, anzi sta
avendo, conseguenze catastrofiche come linnalzamento
di diversi metri del livello del mare,
lintensificarsi della desertificazione e alluvioni
bibliche. Ogni uragano nei tropici, e paradossalmente non
solo le estati torride e aride ma anche quelle piovose e
fredde, sono state addebitate al "riscaldamento
globale", il riscaldamento della Terra dovuto
allaumento della percentuale di CO2
nellatmosfera causato dalle attività industriali,
cosi almeno affermano gli esperti dellIPCC (Intergovernmental
Panel on Climate Change) Nota 1.
A questo proposito cè da dire subito che se il
riscaldamento dovesse realmente avvenire, non avverrà
mai nei modi catastrofici previsti nei rapporti
dellIPCC; senza periodi intermedi di raffreddamento
o di glaciazione. I cambiamenti climatici avvengono su
una scala dei tempi "geologica" (vale a dire
periodi di migliaia o milioni di anni), le misure
effettuate su periodi di tempo relativamente brevi, due,
cinque o dieci anni, non dicono nulla, vanno considerati
come "una fluttuazione naturale".
Per confutare il catastrofismo associato alle teorie sul
riscaldamento globale basta comunque qualche semplice
considerazione di termodinamica. Latmosfera è la
serra naturale della Terra. Se questa copertura non
esistesse, le temperature durante il giorno arriverebbero
a 98 °C e nella notte scenderebbero a meno -172 °C. La
temperatura media sarebbe -25 C. La temperatura media
della Terra è invece di 15 °C, si stima quindi che l'effetto
serra dovuto all'atmosfera è equivalente
allaumento della temperatura di 34 C. Il noto
ricercatore Sherwood Idso del servizio investigativo del
Dipartimento dell Agricoltura degli Stati Uniti e
Professore del Dipartimento di Botanica e Geografia
presso l'Università dellArizona ha una teoria
molto ragionevole su questi 34 °C di aumento della
temperatura della Terra causata dellatmosfera. Il
Prof. Idso ha indagato la capacità "emissiva"
dell'atmosfera o che è lo stesso la sua capacita di
assorbire energia. Questa capacità è
altissima, molto vicina a quella di un corpo
nero, come viene chiamato in fisica un
assorbitore totale. La Terra assorbe il 90%
dellenergia ricevuta dal Sole. Questo è
leffetto serra dellatmosfera, attraverso
questo fenomeno la Terra è capace di aumentare la sua
temperatura globale di 34 C. Il 10% dellenergia che
non è assorbita, dice il Prof. Idso, se fosse assorbita,
potrebbe produrre non più del 10% di aumento di
temperatura, ovvero 3,4 ° C. Gli studi di Idso portano a
calcolare che un raddoppio delle emissioni di CO2
nellatmosfera potrebbe portare allaumento di
temperatura di non più 0,34 °C. Nota 2
Malgrado il buonsenso scientifico inducesse alla prudenza
i rapporti dellIPCC e di altre agenzie collegate,
amplificati a dismisura dai media, hanno creato allarme e
paura.
Il clima
fatto al computer
Cè da fare subito una
critica agli studi sullandamento del clima. Gli
studi presentati nei rapporti dell'IPCC sono effettuati
con computer che eseguono 18 programmi basati sui General
Circulation Models, MCG o GCMs, ogni volta che questi
programmi vengo fatti funzionare producono risultati
diversi, nei rapporti dell'IPCC si prende allora la media
dei risultati ottenuti, e infine la media delle medie dei
18 programmi. I programmi computeristici comunque
rimangono sempre "modelli" della realtà, si
avvicinano molto grossolanamente alla moltitudine dei
processi fisici, chimici e biologici che si verificano
nellatmosfera, nei mari e nella massa biologica
sulla superficie della Terra. I processi che avvengono
nell'atmosfera, come in quelli di tutti i fluidi, vengono
descritti da equazioni differenziali non lineari che
difficilmente possono essere simulate da programmi
informatici..
I rapporti dell'IPCC sono le fonti principali sul clima
usate dai governi di tutto il mondo. Il problema è che i
rapporti sono pubblicati in due versioni distinte: Per
fare un esempio nel 2007 la prima versione la Summary for
Policymakers (SPM) fu pubblicata nell'aprile 2007. Il
rapporto tecnico The Physical Science Basis, prodotto dal
gruppo di lavoro 1 fu poi pubblicato nel novembre 2007.
Questo secondo rapporto, che pochi hanno letto, in
particolare politici e esponenti governativi, è
importante perché contiene anche delle osservazioni
critiche sui modelli al computer utilizzati ber elaborare
l'andamento del clima e fare previsioni. Tim Palmer, uno
dei principali specialisti di questi modelli dell'European
Centre for Medium - Range Weather Forecasts ha detto, a
proposito del rapporto del 2007, "Non voglio
screditare lIPCC, ma le previsioni, specialmente
per i cambiamenti climatici regionali sono estremamente
incerte. Nello stesso Fourth Assessment
Report (AR4) dellIPCC del 2007 si riconosce che le
limitazioni computeristiche restringono la risoluzione a
quello che è possibile fare con le equazioni
discrete, utilizzabili al computer, sarebbe
richiesta invece una migliore rappresentazione per quei
fenomeni che avvengono su larga scala che non è
possibile rappresentare al computer (AR4 Chapter 8. p.596).
Nello stesso
rapporto si sollevano dubbi sulla rappresentazione del
clima nelle zone artiche (AR4 Chapter 8. p.596). La
maggior parte delle informazioni sulle zone artiche
vengono dall'Arctic Climate Impact Assessment (ACIA)

Nei rapporti dell'ACIA cè una vasta area
grigia con su scritto No Data che copre la
maggior parte del bacino dellArtico per circa 14,250,000
km.q
Anche nellemisfero meridionale lIPCC
identifica un simile problema su una vasta area di
superficie dellAntartico: "Distorsioni
sistematiche sono state verificate nella maggior parte
dei modelli di simulazione del clima nell'Oceano
Meridionale. Poiché lOceano Meridionale è un
importante assorbitore di calore, i risultati dei
programmi al computer mostrano notevoli incertezze nelle
risposte (AR4. Chapter 8. p.591.)
I modelli creati per simulare il funzionamento
dellatmosfera sono di tipo di tridimensionale,
modelli MCG. Questi programmi dividono il pianeta in due
emisferi. Poi dividono ulteriormente la superficie in una
rete con maglie di 450 km quadrati. Ciascuna di queste
maglie è da considerarsi poi come una colonna di aria
alta 50 km dove avvengono migliaia di reazioni chimiche e
altri processi fisici. Ciascuno di questi fenomeni è
rappresentato da unequazione che contiene costanti
e variabili.
In pratica i climatologi dellIPCC, immettendo
di valori casuali, poi li modificano in base ai risultati.
Se i risultati non confermano l'ipotesi del
riscaldamento globale, semplicemente cambiano i valori
delle variabili fino a ottenere i risultati che
confermano tale ipotesi.
Forti critiche sono state rivolte all'uso di questi
programmi da noti scienziati. E' stato criticato che la
radiazione solare viene introdotta come un valore fisso,
corrispondente ad un'estate o un inverno, cosa molto
discutibile. E' stato poi criticato il fatto che nessuno
dei modelli utilizzati prende in debita
considerazione gli oceani, la corrente di El Nino e de La
Nina. Gli oceani coprono il 73% della superficie del
pianeta e non è un caso che i più critici verso le
teorie dellIPCC siano proprio gli esperti di
oceanografia.
Vedi a questo
proposito il Saggio di Robert E Stevenson, oceanografo
che ha lavoarato alla stazione di Del Mar (California)
della NASA. Dal 1987 al 1995 Stevenson è stato
Segretario Generale dellAssociazione Internazionale
di Oceanografia "IPCC un clima
di paura"

La scarsità dei dati in superficie, di cui abbiamo
parlato, diventa drammatica se aggiungiamo la mancanza di
dati su quello che avviene sui 50 Km al di sopra della
superficie. La questione è stata apertamente
riconosciuta nel Third Assessment Report (TAR) dell'IPCC:
"Nelle ricerche sui modelli matematici e
computeristici del clima dobbiamo riconoscere che stiamo
trattando con un sistema caotico tipicamente non lineare
e che quindi le previsioni a lungo termine del clima non
sono attendibili". (TAR, p.774.)
E' interessante notare che tutti gli studi
dell'IPCC si riferiscono all'aumento del riscaldamento
globale causato dall'uomo proprio per la definizione di
"cambiamento climatico" assunta dall'IPCC.
Tale definizione è espressa nell'articolo 1° dell'United
Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC):
"cambiamento climatico è quello che può essere
direttamente o indirettamente attribuito all'attività
umana, che altera la composizione dell'atmosfera
terrestre e che in aggiunta alla variabilità naturale
del clima produce cambiamenti osservabili per un lungo
periodo di tempo".
In pratica l'impatto delle attività umane sul clima è
il primo scopo delle ricerche dell'IPCC, altre cause
possibili dei cambiamenti climatici non vengono ne
considerate ne ricercate.
Il Prof. Roy
Spencer denunciò questo fatto nella sua
testimonianza di fronte alla Commissione
EPW del Senato USA: "Dato che fin ora non è
stata possibile fare alcuna ricerca sul clima senza
partire dall'idea del riscaldamento globale causato dalle
attività umane, sarebbe ora, per l'integrità e l'obbiettività
della scienza, che si ricercasse anche sulle cause non
umane del riscaldamento o del raffreddamento del clima"
Malgrado l'IPCC stessa
riconoscesse come poco attendibili gli studi sul clima
fatti con i modelli computeristici, il Dott. James E.
Hansen, capo della NASA Goddard Institute for Space
Studies quando parlò la prima volta al Congresso USA nel
1980 affermando che il riscaldamento globale causato dall'uomo
era gia avviato, si basò esclusivamente sulla realtà
virtuale di tali modelli. Si dice poi che Bert Bolin,
allora capo dell IPCC, abbia fatto salti di gioia
il giorno in cui apparve, sulledizione della
rivista Nature, l'articolo di Mann, Bradley e Hughes
sulla ricostruzione delle temperature dello scorso
millennio (Figura 1),
sostenendo che le temperature del 20 ° secolo erano
state le più alte negli ultimi mille anni, e che
parallelamente i livelli di biossido di carbonio
nellatmosfera erano aumentati dall'inizio del
periodo della rivoluzione industriale (Mann, M.E.,
R.S. Bradley, and M.K. Hughes, Global-scale
temperature patterns and climate forcing over the past
six centuries, Nature, 392, 779-787, 1998.)
Aumento
della temperatura e del livello di CO2: il grafico
rimaneggiato di Mann, Bradley e Hughes
L'articolo da Mann,
riportava un grafico che mostra la "curva"
delle temperature, dallanno 1000, la curva scende
lentamente fino al 1860 circa, poi ha una brusca
impennata fino a tutto il 20esismo secolo, assumendo la
celebre forma di una mazza da hockey, nel
grafico che segue la curva delle temperature è in rosso, quella della
percentuale di CO2 è in azzurro.
Secondo la teoria di Mann, il basso livello di CO2
prima dellinizio delle attività industriali umane
e il brusco aumento successivo, coincidendo con
landamento delle temperature del pianeta, dimostra
che il riscaldamento globale in atto è dovuto allo
sviluppo industriale delle attività umane. Questo
grafico è diventato la prova cruciale della teoria del
riscaldamento globale, la prova empirica che l'industria
e lagricoltura moderna sta distruggendo il
pianeta Per "ricostruire" le temperature
del passato, Mann utilizzò i dati ricavati dallo
spessore degli anelli dei tronchi dalbero, dalla
crescita dei coralli e altri indicatori. Utilizzò quindi
i dati sui campioni di ghiaccio estratti nei ghiacciai in
Groenlandia, in Antartide, in Europa e sull'Himalaya per
determinare la percentuale della CO2 nell'atmosfera delle
epoche passate. Tale concentrazione fu determinata dalle
percentuali del biossido di carbonio presente nelle
piccole bolle d'aria intrappolate nel ghiaccio rimasto
nelle profondità dei ghiacciai per centinaia e migliaia
di anni.
Sono queste misure corrette?
Sulla base di questo studio nel 1998 l'IPCC affermò che
vi era una forte influenza delluomo sul clima. Il
lavoro di molti scienziati, che avevano contribuito, con
relazioni discordanti con questa impostazione, alla
relazione tecnica finale dell IPCC, fu totalmente
ignorato. Tra i dissidenti più influenti vi era il
Dr Richard Lindzen, capo di uno dei gruppi che lavoravano
per l'IPCC, celebre climatologo e membro della Accademia
delle Scienze degli Stati Uniti. Alle sue critiche si
unirono scienziati del valore di Fred Singer, Tim
Patterson, Sherwood Idso, Fred Hoyle, Vincent Gray, e
molti altri. 640 di questi
scienziati hanno pubblicamente dichiarato il loro
disaccordo con lo studio presentato dall'IPCC nel 1998,
ritenendolo viziato e metodologicamente sbagliato. Fu da
loro inviato un memorandum al Senato degli Stati
Uniti.
Uno dei principali antagonisti dello studio di Mann,
Bradley e Hughes è stato l'ingegnere John Daly che dal
suo sito internet ( http://www.john-daly.com
) "Still Waiting for Greenhouse" (Siamo
ancora in attesa delleffetto Serra), ha smascherato
diverse false informazioni sul clima. John Daly è morto
di attacco cardiaco nel 2004, ma il suo sito Web ha
ancora una enorme quantità di informazioni sul clima e
sulle manipolazioni fatte per sostenere la teoria del
Riscaldamento Globale antropico. In un suo studio
pubblicato anche dalla rivista inglese Energia e Ambiente,
la famigerata "mazza da hockey di Mann,
Bradley e Hughes del 1998 (Figura1),
è stata completamente screditata. La curva delle
temperature degli ultimi 1000 anni fu infatti ricostruita
utilizzando le stesse fonti, e anche la stessa
metodologia utilizzata da Mann ottenendo una curva che
non mostra alcun "riscaldamento globale". Anche
gli scienziati del clima McIntyre e McKitrick hanno
contestato il grafico a mazza da Hockey di Mann, Bradley
e Hughes. Anche loro, utilizzando gli stessi dati di Mann,
hanno fatto una ricostruzione delle temperature. Tale
ricostruzione, che è riportata nel grafico di Figura 2, mostra che le
temperature più calde sulla Terra ci sono state ben
prima della fine del 20simo secolo, una conclusione
sostenuta da numerosi altri studi scientifici.
Sembra proprio che attraverso una combinazione di errori
di tabulazione, troncamenti arbitrari della serie di dati,
e "salti ", pure arbitrari, gli autori del
grafico a mazza da Hockey della Figura
1 hanno creato una falsa immagine del clima del
passato, che è stata poi abbracciata immediatamente e in
modo acritico dallIPCC e quindi tale grafico è
diventato il pezzo forte delle politiche ambientali delle
Nazioni Unite .
Lo studio di McIntyre e McKitrick è disponibile
liberamente sul sitoWeb : http://www.climateaudit.org/pdf/mcintyre.mckitrick.2003.pdf
E 'ormai chiaro che la storia climatica dell' emisfero
Nord del pianeta nel suo insieme non ha alcuna
somiglianza con quella mostrata dal grafico a mazza da
Hokey di Mann, Bradley e Hughes. E' inconcepibile, per
esempio, che i grandi eventi climatici del passato
millennio, il Periodo Caldo Medievale e la Little Ice Age,
che sono stati rilevati in diversi modi e varietà di
luoghi, siano stati ignorati completamente da questo
studio.
Considerazioni
preliminari sul ruolo della CO2 nel determinare l'effetto
serra e quindi il riscaldamento del pianeta
Prima di tutto occorre dire che la CO2
nellatmosfera svolge un piccolo ruolo
nelleffetto serra, essendo il ruolo essenziale
svolto dalle acque, sia in forma visibile, piccoli
cristalli di ghiaccio sospesi tra le nuvole, o con
linvisibile vapore acqueo. Prova di questo, e' che
l'effetto serra è maggiore nelle regioni umide e più
basso nelle zone aride, mentre la percentuale di CO2 è
la stessa 0,03%. In un giorno (24 ore) senza nuvole in
una zona equatoriale e parallelamente in una zona
desertica la temperatura massima giornaliera (all'ombra)
va da 35 a 36 ° C (nello Zaire per esempio) e da 50°C a
55°C (nel Sahara). La temperatura minima di notte va da
28° C a 30° C nel tropici (umidi) e da 0°C a 5 °C a
Tibesti. Vi è una differenza di 6 gradi (tra minimo e
massimo), dove c'è una umidità dal 95% al 100% e una
differenza di 50°C dove l'umidità non supera il 15% o
il 20%. Ora la concentrazione di CO2 è la stessa nella
giungla, e nel deserto; il biossido di carbonio
contribuisce in maniera minima all'effetto serra, l'umidità
dall'atmosfera è di gran lunga il fattore più
importante. E' sbagliato quindi sostenere che l'aumento
di CO2 nell'atmosfera aumenterà la temperatura di uno o
più gradi, inoltre le analisi delle cause dell'effetto
serra sono inadeguate, perché dimenticano che un
eventuale aumento della temperatura avrebbe aumentato sia
l'evaporazione dellacqua dalla superficie della
Terra - soprattutto dagli oceani e sia la
traspirazione delle piante. Ciò avrebbe aumentato la
nuvolosità che avrebbe abbassato la temperatura durante
il giorno e aumentato durante la notte. Tutto ciò
implica una significativa auto-regolazione della
temperatura
E'
l'aumento o la diminuzione della temperatura dell'atmosfera
che determina
l'aumento o la diminuzione della concentrazione di CO2
e non il contrario
Il professor Ian Clark, noto paleontologo del clima
artico, e altri hanno dimostrato che i dati provenienti
dalle carote di ghiaccio geologico della stazione
meteorologica russa di Rostok mostrano che quando la
temperatura aumenta o diminuisce durante i secoli, poche
centinaia di anni più tardi, circa 800 anni, segue
parallelamente un aumento o una diminuzione della
percentuale di CO2 nell'atmosfera. Non è quindi la
percentuale di CO2 nell'atmosfera che determina la
temperatura, ma il contrario è la variazione di
temperatura che determina la variazione della percentuale
di CO2.
Come avviene questo fenomeno? Attraverso l'interscambio
tra la CO2 sciolta negli oceani e la CO2 nell'atmosfera.
Gli oceani immettono nell'atmosfera circa 80 Giga
Tonnellate di CO2 ogni anno, gli esseri umani ne
immettono solo 7 Giga Tonnellate ogni anno. Gli oceani e
l'atmosfera si scambiano continuamente CO2. Se gli oceani
si scaldano cedono più CO2 all'atmosfera se si
raffreddano ne cedono molto meno. Come mai questa
differenza temporale tra l'aumento di temperatura dell'atmosfera
e l'aumento della percentuale di CO2 nell'atmosfera. La
risposta è che i gli oceani hanno una massa enorme e
impiegano quindi diverse centinaia di anni per
aumentare la temperatura se aumenta la temperatura dell'atmosfera
sovrastante.
Come vedremo è in realtà il sole con la sua maggiore o
minore attività a determinare un aumento o una
diminuzione della temperatura nell'atmosfera, la
variazione della percentuale di CO2 nell'atmosfera è poi
una conseguenza di questo cambiamento.
Negli anni '80 Piers Corbyn consulente e poi proprietario
della Weather Action, un centro inglese di previsioni
atmosferiche, fu riconosciuto come primo tra i
meteorologi perché aveva trovato un modo imbattibile per
prevedere il tempo, lo studio delle macchie solari. Più
il numero delle macchie solari aumentava più la
temperatura aumentava. Negli anni 90 tutta la comunità
scientifica dei meteorologi convenne sul fatto che l'attività
solare è stata coerente con le temperature in tutta la
storia.
Le
misure della CO2 fatte sui campioni di ghiaccio geologico
riportate da Mann nella celebre figura
a mazza da Hokey non sono affidabili
Gli studi sui campioni di ghiaccio geologico utilizzati
da Mann per costruire il grafico a forma di mazza da
Hokey sono state messi in discussione in modo
inequivocabile dal Dr Zbigniew Jaworowski.
Il Dr Jaworowski è stato presidente dellUnited
Nations Scientific Committee on the Effects of Atomic
Radiation, ha partecipato e presieduto 20 Advisory Groups
of the International Atomic Energy Agency e dell
United Nations Environmental Program, attualmente è
Presidente of the Scientific Committee of the Central
Laboratory for Radiological Protection in Warsaw .
Il Dr. Jaworowski ha pubblicato molti studi scientifici,
di cui circa 20 sul problema del clima. Nel corso degli
ultimi 40 annisi è occupata a lungo dello studio dei
ghiacciai, è uno dei principali specialisti delle
analisi dei campioni di ghiaccio estratte dalle
profondità dei ghiacciai per la ricostruzione della
storia dell'inquinamento e del clima.
Nel marzo 2004, Il Dr. Jaworowski fu chiamato a
presentare una relazione scritta alla Commissione per il
Commercio, la Scienza e Trasporti, del Senato degli Stati
Uniti sulla questione dei livelli di emissione
nellatmosfera di CO2 nel periodo pre e post
industriale. La relazione aveva come titolo: Variazione
del Clima: errata informazione nel periodo pre-industriale
dei livelli di CO2 nellatmosfera, in questa
occasione egli affermò che i dati usati per calcolare la
percentuale di CO2 nellatmosfera attraverso i
campioni di ghiaccio dei ghiacciai, non sono attendibili.
Relazione del
Prof. Z. Jaworowski al Senato USA, 19 marzo 2004
"Nel
complesso, tra il 1972 e il 1980, ho
organizzato 11 spedizioni sui ghiacciai,
per misurare il livello degli inquinanti
naturali e prodotti dall'uomo, in 17
ghiacciai : nell'Artico, Antartico,
Alaska, la Norvegia, le Alpi, l'Himalaya,
le Montagne del Ruwenzori in Uganda, la
Cordigliera delle Ande Peruviani, e le
montagne di Tatra, in Polonia. Ho inoltre
misurato i cambiamenti a lungo termine
delle polveri nella troposfera e la
stratosfera, e il contenuto di piombo
negli esseri umani che hanno vissuto in
Europa e altrove. Nel 1968 ho pubblicato
il primo studio sul piombo contenuto nel
ghiaccio dei ghiacciai [1]. Più tardi ho
dimostrato che nel periodo preindustriale
il flusso totale di piombo
nellatmosfera è stato superiore a
quello del 20 ° secolo.Il contenuto di
piombo nellatmosfera è dominato da
fonti naturali, il livello di piombo
negli esseri umani durante il periodo
medievale è stato da 10 a 100 volte
superiore a quello del 20 ° secolo.
Negli anni ' 90 ho lavorato
allIstituto Per la Ricerca Polare a
Oslo, e presso l'Istituto Nazionale delle
Ricerche del Giappone a Tokyo. Durante
questo periodo ho studiato gli effetti
del cambiamento climatico sulle regioni
polari, e l'affidabilità degli studi su
ghiacciai per stimare la concentrazione
di CO2 nell atmosfera delle antiche
epoche del passato. E falso dire
che il livello di emissioni di CO2
nellepoca preindustriale era più
basso di oggi. Gli studi che affermano
questo sono stati fatti utilizzando quasi
completamente campioni di ghiaccio
estratto dalle profondità dei ghiacciai
polari. I dati ricavati non sono in grado
di fornire un affidabile ricostruzione
delle concentrazioni di CO2 nelle epoche
passate . Principalmente questo è dovuto
al fatto che i campioni di ghiaccio non
soddisfano pienamente i criteri dei
cosiddetti sistemi chiusi
necessari per eseguire analisi
attendibili. Uno di questi criteri è che
è necessario che non vi sia stata alcuna
acqua liquida nel ghiaccio in esame. La
presenza di acqua può cambiare
radicalmente la composizione chimica
delle bolle d'aria intrappolate tra i
cristalli di ghiaccio. Questo criterio
non è stato mai soddisfatto. Il ghiaccio
estratto dalle profondità dei ghiacciai
polari, è stato per anni e secoli a
pressione molto alta, a queste pressioni
e a temperature molto basse (fino a -73
° C) il ghiaccio forma acqua liquida e
nellacqua la solubilità della CO2
è 73 volte superiore a quella
dellAzoto (N2) e 26 volte superiore
a quella dellOssigeno (O2) In
queste condizioni avvengono più di 20
processi fisico-chimici, e ciò
contribuisce a modificare l'originale
composizione delle bolle di aria
intrappolate nel ghiaccio polare. Uno di
questi processi è la formazione di
idrati di gas. Nel profondo del
ghiacciaio i gas a bassa
temperatura sono convertiti allo stato
solido (si formano composti solidi,
clatrati, formati da molecole
di acqua e gas: metano, anidride
carbonica e altri gas come N2 e O2). La
trivellazione del ghiaccio decomprime i
campioni di ghiaccio estratti dal
profondo del ghiacciaio. La
decompressione produce micro fratture
orizzontali nei cilindri di ghiaccio, il
ghiaccio si sfalda e si formano degli
strati. Durante la decompressione i
clatrati solidi si convertono in gas che
si disperdono dalle fenditure e fratture
presenti nei campioni di ghiaccio. Le
molecole di CO2, O2, e N2, intrappolate
nel ghiaccio si trasformano il bolle di
gas a diverse pressioni e cioè a diversa
profondità. Alla temperatura di -15 ° C
l N2 si libera come gas alla
pressione di 100 bar, l'O2 alla pressione
di 75 bar, per l CO2 bastano solo 5
bar.
Questo è il motivo per cui le
concentrazioni di CO2 nel gas
intrappolato nel profondo dei ghiacci
polari mostrano valori inferiori a quelli
degli strati superiori corrispondenti
allatmosfera contemporanea.
Gli strati di ghiaccio inoltre sono prima
esposti ad una rottura dalle vibrazioni
durante la trivellazione, e subiscono
anche uno sfaldamento nelle parti più
profonde dovuto alla differenza di
pressione tra il ghiaccio e il fluido
usato nella trivellazione. Prima che il
ghiaccio della trivellazione si ricongeli,
parte del gas intrappolato nel ghiaccio
si disperde. C'è inoltre anche un forte
inquinamento da parte dei metalli pesanti
presenti nel fluido di trivellazione. I
campioni di ghiaccio profondi contengono
infatti piombo e zinco in concentrazioni
migliaia di volte superiori del ghiaccio
in superficie. (Boutron 1990; Boutron e
altri 1987)
I dati sul ghiaccio geologico sono quindi
fortemente influenzati dai processo di
trivellazione e anche da processi fisici
e chimici naturali (formazione di
caltrati) che avvengono ad alta pressione
e bassa temperatura nel corso del tempo.
Il che porta ad una riduzione della CO2
nelle bolle di aria intrappolate nel
ghiaccio più profondo dei ghiacciai dal
30% al 50%
L'assunzione che nel periodo
preindustriale ci fosse un basso e
stabile livello di CO2 e che attualmente
ci sia un aumento del 30% di CO2 nell'atmosfera,
dovuto all'utilizzo di combustibili
fossili (IPCC, 2007) fu posto
inizialmente da Callender (1958) e poi da
From e Keeling (1980). Fu possibile
sostenere questa assunzione perchè
deliberatamente non furono prese in
considerazione la maggior parte delle 90.000
misure dirette di CO2 nell'atmosfera
effettuate in America, Asia e in Europa
tra il 1812 e il 1961. Queste misure
infatti dimostrano inequivocabilmente che
la media (sui 5 anni) dei valori della
percentuale di CO2 nell'atmosfera fluttua
notevolmente. Si va da un minimo di 290
ppmv (parti per milione in volume) nel
1885 fino ad un picco di 440 ppmv nel
1820, si va poi da 390 ppmv del 1855 a
440 ppmv del 1940 ( Beck 2007). Un
andamento ben diverso dalla curva bassa e
piatta ottenuta con i dati dei campioni
del ghiaccio estratti dal fondo ghiacciai.
Queste stime sono anche discordanti con
altre determinazioni della CO2 come
quella effettuata sui tomi delle foglie
fossilizzate (Rayan 2001; Wagner 1999;
Wagner 2002). La bassa concentrazione di
CO2 nel ghiaccio rilevata durante le 6
precedenti epoche interglaciali, quando
le temperature erano più calde di oggi,
suggeriscono che o i livelli di CO2 non
hanno grande influenza sul clima o che le
ricostruzioni basate sull'atmosfera
intrappolata sul fondo dei ghiacciai è
sbagliata.
In ogni caso l'accettazione acritica del
rapporto dell'Unified Synthesis Product (USP)
- Climate Change Science Program (CCSP)
in the United States (Agosto 2008) della
NOAA, secondo cui cè stato un
aumento di CO2 nell'atmosfera dal periodo
preindustriale ai giorni nostri
sostenendo questo fatto considerando solo
i dati ottenuti su campioni di ghiaccio
preistorico e ignorando del tutto sia le
numerose misure dirette fatte nel 19esimo
e 20esimo secolo sia le misure della
composizione atmosferica attraverso gli
stami delle foglie fossilizzate è
inaccettabile
La famosa curva della percentuale di CO2
nellatmosfera degli ultimi 10.000
anni, a forma da mazza da hockey, è
stata in pratica costruita inizialmente
con i dati dei campioni di ghiaccio
geologico del 19esimo secolo e dei
periodi precedenti e facendo poi seguire
a tali dati quelli delle misure dirette
della CO2 dell'atmosfera effettuati nella
seconda metà del 20simo secolo.
I dati della percentuale di CO2 nell'atmosfera
risalenti al 19esimo secolo e dei periodi
precedenti ricavati dai campioni di
ghiaccio geologico come quelli estratti
nella base dellisola di Siple in
Antartico (Friedli 1986; Neftel 1985)
sono la base per le teorie presentate nel
rapporto dell'CCSP-USP del 2008 così
come di tutti i rapporti dellIPCC
incluso il "Summary for Policy
Makers" del 2007.
Molti aggiustamenti sono stati fatti per
ottenere la curva a mazza da hokey prima
descritta. Per esempio la concentrazione
di CO2 trovata nei ghiacciai dell'isola
di Siple nel ghiaccio che risaliva al
periodo preindustriale ad una profondità
di 68 metri, cioè subito al di sopra la
profondità dove si formano i calatrati
di CO2, era troppo alta e contraddiceva
la teoria del riscaldamento globale.
Questo ghiaccio era stato depositato nel
1890 e la concentrazione di CO2 era di
328 ppmv mentre secondo la teoria del
riscaldamento globale non doveva superare
i 280 ppmv. Una simile concentrazione di
CO2 nell'atmosfera fu rilevata con misure
dirette sull'atmosfera nella base di
Mauna Loa nelle Hawaii nel 1973 (Boden
1990), ben 83 anni dopo la formazione dei
campioni di ghiaccio dell'isola di Siple.
La soluzione al problema fu trovata
spostando arbitrariamente di 83 anni la
media delle concetrazioni di CO2 dell'aria
intrappolata nei campioni di ghiaccio (Jaworowaski
1994, Jaworowaski ed altri 1992), la
curva fu quindi "aggiustata" e
è anche conosciuta come la "curva
Siple" Figura 2 e Figura 3 . |



Riferimenti
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property. Nature, 1991. 349: p. 189.
Il Dr Zbigniew
Jaworowski è stato presidente
dellUnited Nations Scientific Committee on
the Effects of Atomic Radiation, ha partecipato e
presieduto 20 Advisory Groups of the
International Atomic Energy Agency e dell
United Nations Environmental Program, attualmente
è Presidente of the Scientific Committee of the
Central Laboratory for Radiological Protection in
Warsaw .
|
E
l'attività del Sole che fa variare la temperatura della
Terra
In primo luogo per studiare le variazioni del clima sulla
Terra occorre guardare ciò che scalda la Terra, cioè il
Sole.
Il Sole non ha unattività uniforme ma questa varia
continuamente e è soggetta a vari cicli.
Le macchie solari (circa 40.000-50.000) hanno un ciclo di
circa 11 anni. I ricercatori hanno notato che quando le
macchie solari hanno complessivamente la minima ampiezza
(per esempio minimo di Maunder) si ha un coincidenza con
le più basse temperature, per esempio per il minimo di
Muander con quelle registrate durante la Piccola era
Glaciale nella seconda metà del secolo 17simo. Un altro
minimo si è verificato all'inizio del secolo 19esimo (il
minimo di Spörer) che ha coinciso con temperature molto
più basse rispetto a quelle dei precedenti decenni. (S.
Baliunas, W. Presto, 2003). Qualunque sia la ragione, se
si confrontano le tendenze a lungo termine tra le
temperature degli ultimi 100 anni con il numero di
macchie solari presenti sul Sole, vi sono strette
correlazioni.
La
storia del clima sulla Terra
Gli ultimi 800.000 anni,
secondo il clima, possono essere suddivisi in 8 distinti
cicli di 100.000 anni ciascuno. L'alternanza dei periodi
glaciali e interglaciali, come dimostrato matematicamente
da Milankovitch negli anni 30, è condizionata da tre
fattori astronomici che variano su base regolare: l'inclinazione
dell'asse di rotazione della Terra rispetto al piano
della eclittica, il cui periodo è di circa 40.000 anni;
dalla eccentricità dellorbita della Terra rispetto
al Sole, con un periodo di circa 100.000 anni; dalla
precessione degli equinozi, circa 20.000 anni. La
quantità di energia solare ricevuta dalla superficie
terrestre, e quindi il suo clima, dipende quasi
interamente da questi fattori. L'alternanza di estensione
e ritiro dei ghiacciai e la durata di questi periodi
dipendono dalla interazione di questi tre fattori. Oltre
a questi grandi cambiamenti, il clima è fortemente
influenzato dallattività del Sole (macchie solari),
che è in parte ciclica (il cui ciclo più conosciuto è
di 11 anni), e in parte imprevedibile. Alla conclusione
di ciascuno degli ultimi cicli di 100.000 anni, è
seguito sempre un periodo di circa 10.000 anni,
conosciuto come un periodo interglaciale. E questo
un periodo con un clima più caldo contrassegnato da un
ritiro dei ghiacciai dalle terre in precedenza coperte
nelle latitudini settentrionali.
La grande inerzia termica del mare ha fatto si che le
glaciazioni siano state più piccole nellestremo
Emisfero meridionale. Viviamo oggi alla fine di un simile
periodo interglaciale che è durato più di 10.000 . Una
nuova era glaciale sta per iniziare.
Su una scala di poche centinaia di anni è difficile
accorgersi di un simile fatto. Diamo un breve sguardo
alla storia dei cicli del clima terrestre, per meglio
capire che non ha senso lanciare allarmi catastrofici per
i prossimi 10 o 100 anni essendo ben altre le scale dei
tempi dei mutamenti climatici.
Secondo i principali esperti di Paleontoclimatologia, la
scienza che studia la storia del clima sulla Terra, i
periodi ciclici di 100.000 anni non sono caratterizzati
da un continuo abbassarsi delle temperature e da
unestensione continua dei ghiacciai ma sono
modulati da cicli di circa 20.000 anni in cui nei primi
10.000 cà un raffreddamento seguiti da 10.000 anni
di riscaldamento e di ritiro dei ghiacciai
Il termine dell ultimo periodo glaciale di 100.000
anni si è verificato 18.000 anni fa. Attualmente abbiamo
oltrepassato un periodo interglaciale iniziato più di 10.000
anni fa. Siamo quindi in attesa dell'inizio di un nuovo
periodo glaciale di 100.000 anni, che potrebbe essere
già iniziato.
Un piccolo indizio di questo fatto potrebbe essere il
freddo notevole degli inverni del 2000, 2003, 2004,
dell emisfero Nord e il fresco delle estati
dellemisfero Sud dal 2003 in avanti.
In realtà nel corso degli ultimi 6000-8000 anni il clima
si sta raffreddamento ed è ora quasi 0,56 ° C più
freddo rispetto il "clima ottimale postglaciale".
Si può citare come prova l'anticipo del ghiaccio
formatosi sulla Groenlandia, o che nel Sud-Est degli
Stati Uniti (il limite della coltivazione di agrumi, ora
a malapena un po a nord di Orlando, 40 anni era a
Jacksonville, circa 160 miglia più a nord). Uno degli
assiomi di climatologia è che: "un cambiamento di
clima è da considerarsi effettivo se persiste per 30
anni ". Di conseguenza, se per un certo numero di
stagioni o anni, inferiore a 30 anni, il clima è più
fresco o più caldo, rispetto alla media degli ultimi 30
anni, non si può parlare di cambiamento climatico ma di
fluttuazioni meteorologiche a breve termine.
Possiamo dire che dopo un serie di periodi altalenanti
verificatisi circa 12.000 anni prima di Cristo, vi è
stato un aumento stabile delle temperature intorno
all8300 aC. Anche nel Nord Europa che era
totalmente coperto dai ghiacci aumentarono le temperature
e la stessa cosa avvenne quindi in America nel 4000 aC.
Questo periodo è conosciuto come il periodo di
clima postglaciale ottimale. In questo
periodo le temperature sono state di circa 1,5 gradi
Celsius superiori a quelle di oggi. Quando si parla
di clima ottimale postglaciale si intende
che le temperature sono le migliori per lo sviluppo e il
mantenimento di qualsiasi tipo di vita, sia di origine
animale che vegetale. Una brusca inversione nota come lo
swing Piora avvenne intorno al 3500 aC; ci fu un forte
avanzamento dei ghiacciai in Europa e grandi migrazioni
dei popoli agricoltori dal Nord verso il Sud. Dal 3000 aC
al 1000 aC, il clima migliorò. Dallanno 1000 aC al
500 aC i ghiacciai avanzarono nuovamente. Intono al 400
dC si stabili in Europa un periodo più caldo a cui
seguirono periodi con climi freddi e umidi.. Negli anni
che vanno dal 900 dc al 1100dc in Groenlandia e dal 1100
a 1200 in Europa, cè stato un periodo conosciuto
come loptimum climatico medievale, con
temperature come quelle del periodo del clima
postglaciale ottimale. Si coltivava la vite in
Inghilterra, Norvegia e Groenlandia. Grazie all'aumento
delle aree coltivabili la popolazione dell'Europa
quadruplicò. Attorno al 1200 il clima cominciò poi a
raffreddarsi, iniziò quella che viene chiamata dai
climatologi la Piccola età glacialeche
culmina nel 1816, passato alla storia come
lanno senza estate.
A metà ottocento le temperature sono tornate ad
aumentare, inaugurando un periodo caldo che dura ancora
oggi. Tutti questi cambiamenti sono avvenuti senza
praticamente il minimo intervento umano data la scarsità
della popolazione delle epoche passate e il basso livello
della tecnologia
Il resto è ben noto. La temperatura è aumentata di
circa 0,6 ° C dal 1850 ad oggi
La
sciocchezza dellinnalzamento del livello dei mari e
degli oceani
Uno dei temi che
più ha suscitato allarmismo è quello
dellinnalzamento del livello del mare che secondo i
rapporti dellIPCC dovrebbe scaturire dal
riscaldamento globale del pianeta che scioglierebbe i
ghiacciai e le calotte polari allagando le zone costiere.
Ci sarebbe quindi la scomparsa di intere città e altre
sciocchezze di questo tipo.
Sappiamo che sulla Terra il ghiaccio è distribuito
principalmente nelle due calotte polari, l'Artico e l'Antartico.
Il ghiaccio del mare Polare Artico è un oceano
circondato da terre emerse. Si tratta di una calotta di
giaccio che galleggia sul mare. Anche le previsioni più
catastrofiche degli ambientalisti prevedono un ritiro
della calotta artica di non più di 300 km. Ciò
non avrebbe conseguenze, se il ghiaccio che
galleggia nel mare si scioglie, restituirà lo stesso
volume che ha preso quando l'acqua è stata congelata. Se
prendiamo un bicchiere con due o tre cubetti di ghiaccio
e lo riempiamo con acqua calda fino al bordo e attendiamo
fino a quando il ghiaccio si scioglie completamente, il
livello di acqua nel bicchiere è lo stesso di quella di
prima. La situazione è diversa in Antartide, dove la
maggior parte del ghiaccio è depositato a terra. sul
continente. In questo caso se il ghiaccio si sciogliesse,
effettivamente andrebbe ad aumentare il livello dei mari
e degli oceani. Ma siamo sicuri che il riscaldamento
globale faccia sciogliere il ghiaccio antartico?
Supponiamo che il riscaldamento globale aumenti la
temperatura al polo Sud di 3 º C come è in genere
previsto nelle peggiori stime degli ambientalisti. La
temperatura media in Antartide è di circa il 15
°C, quindi, potrebbe arrivare a 12 °C,
temperatura che è ancora molto lontano dal punto di
congelamento dellacqua. Il ghiaccio sul terreno
rimarrà congelato. LAntartide è, come ho detto
prima, un blocco di ghiaccio che giace su un continente.
Esso rappresenta oltre il 90% del ghiaccio che è
depositato sulla terra ferma del pianeta. Diversi
scienziati hanno calcolato che non vi sarebbe alcuna
fusione significativa di ghiaccio antartico, ma solo del
10% del ghiaccio nei ghiacciai dei diversi continenti,
con un effetto praticamente nullo sul livello del mare.
L'innalzamento delle temperature dall'Antartico avrebbe
però ben alte conseguenze. In realtà il ghiaccio
antartico aumenterebbe. L'Antartide è infatti un luogo
estremamente freddo, un riscaldamento di 3°C o anche
maggiore non è in grado di provocare un disgelo,
ma laria sopra e intorno al continente Antartide si
riscalderebbe rendendola capace di contenere più vapore
acqueo. Parte di questo nuova umidità, dovuta al
riscaldamento, precipiterà come neve e questa non si
scioglierà perché le temperature sarebbero comunque
troppo basse. Il suo accumulo renderà la copertura di
ghiaccio in Antartide gradualmente crescente. In pratica
si trasferirà acqua dagli oceani alla terraferma. Ciò
porterebbe allabbassamento del livello dei mari e
degli ocenai. Questo fatto è noto da tempo ai
climatologi . Infatti come risultato di molte ricerche
sui perio di di milioni di anni fa, è stato scoperto che
il livello dei mari era più basso durante i periodi
caldi rispetto a quelli freddi.
Molte osservazioni indicano, tra l'altro, che lo spessore
di ghiaccio sulla Groenlandia e sull'Antartide è
aumentato negli ultimi anni.
I movimenti ambientalisti sostengono che, in base ai
rapporti dell'IPCC, che affermano che il
riscaldamento globale é antropico (causato dalle
attività umane), è imperativo imporre ai governi di
tutte le nazioni il rispetto del protocollo di Kyoto, che
prevede la riduzione dei gas serra del 7% al di sotto dei
livelli del 1990. Le conseguenze di queste misure
sarebbero catastrofiche. Secondo la relazione che il
Dipartimento dell Energia degli Stati Uniti
presentò al Presidente Clinton il livello di produzione
attuale e la tendenza al consumo di energia negli USA
dovrebbe essere ridotto dal 30 al 50%, e si avrebbe un
aumento dei prezzi dellelettricità dell86%.
.
Lunico modo per verificare se l'atmosfera terrestre
si è riscaldata non è quello di osservare l'aumento
della frequenza e l'intensità degli uragani", o
"delle alluvioni, "o il "ripresentarsi in
Europa e negli USA di malattie tropicali". La cosa
migliore è guardare le registrazioni delle temperature
effettuate quotidianamente in migliaia di stazioni
meteorologiche sparse in tutto il pianeta e vedere se c'è
qualche cambiamento, o almeno, tendenza verso un preciso
cambiamento.
Perché questa semplice analisi non viene mai fatta e/o
non è mai pubblicizzata sui media?
Il motivo è semplice, perchè lunica tendenza
visibile sarebbe quella verso un raffreddamento del
pianeta. Pertanto, quotidianamente leggiamo pubblicazioni
e osserviamo servizi su giganteschi blocchi di ghiaccio
in Antartide che si staccano, o la mancanza di ghiaccio
al Polo Nord, però se si da un'occhiata alle
registrazioni delle stazioni meteorologiche sparse sulle
coste dell'Europa e dell'Asia all'interno del Circolo
Polare Artico e Antartico come le stazioni di McMurdo (americana)
o la russa Vostok in Antartide, si può constatare che
lunica tendenza riscontrabile è quella di un
raffreddamento del clima.
Se i termometri delle stazioni meteorologiche e le misure
prese dai satelliti e dai palloni sonda indicano
che latmosfera si raffredda, per quale motivo le
nazioni del mondo dovrebbero impegnarsi a rispettare i
costosi dettami del protocollo di Kyoto?
Note
Nota 1. L'Intergovernmental Panel on Climate Change (foro
intergovernativo sul mutamento climatico, IPCC) è il
foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle
Nazioni Unite, la World Meteorological Organization (WMO)
e l'United Nations Environment Programme (UNEP) allo
scopo di studiare il riscaldamento globale.
Nota 2. Ecologia Mytos Y Froudes di Edoardo Ferreiro
dhttp://www.mitosyfraudes.org/Articulos.html
Nota 3. Jaworowski, Z., Statement written for the Hearing
before the US Senate Committee on Commerce, Science, and
Transportation, March 19, 2004
(http://www.warwickhughes.com/icecore/)
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Schlesinger, Michael E. y Navin Ramankutty, "Implications
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Intercycle Solar Irradiance Variations," Nature, Vol.
360, Nov. 26, 1992, pp. 330-33.
Nota sull'autore:
Dr. Giuseppe Filipponi, fisico nucleare, docente,
direttore della rivista Fusione Scienza & Tecnologia
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