Intervento del Prof. Fausto Tapergi alla Conferenza Internazionale
Un patto in  difesa della cultura”,

dedicata al 70imo anniversario della ratifica dell’accordo in difesa delle istituzioni scientifiche, artistiche e dei monumenti storici, il cosiddetto Patto di Roerich, tenutasi a Mosca dal 7 al 12 ottobre 2005;

(Il discorso è stato letto in russo dalla Signora Tatiana Charnina Filipponi)

 

Gli organizzatori della conferenza :

Accademia delle Scienze della Russia; Centro Museo Internazionale dei Roerich; Lega Internazionale di Difesa della Cultura, Associazione Internazionale dei Fondi della Pace; Il Fondo umanitario Internazionale, ” Il SAPERE”, Accademia delle Belle Arti della Russia; Accademia della Istruzione della Russia; Accademia dell’Astronautica di Ziolkovski, Il Fondo di Beneficenza di E.I.Roerich.

La conferenza si svolge sotto il patrocinio del Centro Informativo dell’ONU a Mosca, del Comitato UNESCO di Mosca e del Consiglio della Federazione Russa (DUMA- Parlamento Russo).

 

I miei 96 anni, nell’ultimo dei quali sono entrato nell’agosto scorso, ormai non mi consentono più lunghi viaggi e perciò ho affidato la lettura del presente mio intervento, tradotto in russo, “Gli sviluppi della cultura italiana  nella società moderna”, alla stessa ottima traduttrice signora Tatiana Filipponi, gia traduttrice di tre miei volumi (La Conoscenza, e I fenomeni fisici, Poesie dall’Italia e dalla Russia), col vantaggio che lo leggerà direttamente nella vostra lingua.

 

Aggiungo il mio ringraziamento, dal profondo del cuore, agli Esimi Organizzatori della Conferenza Internazionale che viene tenuta a Mosca idal 7 al 9 ottobre di quest’anno, per avermi concesso l’onore e l’occasione di partecipare alla “Difesa della Cultura” assunto per tema dalla Conferenza: e che considero senz’altro  una delle occorrenze intellettuali e sociali più pressanti di questi tempi, che hanno tanta, e sembra crescente, difficoltà a ricomporre e far risalire la cultura dallo smarrimento in cui era caduta insieme alle ecatombe e devastazioni prodotte dalle due guerre del secolo scorso, le più estese e distruttive mai subite dagli uomini.

 

Il bacino del Mediterraneo è stato il più grande crogiuolo delle numerose genti, attitudini, credenze e civiltà che si affacciavano su esso, e con la vicinanza di rapporti pacifici, ed anche bellici, si influenzarono reciprocamente; quando tra i greci sorsero i talenti nella poesia, nelle arti architettoniche figurative, nella filosofia, nelle scienze, nelle matematiche, nella storiografia, essi trovarono agevole risonanza e diffusione nelle conoscenze e culture delle altre genti con cui intrecciavano rapporti.

E quando i greci lasciarono cadere le appassionate esortazioni di Demostene ad armarsi e unirsi contro Filippo e i suoi macedoni che li stavano conquistando città dopo città, per circa due secoli scomparvero come popolo dalla storia, prese rapida importanza il protendersi della penisola italiana tra Adriatico e Tirreno, che avvicinava le coste del Mediterraneo le une alle altre e le avviava alla notevole intensificazione dei rapporti.

 

Ma intanto al centro avveniva dell’altro, destinato a ben altri sviluppi. La gente che si era installata sui pascoli e boscaglie emergenti da acquitrini e paludi della pianura, che dal primo che riuscì a farne una entità regolata aveva preso il nome di Roma, gente rude e usa a duro lavoro, si ribellarono ai più civili ma impigriti etruschi; e divenuta autonoma repubblica, ampliarono e completarono la recinzione confinativi e difensiva, svilupparono canali di scolo, prosciugamento e utilizzo delle acque, posero dei ponti su Tevere che scorreva nell’immediata pianura, lastricarono le strade più percorse.

E posero mano alla loro più ingegnosa innovazione: il convogliamento delle acque potabili dai monti più accessibili, con larghezze e pendenze commisurate alla regolare continuità dell’afflusso alle apposite fontane di Roma e alle igieniche Terme cominciate a costruire. Acquedotti e Terme che costruirono, e insegnarono a costruire, anche nei territori che venivano conquistando. E’ notevole che seppero far salire a quel livello gli stessi fini pratici col discernarli nella loro più immediata occorrenza e effettiva utilità; e con la loro personalità solida e sobria, dalle parole poche ma ferme, e con la costante volontà di riuscire in ciò che intraprendevano, fossero opere civili o guerre, portarono l’arte del buon governo a nuovi accorgimenti e notevole perfezione: che ancora oggi sarebbero esemplari per chi li sappia correttamente intendere e applicare.

 

Ma col crescere in potenza, estensione e complessità di problemi, si venne formando una nuova fioritura di talenti della cultura che in diversi campi (come la filosofia, le matematiche, l’acume storicistico) non seppero raggiungere le altezze dei Greci; seppero invece creare accenti e immagini originali nella poesia e nel diritto civile e sociale li superarono nettamente,alcune parti arrivando a influenzare usi, costumi e codici dell’età moderna.

 

Nella scultura subirono troppo quella greca, peraltro imponente. Nell’architettura, pur adottando sovente i moduli dei colonnati greci, anche seppero portare a grande sviluppo l’impiego dell’arco tondo, che notevolmente alleggeriva le strutture mantenendole solide; raggiungere la raffinata eleganza documentata dalle ville di Pompei; e nel tardo impero con lo stile bizantino arricchito da imponenti mosaici, hanno saputo superare e addolcire la rigida geometria e corposità statica, con allungare e arcuare le costruzioni e aprirono la via all’agile dinamismo dell’epoca d’oro degli arabi.

 

Sfasciato l’impero Romano dalla dilagata corruzione e dalle divisioni, e infine dalle invasioni dal Nord Europeo e Asiatico,  in cerca di nuovi pascoli e nuovi stanziamenti più salubri, mentre esse foggiavano con i linguaggi locali e latini i nuovi diversi volgari, la Chiesa Cattolica, formatasi in ambiente latino, ridistendeva l’uso di questa lingua in tutta Europa col suo proselitismo contro ogni forma di paganesimo; e altresì gli uomini di cultura, formatisi in scuole tenute da religiosi, e usi ai testi di cultura corrente che nel Medio Evo erano in latino.

 

Uno scossone in favore del volgare fu dato intorno al 1100-1200 dai “Trovatori di rime”, in specie in Francia, Spagna e Italia, che accompagnandosi con una mandola, passavano di corte in corte ad elogiare la bellezza e la virtù di una dama, o la valentia di prodi cavalieri, ed ebbero un ruolo importante nell’affinare le locuzioni del volgare. Inoltre stimolarono la formazione di qualche talento.

 

Avvenne soprattutto nella più colta Italia ove venne foggiato, con i primi esempi e le prime regole il “dolce stil nuovo”, gloria di quel tempo e di Firenze, che ne fu il centro, ed ebbe per esponenti Giudo Cavalcanti, Lapo Gianni, Dante Alighieri, Francesco Tetrarca, che portarono il volgare a quale ancora lo parliamo e scriviamo: e un Giovanni Boccaccio, che usò il raffinato suo volgare secondo la sintassi latina, con impeccabili quanto nuovi e grandi effetti artistici; e Ludovico Ariosto e Torquato Tasso coi loro poemi cui l’eleganza della lingua e del verso si connetteva con la ricchezza e bellezza della fantasia che mostravano i personaggi a perfezione di esemplari. Ma quell’epoca fu per l’Italia tutto un fiorire. Macchiavelli, maestro nell’arte dello stato, Guicciardini aulico storico, Poliziano che ne”Il Cortegiano” illustrò i principi pratici e morali degli uomini di corte, Pico della Mirandola che la formidabile memoria rese un erudito insuperabile e un brillante indottrinatore, Ludovico Antonio Muratori, il grande storico che a se medesimo e a tutti gli uomini che mirano essere utili prescrisse che “tuo riposo sia mutar lavoro”, e seppe frequentare salotti con insuperabili risposte per ogni quesito gli fosse posto; fino agli scienziati Torricelli e Galvani, Volta, al solitario e povero Giovanbattista Vico, che primo scoprì i corsi e ricorsi dei tempi, a Galilei che dopo aver inventato e perfezionato gli strumenti ottici per meglio indagare i moti di astri e pianeti, diede una impeccabile descrizione del sistema celeste copernicano.

 

Ed ecco i sommi delle arti figurative e architettoniche: Cimabue, Leonardo da Vinci, Mantenga, Perugino, Raffaello, Brunelleschi, Michelangelo, Correggio, Tiziano, Veronesi, Tintoretto, così che l’Italia seppe riprendere in ogni campo la ricchezza e altezza greca in quello che fu chiamato Rinascimento e Umanesimo.

 

Ma da allora. E per circa due secoli e mezzo, l’Italia parve soggiacere alla minorile condizione politica anche nella cultura che divenne manchevole e arretrata, e ad essere stimolata e ispirata dall’estero, ove, rafforzata ed esaltata dai livelli politici raggiunti, stava invece crescendo, e molto rapidamente.

 

Finalmente, tra illuminismo francese, inglese e fiammingo, ribellione americana e rivoluzione francese, sorgono in Italia, dalla fine del 700 e lungo l’800, con i primi avventurosi patrioti, anche i primi validi poeti e scrittori: Vittorio Alfieri, Giuseppe Parini, Vincenzo Monti, Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi,  Alessandro Manzoni, Goisuè Carducci (che ebbe il Nobel) ed infine Gabriele d’Annunzio e Giovanni Pascoli, degni della P maiuscola:; ma accompagnati da una prospera messe, specie dalla seconda metà dell’800 al primo decennio del 900, in cui sorse lo Stato Italiano sotto la guida immaginosa e avveduta a un  tempo di Cavour, i tenaci incitamenti di Giuseppe Mazzini, l’avventuroso e scaltro Giuseppe Garibaldi; e nei primi 13 anni del 900, fino alla Grande Guerra, l’impeccabile efficiente gestione di Giolitti.

 

Anche nelle arti figurative i notevoli innovatori francesi, anche se non tutti degli della fama e dei prezzi cui salirono, si trovarono in gara con un vivace prosperare di  italiani, non imitatori, come sembrò per qualche tempo, ma di liberi spiriti, che seppero trovare il nuovo e diverso, come fu di Mancini, fattori, Boldini, De Nittis, Cremona, Michetti e numerosi altri; che solo da poco sono stati più giustamente valutati nella loro originalità e nel loro notevole contributo all’arricchimento della cultura; Come nella scultura l’elegante Canova, l’incisivo Gemito, e ultimamente i migliori lavori di Messina.

Nella filosofia dove i tedeschi Kant ed Hegel nella prima metà del

La decadenza della cultura

La causa comune e sostanziale dell’attuale decadenza della cultura e dei valori della società contemporanea sono la crescente indifferenza, che arriva spesso a preconcetta ostilità, per la  verità come norma direttiva per gli studi e della vita, nell’ormai generale convinzione che essa non paga, ma invece, almeno ad occhio, il fare ciò che di volta in volta risulti personalmente meno inutile e più conveniente.

E di conseguenza la prevalente ricerca negli studi universitari, non già della conoscenza di un dato settore o filone che si vorrebbe poi esercitare nella vita, ma il “pezzo di carta” che abiliti, col minore dispendio di forze e di tempo, a un certo livello e prestigio, ed a seguire la via che in quel momento sembri condurre a più celere, se non anche più remunerativo, rendimento.

L’invadenza della superficialità e parzialità nelle cognizioni e nel giudizio ha l’ulteriore effetto di far ignorare, o addirittura respingere come guastamestieri, i pochi, pochissimi, che ancora avvertono il pungolo nella coscienza, e nelle conseguenti acquisite capacità, dei metodi e dei fini più propri e fecondi degli studi, e che pertanto risultano emarginati e sopraffatti, riducendo la cultura, al più, in un agevole e appariscente rimuginare il passato, prossimo e remoto, e al mancare dell’avveduto e serio avanzamento del sentire e del pensare, quale urgentemente occorre nell’incalzare dei bisogni e dei problemi.

 

Cioè si sta verificando una decadenza non nella sola cultura chiamata scientifica ma anche nelle arti, nella letteratura, in ogni ramo e settore della cultura che a sua volta è scienza.

 

Come provvedere?

Chiunque cerchi e tenti qualcosa che abbia una pur minima e insicura incidenza positiva secondo l’indirizzo qui sommariamente indicato, lo si appoggi e incoraggi. Ma si pensi ai premi e avanzamenti proposti per valutare e stimolare l’opera degli insegnanti: secondo quali criteri è valutabile questo merito? E sono da scegliere gli uomini che sappiano poi davvero valutarlo?

La strada che, svolgendosi in piena indipendenza, possa prospettare qualche risultato, è una sola: che coloro i quali possiedono il talento e il carattere quali occorrono per la ricerca e il conseguimento dell’occorrente avanzamento, continuino a farlo, sopportando amarezze e sdegni, e spesso sforzi e sacrifici: se anch’essi cedono, come sarà mai possibile riprendere e proseguire la loro opera?

 

La Grecia scomparve per duemila anni come creatrice d’arte e di pensiero, nella sua generale decadenza intellettuale e morale: ma i suoi uomini migliori con le loro opere hanno continuato a fecondare i “secoli bui”. E gli uomini migliori di quei secoli prepararono e foggiarono il miracolo del Rinascimento ; e quest’ultimo l’insorgere, tramite il ‘700, dell’800 e inizi del ‘900. Non c’è altra via: il pensiero suscita pensiero, esempio produce esempio.

E non è improbabile che i pochi, specie se meglio legittimati e seguiti, riescano alfine, appunto come già avvenuto, riattrarre più ampiamente coscienze, intelletti e capacità a una cultura più aggiornata e concreta, solo dalla quale possono emergere più efficaci soluzioni ai bisogni e problemi complessi e assillanti dei nostri tempi.

 

Penso che nel mondo di oggi è dalle grandi opere d’arte, come i monumenti che ci vengono dal passato cosi come dalle grandi opere letterarie e poetiche che dobbiamo trarre insegnamento è forza per il corretto procedere nell’avvenire.

 

 

 

Nella filosofia, dove i tedeschi Kant e Hegel nella prima metà dell’800 furono i grandi forgiatori dell’idealismo, l’italiano Benedetto Croce sul finire di quel secolo lo riprese per apportarvi  alcune determinanti modifiche alle quali diede il nome di “neoidealismo”, e per definire “Filosofia dello Spirito” la concezione complessiva che ne risultava.

            Con essa portò a quattro, giustamente le attività con cui lo spirito vitale esprime se stesso: Estetica, Logica, Azione pratica utilitaria, Azione pratica morale. E dello Hegel respinse risoluto la sintesi degli opposti (cattivo–buono, male-bene, ingiusto-giusto, erroneo-corretto, etc.), che rendeva necessario il negativo perché potesse sorgere il positivo, sostituendola con la  sintesi dei distanti, tutti positivi nel loro vicendevole completarsi, e che divenivano parzialmente o affatto negativi,  nel difettare o mancare del corretto completamento conoscitivo e morale.

            La filosofia di Croce continuava a sua volta a commettere il grosso errore di escludere dalla filosofia il sistema dei nervi con il quale le osservazioni dall’intorno e dall’interno del nostro corpo salgono al cervello, considerandole materie fisiche, mentre sono costituite dal cervello stesso e componenti del suo stesso lavoro conoscitivo.

            Queste diverse correzioni, e altre dovute a mia osservazione e riflessione hanno dato corpo ai tre volumi: La Conoscenza, con la quale dopo oltre due secoli ho sostituito la concezione ancora insegnata, di Loche e di kant, piena di errori, e priva degli automatismi che avevo notato, e che tradotta e pubblicata dall’Università di Ekaterisburgo, ha avuto grande attenzione e diffusione; La Libertà, basata sul preciso corrispondere del diritto al dovere; La Filosofia come scienza della vita, in cui respingo nettamente l’idea e la pratica che la filosofia possa essere una sorta di dissertazione, all’apparenza più o meno brillante, dotta e evasiva, anziché, come dice il mio titolo, una scienza attenta, seria e sistematica, perché sia davvero di norma e guida al pensiero obiettivo e concreto, ed all’operare utile e benefico.

            Mi è anziché avvenuto di notare che tra i maggiori errori perpetrati da fisici e filosofi è stato e continua ad essere, la netta separazione tra i due filoni di ricerche per cui solo le conoscenze acquisite dall’uno, ma anche gli errori, restavano ignoti all’altro; mentre mi andavo accorgendo di fatti di stretta, e talora inseparabile connessione, e insomma di unità del mondo reale, che rendeva necessaria l’unità delle ricerche.

            Il che per la prima volta rilevata, ha costituito per me una delle più stupefacenti constatazioni; che mi hanno spinto a esaminare meglio di come fatto fino allora, le effettive affinità e differenze tra mondo fisico e mondo vivente, e il come e perché del rispettivo sorgere, essere e agire.

            I risultati delle mie ricerche sono contenuti in un primo volume  Gli insegnamenti di papà Simplicio (1986) cui è seguito Il mondo fisico (1991), più esteso nel settore fisico. Lo scorso anno e quest’anno sono uscite l’edizione italiana e quella russa del mio I fenomeni fisici, che considero il mio capolavoro, e il mio contributo più innovativo a ulteriore innalzamento della concreta cultura.

            I punti più caratteristici sono i seguenti. Alla gravitazione, o attrazione universale di newton ho affiancato, per evitare che i globi maggiori attrassero i minori, una forza repulsiva, costituita dei gas leggeri che sfuggono alla gravitazione , e circondano i globi dalla parte più alta  della rispettiva atmosfera, come vediamo avvenire su questa nostra  Terra. Forza repulsiva, in funzione protettiva, esercitata all’interno degli atomi da neutroni avvolgenti i protoni per assicurarne la stabilità.

            Nell’osservare i vetri delle finestre, prive di porosità, tanto che sono di vetro i recipienti contenenti  gli acidi più penetranti e corrosivi, mentre vediamo integralmente le immagini al di la di essi, ho avuto la prima segnalazione che la luce non è una radiazione di corpuscoli e quindi non ha una velocità con qui questi percorrono lo spazio, bensì sono le superfici di masse e corpi ad avvertire la presenza dell’immobile energia, vibrante in se stessa, allo stato di scopertura: fatto confermato dalla lampadina elettrica, la cui luce non potrebbe reggere, se dovesse comunicare con l’esterno mediante radiazioni corpuscolari passanti il vetro.

            L’assenza di tali radiazioni e della loro velocità costante ha fatto cadere l’intero sistema fisico di Einstein, basato una velocità non misurata da li, come molti hanno creduto, bensì in Inghilterra  intorno alla metà dell’ottocento, con apparecchiature a risonanza elettromagnetica, che lo stesso, ossia stato di attrazione, rendeva improprio. Di Einstein è piuttosto da ricordare. 1) il suo richiamo alla curvatura della Terra tra due basi di rilevamento trigonometrico; 2) i movimenti della Terra intorno a se stessa e intorno al Sole, e di inclinazione sull’asse verso Nord e Verso Sud, per poter valutare con maggiore precisione le distanze dei corpi celesti dalla Terra e tra loro.

            Quando l’energia, anziché essere scoperta e avvertibile all’esterno dei corpi luminosi, è coperta e avvertibile verso l’interno si ha il calore. Il quale è emesso anche dai corpi luminosi ( il Sole o un fiammifero), ma con più preponderanza del fatto luce.

             Infine mi è avvenuto di definire la vera natura dell’elettricità. Le macchine che ad una estremità di un cavo metallico imprimono vibrazioni, di fatto queste consistono in un distacco-riattacco alterni e velocissimo di molecole tra loro, o di atomi tra loro: non oltre perché il cavo non sia distrutto. Questa intermittenza produce, per tutto il cavo in circuito chiuso, con l’energia così liberata, o l’accensione di lampadine o la rotazione di un motore elettrico. Se occorre allungare il circuito  lo si taglia e vi si inserisce altro cavo predisposto, badando che la parte da cui inizia corrisponda a quella finale del troncone a cui è connesso, perché la corrente passi dal troncone a quello aggiunto nella stessa direzione.

            Ho voluto notare pur sommariamente a quanto fatto di concreto nel mio Paese per contribuire a sostenere la sana e vera cultura col portarla avanti, e ove occorre correggendo la precedente. Ed acquisire così il diritto, e connesso il dovere, di rilevare gli altrui errori, e soprattutto l’altrui superficialità e leggerezza, figlia diretta della incosciente vanità, e avvertire che la cultura si difenda in un solo modo: con la serietà dell’impegno nella ricerca, fatta di attenta osservazione e mai paga riflessione.

 

(Vicenza, 28.08.2005)


home

 
 

Articoli del Prof. Fausto Tapergi